⏱ ~9 min · 1807 parole
Pavia, casa Deinburg
Pianse. L’angoscia accumulata nel pomeriggio si manifestò nelle lacrime quando fu sola nella sua stanza. Non aveva fortunatamente veduto né Lieselotte né Rosa: non avrebbe avuto la forza di raccontare quel che era accaduto. Era stata ripudiata, e ora al dolore si aggiungeva la vergogna.
Si era un po’ calmata quando Stephan la raggiunse, e per un attimo sperò che lui avesse cambiato idea, che volesse chiederle perdono, che fosse stato tutto un brutto sogno. Ma la speranza svanì quando udì le sue parole.
― Voglio parlarti delle decisioni che ho preso.
Regina annuì. Indossava ancora l’abito di corte, ma si era tolta il cerchio dai capelli, e questi scendevano ribelli ad accarezzarle le guance. Il volto era turbato, ma il buio che dominava la stanza, rotto appena dalla luce fioca della candela posata accanto al letto, le consentì di salvare la sua dignità.
― Poiché non puoi tornare né a Milano né a San Martino, penso che la soluzione migliore per te sia restare a Pavia. Provvederò domani stesso a farti cercare una casa adatta e non ti farò mancare nulla; dopotutto resti sempre mia moglie.
― Davvero? Non farai nulla per cercare di ottenere un annullamento del matrimonio? Potresti sempre ricordare che io non ho liberamente consentito alla nostra unione.
Stephan proseguì fingendo di non averla ascoltata. ― Ti farò avere dei domestici e manderò delle guardie per la tua sicurezza.
― È un conforto per me, grazie.
― E non dovrai prendere in considerazione l’invito dell’imperatrice.
― No?
― Tu non frequenterai la corte. Del resto ― aggiunse freddo ― non vedo come potresti trovarne il coraggio. Ti sta bene?
Regina gli voltò le spalle. Era troppo vicino, e lei non voleva guardarlo in viso. Fissò il suo pensiero su quanto le aveva detto: guardie e domestici, tutti fedeli a lui, e una bella casa, dove sarebbe stata rinchiusa come in una prigione.
― Ti ho chiesto se ti sta bene!
Regina chiuse gli occhi. Stephan le aveva posato le mani sulle sue spalle, e sentì che indugiavano incerte, quasi con tenerezza. Spinse indietro la testa, sfiorandogli il petto. Se soltanto… Ricordò la sera in cui avevano fatto l’amore. Anche allora si era illusa, ma non era stata ancora ripudiata. Fece un passo avanti sfuggendogli e si voltò per fronteggiarlo.
― Mi sta bene, ma tu non devi toccarmi più.
― Credi di potermi dare ordini?
― Credo di avere il diritto di essere lasciata tranquilla. Non puoi ripudiarmi e poi cercare di infilarti nel mio letto!
― Posso fare tutto quello che voglio con te! ― La prese al polso e con un gesto secco se l’attirò contro. La baciò, ma neppure lui avrebbe saputo dire se l’aveva fatto per umiliarla o perché il desiderio era troppo forte.
Questa volta lei non si abbandonò. Rimase fra le sue braccia inerte, e quando Stephan la lasciò, disse piano: ― Vai a cercare quella donna dal vestito rosso. Lei saprà soddisfarti!
― Di questo puoi esserne certa! ― Fece un passo indietro e spazzò con un gesto rabbioso della mano gli oggetti posati su un tavolino che si era trovato a fianco. ― Ero venuto soltanto a parlarti del tuo futuro, maledizione! Farai tutto quello che io desidero, che ti piaccia o no!
― Anche quando sarai tornato a Hezen, Stephan? ― chiese ironica.
― A questo penserò quando sarà il momento!
Regina lo seguì con lo sguardo mentre lui si dirigeva verso la porta. Avrebbe voluto rincorrerlo e picchiarlo, e avrebbe voluto piangere e restare tra le sue braccia.
* * *
― Non può averti fatto questo!
Lieselotte la fissava stupita; poi volse lo sguardo a Rosa, quasi a chiederle conferma.
― L’ha fatto. E tu lo avevi temuto, vero? Anche se non me lo avevi detto.
Lieselotte ricordò una frase lasciata a mezzo, ma non lo aveva creduto possibile. Altri uomini avevano ripudiato le mogli, quando aveva fatto loro comodo. Ma non lui. Se non fosse bastato il sentimento che, ne era certa, provava per Regina, per un uomo come Stephan c’erano ragioni più importanti di tutto, anche di un sentimento tradito. C’era la successione, la soddisfazione che gli avrebbero dato i figli…
― Che ne sarà di te, ora…
― Sembra che io non debba temere per il futuro ― ribatté amaramente Regina. ― L’imperatore ha ordinato a Stephan di provvedere a me, e mi ha esortato a mettermi sotto la sua protezione, se mai ne avessi bisogno.
― Grazie a Dio!
― Credi davvero che Stephan me lo permetterebbe? Lui ha già deciso della mia vita: mi rinchiuderà in una casa sorvegliata dai suoi uomini.
― Che cosa pensi di fare, allora?
― Non lo comprendi? Ti sto chiedendo di aiutarmi ad andarmene. Me lo hai offerto tu stessa molti giorni fa, ora accetto.
― Regina, allora credevo che avrebbe potuto ucciderti.
― Se restassi a Pavia, per me sarebbe come morire. Ero qui per lui, e m’illudevo che un giorno sarei riuscita a riconquistarlo. Lui mi desiderava e… ― arrossì ― ed io speravo che almeno, soltanto per quello, mi avrebbe tenuta con sé.
― Ma sapresti dove andare?
― Sì. Ne ho parlato a Rosa, che verrà con me.
― Lei approva?
― Sì, Lieselotte.
La sveva sospirò. ― Immagino che non mi dirai dove, e che non ti vedrò mai più. Speravo tanto di averti con me alla nascita del bambino ―. Gli occhi le si riempirono di lacrime. ― Oh, Regina, non sopporto di perdere di nuovo la tua amicizia.
Regina l’abbracciò. ― Sarò con te con il ricordo. La nostra amicizia non morirà mai.
― Quando intendi andartene?
― Alla prima occasione, fosse anche oggi stesso.
Lieselotte chinò il capo. Se avesse rivelato quei progetti a Stephan, Regina avrebbe continuato a stare sotto la sua protezione: non sopportava di saperla sola, chissà dove. Ma il cognato aveva superato i limiti; neppure la riconoscenza lo aveva fermato. ― Come vivrete? ― chiese infine.
Regina sorrise. ― Non temete, in una casa bella e serena, accanto a qualcuno che non mi respingerà.
― Lo spero davvero. Dovrai partire immediatamente. Stephan è stato di nuovo convocato a palazzo per questioni militari e Hans è con lui. Nessuno dei domestici avrà sospetti se usciremo insieme. Prenderemo delle portantine e ci faremo condurre alla porta… ― esitò ― vuoi dirmi a quale porta?
Regina rifletté. Era diretta a Crema, dalla sua prozia Beatrice, e Crema era a est. ― La porta orientale ― disse.
― So dove trovare i cavalli, e ti darò tutto il denaro che possiedo.
― Ti ringrazio. Non posso rifiutarlo, poiché non è semplice, né sicuro, barattare i gioielli.
― Sei certa di voler fuggire?
Regina annuì.
Lieselotte era molto preoccupata. Meno di un’ora dopo, nel congedarsi da Rosa, le mise in mano il suo anello e, in un latino stentato e scorretto, bisbigliò: ― Tenete. Se aveste bisogno di me, affidatelo a qualcuno perché me lo consegni. Io capirò.
* * *
― Dov’è?
Stephan era entrato a grandi passi nel salone e si avvicinò alla cognata che, istintivamente, indietreggiò, facendosi accanto al suo sposo.
― Dov’è, maledizione?
Hans lo affrontò con una nota stupita nella voce. ― Cosa diavolo succede, perché aggredisci così mia moglie?
Stephan ignorò il fratello, continuando a fissare Lieselotte. ― Dov’è andata Regina? Voglio saperlo!
L’aveva cercata al suo ritorno, ma non l’aveva trovata. La serva che si prendeva cura di lei gli era parsa terrorizzata, e aveva immediatamente compreso che qualcosa non andava. Aveva rovistato rabbioso tra le sue cose e aveva scoperto che mancavano i gioielli, tranne quelli acquistati pochi giorni prima e che aveva indossato per essere ricevuta a corte, quasi non li avesse voluti perché le avrebbero ricordato uno dei momenti più umilianti della sua vita.
― Tu lo sai. Devi saperlo, forse l’hai aiutata.
― Regina se n’è andata? ― Hans volse lo sguardo verso Lieselotte. ― Tu che cosa sai?
Lieselotte arretrò ancora, questa volta allontanandosi dal marito.
― Mi ha chiesto di aiutarla e l’ho fatto ― sussurrò. E ritrovando il coraggio continuò, guardando con improvvisa acredine il cognato per il quale aveva sempre provato tanto affetto: ― Tu, che l’hai mortificata pubblicamente ripudiandola, come puoi credere di avere ancora diritti su di lei! Perché mai sarebbe dovuta restare qui a farsi rinchiudere in una casa che sarebbe diventata la sua prigione!
― Non voglio sapere quello che pensi! ― esplose lui. ― Dimmi solo dov’è andata!
― Diglielo, Lieselotte! ― incalzò Hans, furioso per l’intromissione di sua moglie nella vita del fratello.
― Non lo so. Ha preferito non dirmelo, e io non ho insistito. So che lei e Rosa saranno al sicuro.
― Al sicuro? Hai una vaga idea di quanto possa essere pericoloso viaggiare per due donne sole?
Due donne belle e giovani come loro!
― Dimentichi che l’hanno già fatto, quando ti hanno salvato la vita portandoti a Pavia! E allora fuggivano con un nemico della loro città! Ma tu non lo credi, vero? Non hai mai voluto crederlo!
― Come osi? ― l’apostrofò il marito.
― Puoi anche picchiarmi, se vuoi! Tu, che la credevi una spia. Perché non è a palazzo a spiare, ora? E tu, Stephan… ― aggiunse guardando cupa il cognato ― pensi ancora che abbia lasciato Milano perché la vita, là, le era diventata difficile? Non hai mai pensato che un uomo innamorato, com’era quel milanese, avrebbe fatto di tutto per rendergliela gradevole? Davvero credi che l’avrebbe lasciata andare tanto facilmente?
I due uomini la guardarono in silenzio, poi Stephan le si avvicinò. ― Lieselotte, qualunque cosa io pensi, giusta o sbagliata, non credi che vorrei saperla al sicuro?
La giovane donna si placò. ― Sì, forse sì, ma tu la volevi al sicuro nelle tue mani per farne ciò che volevi, per vendicarti dei torti che credi di aver subìto. Ora lei è in viaggio da sola e… ― Si lasciò cadere su una sedia, portò una mano alla bocca e cominciò a singhiozzare. ― Forse ho sbagliato…
― mormorò. ― Forse ho sbagliato.
Quasi timidamente, Hans sfiorò i capelli della moglie. ― Se hai sbagliato, lo sapremo. Aiuta Stephan a trovarla, dagli almeno un’indicazione, se davvero non sai dove si è diretta. Se è come pensi tu, non è tornata a Milano, e non andrà a San Martino.
Lieselotte si asciugò gli occhi e alzò lo sguardo limpido e infelice su Stephan. ― Sono uscite dalla porta orientale, e avevano due cavalli.
― Quando?
― Questa mattina.
Stephan si irrigidì. Da est partivano le strade per Cremona e Mantova, e salendo un poco verso nord, per Lodi. Avrebbe cominciato da Lodi, forse perché era più vicina a San Martino, e forse perché era più vicina a Milano: lui, in fondo, alla sua bella sposa traditrice continuava a non credere.
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