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Quasi che la penombra non fosse sufficiente, Annabelle chiuse gli occhi. Attorno a sé percepiva un brusio che non era solo sonoro, fisico: erano tutti lì, con le loro emozioni e paure, disposti come in un cerchio magico di cui lei era il centro. Quattro donne e sei uomini. Non li captava come individui distinti ma simili a una fiumana composta da diverse correnti turbinanti. Si sentì forte. C'era dell'energia potente in quella casa: una dimora antica, dove molti erano nati, vissuti e morti. Uno scrigno di gioie ma anche di tragedie. Era certa che quel pomeriggio non avrebbe avuto bisogno di toccare nessuno per schiuderne le porte dell'animo.
«Allora, quanto ci vuole?»
La voce di Quentin Parnell non la distolse dalla concentrazione, ma attirò la sua mente. Lo vide come una fiammella tremante, pavida, ritratta su se stessa. Povero Quentin. Contrariamente al suo aspetto un po’ rozzo, all'interno era insicuro come una debuttante alla prima uscita in società.
«Miss Annabelle?»
«Lady Julia mi sta parlando» annunciò con gravità.
Per un istante ci fu silenzio sbigottito, poi il rumore di una sedia che slittava sul pavimento. «Julia? Non mi avete detto che avreste evocato lei. Questo è…»
«Quentin, siediti.»
La voce di Thomas, in tono asciutto di comando.
«Significa… che lei è ancora qui?» bisbigliò concitata Mrs. Parnell. Qualcosa in lei frullava come un uccello fatto prigioniero. «In questa casa?»
L'animo della giovane sposa era pieno d'amarezza. Annabelle percepì il risentimento, acuto come la lama di uno stiletto. Dopo un anno dalla morte, non aveva ancora smesso di odiare sua cognata.
«Non se n'è mai andata» disse con dolcezza, perché ora poteva comprendere il dolore di un amore ferito. Aprì gli occhi per un istante.
Quentin era in piedi, pallido. Sua moglie lo fissava, le labbra strette in una smorfia amara. Avrebbe potuto lenire quel dolore, ma non ce n'era il tempo.
«Non è stata colpa mia» disse l'uomo.
«Naturalmente no» confermò Annabelle.
«Julia… Julia, mi senti?» Quentin ruotò la testa come alla ricerca di qualcosa di invisibile.
«Quentin, di che diavolo stai parlando?» Thomas si stava innervosendo. Fissava sospettoso il cognato.
Per un istante l'armonia di Annabelle fu turbata dal risentimento per tutta la sofferenza che quella donna aveva provocato. La scacciò da sé con decisione. La sua mente fluttuò e, simile a un pianista che componga un arpeggio su una tastiera, si adoperò su quella sconvolta del possidente.
«Non… è stata colpa mia» ripeté lui, più piano. «Io non potevo, semplicemente, io…» Scosse la testa e, rendendosi conto che tutti lo fissavano, tornò a sedere. La sua agitazione si stava imprevedibilmente placando.
«Lady Julia è molto inquieta» annunciò Annabelle.
Di nuovo rumori di sedie che si scostavano, ma nessuno si alzò. Edmund Crane ritrasse la mano dalla tavola, poi si fermò senza completare il gesto. «E ne ha ben motivo» disse.
Doveva essere la prima volta che apriva bocca in una riunione dei suoi nobili ospiti. Lady Fairleigh gli lanciò un'occhiata indispettita ma lui era come avvolto su se stesso, incapace di cogliere suggerimenti dall'esterno. Il suo volto attraente era arrossato, quasi stesse per avere un colpo apoplettico.
«Mi dispiace, Lord Fairleigh» disse, con lo sforzo di uno che si stia strangolando con le sue stesse parole. «Voi siete padrone di sfidarmi a duello e con quello che vi ho insegnato potete anche uccidermi, ma io ve lo devo dire. Siete stato fortunato a liberarvi di quella donna.»
«Maledetto animale!» Brian Rice balzò in piedi. La rabbia gli distorceva i lineamenti. Non c'era più nulla di languido in lui. «Come osate parlare così di una signora, miserabile straccione?»
Da rosso che era, Crane divenne mortalmente pallido. L'agitazione lo abbandonò. «Perché Lady Fairleigh non era una signora. Mi dispiace dirlo.»
Annabelle si girò a controllare Lord Wadelton. Sembrava inchiodato sulla sedia, incapace di replicare. Come al solito, quando era il momento di agire si ritraeva e cercava scampo in un'opportuna confusione mentale. Avrebbe potuto aiutare anche lui, a tempo debito.
Thomas accennò ad alzarsi. Annabelle fece segno di no con il capo. Non era il momento di darsi arie da marito offeso. C'era un altro che sembrava inchiodato al suolo. Le labbra di Charles Fairleigh stavano tremando, i suoi occhi erano sbarrati, fissi avanti, come ciechi.
«Sedete, Mr. Rice» ordinò Annabelle.
Lui accennò a protestare, poi cambiò idea e obbedì. La ragazza chiuse di nuovo gli occhi. Le parve che il suo corpo si gonfiasse, divenendo al contempo più leggero. Una strana forma d'energia correva attorno a lei, senza realmente possederla, ma definendo il contorno della sua persona. La lasciò vagare, per un istante incerta tra le diverse emozioni che l'avvolgevano. Ce n'erano talmente tante e così vivide… Rancore, dolore, colpa… Colpa. Una sensazione forte, amara e disperata. Ora ne avvertiva l’origine.
«Charles» disse piano.
Il giovanotto arretrò con il corpo, senza riuscire a far spostare la sedia sul pavimento. «No» implorò.
«Oh Charles» implorò di rimando Annabelle. Il cuore le doleva per la sofferenza che questo avrebbe provocato.
«Oh Dio!» gridò lui. «Speravo che fosse finita!»
«Come poteva finire?»
«Charles!» Lady Fairleigh, quasi in un sospiro.
«Charles… eri tu?» Nella voce di Thomas risuonarono incredulità e orrore.
Annabelle avvertì l'esplosione del suo dolore senza bisogno di guardarlo in faccia. Dolore per il fratello, non per la donna che gli aveva scagliato contro il proprio odio, un anno prima. Che aveva rovinato la sua vita.
«Tu… oh mio Dio… Non avevo idea…» La voce balbettante di Lady Lydia fu interrotta da quella stridula di Lady Fairleigh.
«Charles! Non è vero, non posso crederci…»
Il figlio minore chinò il capo come un bambino, sotto il rimbrotto della madre. Inghiottì anche come un bambino. «Io… la responsabilità fu mia» disse. La decisione delle parole era contraddetta dall'insicurezza del tono. «Julia non fu da biasimare. Lei… lei aveva motivi… lei era…»
Una risata aspra interruppe il suo balbettante tentativo di giustificazione. «Vi disse forse che Lord Fairleigh la disprezzava?» Edmund Crane batté le palme sul ripiano del tavolo. «Che aveva tresche con le mogli degli affittuari?»
«Cosa?»
L'istruttore di scherma girò la testa verso Thomas. «Mi dispiace Lord Fairleigh. Questo era quel che vostra moglie raccontava di voi. E facendolo, piangeva a calde lacrime. Oh, l'effetto delle lacrime in quei meravigliosi occhi celesti…» Rise di nuovo, in una maniera tanto amara che sembrava lui stesso in procinto di piangere. «Avrei potuto commettere una follia per quegli occhi. Ma non lo feci. E non ho mai avuto ragione di pentirmene.»
«Se Lord Fairleigh non vi sfiderà a duello» sibilò rabbioso Brian Rice, «ci penserò io.»
«E sarà un mio piacere, sebbene non un onore» replicò l'altro, con un cenno sprezzante del capo. «Non facevate che girarle attorno annusandola come un cane. Ce l'avevate nel sangue, vero?»
«Smettetela! Smettetela!» Susan si protese sulla tavola. Tremava talmente che dovette puntellarsi con le mani. «Ma che cosa sta succedendo? Che significa tutto questo?»
«Vedete, Lady Susan, la verità è che Brian Rice non veniva a Fairleigh Hall per voi» disse freddamente l'istruttore. «Era a vostra cognata che stava mirando.»
«Assurdo!» La ragazza si volse incredula al suo vecchio corteggiatore. «Brian, non intendete dire niente?»
Il volto del giovanotto era distolto dall'ira, ma lui sembrava al momento incapace di mettere insieme una difesa a parole.
«Chi c'era con Lady Julia, quel giorno alla scogliera?»
Al suono della sua voce, tutti si volsero a guardare Annabelle.
«Lady Julia disse a Lord Farleigh che intendeva andare via, fuggire da Farleigh Hall con l'uomo di cui era innamorata. Per cui doveva avere appuntamento con qualcuno, sulla scogliera.»
Ora erano tutti silenziosi, concentrati su di lei.
«Mr. Seldon, dovete dirci qualcosa?»
Charles aprì e richiuse la bocca. Il suo volto mostrava una smorfia ostinata, quella di un ragazzino che intenda negare al di là dell'evidenza.
«Non c'eravate voi sulla scogliera, assieme alla moglie di vostro fratello?» insistette dolcemente Annabelle.
«Io… io… Sì. Mi aveva dato appuntamento…» Esitò, poi rialzò di scatto la testa, girando uno sguardo sui volti che lo circondavano. Emise una risata roca. «Era così simile a lei! Non potevamo incontrarci nel giardino o nella hall, quanto a questo. Doveva essere la scogliera. Tanto più drammatico!»
Annabelle fece un gesto, come per spazzare via quell'ironia inopportuna. «Raccontateci cosa avvenne. È venuto il momento di farlo.»
«Cosa avvenne?» Il giovanotto si girò verso il fratello, che lo fissava col viso di pietra, apparentemente privo d'emozioni. «So di aver commesso un'azione terribile, Thomas, ma per un po’ ho pensato di amarla.» La sua voce era esile, ma nella stanza era caduto il silenzio. Solo il rumore della pendola scandiva il tempo. «Lei appariva così sola, fuori luogo. Era infelice e nessuno poteva aiutarla.»
«E voi possedevate l'unica anima affine, in questo deserto che la circondava.»
Alle gelide parole di Crane, Charles girò il capo verso di lui. Tuttavia il suo sguardo era cieco e sembrava non vedere nulla. Quentin Parnell emise una sorta di grugnito, senza ulteriori commenti. Annabelle si trattenne dal sospirare. Che imbroglio inestricabile era l'amore…
«Vi dovevate incontrare sulla scogliera» riprese, per incitare il giovanotto a proseguire nel racconto. «Ci siete andato?»
Charles annuì. «Sì. Sarei dovuto arrivare con una carrozza per fuggire in Francia. Ma io non potevo farlo. Questo avrebbe distrutto la nostra famiglia.»
Thomas emise un ghigno sprezzante e suo fratello scrollò le spalle, rassegnato alla perdita di quell'ultimo brandello di stima che era riuscito a strappare per se stesso. «So che non è sufficiente a redimermi» disse in tono implorante.
Gli occhi di Lord Fairleigh scintillavano anche nella penombra, come quelli di un gatto. «Difatti non è sufficiente» disse, gelido.
«Lady Julia non sarà stata contenta di saperlo» intervenne Annabelle. «Si infuriò? Litigaste?»
«Sì. Era… era davvero terribile, così infuriata.» Charles deglutì, sbarrando gli occhi come se rivedesse la scena. «Poi arrivò Thomas. Aveva in mano una pistola.»
Tutte le teste si volsero in direzione di Lord Farleigh, che continuava a fissare il fratello, le labbra strette in una linea rigida e gli occhi scintillanti di fredda furia.
L'altro proseguì. «Sparò un colpo in aria. L'esplosione lo sbilanciò, cadde in terra, con la faccia nel fango. Andai a tirarlo su e mi accorsi che era completamente ubriaco, oppure…» Gli lanciò un'occhiata colpevole. «Oppure Julia gli aveva messo qualcosa nel tè della sera. Mi disse che l'avrebbe fatto, in modo che non ci seguisse, ma non le avevo creduto. Lo sollevai e lo riportai in casa. Palmer mi aiutò a metterlo a letto.»
«E Lady Julia?»
Si strinse nelle spalle. «Credevo che mi avrebbe seguito.»
«E non avete pensato di assicurarvi che lo facesse davvero?» ritorse Brian Rice. «Che bell'esempio di gentiluomo…»
«Non potevo occuparmi di entrambi e Thomas non era in sé.»
«Adesso basta, avete capito? Basta!» Mary Parnell si alzò di scatto, rovesciando la sedia sul pavimento. «Non voglio sentire più niente! Questa non è una seduta spiritica, questo è… è…»
Si portò le mani alla testa, sconvolta.
«Un processo?» completò per lei, ironico, il maestro di scherma. «Vedo che ci siete arrivata anche voi. E il giudice...» aggiunse, voltandosi ad Annabelle, che continuava a sedere in olimpica serenità. «Il giudice, se non sbaglio, è Miss Tressilian. Non è così?»
«Né giudice né inquisitore, Mr. Crane. Perché non vi sedete, Mrs. Parnell? La seduta non è ancora terminata.»
«Be’, per me lo è.» Mary arretrò, andando a sbattere contro la sedia rovesciata. «Non ne posso più di sentir parlare di Julia. Non ne posso più di lei. Più più più!» La sua voce terminò in un suono stridulo, mentre con le braccia colpiva l'aria, quasi stesse percuotendo qualcosa che solo lei era in grado di vedere. «Voi tutti l'amavate ma io la odiavo. Voleva avere tutti gli uomini ai suoi piedi, anche quelli che non le appartenevano! Era una donna orribile! Speravo che morisse…»
«E magari l'avete aiutata a farlo» intervenne Brian Rice.
«Non dite stupidaggini» protestò Quentin. «Mia moglie non ucciderebbe nessuno.» Allargò le braccia per circondare il corpo della donna, ma lei non glielo permise. Arretrò e continuò a tempestare furiosamente l'aria, con le lacrime che scivolavano copiose sulle guance.
Sua madre la fissò a bocca aperta, incapace di pronunciare una sola parola per calmarla.
«Mr. Parnell, è meglio che portiate fuori vostra moglie» disse Annabelle, preoccupata.
«La seduta termina qui anche per me.» Edmund Crane si scostò dal tavolo. «E anche il mio impiego, suppongo.»
«Dove credete di andare?» protestò Brian Rice, cercando di aggirare il tavolo per accostarsi all'uomo. Quando gli passò accanto, Thomas lo afferrò per la giacca, trattenendolo. «Non può andarsene» insistette furibondo il giovanotto. «Sono sicuro che sia stato lui a uccidere Lady Julia!»
«Brian, smettetela!»
Thomas ne aveva abbastanza anche lui di tutta quella storia. Se avesse immaginato a cosa avrebbe portato, non avrebbe mai dato il consenso. Ora sapeva di non essere lui l'assassino di sua moglie, ma la verità che gli si era svelata gli impediva di provarne sollievo. Sua moglie era stata una sgualdrina. Forse non quando l'aveva sposata, ma questo significava allora che la colpa e la responsabilità ricadevano su di lui. L'aveva resa infelice, condannandola alle sue follie, che avevano trascinato alla perdizione anche Charles.
‘Tommy, no’, pensò Annabelle, affranta. Tra tutte le emozioni che la circondavano, percepiva in maniera più nitida le sue, quasi vibrassero con maggior forza. Sapeva cosa stava pensando, sapeva che si vergognava e rimproverava se stesso.
Poi, nella disperazione di cui riconosceva la fonte, avvertì qualcos'altro. Qualcosa di non altrettanto forte, ma di conosciuto, che la fece rabbrividire in maniera violenta.
Si sollevò dalla sedia, ma ricadde subito a sedere. Era quella sensazione di vuoto percorso da una furia incandescente che già una volta l'aveva colpita. Furia e gioia maligna. Godimento nella sofferenza altrui.
Un velo di sudore le apparve sulla fronte, mentre sbarrava gli occhi spaventata.
«Miss Annabelle, vi sentite male?» Edmund Crane tornò sui suoi passi. «Volete un bicchiere d'acqua?»
«Deve aver chiesto troppo alle sue forze» mormorò Susan, senza però accennare un gesto verso di lei.
Annabelle non se ne accorse, né rispose alla sollecitudine del maestro di scherma. Si sentiva come annientata dal terrore, lo sguardo fisso in avanti.
«Perché l'avete fatto?» bisbigliò.
Guardava in direzione di Thomas e a tutti parve che si rivolgesse a lui.
«Ma se vi ho detto che l'ho riportato a casa!» protestò Charles.
Ma Annabelle non stava guardando Thomas e anche lui se ne rese conto. Lentamente, girò il volto magro verso il giovanotto che tratteneva per la giacca. Proprio così giovane? Gli parve di vederlo per la prima volta dopo tanto tempo.
Gli occhi da vitello iniettati di sangue saettarono tra Annabelle e lui. «Maledetta strega» sibilò Brian Rice, con le narici tremanti. «Esci dalla mia mente. Esci subito oppure…»
«Cosa?» A fatica lei si alzò in piedi. «Oppure… mi ucciderete? Come avete tentato di fare ieri sera?»
Lentamente, mentre attorno risuonavano esclamazioni di stupore e incredulità, aggirò il tavolo. Edmund Crane e anche i coniugi Parnell si erano immobilizzati, la loro intenzione di abbandonare la seduta del tutto dimenticata.
Quando gli fu di fronte, Brian Rice si dimenò, tentando di sfuggire alla presa di Thomas. Dall'espressione di questi, si sarebbe detto che l'avrebbe lasciato andare più che volentieri, se qualcosa di più importante non avesse superato il disgusto che provava. «Bastardo» sibilò. «Allora eri tu.»
«Ero io a fare cosa?» sbottò Brian, livido di rabbia. «Non sono stato io a calpestare l'onore di vostra moglie. Ero troppo in basso, per lei…»
«Ma Brian, che dite?» La domanda sgomenta di Susan le meritò in risposta solo un'occhiata sprezzante.
«Taci, Susan» la redarguì il fratello, senza guardarla. Le sue mani tremavano per la tentazione che provava di stringerle attorno al collo del giovanotto. Se l'avesse catturato la sera prima, l'avrebbe fatto di sicuro.
«Come sapevate dove trovarla?» chiese Annabelle, con apparente calma, ma dentro di sé tremava. Non si era mai trovata tanto vicina a una persona dall'animo così contorto dal male. Un male privo di tormento, quasi compiaciuto di sé.
Brian Rice la guardò con sfida. Strinse le labbra e per un attimo parve sul punto di negare. Poi la sua espressione ostinata si dissolse in un ghigno. «Fu lei a dirmelo» proferì. «Era così tanto tempo che cercavo di convincerla a darmi un appuntamento… Ma rifiutava sempre. Per lei ero solo spazzatura.» Le parole contenevano una nota d'incredulità, come non riuscisse a capacitarsi di un simile comportamento.
Annabelle si disse che, pur nella sua follia, Lady Julia doveva aver posseduto qualche sprazzo di lucidità. Che però non le era servito a niente.
«Alla fine mi confidò che amava un altro uomo.»
Lord Wadelton scosse il capo. Non avrebbe saputo dire cosa lo sconvolgesse di più, se il fatto che la sorella avesse un amante o che fosse stata tanto sciocca da raccontarlo.
«Così cominciai a seguirla. Pensavo…» Un'espressione desolata vagò per un istante sul volto di Brian Rice, ma si dissolse, quando comprese che non avrebbe commosso nessuno. Si strinse nelle spalle. «Niente, pensavo che prima o poi avrei scoperto qualcosa d'interessante. Quella sera, sulla scogliera, la vidi assieme a Charles. Non capivo cosa stesse succedendo. Poi arrivò Lord Farleigh, era armato e sparò un colpo… ma li mancò. Era troppo ubriaco per colpirli…» Il suo ghigno fu troncato da una brusca stretta rabbiosa di Thomas.
«E dopo che cosa successe?»
«Niente.» Un'altra stretta. Gli occhi del giovanotto si spalancarono. «Non è stata colpa mia!» strillò, spaventato dall'espressione sul volto del visconte. «Io volevo solo abbracciarla, consolarla, ma lei si è dimenata e poi è caduta… da sola, non l’ho spinta io…»
«Maledetto bastardo!» Con una flessione delle braccia Thomas lo scagliò contro il muro. Brian eseguì alcuni passi affrettati, ma perse l'equilibrio e cadde, con la schiena contro il suolo, le braccia allargate, nel volto uno stupore innocente.
«Tommy, no!» Annabelle si affrettò a raggiungerlo. Lo afferrò per un braccio, ma il visconte si scosse con violenza, senza riconoscerla.
«E la cosa ti è piaciuta tanto che hai deciso di ripeterla?» Gli occhi dell'uomo lampeggiavano di una furia controllata a fatica. «La ragazza della locanda, e Sally Ann Llord… Sei stato tu?»
Brian Rice arretrò strisciando, finché con la testa non trovò l'ostacolo duro della parete dietro di sé. «Io non ho detto niente» sibilò. Sul suo volto si rincorrevano diverse emozioni, dalla paura alla sfida. «Non ho detto niente, avete capito? Non potete farmi niente.»
«Brutto…» Thomas fece per scagliarsi contro di lui. Annabelle si mosse per impedirglielo, ma qualcuno la prevenne.
«Lasciate fare a me, signorina.» Il maestro di scherma s'interpose tra i due, spingendo indietro Thomas. «Non lo uccidete» disse con voce pacata, tentando di catturare l'attenzione del visconte. «Non dovete sporcarvi le mani con questa feccia.»
Thomas si dimenò, continuando a puntare lo sguardo sul giovane steso a terra. «Lasciatemi andare. Crane, vi ordino di lasciarmi andare!»
«Non ho fatto niente!» pigolò Brian Rice, raggomitolandosi contro il muro. Le facce che lo fissavano, sgomente o disgustate, sembravano non lasciargli scampo.
«Lascialo a me, Thomas» disse Lord Wadelton. «Tocca a me uccidere questo verme.»
Thomas girò la testa di scatto, sul punto di aggredire anche lui, ma l'aspetto del cognato lo smontò all'istante. Aveva l'aria disfatta e sfinita, come se avesse combattuto una battaglia da cui fosse uscito sconfitto. I due vecchi amici si fissarono e lentamente una parvenza di calma tornò sul volto del visconte. «Ne hai il diritto» concordò. «Era tua sorella.»
«Qui nessuno uccide nessuno» disse Lady Fairleigh.
Le era servita una gran forza d'animo per alzarsi in piedi. Per qualche minuto aveva creduto che non ci sarebbe riuscita mai più, che sarebbe semplicemente morta al suo posto di quel tavolo rotondo, con il cuore spezzato e la mente in subbuglio. Ma ora, di colpo, l'energia tornò a fluire in lei. C'era qualcosa d'importante da fare e Lady Fairleigh non mancava mai ai suoi doveri.
«Manderò un domestico ad avvertire la milizia. Nel frattempo, questo disgustoso individuo sarà rinchiuso in cantina, finché qualcuno non ci dirà cosa dovremo farne.»
«In questo modo tutto il mondo saprà cos'è successo» protestò Lady Lydia. «Il nostro buon nome…»
«Forse avreste dovuto pensarci a suo tempo» l'interruppe, brusca, l'anziana signora. «Quando vostra sorella era giovane e bisognosa di una guida sicura. Adesso è troppo tardi. È anche del nostro buon nome che si tratta, ma la cosa più importante è che Fairleigh sia scagionato dal sospetto di quegli odiosi crimini.»
Adrian e Lydia si scambiarono un'occhiata disperata e colpevole. La donna abbassò la testa.
«Sia come volete voi» borbottò Crane, chinandosi per sollevare a forza Brian Rice. «Ma per me, si faceva prima a buttarlo in mare. Lord Fairleigh, per cortesia, datemi una mano. Questo maledetto pesa quanto il piombo.»


