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Samanta – La Bella e la Bestia
Quanto ho dormito esattamente, tre ore? Forse tre e mezza e quelle mancanti le sento tutte addosso. Sulla schiena, sulle gambe, sulle spalle e soprattutto sulle palpebre.
Santo cielo, si chiudono da sole e non è esattamente il modo giusto di cominciare la mia seconda giornata insieme a Mad Dog nonché la mia prima di addestramento e, ovviamente, mi basta mettere un piede in Commissariato per venire scoperta all’istante. Per fortuna non da Mad, anche se so che è solo questione di minuti.
«Ehi, Sam, ti senti bene?»
Milo mi corre incontro non appena mi vede entrare in Commissariato e scruta il mio viso con espressione preoccupata.
Se lo ha capito lui con una sola occhiata, a Mad basterà fiutare il mio odore. Gli sorrido per rassicurarlo, ma non devo essere molto convincente.
«Santo Cielo. Pari reduce da una sbronza. Non sei reduce da una sbronza, vero?», chiede ancora più preoccupato.
«Solo da una nottata in bianco».
«Hai preso un caffè?»
«Ne ho presi tre», gli rivelo. «Ma non è servito a molto».
Se non a darmi acidità di stomaco. Non sono abituata ad assumere tanta caffeina.
Milo sta per dire qualcosa quando vedo la sua bocca spalancarsi in un’espressione sgomenta. I suoi occhi si fissano su un punto alle mie spalle e, dall’ombra che un secondo dopo avvolge la mia persona, non ci metto molto a capire cosa, o meglio chi, c’è alle mie spalle.
Maledizione! Speravo di avere più tempo prima di incontrarlo. Magari per sciacquarmi la faccia sotto un bel getto di acqua gelata.
«Buongiorno, Mad».
Ho tentato di tirare fuori una voce ferma e decisa, ma quello che è uscito è più un biascicare roco.
«Vedo che se in forma».
«In formissima. Pronta per il mio primo giorno da Padawan».
Ok, lo ammetto, la battuta non è delle migliori, ma un po’ di pietà! Ho dormito tre ore e sto cercando un modo per non beccarmi un’occhiataccia di Mad o una ramanzina. In fondo è colpa sua se non ho chiuso occhio. Sì, sua perché ho passato tutta la notte a pensare a lui. A come è comparso nella mia vita e in sole ventiquattro ore l’abbia stravolta. Prima mi ha accolta come fossi la peggiore dei poliziotti sulla faccia della Terra, ha tentato in tutti i modi di intimidirmi e umiliarmi, poi mi ha salvato la vita, poi mi ha mandato a fuoco il sangue, tanto che se mi concentro sulle labbra posso ancora sentire il formicolio di quel bacio atteso e mai arrivato, per non parlare di ciò che mi si scatena nello stomaco se penso alle sue carezze, poi abbiamo stretto un patto e poi la stoccata finale, anzi le due stoccate finali, quelle che mi hanno sconvolto più di tutto il resto: la sua risata e il modo in cui mi ha difesa dall’ispettore. Che poi difesa non è la parola corretta. L’ispettore Bonfigli mi ha spiegato perché si è comportato in quel modo e mi ha chiesto scusa, ma il gesto di Mad mi ha comunque lasciata sbigottita. E la risata? Non pensavo nemmeno che un uomo come lui sapesse essere allegro e invece quella che ho udito era una fragorosa risata, spontanea, di pancia, contagiosa. Insomma, c’era di che tenere sveglio un intero esercito di insonni.
Quindi ora mi si può anche perdonare un po’ di intontimento e scivolone di stile. O no?
Evidentemente no perché persino Milo pare sul punto di correre a cercare una pala e scavare una buca per sotterrarsi e Mad… Mad addirittura porta la sua attenzione sul giovane poliziotto e si rivolge direttamente a lui, a quanto mi risulta, per la prima volta in assoluto.
«Svegliala!», tuona con una smorfia. «Non so come, ma svegliala e quando sarà abbastanza lucida da rendersi conto di ciò che dice, avvertimi».
«Sono sveglia», protesto e per dargliene prova salto davanti a lui, sbarrandogli la strada.
Raddrizzo schiena, spalle e testa e lo fisso con tutta la serietà di cui sono capace. Mad mi guarda da capo a piedi, con tale attenzione e intensità che nemmeno nuda proverei tanto imbarazzo e non so cosa vede, così come non so esattamente cosa voglio dimostrare, ma pare funzionare.
«Allora se sei pronta, fatti trovare fuori fra mezz’ora. Abbiamo del lavoro da svolgere».
Un lavoro? Non era quello che mi aspettavo.
«Non dovevi…»
«L’addestramento da Padawan», afferma con una smorfia. «Si svolgerà sulla strada. Non in palestra. E in questa mezz’ora cerca di recuperare lucidità. Non ho intenzione di salvarti la vita anche oggi».
Per quanto ancora me lo rinfaccerà? Immagino per ogni giorno a venire. Se ieri per un solo momento ho pensato che il patto tra noi lo inducesse a essere più amichevole o quantomeno indulgente, se la sua risata e quel suo gesto sorprendente mi avevano fatto sperare di poter trovare un uomo differente questa mattina, Mad mi ha appena dimostrato che non ci avevo capito niente.
«Ah e un’ultima cosa», riprende.
Si è fermato a metà scalinata da dove mi fissa con lo sguardo di un sovrano verso un suo suddito e so che sta per arrivare un altro rimprovero.
«Ufficialmente sei tu il mio supervisore. Di fronte ai colleghi, alle altre forze dell’ordine, a chiunque, tu sei il più alto in grado. Anzi, l’unico».
E questo che significa?
«Almeno cerca di fare finta di essere un vero poliziotto».
Mi volta le spalle e finisce la scalinata scomparendo dalla nostra vista mentre sento Milo trattenere il fiato. Devo ammettere che questa è stata davvero pesante.
«Io non so come fai a lavorare con lui», biascica il mio collega. «Io darei di matto».
Più che un’affermazione quella di Milo pare una domanda e infatti con la coda dell’occhio noto che è in attesa di un mio commento, ovviamente negativo, ma la verità è che non mi importa degli insulti che Mad mi rivolge. Non mi importa se è scontroso, duro, maleducato o arrogante, anzi, comincio ad apprezzare questi suoi lati perché sono stimolanti. Mi spingono a superare i miei limiti. Non a caso, mi è appena passata ogni traccia di sonno.
«Sotto pressione do il meglio di me», gli rivelo.
«Quella non è pressione, Sam. Lui è spaventoso».
Chissà se sentendolo ridere come me ieri, penserebbe la stessa cosa.
«No, non lo è. È solo un uomo con un carattere particolare».
«Particolare?»
Il tono di Milo richiama la mia attenzione. Finora sono rimasta quasi imbambolata a fissare le scale dopo poco fa stava Mad, ma ora mi giro per guardare in faccia il mio amico. Ha le guance scavate e gli occhi sgranati.
«Ma tu sai chi era e che cosa ha fatto? Sai perché è stato arrestato? E sai come è stato arrestato?»
«Dovrei?»
Ora Milo è persino più sconvolto.
«Certo che dovresti visto che starai fianco a fianco con lui, da soli. Insomma, lo so io che non ho mai incrociato la sua strada… E cos’è quella storia del Padawan? Dimmi che non è ciò che credo».
No so cosa crede ma non ho problemi ad ammettere ciò che penso.
«È in gamba come pochi altri, mi ha salvato la vita», gli ricordo. «Si muove con un’agilità impensabile, intuisce il pericolo, mi ha disarmato e battuta con una facilità impressionante», elenco ma non è certo finita qui. «Inoltre io potrei anche sbagliarmi su di lui, ma Santorini e Bonfigli? Loro lo ammirano. Cazzo, ha pure un suo ufficio! Ci deve essere un motivo, no? Non può essere il mostro che molti credono».
Milo non replica. Si limita a guardare l’orologio poi mi afferra il polso e prova a trascinarmi via. Non so dove di preciso ma punta alle scale, quelle che scendono, non quelle che salgono e non mi piace il modo in cui mi sta tirando.
Strattono il braccio e mi libero dalla sua presa.
«Si può sapere che fai?»
Lui si morde le labbra poi si guarda intorno guardingo. O meglio, guarda in alto e deduco che la sua paura sia proprio Mad. Paura che lo induce anche a parlare con un tono di voce che è praticamente inudibile.
Mi sporgo in avanti e sollevo le sopracciglia.
«Parla più forte», sussurro a mia volta.
Lo sto palesemente prendendo in giro ma Milo è troppo spaventato per rendersene conto.
«Voglio mostrarti una cosa», farfuglia e stavolta riesco a capire. «Ma dobbiamo sbrigarci visto che hai solo mezz’ora».
Non ci vuole un genio per comprendere cosa voglia mostrarmi e l’idea mi irrita particolarmente per non dire che mi fa proprio infuriare.
Incrocio le braccia al petto piantando i piedi come due pali di cemento e torno a parlare con un tono di voce normale. Anzi, forse leggermente più alto in modo che tutti mi sentano.
«Non mi interessa. Non mi interessa cosa ha fatto, come e perché. Non mi interessa se ha rubato, picchiato o ucciso. E in realtà a nessuno dovrebbe interessare. Con il tempo la memoria sbiadisce, i fatti vengono travisati, la verità riscritta e così girano calunnie, pettegolezzi, vere e proprie menzogne che distruggono la vita altrui».
E io ne so qualcosa. Dopo la morte di papà hanno detto ogni cosa di lui, anche che era un criminale, per questo, mano a mano che le parole portano con sé ricordi dolorosi, il cuore batte più forte e la collera aumenta. Così tanto che Milo prova a intervenire, ma non gliene do il tempo.
«E non mi importa cosa hai a prova delle tue affermazioni. Rapporti, foto, video, verbali del processo. Non mi importa un cazzo! Tienteli per te e per tutti quelli qui dentro che, invece che svolgere il proprio dovere, perdono tempo a sparlare di colleghi o ex tali».
Lo sguardo di Milo corre alle sue scarpe, intimorito per non dire umiliato e forse sono stata troppo dura con lui, anzi, senza il forse, in fondo voleva solo aiutarmi, ma diavolo! Ha scelto il modo più sbagliato possibile, il più vigliacco e tutto ciò che posso concedergli è di non infierire oltre.
Tuttavia mi costa un grande sforzo. Deglutisco ogni altra parola che mi sale dalla gola, mordendomi quasi la lingua poi, lanciandogli un’occhiata che credo sia molto simile a quelle che lancia Mad a me, gli do le spalle e me ne vado. O almeno è ciò che vorrei se Milo non mi afferrasse per il gomito, impedendomi di andare.
«No, aspetta».
«Aspettare cosa, che mi parli male di qualcun altro? Magari della nuova arrivata. Questo è il vostro speciale benvenuto?».
Sono ingiusta, me ne rendo conto, ma sono davvero furiosa come se avesse colpito me in prima persona.
«Non voglio parlare male di nessuno. Solo che tu sia informata», insiste Milo.
Devo ammettere che per la prima volta lo vedo tirare fuori un po’ di risoluzione, per non parlare della fermezza con cui mi trattiene il braccio, e questo lo sta leggermente rivalutando, ma non abbastanza da quietarmi. Insomma non mi ha sentita? Non mi interessa e a proposito del mio braccio…
Abbasso lo sguardo sulle dita che me lo stringono e lui con un sussulto ritira la mano.
«Scusa», si schiarisce la voce. «Ma davvero… Mad Dog è… Può essere pericoloso», si corregge all’istante. «Tuttavia non è solo questo, ecco cosa sto cercando di spiegarti».
Allora è il caso si impegni, perché non sta spiegando proprio nulla. Tuttavia gli concedo qualche altro secondo, non di più, perché qualcosa nel suo atteggiamento sta suscitando la mia curiosità. Forse il suo sporgersi di lato a controllare che nessuno dei colleghi all’ingresso faccia caso a noi, oppure l’invito a spostarmi verso un angolo più appartato, fatto sta che mi ritrovo a seguirlo interessata.
«Non mi torna», sussurra pianissimo tanto che sono costretta a chinarmi verso di lui.
«Non ti torna cosa?»
«Tu e Mad Dog in coppia, da soli, fianco a fianco, appiccicati. Non mi piace».
Trattengo il fiato con la bocca secca, mentre le sue parole riportano nella mia testa immagini che sono sicura non c’entrino nulla con il suo discorso, ma le scaccio velocemente e mi concentro per focalizzare il punto della questione.
Io e Mad insieme non andiamo bene?
«Lo ha deciso il Commissario», lo informo. «Non io e nemmeno Mad».
Anzi, diciamo che lui era del tutto contrario.
«Sì, lo so», continua a biascicare Milo. «E quindi capisco ancora meno. Qui non si parla di altro. Da questa mattina tutti…»
«No, aspetta», lo blocco prima che vada oltre. «Nel Commissariato parlano di me e Mad?»
Milo scuote il capo come io non capissi.
«Tu sei nuova, non hai idea. Qualcuno ha fatto partire le scommesse su quanto ci metterai a finire all’ospedale. Come è accaduto a Bonfigli».
Se Milo mi avesse schiaffeggiata mi avrebbe scioccata di meno.
«Bonfigli non si è fatto male a causa di Mad», sbotto in sua difesa. «E se io in questo momento non sto cantando con gli angeli è per merito suo. Cosa non è chiaro del fatto che mi ha salvato la vita? C’è un rapporto, le dichiarazioni di Bonfigli…»
«A nessuno frega niente dei rapporti e delle dichiarazioni», mi interrompe Milo con un tono che di nuovo mi colpisce per la sicurezza che mostra. «Lui è un ex poliziotto che è finito in galera per aver disonorato il suo ruolo, la divisa, l’intero Commissariato. Qui lo odiano tutti».
«Tutti?», domando di getto.
No, non è vero perché Milo non mi pare provare astio nei suoi confronti. Paura sì, ma non astio e il mio amico comprende al volo.
«No, io no, però non mi fido. È sempre così taciturno, isolato e scontroso».
E che cosa c’è di strano?
«Se lo odiano come dovrebbe essere? Allegro e socievole? Magari risponde con l’odio all’odio».
Non ci credo veramente. Insomma, credo che Mad sia così di suo, ma stare in mezzo a persone che pensano solo cattiverie su di lui di certo non lo spinge a fare amicizia.
«Mette comunque i brividi con quello sguardo truce. Ma lo hai visto?», insiste e per poco non mi va il respiro di traverso.
Certo che l’ho visto per questo posso testimoniare che non è vero. Lo sguardo di Mad Dog può comunicare ben altre emozioni. È in grado di incendiare il sangue per esempio, suscitare attrazione e desiderio oltre ad animare sogni notturni. Tuttavia non posso spifferare una cosa simile, per cui resto in silenzio mentre Milo continua come io non fossi nemmeno più qui, perso nelle proprie ansie.
«Pare pronto a sgozzarti da un momento all’altro o picchiarti o ridurti in poltiglia», farfuglia mentre viene scosso da forti brividi e impallidisce.
Santo cielo, ma che cosa farebbe se un giorno si trovasse davanti un vero criminale pronto a sgozzarlo? Tremerebbe? Sverrebbe? Scapperebbe? Cosa?
«Comunque ora non c’entra niente come lo vedono gli altri o io», riprende richiamandomi alla conversazione. «Ti stavo dicendo che la decisione di farvi stare insieme ha suscitato molto clamore».
Di nuovo provo un singulto alla parola “insieme” e di nuovo la scaccio.
«Arrivi qui da un’altra città e cosa accade dopo poche ore? Ti affidano uno come lui? Senza altra supervisione? Non ha senso, a maggior ragione trattandosi di una come te».
Forse no. Insomma io per prima ho notato la stranezza della situazione, ma innanzitutto non sono nella posizione di contestare il Capo e poi nel discorso di Milo c’è qualcosa che attira la mia attenzione più di tutte queste considerazioni.
«Una come me? E cioè?», indago.
In realtà credo di aver capito dove sta andando a parare il discorso ed è inutile sottolineare per la terza volta che mi sta dando sui nervi, ma faccio finta di niente. Voglio prima essere sicura e Milo è così preso dalle proprie preoccupazioni che non si accorge di essere sull’orlo di un precipizio molto ripido e molto profondo.
«Una donna», afferma angelicamente.
E proprio qui lo volevo.
«Quindi il problema è questo. Che sono una donna. Se fossi stato un uomo sarebbe stato tutto a posto, immagino», borbotto con tono pericolosamente basso.
Milo apre la bocca per rispondere di getto, poi però forse un barlume di lucidità entra in quella zucca vuota e comprende. La richiude di scatto e assume un’aria concentrata. Credo stia scegliendo le parole e mi auguro per lui di sceglierle molto bene. Ci impiega qualche secondo poi scuote la testa e tira fuori la stessa sicurezza nella voce e nei modi che mi ha sorpreso poco fa.
«Anche un uomo, appena arrivato, con un grado inferiore all’ispettore, avrebbe avuto poco senso al fianco di Mad, ma tu… Sam, di’ la verità, hai mai visto affiancare a un detenuto in libertà vigilata una ragazza bella e sexy? E non dire che non c’entra niente perché c’entra eccome, non essere ipocrita. Quindi sì, una bella ragazza come te insieme a un cane rabbioso non ha alcun senso. Sembrate la Bella e la Bestia».
Ma si rende conto di cosa sta dicendo? No, non credo e per quanto riguarda la scelta di parole… È stata pessima.
«La Bestia alla fine si rivela un principe tramutato da un incantesimo. Un uomo buono, premuroso e dolce», gli ricordo.
Milo sussulta.
«Cristo santo, non crederai…»
«No, ovviamente no», lo blocco prima che tragga chissà che conclusioni.
Mad non è e non sarà mai un uomo dolce – Perché d’un tratto mi torna in mente la risata di ieri sera? – ma nemmeno l’animale che tutti descrivono. È questo il concetto fondamentale, insieme a un altro forse ancora più importante.
«Tu, che dici di sapere ciò che io ignoro», comincio cercando di far capire a Milo il motivo per cui sono così tranquilla. «Rispondi a una domanda».
«Vuoi sapere perché è finito dentro Mad Dog?»
Ancora?
«No, non mi frega un cazzo», ribatto secca. «La domanda è un’altra e ti prometto che se risponderai diversamente da ciò che credo, allora prenderò in considerazione le tue ansie».
«Precauzioni», precisa lui.
«Quello che sono», lo liquido velocemente. «Dicevo… Il Commissario Capo Santorini… In che rapporti è con Mad? Come lo conosce?»
«Da quanto so era ispettore qui quando Mad Dog era ancora l’agente Cooper. Hanno anche lavorato insieme ad alcuni casi. Quando è stato promosso e gli è stato assegnato questo Commissariato ha fatto di tutto per far ottenere a Mad la libertà vigilata e portarlo a lavorare con noi come consulente speciale. Sotto la sua stretta sorveglianza, ovviamente».
Come immaginavo. Anzi, molto più di ciò che immaginavo. Quindi Santorini è praticamente il benefattore di Mad.
«Perché? Perché lo ha fatto?», domando ancora visto che Milo pare proprio non arrivarci.
Mi scruta pensieroso e anche confuso. Ma come fa a non vedere l’ovvietà?
«Perché ha fatto uscire di prigione un poliziotto che ha disonorato tutto e tutti?», lo incalzo. «Per amicizia? Se fosse così dovrebbe essere ancora più arrabbiato con lui. E quale sarebbe la stretta supervisione? Un ufficio tutto suo? Orari che lui decide come gli pare? Casi su cui lavorare come un vero poliziotto? Mad qui è tutto tranne che un criminale e per volere dei nostri superiori. Deve esserci una ragione».
Possibile che solo a me salti all’occhio? No, forse ora anche a Milo. Sbatte le palpebre confuso e lo vedo mentre cerca di unire tutti i puntini per arrivare a una soluzione che concili le mie osservazioni con le sue idee, ma non c’è soluzione quando si è pieni di paura e pregiudizi.
Sì, il problema è proprio questo: i pregiudizi.
«Santorini, Bonfigli… Se loro che lo conoscono e si fidano, perché non dovrei io?»
«Perché tu sei la Bella», risponde di getto Milo poi le sue labbra si aprono in un sorriso mezzo imbarazzato e mezzo scherzoso. «E vedi il buono nelle persone. Persino in me nonostante qui dentro mi considerino un buono a nulla».
«Buono a nulla no», lo riprendo. «Sicuramente devi imparare ad avere più fiducia in te stesso perché le doti non ti mancano e nemmeno la sicurezza. La stessa che hai usato ora con me».
Lui sorride ancora più in imbarazzo.
«Lo vedi? Tu sei così. Ma questa non è una favola, Sam, e non c’è sempre del buono», insiste. «O c’è ma magari è mescolato con così tanto marcio che marcisce esso stesso».
O magari non tutti sono disposti a focalizzarsi su quel buono. È vero, mi sono fidata subito di Mad nonostante lui abbia fatto di tutto per trattarmi male, e non c’entra nulla il fatto che Santorini o Bonfigli gli siano amici. La verità è che me lo ha suggerito l’istinto oltre a ciò che finora ho avuto modo di vedere di lui. È un grandissimo stronzo o per lo meno ci si comporta, è acido, arrogante, presuntuoso, scontroso e molti altri aggettivi negativi che mi vengono in mente e che ho pensato finora, ma allo stesso tempo non è molti altri aggettivi negativi. Non è infido per esempio. Non è vigliacco, non è egoista e soprattutto non è malvagio. No, assolutamente non è malvagio.
«Le favole si ispirano alla realtà», insisto a mia volta. «E comunque io non sono una ragazza indifesa e lui non è un mostro».
Milo non sembra convinto ma a questo punto non sono affari che mi riguardano e non ho altro da aggiungere a una conversazione che è durata fin troppo.
«Posso andare ora?», gli domando e sorrido, un po’ per chiedergli scusa della rabbia che gli ho riversato contro, un po’ per rassicurarlo.
Spero lui sorrida allo stesso modo, ma Milo invece fa qualcosa di diverso.
Si sporge verso di me e mi sussurra all’orecchio.
«Va bene ma fammi un favore. Tieni gli occhi aperti, anche dietro la nuca».
Non molla, eh? Be’, nemmeno io.
«Le spalle me le guarda Mad», ribadisco.
Gli strizzo l’occhio poi gli do le spalle e salgo le scale con passo sicuro. È il mio modo di dirgli: ehi, guardami. Sto andando incontro alla tua bestia e ne sono felice. Ma ogni allegria cessa non appena mi ritrovo sulla seconda rampa di scale. Una persona sta scendendo e si tratta proprio di Mad. Mi blocco, con la mano ancora sulla ringhiera e la testa in su a scrutare il suo viso.
Da quanto è qui? Ci ha sentito parlare di lui? Domanda cretina. Da qui certo che ha sentito, ma cosa e quanto? L’ultima battuta? Le ultime due? O di più? Il cuore accelera la sua corsa e trattengo il fiato in attesa che sia lui a rompere il silenzio. E lo fa.
«Sei pronta?», mi chiede lanciando un’occhiata alla mia divisa e alla pistola. «La mezz’ora è passata».
Se sono pronta? Questo è tutto ciò che ha da dire? Cerco qualche traccia in quella maschera impenetrabile che è la sua espressione granitica, ma non trovo nulla se non il fastidio per il mio mutismo. E sarà il caso che io vi ponga fine se non voglio insospettirlo.
«Pronta!», esclamo entusiasta.
«Bene, perché ci aspetta una lunga mattinata. Io e Alessandro stavamo cercando le prove per incastrare il responsabile di un giro di spaccio in città ed è stato appena avvistato mentre entrava in un Bed and Breakfast insieme alla sua fidanzata. Dobbiamo entrare anche noi».
Uno spacciatore in un Bed and Breakfast. Perfetto.
«Ci sono complici nello stabile?», domando per farmi un quadro della situazione.
«Da appurare».
Mad scende i due gradini che ci separano quindi si ferma faccia a faccia con me. Non proprio faccia a faccia in realtà. Direi più faccia a petto, ma il senso è chiaro. Io sollevo la testa, lui la abbassa e i nostri sguardi si incastrano l’uno nell’altro. Solo che il mio è interrogativo, il suo particolarmente intenso. Le iridi chiare sembrano danzare mosse da un mare invisibile di emozioni indefinite e io sono in bilico tra il tuffarmi in quel mare e perdermi o restare al sicuro sul bagnasciuga a osservarlo.
Che cosa sta pensando per farmi un tale effetto?
«Tati», mi richiama con tono duro, tagliente come un rasoio. «Dobbiamo solo osservare e tu dovrai eseguire alla lettera i miei ordini. Chiaro? Niente iniziative pericolose».
Tipo quella di correre a inseguire un uomo armato convinta stia scappando mentre invece sta solo aspettando dietro l’angolo per bucarmi la testa? Chiarissimo.
Prendo fiato per rispondere, ma Mad supera velocemente altri scalini. Tuttavia non è la sua discesa a impedirmi di replicare ma ciò che aggiunge, mentre mi passa vicino.
«La Bestia non permette a nessuno di toccare la Bella».
È solo un sussurro. Suoni leggeri come il fruscio del vento e potrei anche essermi immaginata tutto eppure, realtà o immaginazione che sia, i miei polmoni restano senza aria.
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