MAD DOG
Capitolo 27 di 34

Scritto il 22/09/2026
da MARIKA SM


⏱ ~13 min · 2532 parole

Mad Dog – L’ultima verità

 

Devo cominciare a tremare adesso oppure quando mi abbasserò? Non è che non mi fido di Tati, al contrario, ma le nostre possibilità sono minime. Saremo costretti ad agire velocemente e senza riflettere più di tanto. Quindi lei fa il segnale, io mi abbasso, lei spara – o così immagino – e poi? Poi scappiamo più velocemente che possiamo.

Ecco quindi la risposta al mio dubbio di poco fa. Mai. Le mie gambe non devono tremare, né adesso, né mai.

Contraggo i muscoli per prepararmi alla corsa e, in attesa di questo maledetto segnale, fisso Furlan. Lo stronzo, maledetto, Furlan. Ha tentato di dividerci, di minare la sua fiducia in me, ma gli è andata male ed è tale pensiero che mi spinge a provocarlo con un ghigno sarcastico.

«Le vostre menzogne non vi aiuteranno più».

Lui tuttavia non si scompone. Resta a osservarci in silenzio, o meglio, osserva un punto lontano da noi, alla nostra destra. So cosa sta guardando perché anche la mia attenzione da qualche secondo è rivolta in quella direzione. I suoi scagnozzi dall’altra parte del vicolo si stanno avvicinando. Sono in due, armati ovviamente, in penombra.

«Arrivano in due», sussurro a Tati perché solo lei senta. «Da destra. A sinistra invece Furlan e un altro».

«Stai pronto», replica lei.

Inspiro.

«Sono pronto da un pezzo, Tati. Sbrigati!»

«Ho quasi fatto».

Ma fatto cosa? Abbiamo solo una pistola per difenderci, che cosa c’è da preparare? Io mi abbasso e lei apre la strada sparando. Molto semplice, diretto e rischioso anche. Merda!

«Tati», la richiamo.

«Dieci secondi».

Vorrei davvero voltarmi per capire, ma ho detto che mi fido giusto?

Inspiro di nuovo a fondo stringendo i pugni e stavolta mi rivolgo proprio a quei due che di secondo in secondo guadagnano terreno.

«Non crederete che siamo disposti ad arrenderci facilmente, vero?»

Quelli esitano, ma solo un istante, poi riprendono l’avanzata. Sono a non più di cinque metri e proprio non so…

Qualcosa di duro mi colpisce alla schiena. Non credo sia una mano, più che altro una testata, ma non c’è alcun dubbio che questo sia il fantomatico segnale.

Finalmente!

Piego le gambe di scatto per lasciare la linea di tiro libera a Tati, preparandomi al caos che scoppierà, quando le mie orecchie sentono qualcosa che non dovrebbero.

Silenzio. Ciò che mi circonda è un misterioso quanto preoccupante silenzio. Dura qualche istante, il tempo che io sbatta gli occhi e li sollevi su di lei per capire se per caso sia svenuta.

No, non è svenuta, ma fra poco lo sarò io.

Tati se ne sta in piedi, con braccia e mani in alto, completamente disarmata. E tuttavia non è niente rispetto a ciò che accade subito dopo.

«Ci arrendiamo!», esclama.

Ci cosa?

Mi rialzo di scatto per coprirla andando alla ricerca della mia pistola, ma lei si sposta di un passo schivandomi e, peggio ancora, avvicinandosi ai due che ora sono immobili, presi alla sprovvista quanto me.

«Non ha senso fuggire, ci hanno circondati. Ci arrendiamo», insiste lei.

No, non ci arrendiamo, né lei né tantomeno io.

«Tati», la richiamo secco mentre cerco di decidere se ucciderla con le mie mani o tornare al piano originario: agguantarla e scappare.

Ma lei continua a camminare in direzione dei due avversari e la seconda ipotesi, con quelle pistole puntate su di noi, diventa sempre più infattibile.

«Torna qui», le intimo.

Lei scuote il capo.

«Bisogna capire quando non si può vincere. Da morti non si risolve niente».

Mi prende in giro?

«Hai forse dimenticato che vogliono ucciderti?», farfuglio mentre cerco un’alternativa a tutto ciò.

Ma la mia mente è in subbuglio, offuscata e molto poco lucida. Non riesco a pensare vedendo Tati così vicina al pericolo.

«Non più, lo hai sentito. I suoi piani sono cambiati».

Tati lancia un’occhiata a Furlan.

«Perché ora vuoi qualcosa da me, giusto? O magari da noi. Ti serviamo».

«Sì, voglio qualcosa», ammette Furlan. «E solo voi potete aiutarmi».

«Aiuto?», irrompo io con la collera che mi manda il cervello ancora più in tilt. «Non ti aiuterei per nulla al mondo».

«Lo immagino. In fondo sono l’uomo che ti ha distrutto la vita. Oppure no?», aggiunge, lanciandomi una strana occhiata.

È tra il divertito e lo spocchioso e, non so perché, mi rimescola lo stomaco peggio del piccolo tradimento appena subito da Tati. Che sia un altro dei suoi tentativi di manipolarci? Devo ammetterlo, Furlan si sta rivelando più subdolo di quanto credessi, molto bravo a instillare dubbi e destabilizzare gli equilibri.

«E se ti dicessi che c’è un’altra persona che è la vera artefice di tutta questa rovina? Se ti dicessi che la persona che in questi anni ha tenuto in mano i fili della tua vita è anche quella che ha i fili della mia e che voglio liberarmene?»

Direi che sta mentendo. Che sì, sta solo cercando di confondermi, eppure mi domando: a che scopo? Ha lui il coltello dalla parte del manico. Tati è nelle sue mani. Porca puttana, ha appena raggiunto i due uomini armati e ora è loro ostaggio mentre io sono solo qui in mezzo al vicolo, disarmato e abbandonato. Insomma, per quale motivo dovrebbe mentire? Potrebbe farci fuori in pochi istanti.

Che sia quindi tutto vero? Che questo fantomatico burattinaio esista? Anche fosse, non significa che posso fidarmi di Furlan. È un bugiardo della peggior specie. Tuttavia posso usare la situazione a mio vantaggio.

«Quindi che cosa vuoi esattamente, un patto?», indago.

Da quanto ho capito è ciò che mi sta proponendo e ora sono davvero curioso. Chi sarebbe questa fantomatica persona che lo tiene per le palle?

Furlan sorride.

«Sì, ci sei arrivato. Un accordo. Io tengo al sicuro la tua ragazza».

Al sicuro, eh?

«E tu liberi entrambi».

«Da chi? Come? Perché?»

«Da chi, lo saprai a suo tempo. Non voglio rovini tutto con il tuo fare da scimmione senza cervello. Il perché è semplice. Sono stanco di essere costretto a ciò che non voglio. A mettere a rischio il mio nome e la mia carriera. Voglio tornare alla mia vita ed essere libero di prendere le mie decisioni come prima che tutto questo iniziasse».

Oh, poverino, lui è stanco. Non sarà per caso che vuole smettere di avere un padrone per essere più ricco e potente?

«Come?», riprende lui richiamando la mia attenzione. «Trovando e portandomi qualcosa che permetterà di distruggere questa persona».

Mhh… Si sta facendo complicato. Troppo.

«Dove sta l’inghippo, Furlan? Perché devo farlo io? Tu hai mezzi, uomini, risorse… Io attualmente sono ricercato».

«No, non lo sei. Controllo io la posizione della tua cavigliera, puoi stare tranquillo. Nessuno a parte me sa dove sei quindi finché lavorerai per me sarai al sicuro».

«E dopo?», domando di getto. «Che ne sarà di me, dopo? O di lei?», aggiungo, indicando Tati.

In realtà lo so perfettamente ma voglio lo ammetta ad alta voce. Voglio smetta di fare tutta questa sceneggiata dell’uomo onesto e irreprensibile che è stato schiavizzato da chissà chi e costretto a cose orribili. Forse dimentica che io so chi è lui.

«Dopo dipenderà da te», è la sua risposta laconica. «Come dipende da te la vita dell’agente Bonetti».

Certo, quindi mi sta dicendo che se porto a compimento la sua richiesta, se io non faccio cazzate o tento di fregarlo, lei vivrà. Lei sarà rilasciata e non avrà più nulla da temere.

Stronzate! Mi crede nato ieri? C’è qualcuno di cui lui vuole liberarsi, non ne dubito, ma non riuscirà mai a convincermi che quando avrà ottenuto il suo obiettivo, noi due vivremo. Lei non vivrà. Non starà bene e non sarà nemmeno al sicuro e se solo lei non si fosse consegnata, ora il caro Furlan avrebbe la risposta che merita.

Perché? Perché Tati lo ha fatto? La situazione era brutta, ma perché consegnarsi così? Perché si è arresa? 

Mi volto nella sua direzione e cerco il suo sguardo. È semibuio e non vedo niente oltre due pozzi scuri e profondi, ma forse sono proprio quelli i suoi occhi. Forse Tati non si è arresa per niente. E ora che ci penso… Non sarebbe da lei. No, la donna che conosco non avrebbe mai ceduto. Dà la caccia agli assassini di suo padre da più di dieci anni e ora che probabilmente ne ha uno davanti, cede?

MA ALLORA COSA…

D’un tratto scorgo due luccichii nella notte. Due lampi carichi di odio e determinazione, proprio lì, al centro di quelle macchie d’inchiostro ed ecco la mia risposta: Tati è pronta ad agire.

La sento prendere il respiro poi la sua voce calda, ma allo stesso tempo sicura, risuona nel vicolo con la potenza di un tuono.

«Quindi secondo te la mia vita dipende da lui?», grida. «Ecco l’errore che fanno tutti».

E dopo il tuono arriva il fulmine.

Uno sparo lacera l’aria, improvviso, letale e l’uomo al fianco di Furlan muore sul colpo. Poco più che ho il tempo di accorgermene anche perché la mia attenzione è tornata su Tati. Ha preso i suoi due carcerieri alla sprovvista colpendoli rispettivamente con una gomitata allo stomaco e un pugno sotto al mento. I due barcollano, confusi, ma non abbastanza da non serrare ancora nel palmo le loro armi e rivoltarle contro di lei.

«Tati», chiamo, correndo per raggiungerla, tuttavia lei non ha bisogno di me.

Cazzo, non ne ha davvero.

Si muove veloce, più veloce di quanto le abbia mai visto fare e soprattutto con una tecnica che…

Deglutisco, sgranando gli occhi.

Non è possibile!

Tati si avventa contro il primo avversario. Lo centra al gomito con un colpo di taglio e il braccio dell’uomo crolla inerte lungo il suo fianco, poi si gira di scatto e usa la stessa mossa anche con il secondo. Le due pistole volano sul terreno e lei conclude il lavoro con due calci alle palle, potenti e ben piazzati. I due stramazzano al suolo, forse più morti che vivi mentre io rimango imbambolato come un fesso.

Cristo Santo! Come ha fatto? Come è riuscita a usare una tecnica che le ho mostrato una sola volta?

«Mad», mi richiama lei. «Furlan!»

Sbatto gli occhi. Sono un fesso davvero. Devo occuparmi di Furlan. Manca solo lui.

E purtroppo manca davvero, in tutti i sensi. Quando mi volto alla sua ricerca mi accorgo che lo stronzo vigliacco si è volatilizzato.

Fanculo! Era un’occasione d’oro. Come diavolo ho potuto permettere mi sfuggisse? Purtroppo lo so bene come. Ero talmente concentrato sul proteggere Tati e accorrere in suo soccorso che ho perso di vista tutto il resto. E invece lei non aveva bisogno di niente. Lei è stata perfetta. Ha studiato un piano e lo ha messo in pratica con precisione chirurgica. Sono io stavolta ad aver sbagliato.

«Sei stata grande!», esclamo, non appena mi raggiunge. «Come ci sei riuscita?»

Lei sgrana gli occhi, sbattendoli confusa.

«No, aspetta. Mi hai appena fatto un complimento?»

In effetti non è da me, ma non posso esimermi, non stavolta.

«Te lo sei meritato. Ma come sei riuscita a replicare quella mossa?»

Non ha ancora risposto e questo d’un tratto mi insospettisce.

Lei solleva le spalle.

«Ho provato. In realtà ho colpito un po’ a caso. Ricordavo solo dove mi avevi colpita tu e ho provato a fare lo stesso».

A caso? Il suo piano chirurgico quindi si fondava sul caso? Ritiro tutto ciò che ho appena detto.

Non ho fatto bene a guardarle le spalle, ma più che bene. Ha avuto solo fortuna. Ma come diavolo devo fare con lei?

«E se non avesse funzionato?», la rimprovero.

Lei tuttavia non si scompone – e quando mai? – e sorride compiaciuta.

«Avrei comunque trovato un modo per atterrarli. L’intento era distrarli e disarmarli. Non importava con quale tecnica».

Sì, ha ragione e in effetti il suo piano era buono, ma resta il fatto che non può sempre agire senza valutare bene ogni opzione. È forse il suo più gran difetto. Certo, l’alternativa in questo caso era peggiore quindi…

Inspiro. Quindi forse devo cominciare ad accettare il fatto che Tati sia davvero autonoma e starle meno addosso. Fidarmi di più, esattamente come lei.

Anche poco fa… Il modo in cui non si è lasciata turbare dalle parole di Furlan. Erano una bomba che poteva distruggere tutto e invece lei è rimasta impassibile. Ne sarei stato capace al suo posto? No, non credo. Io avrei dubitato e probabilmente avrei fatto uccidere entrambi.

È questa la differenza tra me e lei. Tati si è donata a me in tutto e per tutto, mentre io… Io ho ancora i miei segreti. Segreti che se scoperti da lei forse cambierebbero tutto.

Forse? O sicuramente?

Se scoprisse che le ho mentito spudoratamente, senza ritegno o attenzione per i suoi sentimenti, che succederebbe? Sarebbe la mia solita Tati? O quel “mia” verrebbe cancellato?

All’idea un brivido mi scende lungo la spina dorsale così violento che per poco non mi cedono le gambe e ne resto sorpreso.

Insomma, che mi prende? Perché ora tutte queste esitazioni?

C’è un motivo se finora le ho nascosto alcuni particolari. Non ho mai avuto ripensamenti o pensieri di alcun tipo, non ho mai sentito il bisogno di giustificarmi, perché sapevo di agire al meglio, e allora perché adesso sto dando credito al senso di colpa?

Senso di colpa, sì, perché le sue iridi piene di ammirazione, stima e…

Boccheggio senza fiato e senza saliva, incapace di pronunciare quella parola, ma devo. Porca puttana devo dirlo. Non ha senso continuare a negarlo.

Amore. I suoi occhi pieni di amore mi avvolgono in un abbraccio caldo e ristoratore dopo anni di solitudine e amarezza, e proprio per questo mi stanno uccidendo. Mai come adesso sento di non meritarlo.

Con che coraggio continuo a mentirle?

E infatti il coraggio mi abbandona all’improvviso e la mia testa crolla di schianto.

«Mad?», mi chiama lei subito preoccupata.

Mi circonda il viso cercando di sollevarmelo per incontrare il mio sguardo, ma continuo a negarglielo.

«Stai male? Sei ferito?»

Ferito? Sì, direi di sì, ma nulla in confronto a ciò che accadrà fra poco. Lo so, me lo sento. Eppure devo affrontarlo. Tati se lo merita. E allora, meglio sputare fuori la verità, prima che il calore del suo tocco mi ricordi quanto era desolante vivere senza e io cambi idea.

«È vero», confesso tutto d’un fiato.

«Cosa? Vero cosa?», chiede lei e un mezzo sorriso le aleggia sul viso.

Ancora per poco.

«Ciò che ha detto Furlan».

Le sue mani si ritraggono di scatto ed eccolo, il vuoto che temevo. Mi sento precipitare in esso e per non sfracellarmi sollevo il capo alla ricerca di lei. Anche se non mi tocca più, anche se si è allontanata di un passo da me, anche se mi guarda confusa e spaventata, lei è tutto ciò che ho per restare in piedi.

«Di che stai parlando?», domanda con occhi spalancati.

Del più grosso errore della mia vita.

«La telefonata, Tati», affermo e non so nemmeno dove trovo la voce.

Mi pare di avere un macigno in gola e un ferro arroventato piantato nello stomaco.

«La telefonata per avvertire Furlan dell’incontro. È tutto vero».

«P… Perché?», balbetta lei.

Inspiro e tiro fuori l’ultima verità.

«Perché quel giorno lui doveva morire».

 

 

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