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Davide passò il palmo contro la guancia, ma la stoffa del costume che aveva noleggiato sparse le lacrime e non le assorbì.
Finalmente lasciò sfuggire un mugolio di disappunto – una specie di bestemmia non articolata – divorato in un attimo dalle risate di chi aveva attorno e rendeva più difficile la sua fuga.
Quella pessima idea gli era costata soldi, tempo e un cuore. Soprattutto un cuore. Perché i soldi li avrebbe recuperati e il tempo non era una perdita importante, ma di cuore ne aveva uno e ora che era spezzato a metà come l’avrebbe rimesso insieme?
«Permesso! Permesso!» ruggì, quasi spintonando chi gli stava davanti.
Qualcuno si limitò a rimbrottare, qualcun altro gli disse qualcosa in dialetto che non capì, tranne quel chiarissimo “Va’ in móna!”.
«Socc’mel!» ringhiò, ma non lo sentirono né lui tornò indietro per ribadire il concetto. Voleva solo lasciare la piazza, rifugiarsi in albergo e strisciare fuori da quel costume scelto di proposito, perché aveva colori simili a quello di Andrea in modo che, sempre romanticamente, potessero fare coppia. Ma era stato solo uno sciocco che aveva creduto troppo in sé stesso. E dire che, quando aveva adocchiato l’abito, ultimo rimasto per essere affittato, aveva creduto fosse un segno del destino.
Oro, con rifiniture dello stesso rosso di quello di Andrea che invece era tutto rosso, con le rifiniture d’oro. Insieme avrebbero potuto fare alba e tramonto e invece non erano proprio niente.
All’ennesima spinta si sentì afferrare per un gomito e trattenere.
«Jacques?»
La voce di chi lo aveva fermato fremeva, ma quando si voltò, negli occhi azzurri che esplosero come il cielo sulla laguna, una diversa sorpresa si sovrappose all’urgenza. La mano lo lasciò andare.
Davide rimase per un attimo aggrappato a quegli occhi sconosciuti, prima che le lacrime tornassero più forti di prima. Riprese la sua fuga, lontano da ogni travestimento, da ogni risata, da ogni scherzo. Lontano dal Carnevale che nascondeva i segreti sotto strati di stoffa pesante, come polvere sotto al tappeto.
Lui era stato il segreto che Andrea aveva voluto celare agli altri dietro al rosso e all’oro del suo costume e, al contempo, aveva portato in palmo di mano il segreto che aveva celato a lui. Non si poteva nascondere tutto a tutti. Era più facile mentire a una persona sola che a dieci, venti o cento della sua famiglia e dei suoi amici. Lui era uno e poteva soffrire.
Davide uscì dalla ressa e si appoggiò al muro di un vicolo per prendere fiato, ma gli parve di non avere abbastanza aria attorno e troppo peso sul petto. Scivolò a terra e lì rimase, a respirare con la bocca spalancata i segreti dell’intera piazza che continuavano a venire spifferati in mezzo a tutte quelle risate artificiose.
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