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Adaline
Dopo quel primo fortunato incontro, Elliot si è presentato praticamente ogni giorno alla sala da tè per assaggiare tutti i dolci presenti nel nostro menù, e per chiacchierare con me nei momenti liberi.
Ha iniziato a fare amicizia persino con Thomas, Emily e Calla, tanto che ogni tanto si è unito a noi nelle nostre uscite serali contornate da birra e fish and chips.
Certo, quando non deve uscire con quella strega, ovvio!
Non ho ancora ben capito cosa c’è fra loro due, ma Elliot non fa che ripetere di non essere interessato a lei, ma solo che la deve frequentare fino a quando il padre non chiude il contratto con quello di Harmony.
La trovo una cosa davvero assurda, ma in fondo io non so nulla di affari e può anche darsi che sia la norma!
Ma non posso fare a meno di essere un pochino felice nel sapere che lui non sia interessato a lei in quel modo… anche se so perfettamente che se Harmony Barringer decide di volerlo, allora lei lo avrà.
Lei ottiene sempre tutto quello che vuole.
Io ne so qualcosa.
«Cosa aspetti a farti avanti?» indaga Calla mentre se ne sta tranquillamente spaparanzata sul mio divano a coccolare Snow, la mia gattina.
«Concordo con Calla. Te lo volevo chiedere anche io!» rincara Emily, spuntando dalla mia cucina con il vassoio di pasticcini e biscotti da lei portato per accompagnare le tre birre che ci stiamo godendo guardando qualche episodio di Outlander.
Ogni tanto ci piace riunirci in casa di qualcuno nelle serate libere, specie quando piove, a sparlare e a guardare la tivù.
Thom non è potuto venire poiché aveva un appuntamento, ma ha promesso di farci sapere subito come è andata con tanto di dettagli zozzi.
I nostri preferiti!
È un nostro rituale oramai parlare dei nostri incontri, così da darci consigli, prenderci in giro, scambiare aneddoti, confrontare stazza e prestazioni.
Cioè… loro raccontano, io ascolto.
La mia vita sentimentale fa davvero schifo.
Non che non ci abbia provato!
Ma lasciarsi andare quando nel cuore e nella mente c’è già qualcuno, non è per nulla una cosa facile. Almeno per me.
Una volta, l’unica che sono andata oltre con un ragazzo, per riuscire a sentire qualcosa ho dovuto immaginare che ci fosse Elliot al posto di quel poveretto.
Mi sono sentita uno schifo. Talmente tanto che non l’ho più voluto vedere.
Questo è successo cinque mesi fa.
D’allora solo appuntamenti platonici e molto lavoro di polso, insieme al mio fedele vibratore a tre velocità!
«Ragazze, ancora con questa storia?» brontolo spedendo Dee sul piccolo terrazzino per fare un veloce bisognino.
Quando piove odia uscire.
«Lyn bella, sono venti giorni che quel ragazzo viene alla sala da tè pur di vederti!» esclama Calla sollevando Snow in aria sopra il volto, facendola oscillare dolcemente, mentre la gattina allunga le piccole zampe per afferrarle qualche ciuffo rosso fuoco dalla fronte.
«Vero! Ancora qualche écler e qualche parfait e dovrà rifarsi tutto il guardaroba!» ridacchia Emily accarezzando la schiena di Olaf che le si sta strusciando contro le gambe, emettendo un delicato ronron di piacere.
«Siamo solo amici.»
«Ma tu ne sei innamorata!» sospira esasperata Emily.
«Passerà» bisbiglio incrociando le braccia al petto.
«Se non è passata in tutto questo tempo, figurati ora che ce l’hai qui a portata di mano!» sentenzia sempre Emily, guardandomi con fare di supponenza e aria da donna navigata, infilandosi in bocca due pasticcini al caffè.
«Ha ragione Emily. Senza contare il piccolo, microscopico dettaglio che anche lui è andato perso per te» aggiunge Calla stappando la sua bottiglia di birra rossa.
Sospiro appoggiandomi con una tempia alla finestra, incantandomi a guardare la miriade di goccioline che scivola lungo il vetro appannato dal mio respiro caldo.
«Cambiamo argomento, okay? Tanto fino a quando c’è di mezzo quella serpe io non voglio tentare nessuna strada.» sbuffo facendo rientrare in casa Dee, apprestandomi ad asciugarla con un asciugamano.
«Quanto sei cocciuta!» brontola Calla prendendo un lungo sorso dalla bottiglia.
Io davvero non capisco quanto e fino a che punto gli interesso e magari, ora che lui vive qui a Londra, potrei davvero concedermi quello che in Giappone mi sono proibita, cioè la possibilità di lasciarmi andare. Ma lui è qui per seguire questo lavoro e per uscire con Harmony. Di conseguenza io come ci entrerei in questa equazione?
«Perché non gli parli sinceramente?» insiste Emily accomodandosi sul mio divano.
«E perché tu non dici a Thomas quello che provi per lui?» ribatto finendo di asciugare Dee.
La mia amica diventa più rossa dei capelli di Calla, sgranando gli occhi con fare allibito. «Di-dirgli cosa?» balbetta nervosa.
Incuneo un sopracciglio con aria saccente. «Chissà cosa! Che sei cotta di lui da un secolo forse?»
«Non è vero!»
«Sì che è vero!» gridiamo all’unisono io e Calla, facendo abbaiare Dee. Forse anche lei voleva dire che la pensa come noi due.
«Ragazze…»
«È perché è bisessuale?» curiosa Calla leccando via la glassa alla lavanda da sopra un mini cupcake.
Emily prova a ribattere stizzita, ma invece si affloscia nelle spalle. «Ecco… un po’ perché sono certa di non piacergli e poi… andiamo! È vero che esce anche con le donne, e comunque di solito sembrano modelle da quanto sono alte e magre, ma lo sapete che se si parla di storie che durano almeno qualche settimana, ha solo avuto uomini negli ultimi anni. È chiaro per quale sesso propende. Io ho perso su tutti i fronti.» Ingurgita altri due pasticcini, mossa dal nervoso.
Io e Calla ci scambiamo una fugace occhiata senza sapere come ribattere.
Non ha tutti i torti.
Se si tratta di fare sesso e divertirsi, Thom non ha preferenze, gli basta che ci sia alchimia.
Ma per una relazione ha sempre prediletto gli uomini negli ultimi tempi, ma io non credo che non possa prendere una cotta per una ragazza e onestamente fra lui e Emily c’è un bellissimo rapporto! La tratta sempre con dolcezza… carezze, baci sulle guance, complimenti per le sue doti culinarie… però non me la sento di insistere.
Non vorrei mettere la mia amica in difficoltà.
Lasciamo così perdere l’argomento uomini e ci mettiamo a bere le nostre birre e a mangiare dolci in silenzio.
«Dài! Rifacciamoci gli occhi guardando il sedere di quel gran pezzo di manzo scozzese di Sam Heughan!» esclama Calla navigando sullo schermo del mio televisore, fino a premere play sul nuovo episodio.
«Amen, sorella!» canticchia Emily, sollevando la sua bottiglia di birra a mo’ di brindisi, prima di prenderne un lungo sorso e mettersi comoda, mentre in un coro alquanto stonato iniziamo a intonare le note della sigla.
Guardiamo un episodio dietro l’altro, mentre messaggiamo con Thom sulla nostra chat di gruppo. Ci ha mandato la foto del tizio con il quale sta bevendo un bicchiere di vino in centro e noi stiamo dando i nostri personali giudizi e voti. Per me è da 7. Per Calla un discreto 8 e mezzo e per Emily, ovviamente è solo un misero 5, ma credo che in lei è più la gelosia a parlare.
Mentre per il nostro latin lover a trecentosessanta gradi è un -Noioso 6- così come ha scritto lui. Temo che la serata non gli stia andando come sperava. Vorrà dire che domani noi tre lo consoleremo con tanti dolci e coccole.
Verso le undici le due ragazze mi salutano. Calla ha il secondo appuntamento con uno chef conosciuto durante un seminario sulla ristorazione. Non sembra molto convinta dalla cosa, ma come dice sempre lei, “prima del terzo appuntamento non si può dare un vero giudizio!”. Credo che si riferisca al sesso, ma non ho mai indagato fino in fondo.
Mentre Emily sostiene di morire dalla voglia di testare una nuova ricetta per un nuovo dolce che domani ci farà assaggiare: cheesecake allo yogurt con mirtilli e lamponi. Non vedo l’ora!
E io, dopo aver ripulito tutto alla perfezione, altrimenti non dormo, mi accingo ad andare a dormire, rispondendo ai consueti cinque messaggi di mia madre.
È un po’ migliorata nel corso dell’ultimo anno, credo sia merito anche del nuovo corso di yoga e di quello di cucina ai quali si è iscritta così da tenersi occupata, ma se non mi chiede almeno una volta al giorno come sto e se ho mangiato, non si rilassa del tutto.
Tempo per me di sciacquarmi il viso, lavarmi i denti e applicare un po’ di crema anti rughe, e sento vibrare il mio telefono da dentro la tasca posteriore dei jeans. Sciacquo le mani, afferro il cellulare, sblocco lo schermo pensando sia nuovamente mia madre, ma come invece leggo il nome di Elliot le labbra mi si aprono in un enorme sorriso che rischia di uscirmi fuori dai margini.
Dal giorno dopo la sua favolosa comparsa, ci sentiamo praticamente sempre. È diventato un nostro personale rituale. E mi piace! Mi accontento anche di questo da lui. Almeno fino a quando non sarà più chiaro su cosa vuole fare con miss palo nel sedere.
O con suo padre.
O con me.
Elliot: Buonasera, piccolo hana! Come hai passato questa giornata? Io sono a pezzi! Sono stato in ufficio fino a cinque minuti fa per controllare pratiche su pratiche. Una noia assurda!
Proprio non gli piace lavorare con il padre.
Ma come mi ha raccontato qualche sera fa, durante una delle nostre passeggiate serali insieme a Dee, se non lavora lì, non ha proprio idea di quello che vorrebbe o potrebbe fare.
Io ne so qualcosa di questa sensazione.
Con la tragica fine della mia carriera da ballerina mi sono dovuta reinventare una nuova vita. Non era assolutamente nei programmi fare la cameriera, ma ora mi piace lavorare alla sala da tè!
È proprio vero che non si sa mai cosa ha in serbo per te il destino.
Sedendomi sul letto prendo a raccontargli la mia giornata in compagnia delle ragazze e di cosa abbiamo guardato e andiamo avanti per almeno un’ora.
Elliot: Sai, stavo pensando a una cosa…
Io: A cosa?
Elliot: Pensavo che ho voglia di vederti
Rimango a fissare il messaggio sullo schermo con gli occhi sbarrati e il respiro sempre più frammentato.
La sua spontaneità mi lascia ogni volta di sasso.
Elliot: Come mai non mi rispondi?
Elliot: Non vale più il patto di dirci sempre la verità?
Faccio per rispondergli qualcosa. Qualsiasi cosa. Quando un altro suo messaggio mi fa scattare in piedi e precipitare alla finestra in soggiorno.
Come lo scorgo in strada che mi saluta con un sorriso beffardo stampato in volto, sento che questa volta il respiro se ne è proprio andato a farsi benedire, e le farfalle stanno facendo il trenino della gioia tra pancia e stomaco.
Apro l’anta della finestra, attirando l’attenzione di tutti i quadrupedi presenti in casa, facendo emettere qualche borbottio a Dee, la quale si catapulta sul terrazzo per controllare la situazione.
«Cosa ci fai qui?» cerco di non urlare troppo o Dee inizierà ad abbaiare svegliando tutto il vicinato.
«Te l’ho detto. Avevo voglia di vederti!» ripete candidamente infilando le mani nelle tasche del suo giacchetto di pelle.
«Ma… ma…» sono completamente in tilt.
«Non mi fai entrare?» inarca un sopracciglio castano. «Guarda che piove!»
Senza aggiungere nulla mi fiondo al citofono per sbloccare il portone di ingresso e poi levo la catenella al mio e lo spalanco, aspettandolo impaziente sulla soglia.
«Buenas noches[29], Ady!» mi saluta tranquillo comparendo dalle scale.
«Ciao, ma… ma… cosa…»
«Ti è andato in tilt il cervello, niña?» ghigna divertito, facendomi diventare rossa fino alla punta delle orecchie.
«Spiritoso!» brontolo fulminandolo con lo sguardo, cosa che lo fa ridacchiare ancora di più.
«Dai, fammi entrare che è freddo qui su questo pianerottolo buio!» ammicca mordicchiandosi il labbro inferiore con gli occhi che brillano di una curiosa luce furbetta.
Sbuffando mi sposto per farlo passare, prendendo un profondo respiro mentre chiudo il portone, appoggiandomici per un istante con la fronte.
Averlo qui. In piena notte. Mi rende terribilmente nervosa.
«Carino!» Si guarda intorno per il mio soggiorno illuminato solamente dai lampioni esterni.
«Grazie.» Accendo la luce avvicinandomi a lui. «Vuoi qualcosa da bere?» Gli faccio appoggiare la giacca sullo schienale di una delle sedie in legno attorno al tavolo da pranzo.
Elliot ci pensa un po’ su, picchiettando un dito sul mento tondo velato di barbetta bruna. «Hai della cioccolata calda?»
Sorridendo annuisco. «Te la vado a fare, tu intanto mettiti comodo.»
Mi dirigo in cucina lasciandolo libero di curiosare e coccolare Dee. Oramai lo ritiene un amico date tutte le passeggiate in sua compagnia.
Afferro due bustine di cacao in polvere e accendo il bollitore per l’acqua. Non sarà come la cioccolata calda fatta col latte e la panna, ma è buona lo stesso.
Mentre attendo che l’acqua bolla, torno in soggiorno dove trovo Elliot alle prese con Olaf e Snow, mentre Dee si è già rimessa a dormire sopra al suo cuscino viola accanto al termosifone bello caldo.
«E queste due pesti chi sono?» ridacchia mentre si lascia mordere una mano da Olaf, con Snow tutta interessata dal suo braccialetto al polso.
«Sono due fratellini di dieci mesi, Olaf è la peste che ti sta torturando la mano, mentre Snow è la sua sorellina. Lei è un po’ più tranquilla come puoi notare. Ma giusto di poco.» spiego avvicinandomi per godermi meglio lo spettacolo di Elliot attaccato su due fronti dalle mie due palline di pelo.
«Anche a me piacerebbe molto prendere in casa un animale, ma per colpa di questo lavoro rientro sempre molto tardi e non va bene lasciarli soli per tante ore» racconta continuando a giocare.
«Ti fa lavorare proprio tanto, vero?» Torno in cucina per versare l’acqua bollente nelle due tazze.
«Sì. Sostiene che mi devo fare le ossa, che devo imparare come funziona il tutto, che devo dimostrargli di essere degno di succedergli» la sua voce sfocia in uno sbuffo piuttosto rumoroso.
Torno in soggiorno porgendogli una tazza fumante prima di sedermi accanto a lui sul divano, spostando Olaf e Snow sul pavimento, i quali prendono a fare la lotta sopra il tappeto, emettendo dei buffi miagolii.
«Elliot, non c’è proprio altro che ti piacerebbe fare?» Mi rannicchio le gambe sotto al corpo voltandomi verso di lui, arrossendo di colpo con il cuore in gola e le farfalle impazzite nello stomaco, nel momento in cui intercetto i suoi occhi profondi e bollenti, che mi ricambiano con una luce misteriosa e conturbante che mi fa avvertire uno strano formicolio dentro il ventre.
Le sue labbra si distendono lente in un sorrisino malizioso. «Beh, a dire il vero…»
«Nella vita!» lo interrompo brusca e lui si mette a sghignazzare luciferino.
«No. Diciamo che non ho idea di cosa vorrei fare nella vita.» Soffia sopra la sua tazza e prende un piccolo sorso. «A parte vedere il mondo» aggiunge stringendosi nelle spalle.
«Se riesci a farlo diventare un lavoro!»
Lo vedo riflettere per qualche istante sulla mia affermazione. «Sarebbe bello. Ci ragionerò sopra…»
Per alcuni battiti di cuore rimaniamo in silenzio a sorseggiare le nostre cioccolate e a fissare i due gattini rincorrersi e a giocare, intanto che il temporale fuori di qui imperversa sempre più violento, con i lampi che illuminano il mio soggiorno con la loro luce color indaco.
«E… e come va con Harmony?» Sarò riuscita a dare l’illusione di essere del tutto disinteressata?
«Come va?» prende un profondo respiro allungando le gambe davanti a lui. «Va che non la sopporto proprio. Ho provato a far notare la cosa a mio padre, ma lui mi ha, come sempre, ricordato che tutto quello che ho l’ho ottenuto grazie ai suoi soldi e che di conseguenza devo fare come mi ordina, se non voglio ritrovarmi senza casa, senza lavoro e in mezzo a una strada.»
Le sue parole mi sradicano l’aria di gola e mi fanno spalancare gli occhi, esterrefatta.
«Ma che padre simpatico!»
«Vero?» ridacchia nervoso, grattandosi una spalla.
«E… e tua madre cosa dice?»
«Non lo so. Non la vedo da anni. Ha lasciato me e mio padre che avevo cinque anni. Non so cosa sia accaduto fra di loro, né perché non abbia più provato a contattarmi. Mio padre dice che è perché se ne frega di me, e io… io non so se sia vero. L’unica cosa che so è che è originaria di Oxford e volevo provare a cercarla per farle delle domande, ottenere delle risposte, ma in un mese non sono riuscito a trovare traccia di lei. Sembra un fantasma.» Si spegne diventando all’improvviso serio. Le dita strette alla tazza calda e lo sguardo adombrato fisso sul liquido marrone al suo interno.
«Accidenti!» Inspiro brusca tra i denti, totalmente sconvolta. «Mi dispiace.» Gli accarezzo il braccio. I muscoli tesi che si rilassano appena al di sotto del mio tocco.
«Grazie…» arriccia timido un angolo della bocca, posando una sua mano sopra la mia, sfregando un pollice all’interno del mio polso, facendomi accelerare un po’ il battito.
«Sai? Credo proprio che dovremmo organizzare una gita fino a Oxford!» propongo di getto allontanandomi dal suo tocco con la scusa di voler appoggiare la tazza sopra al tavolino basso cosparso di riviste.
Elliot mi fissa stupito. «Dici sul serio?»
Mi stringo nelle spalle. «Certo!»
Rimane qualche attimo a studiarmi in un meditabondo silenzio, mordicchiandosi il labbro inferiore. «Sarebbe bello, ma non credo che riuscirò a prendere un giorno libero. Non ho nemmeno il suo numero di telefono! E immagino solo che attualmente si trovi a Oxford, perché è nata lì, ma per quanto ne so potrebbe anche trovarsi a Bora Bora o a Hong Kong!» Si passa una mano tra i capelli folti, sparandoli da tutte le parti.
Mi avvicino a lui, ignorando le scariche elettriche che mi arrivano standogli semplicemente accanto. «Vedrai che troveremo il modo di rintracciarla.» Provo a confortarlo ancora, afferrandogli la mano e stringendola forte.
«Grazie. Sarebbe davvero bello» abbozza un piccolo sorriso prima di prendere un profondo respiro, allungandosi per appoggiare a sua volta la tazza sopra il tavolinetto da caffè. «Adaline, avevo proprio bisogno di vederti oggi.» espira portandosi la mia mano alla bocca, stampandoci un bacio sul dorso.
Pelle d’oca e brividi partono da sotto quel delicato tocco, galoppandomi veloci fin dentro la bocca dello stomaco, contorcendomela tutta.
«Elliot…»
«Adaline…» si avvicina lento, allungando l’altra mano per sfiorarmi una guancia e spostarmi qualche ciuffo dietro l’orecchio.
Piano mi si avvicina, con la chiara intenzione di baciarmi e io sono nel panico.
Se mi lascio nuovamente andare con lui, questa volta non avrò la forza di tirarmi indietro appena in tempo e ne soffrirò.
Parecchio.
Molto di più di un anno fa.
Perché lui ora vive qui e nonostante tutto sembra spingermi fra le sue braccia, io so che non posso.
C’è suo padre di mezzo, il quale vuole Harmony per il figlio e non gli permetterà di frequentare me. Perderebbe ogni cosa.
Perciò che cosa potrei diventare io per lui?
Un’occasionale scappatella quando è libero dai suoi impegni?
No.
Non voglio.
Non posso.
Mi scosto da lui alzandomi in piedi per avvicinarmi alla finestra, stringendomi le braccia al petto. «Elliot, io credo che dovremmo lasciare le cose su un piano amichevole.» Non ho il coraggio di guardarlo mentre dalla mia bocca rotolano fuori queste enormi bugie.
«È davvero questo che vuoi? Amicizia? Vuoi realmente essere solo mia amica?» Le sue sopracciglia si abbassano, gli occhi si stringono in un’occhiataccia.
Annuisco lenta, guardandolo a stento in tralice. Almeno fino a quando non lo sento alzarsi per avvicinarsi.
Mi afferra per le spalle voltandomi rude, così da fissarmi con occhi infuocati. Il cuore inizia a percuotermi il costato con una forza quasi dolorosa.
«Allora?» sbraita con tono secco.
«Sì. È questo che voglio.» Wow! Non sapevo di essere così brava a sparare cazzate!
Elliot affila lo sguardo nero e profondo. «Sei una pessima bugiarda» sibila a denti stretti, aumentando la stretta sulle mie spalle. Le sue dita che quasi mi si conficcano nella carne.
«Non... non sono una bugiarda!» tento di difendermi con il cuore che rimbalza imbestialito dal fondo del mio stomaco alla mia gola.
«Sì che lo sei! Perché se non sentissi quello che sento io, allora non porteresti ancora la catenina che ti ho regalato!» replica alzando il tono della voce.
«Questo non c’entra nulla! Mi piace e poi è un bel ricordo di quei otto giorni. Solo questo. Un ricordo» cerco di essere il più convincente possibile, o non ce la farò mai.
Fra noi due sembra proprio non essere destino.
Anche se a questo punto mi viene da chiedermi per quale cavolo di motivo ci siamo conosciuti.
Elliot fa per ribattere, ma la suoneria del suo cellulare lo interrompe.
Restiamo in silenzio a fissarci, nel frattempo il ritornello della canzone, Shook Me All Night Long degli AC-DC continua ad andare a ripetizione.
«Forse dovresti rispondere» gli faccio notare seccata.
«No. Non devo» ribatte veloce, aumentando la presa sulle mie spalle per attirarmi meglio contro di lui.
La suoneria si spegne, per riprendere pochi istanti dopo.
«Elliot…»
Lui sbuffa irritato. Estrae il cellulare dalla tasca, ma quando fa per chiudere la chiamata si blocca fissando lo schermo.
Inevitabilmente getto un’occhiata incuriosita e, nell’attimo in cui leggo il nome di quella strega di Harmony, mi irrigidisco e lo spingo via con più impeto di quanto mi aspettassi.
«Rispondile, svelto.»
Lui impreca sotto voce e poi con un enorme sospiro di frustrazione accetta la chiamata. «Pronto», risponde stizzito, senza smettere di tenermi d’occhio. «Harmony, ora non… ma è mezzanotte passata!» Si passa una mano sulla faccia. «Come?» Scatta sgranando gli occhi. «Non… uff. Okay. Arrivo.» Chiude brusco la conversazione e rigetta il cellulare in tasca. «Vuole che la raggiunga a un cavolo di party con i suoi colleghi» spiega senza guardarmi in faccia, ma fissando un punto vacuo fuori dalla finestra.
«Beh… divertiti.» Mi allontano di qualche ulteriore passo.
«Divertiti?» ripete acido, fulminandomi con lo sguardo. «Cazzo, Adaline, non è lei che voglio, ancora non l’hai capito?»
«Ma non puoi rompere i ponti con lei, o ciò si ritorcerà contro al lavoro di tuo padre. O sbaglio?» gli faccio notare impedendo al mio labbro inferiore di tremare.
Non tremare, non tremare, ti prego!
«Lo so, ma…»
«Pertanto io e te non possiamo essere più che amici, no? Ora vai da lei. È giusto così.» Assumo l’espressione più neutra che sono in grado di fingere, intanto che una sensazione grumosa, amara, mi riempie la gola.
Elliot fa per ribattere, ma lo vedo stringere una mano a pugno davanti alla bocca, borbottare qualcosa in spagnolo e poi dirigersi alla porta.
«Come vuoi. Buonanotte» mi saluta sbattendosi il portone alle spalle, facendo scattare me e i miei animali.
Lo osservo allontanarsi verso l’ingresso della metropolitana da dietro la tenda, ma poco prima di svoltare l’angolo si volta. Rimane qualche secondo a fissarmi col volto rigido, impassibile, poi prosegue per la sua strada. Prosegue verso di lei. Scomparendo dietro l’angolo, lasciandomi sola.
NOTE TRADUZIONE
29- Buona sera
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