IL VISCONTE NERO
Capitolo 20 di 21

Scritto il 12/08/2026
da ROBERTA CIUFFI


⏱ ~12 min

La luce del sole irruppe troppo presto nella stanza. Annabelle batté le palpebre e scoprì di non aver tirato le tende, la notte precedente, e di essersi anche addormentata vestita. Si mise seduta sul bordo del letto, indecisa su cosa fare. Poteva tentare di dormire ancora un po', ma sapeva che avrebbe rischiato di restare semplicemente distesa per ore a fissare il soffitto. Il giorno voleva il suo scotto di ansia e di pena.

Ricordando la sua prima giornata a Farleigh Hall, si avvolse in uno scialle e uscì dalla stanza. Forse Thomas avrebbe continuato nella sua abitudine alle nuotate mattutine. Prese le scale di servizio e scese in cucina, dove le sguattere stavano accedendo il fuoco e preparando gli ingredienti che poi la cuoca avrebbe usato per la colazione. Tutte le rivolsero occhiate di sottecchi e poi presero a bisbigliare tra loro. Ignorandole, Annabelle salì per la scala accanto allo scivolo delle derrate, quello da cui Willie le era piombato addosso. Fu colta da un senso di grande nostalgia, quasi che tutti quegli avvenimenti fossero accaduti tanto tempo prima e avessero fatto a lungo parte della sua vita.

Quella mattina il vento era ridotto a un sottile alito che le rinfrescava le guance e smuoveva appena i suoi capelli disfatti dal sonno. Anche senza bisogno di conoscere la sua fama, il comportamento delle sguattere era del tutto giustificabile. Non dovevano aver mai visto una signora uscire all’aperto in quelle condizioni. Rise e si sentì rinfrancata. Comunque andassero le cose per lei, aveva compiuto un buon lavoro. Il sospetto era stato sollevato da quella casa e, con un po' di sforzo, ognuno poteva riprendere a vivere. Forse non come pensava di meritare, ma bisognava cogliere quello che la vita offriva e farne il meglio che si poteva. Lei ne era un esempio.

Arrivata sul ciglio della scogliera, guardò di sotto, verso il mare che si muoveva in lunghe onde spumeggianti. Nessuna testa scura emergeva dall’acqua, ma un piccolo uomo vestito di nero stava risalendo i gradini scavati nella pietra con delle coperte tra le braccia. Palmer. Quindi Thomas doveva essere da qualche parte, là in basso. Annabelle si chiese se avrebbe voluto parlarle. Se lei volesse farlo. In realtà, lo desiderava più di qualunque cosa al mondo, forse non quanto essere tenuta tra le sue braccia e baciata, ma…

Palmer emerse sul pianoro prima che lei avesse preso una decisione e la vide. Per lo stupore, lasciò cadere le coperte che trasportava. Restò immobile per un istante e Annabelle pensò che si sarebbe chinato a recuperarle, invece avanzò verso di lei a passi rapidi e corti, commisurati alla lunghezza delle sue gambe.

«Miss Annabelle!» esclamò, quando fu alla distanza di una decina di iarde. Appariva agitato e nervoso, e il volto più anziano del solito.

Lei giudicò che dovesse avere poco meno di settant’anni, un’età avanzata per essere costretto a quelle levatacce e passeggiate mattutine. «Va tutto bene, Palmer?» chiese. «Sua Signoria sta bene?»

«Sì… sì, credo» replicò lui, lanciandosi un’occhiata alle spalle. «Ma, signorina, sono così felice che voi stiate bene! Se penso a quello che poteva succedere se solo…»

Sorrise. «Non pensateci più. Ormai è passato.»

L’uomo scosse la testa. «No, no, non capite. Io avevo portato la tisana a Sua Signoria. Se lui l’avesse bevuta tutta si sarebbe addormentato e non sarebbe andato sulla scogliera per commemorare quella… Lady Farleigh. E non ci sarebbe stato per voi, quando ne avete avuto bisogno. Quell’assassino vi avrebbe… Non riesco a pensarci» sussurrò in un soffio, gli occhi sbarrati dall’orrore e dalla colpa.

‘La tisana?’, pensò Annabelle. «Palmer, che cosa c’era nella tisana?»

«Quello che ci metto sempre, il laudano, per far dormire Sua Signoria e impedire che vada a galoppare di notte per la tenuta.»

«Sempre?» ripeté lei con voce stridula.

«Ma… sì, signorina, sempre. È la sua tisana. Come mi consigliò Brown, la cameriera personale della povera Lady Farleigh, che adesso non è più con noi. Fu licenziata subito dopo. Sua Signoria era così agitato, i giorni successivi alla disgrazia, e non trovava pace, e così lei mi suggerì di preparargli quella tisana ogni sera. Solo per farlo dormire. Ha un pessimo sapore ma è molto efficace.»

Laudano. Tintura di oppio. Per un anno intero. Non c’era da stupirsi che Thomas fosse confuso, che occasionalmente avesse crisi di collera e temperamento instabile. Il bravo domestico l’aveva drogato per un anno intero… su suggerimento di quella Brown, forse spinta da un senso di rancore per essere stata licenziata. Annabelle chiuse gli occhi e respirò a fondo. Quando li riaprì si trovò davanti il volto fiducioso dell’anziano valletto, lo sguardo in cui vibrava incerta una domanda: ho fatto bene?

«Capisco» disse, lentamente. «Però adesso Sua Signoria non ha più bisogno di quella tisana. Non preparategliene più. Ve ne prego.»

«Certo. Sì, sono sicuro che avete ragione.» Sentendo dei passi alle sue spalle, Palmer si girò e chinò il capo in un cenno di saluto. «Con il vostro permesso, vado a recuperare le coperte» disse, rivolto al suo padrone che si stava avvicinando.

Annabelle restò a fissare la figura che avanzava come se dovesse assorbirne ogni parte, ogni minimo particolare. Sarebbe dovuto bastarle per il resto della vita… o finché la sua mente non avesse deciso di dimenticare. Lui indossava pantaloni, stivali e camicia ma era senza giacca. Lei sorrise.

«Sembra che l’abbigliamento formale non debba mai far parte dei nostri incontri» disse.

Un leggero sorriso stirò anche le labbra dell’uomo e distese la sua espressione concentrata. «Sembra proprio di sì. Non ho mai visto una signora con i capelli… Be’, in realtà qualche volta è capitato.» Nei suoi occhi brillò una luce divertita.

D’impulso, Annabelle tese le mani e lui le afferrò, stringendole forte. Ecco il vantaggio di non essere una signora e non indossare i guanti, pensò, mentre una corrente d’energia si accendeva dalla loro pelle a contatto, per poi diffondersi per tutto il suo corpo. «Come stai?» chiese piano.

«Bene. Nuotare in mare è rilassante.»

Rise. «Faticoso, direi.» Poi tornò seria. «C’è una cosa molto importante che devo dirti.» Rapidamente gli riferì la rivelazione che Palmer, a sua insaputa, le aveva fatto poco prima.

Il volto di Thomas perse man mano il sorriso. «Vuoi dire che quel vecchio pazzo mi ha drogato per un anno?»

«Pensava di far bene. So che ti sembra assurdo, ma è così. Il tuo senso di oppressione, le tue angosce, la perdita di memoria, le crisi di collera… non era lo spirito di Lady Julia che ti perseguitava. Era il laudano. E quando evitavi di bere quella tisana, stavi anche peggio perché il tuo fisico ne aveva ormai bisogno.»

Pallido, gli occhi sbarrati, Thomas ritrasse le mani e si girò a fissare il mare dalla scogliera. Preoccupata, Annabelle gli andò alle spalle e parlò con voce persuasiva. «Thomas… tu non lo sapevi, ma il tuo corpo sì. Si è assuefatto alla droga. Nei prossimi mesi ti aspetterà un compito duro. Sono sicura, però, che saprai affrontarlo con coraggio.»

Lui tornò a girarsi, di nuovo un piccolo sorriso sulle labbra. «Stai esercitando le tue opere di guaritrice con me?» chiese, afferrandola per le braccia.

Annabelle arrossì. «Non ci ho pensato. Ma avrai bisogno di un bravo dottore che ti aiuti.»

«Perché non tu?» ammiccò lui. «Sono sicuro che sapresti fare un ottimo lavoro.»

Lei non rispose, fissandolo negli occhi. Sentiva la gola stretta per le lacrime. Sapeva che Thomas stava solo scherzando eppure sentiva che una parte di lui era tentata… ma non abbastanza. No, non c’era posto per Belle Trenton a Farleigh Hall. «Il mio lavoro l’ho già fatto» sussurrò con un filo di voce. «Adesso tocca a te.»

«Credo di sì» replicò lui dopo un paio di istanti. Di scatto, l’attirò a sé e chinò la testa per baciarla. Le sue mani si aprirono, le braccia la strinsero e i corpi aderirono strettamente, mentre le bocche si cercavano, affannose, esprimendo un desiderio che, loro lo sapevano, sarebbe rimasto insoddisfatto.

Annabelle sentì la mente di Thomas come se fosse la propria e per qualche secondo, anche se con il corpo non potevano unirsi, i loro animi furono una cosa sola, mentre il calore del sole li avvolgeva e il frangersi delle onde e i gridi dei gabbiani accompagnavano il canto del loro sangue.

Poi, dolorosamente, dovettero staccarsi. Annabelle portò le mani sul petto di Thomas, che si sollevava affannoso come se lui avesse corso, e vi poggiò sopra la fronte. Così poteva sentire anche il suo cuore.

«Che cosa farai, adesso?» chiese lui.

«Tornerò a casa. Quando Lady Lydia e Lord Wadelton decideranno.» E sperava che fosse presto, perché non credeva che sarebbe riuscita a sopportare troppo a lungo il tormento della separazione.

«Casa. Dove?»

«A Londra. Clapham.» Lei sorrise. «Una zona poco signorile.»

«Al diavolo la signorilità.» Thomas l’allontanò da sé per guardarla in faccia. «Annabelle…»

«Shh…» Sollevò due dita alle sue labbra, zittendolo. «Non dire niente.» Con dolcezza, si liberò dalla sua presa, si girò e si allontanò, dirigendosi verso casa.

‘Al diavolo la signorilità’, pensò di nuovo il Visconte Farleigh, osservandola mentre la sua figura sembrava divenire più piccola, muovendosi con la lieve eleganza di una gazzella. Al diavolo.

*

I due uomini si fissarono, sulla soglia. Erano della stessa altezza, ma molto diversi. L'aspetto di Thomas era quello scavato di uno che esca da una lunga malattia, Adrian iniziava a mostrare un po’ di pinguedine.

«Spero che non sarà l'ultima volta» disse il signore di Fairleigh Hall, tendendo una mano. «Mio figlio ha bisogno di suo zio, adesso che…» S'interruppe. Non era necessario proseguire.

«Naturalmente ci vedremo ancora.» L'affermazione suonò dubbiosa.

«So di non essere stato all'altezza…»

Lord Wadelton sollevò una mano. «Non scusarti con me. Sono certo che hai fatto il possibile.»

«Forse non abbastanza.»

«Più di quanto abbia fatto io. Sapevo che Julia era instabile, ma…» Scosse il capo. «Speravo che il matrimonio e la maternità l'avrebbero guarita. Ho sbagliato.»

I due vecchi amici si strinsero la mano. Poi, assieme, s'incamminarono verso la carrozza in attesa. Le signore si trovavano già all'interno. Il pallore del volto di Lydia manifestava il tormento del suo animo, tuttavia tese una mano guantata attraverso il finestrino aperto. «Addio Thomas. Spero che ora tu possa essere felice.»

«Grazie. E grazie per il tuo interessamento. Sei stata una cara amica.»

La voce del visconte non suonò del tutto convinta. Lydia lo guardò intensamente. Forse lui avrebbe preferito rimettere indietro le lancette dell'orologio e tornare a un tempo in cui ancora coltivava delle illusioni sul mondo e sulle persone che gli erano care.

Quasi a malincuore, Thomas si distolse da lei e girò lo sguardo sull'altra passeggera della carrozza. Annabelle Trenton sembrava aver perso i suoi colori. Il cappellino dalla visiera sporgente le ombreggiava gli occhi e il volto affondava nella penombra.

«Addio Annabelle» disse. Non le tese la mano. Anzi, le poggiò entrambe contro lo sportello, per evitare la tentazione di allungarle e toccarla, perché sapeva che niente sarebbe stato abbastanza. Non abbracciarla, non baciarla. «Spero la vita vi sia propizia.»

«Vi ringrazio, Lord Fairleigh. Date per me un bacio a Willie. È un caro ragazzo.»

L'uomo restò a guardare mentre la carrozza voltava e poi si muoveva per il lungo viale d'accesso fino a divenire un punto minuscolo tra gli alberi, che infine sparì alla vista. Cadeva una pioggia leggera, da cui non valeva la pena difendersi. Non come da altre cose, in grado di trapassare ogni corazza e colpire al cuore.

Una mano s'insinuò nella sua, stringendola piano. «Mio signore?»

Abbassò lo sguardo sul volto un po’ ansioso del figlio.

«Qualcosa vi rattrista?»

Si rese conto che erano passati molti mesi da quando Willie gli si era avvicinato di sua volontà. «Le partenze sono sempre tristi» ammise.

«Miss Annabelle non tornerà?»

Prima di rispondere dovette inghiottire qualcosa che gli si era annidato in gola, una sorta di spina dura e dolorosa che gli faceva venire voglia di piangere. «No, Willie. Non tornerà. Lei abita a Londra. Un posto molto lontano. Ma mi ha lasciato una consegna per te.» Sorrise, mentre si abbassava a baciarlo sulla guancia. «Ha detto che sei un ragazzo molto caro.»

Lo stupore fece quasi arretrare Willie, che però fu svelto a riprendersi. Con gli occhi scintillanti di lacrime, stirò le labbra un paio di volte nel tentativo di ricomporsi. Quando parlò, la sua voce strideva come quella di un gattino affamato. «Ma tu adesso sei tornato, non è vero papà? E non te ne andrai più?»

«No, Willie» rispose. Lo sforzo di dominarsi era troppo pesante e, in fondo, a quale scopo? Lasciò che le lacrime gli scorressero sulle guance e lacrime simili scivolarono dagli occhi del figlio. Lo attirò a sé e lo strinse forte, non nel modo che suo padre stringeva lui, come se fossero due buoni compagni d'arme, ma come un vero padre e un vero figlio, che si ritrovavano dopo molto tempo. «Io non me ne andrò più.»

*

Annabelle resistette appena una ventina di iarde, quando il pensiero che se la carrozza si fosse allontanata ancora non sarebbe più riuscita a vederlo. Allora si sporse in avanti, scrutando nell’angolo del finestrino, e lui era laggiù, abbracciato a suo figlio probabilmente per la prima volta da un anno, se non di più. Sentì le lacrime salirle agli occhi. Sì, aveva fatto un buon lavoro. Farleigh Hall aveva ritrovato il suo signore e Willie aveva ritrovato suo padre. La grande casa che vedeva solo parzialmente era sgombra di dubbi, i suoi abitanti erano liberi di vivere le loro vite. Thomas aveva ancora un percorso difficile davanti a sé, ma era certa che ne sarebbe uscito.

E a lei, che restava?

«Il distacco è sempre spiacevole, vero?» chiese la voce di Lady Lydia, venata di comprensione.

Annabelle tornò a poggiare la schiena contro il sedile. «Sì. Lyncombe è un posto meraviglioso. Lo ricorderò per sempre.»

Lady Lydia poggiò la mano sulla sua e la strinse leggermente. «Certo. So che lo farete.»

«Davvero non c’era nessun fantasma, a Farleigh Hall?» chiese Lord Wadelton e dal tono ne sembrò quasi deluso.

Annabelle ripensò all’impulso che l’aveva spinta a percorrere corridoi deserti, ad attendere un uomo tormentato in un giardino immerso nel buio, all’immediata risposta della sua anima verso un’altra anima sconosciuta. Che anche i fantasmi provassero rimorso e cercassero, a loro modo, di espiare? Oppure, se non proprio fantasmi… era possibile che il dolore, il rimpianto, la disperazione… emozioni tanto forti sopravvivessero al corpo che li aveva albergati e restassero come presenze psichiche nel luogo del loro tormento? In fondo, che cosa ne sapeva lei? Non era né una scienziata né una mistica. E il mondo era pieno di misteri. Ma il Conte di Wadelton non aveva bisogno di pensare che l'anima di sua sorella continuasse a vagare infelice e colpevole per Farleigh Hall.

«Nessun fantasma» disse. «Solo opera degli uomini.»

Per la prima volta, però, non era del tutto sicura.

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