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Elliot
Inizio davvero a non poterne più di tutta questa situazione. Harmony è ogni giorno più insopportabile.
«C’è una festa a casa del coreografo. Se mi ci accompagni, parlerò bene a papino di te!»
«C’è una cena a casa di amici ballerini. Se vieni senza fare storie, ti prometto che a breve papino firmerà il contratto!»
«Elliot, smettila di protestare!»
Elliot fai questo, Elliot fai quello… mi sta facendo diventare scemo!
Si diverte a trattarmi come uno stupido giocattolo, approfittandosi del fatto che una sola parola da parte sua a suo padre e io sarò morto, perché il mio di padre avrà perso il contratto.
Ma io pensavo si dovesse trattare di qualche appuntamento, tre o quattro al massimo, ma qui sono quasi due mesi!
Due lunghi, orribili mesi di Harmony Barringer manderebbero al manicomio chiunque.
Lei si sta divertendo troppo a tenerci sulla graticola e questo manda ai pazzi me e fa incazzare di brutto mio padre.
A quanto pare, il signor Barringer sono due settimane che si fa negare e il caro signor Ramirez non fa che sfogarsi su di me con urla, lavoro extra, rimproveri e minacce.
E a coronare il mio già pessimo umore, c’è il fatto che non vedo Adaline da ben dieci giorni.
Dieci lunghissimi e orribili giorni.
Da quello stupido battibecco.
Io pensavo di non essere l’unico a sentire questi folli sentimenti, ma mi sta venendo il dubbio di aver immaginato tutto quanto.
Maldita sea[30]!
Se solo non fossi così stupidamente preso da lei, riuscirei a fregarmene e ad approfittare magari della situazione con Harmony, la quale in più di un’occasione mi ha fatto capire che ci starebbe, anche se non credo di piacerle poi molto.
Sì. Dovrei mandare al diavolo tutto e salire a casa sua una di queste sere e chiuderle per almeno mezz’ora quella fottuta boccaccia in costante movimento. Almeno la userebbe per qualcosa di più utile.
Mmm… no.
Temo che per quanto mi sta sulle palle non mi si drizzerebbe nemmeno.
Lasciamo perdere.
E comunque non ce la farei nemmeno se Harmony fosse la ragazza più simpatica del pianeta. Non fino a quando continuo a pensare, sognare, desiderare… amare… una che non mi vuole.
Appoggio la tazza di caffè sopra la scrivania in mezzo a un mare di fogli, adagiandomi con la schiena alla sedia in pelle nel mio ufficio.
Sono tre ore che leggo e rileggo alcune pratiche e ho gli occhi che mi bruciano.
Mi massaggio la radice del naso prendendo un profondo respiro. Sono le otto di sera e io sono ancora qui. Come ogni giorno mio padre mi fa recapitare una valanga di lavoro da fare, ma io passo gran parte della mia giornata a cercare informazioni su mia madre in internet.
Da quando ne ho parlato con Adaline non ho smesso di pensare alla possibilità di trovarla, ma su internet non riesco a scovare notizie su di lei o sulla sua famiglia. L’assurdo è che non posso nemmeno chiederlo a mio padre. Tanto lui non me lo direbbe.
Ma che accidenti c’è sotto?
Più ci ragiono e più intuisco che qui c’è qualcosa che non va. Lui mi nasconde qualche cosa. Ne sono ogni giorno più certo.
Tutta questa faccenda è troppo strana per essere normale e non voluta.
All’improvviso vengo distratto dalle mie ricerche dall’ingresso di mio padre, il quale varca la mia porta di gran carica, sbattendola contro la parete color ecrù con un forte botto, avvicinandosi in due sole falcate alla mia scrivania in mogano, gettandoci sopra una busta gialla con gesto di stizza.
«Ma che…»
«Esigo una maledetta spiegazione, Elliot!» tuona iracondo interrompendomi.
Inarco confuso un sopracciglio. «Su cosa?»
Lui, sempre più adirato, apre la busta sbattendomi addosso quelle che intuisco essere una serie di fotografie.
Ne prendo una in mano e come vedo cosa ritrae rimango esterrefatto.
Siamo io e Adaline a passeggio con Dee. A giudicare dai miei e suoi vestiti è di due settimane fa circa.
Guardo le altre foto. Quindici in tutto. E sono tutti scatti di me e Adaline insieme in diverse situazioni.
Cosa cazzo succede?
«Papà, che significa? Perché mi hai fatto pedinare?» esclamo con ancora gli occhi fissi sulle foto.
«Perché mi chiedi?» urla a pieni polmoni diventando paonazzo dal volto al collo, con le vene in fronte che gli pulsano impazzite. «Mi stavo domandando come mai in tutte queste settimane io ancora non avevo concluso un cazzo di niente con Barringer, in fondo mio figlio si stava lavorando quella rottura della figlia! Così ho pensato di controllare meglio che tu facessi il tuo lavoro e cosa scopro? Che invece di scoparti la figlia di un miliardario e di renderla molto felice, tu ti sbatti una stupida cameriera?» Colpisce la mia scrivania con un pugno, facendo traballare tutto quello che c’è sopra.
«Come hai detto?» squillo basito dalle sue parole.
«Hai capito. Io non ho investito tanto su di te per poi vederti perdere il tuo e, soprattutto il mio, tempo dietro a una ex ballerina fallita e persino zoppa!»
Ora inizio decisamente a incazzarmi.
Sbatto a mia volta le mani sopra la scrivania piegandomi un po’ verso di lui, mantenendo saldo il contatto visivo con il suo, giusto per fargli capire che non mi intimorisce. Un po’ come si fa con i cani feroci.
«Basta, papà! Non azzardarti a dire un’altra parola su di lei, capito? Io non ti ho chiesto niente di tutto questo, hai deciso sempre e solo tu per me! E se Barringer ancora non ha firmato nulla è perché si sta divertendo a prenderci per i fondelli insieme a sua figlia!» grido più forte.
Mio padre assottiglia ancora di più gli occhi neri simili a due pozzi senza fondo, nei quali vedo come passare una scintilla rosso sangue. «Apri bene le orecchie, Elliot. Tu quella non la devi più vedere, o ti ritroverai con il culo in mezzo a una strada. Fa’ quello che ti dico e basta. Rendi la figlia di Barringer felice e appagata, e non osare mettermi anche tu i bastoni fra le ruote!» sibila come una serpe prima di uscire dal mio ufficio sbattendosi la porta alle spalle. Ancora un po’ e non la scardina dall’intelaiatura.
Ancora stravolto, mi lascio cadere pesantemente sulla sedia della mia scrivania. Torno a guardare di nuovo le foto e mentre le sfoglio una frase continua a vorticarmi in testa tipo l’elica di un elicottero.
«Non mettermi anche tu i bastoni fra le ruote!»
Anche Tu.
Cosa voleva dire con quelle parole?
Chi altri gli ha messo i bastoni tra le ruote? Di chi sta parlando?
Proprio non riesco a capirlo, ma quel che è chiaro è che mi hanno messo un senso di inquietudine addosso, facendomi congelare il sangue nelle vene.
NOTE TRADUZIONE
30- Dannazione!
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