VERITÀ NASCOSTE
Capitolo 2 di 19

Scritto il 04/06/2026
da Samy P.


 

UNA SETTIMANA DOPO
 

 

STEVE
 

Appena entro nel cortile della grande e lussuosa villa in stile Tudor di proprietà di Nicholas Walsh, faccio una smorfia disgustata. Evito con cura le segnalazioni che mi indirizzano verso i parcheggiatori in divisa, accosto a fianco dell’edificio e mi fermo con la mia Chevrolet Tahoe nera nel primo spazio libero.

Spengo il motore e assaporo gli ultimi momenti di quiete, sfruttando i vetri oscurati della mia auto. Odio mettermi in mostra, e arrivare di gran carriera davanti a quel sontuoso ingresso è un’ipotesi che non posso nemmeno contemplare.

«Ehi, capisco che tu sia geloso della tua auto, boss, ma…» dice Greg voltandosi verso di me «non avresti dovuto andare da quegli eleganti ragazzi laggiù e consegnargliela?»

«Per l’amor del cielo, Greg. Siamo venuti qui con la mia auto, non con quella diplomatica.» Mi slaccio la cintura e lo guardo con un’espressione truce. «E ho intenzione di parcheggiarla dove mi pare e riprenderla per andarmene quando ne avrò voglia.»

«Certo, certo.» Anche Greg se la slaccia, imitato subito da Clark, sul sedile posteriore. Solleva le spalle e mi fa un sorriso sghembo, che mi lascia intendere che nemmeno lui questa sera è ben disposto. «Che ne dite, entriamo o vogliamo ripensarci? Conosco un locale, poco distante da qui, che…»

«Per carità, alla larga dai locali che conosci tu» interviene Clark stizzito. Lo vedo nello specchietto che lancia uno sguardo enigmatico a Greg, il quale inizia subito a sghignazzare.

«Dì la verità, sotto sotto non vedi l’ora di ripetere l’esperienza!»

«Piantala.» Alza gli occhi al cielo, poi si aggiusta il papillon nero e gli occhiali sul naso con estrema eleganza. «Piuttosto, renditi utile visto che hai letto tanto su questo tizio… è vero che è irlandese? Perché, se è così potrebbe avere della buona birra e questo lo renderebbe molto, molto interessante ai miei occhi.»

«Sì, è irlandese, ma non illuderti: dubito che a questo party troverai della birra. In base a quello che so di lui prevedo solo champagne, ostriche e caviale, una noia mortale» esclama Greg mentre scuote la testa.

«Che schifo, eh?» Clark scoppia a ridere.

«L’importante è che non ci sia della kryptonite, vero?» replica lui. Si volta e gli strizza l’occhio.

«Che stronzo.» Clark serra le labbra, quel maledetto nome che gli ha dato suo padre James Kent, fan di Superman, lo tortura dal momento in cui è nato. E lo farà per sempre.

Ma io ho smesso di ascoltarli.

Perché un improvviso lampo rosso nello specchietto retrovisore della mia auto ha attirato la mia attenzione, anche se in realtà non riesco ancora a capire bene cosa sia quell’oggetto che continua a muoversi e che sporge dalla portiera anteriore di una magnifica Cadillac coupé, bianca.

Allungo il collo curioso e comprendo solo in quell’istante di cosa si tratta.

Sgrano gli occhi.

Cazzo. È il culo di una donna.

Guardo meglio e non ho dubbi, ora, è proprio un culo femminile e dal poco che posso vedere è anche un gran bel culo.

La donna a cui appartiene sembra armeggiare con qualcosa all’interno dell’auto, poi si spinge più dentro e piega una gamba verso l’alto, lasciando scoperti il polpaccio e il piede, fasciato in una scarpa da tennis.

Nera.

Inarco un sopracciglio, c’è qualcosa che non quadra.

Sì, perché nessuno si presenta a un party come questo con un vestito simile e quelle scarpe.

Mi sfugge un sorriso ironico: la mia ex fidanzata avrebbe molto da ridire su un abbinamento del genere, che definirebbe senza ombra di dubbio “alquanto bizzarro”.

Continuo a studiare incuriosito la donna, che un attimo dopo esce dall’abitacolo e si sistema i capelli scuri. Il corpo sembra morbido e sinuoso, è fasciato in un vestito rosso con una scollatura generosa e una lunga gonna che le scende fino a terra.

Si appoggia con una mano alla portiera aperta e con l’altra, dopo aver piegato una gamba, si sfila la scarpa da tennis che getta dentro l’abitacolo con un gesto veloce. Si sporge appena e ne esce con una scarpa dal tacco altissimo, color oro, che si infila subito al piede. Stessa cosa con l’altra. Si china ad allacciarsi con ogni probabilità i cinturini alle caviglie, poi drizza la schiena.

Ecco svelato l’arcano.

Sorrido, mentre la osservo chiudere la portiera, e con una borsetta tonda e dorata legata al polso dirigersi con passo frettoloso verso la mia auto. Ci oltrepassa per entrare, con ogni probabilità, in casa.

La seguo con lo sguardo, ma dopo che ha compiuto pochi passi noto che si blocca e torna indietro, dal lato dov’è seduto Greg. Si ferma accanto a noi e inizia a specchiarsi nei vetri oscurati, inconsapevole del fatto che ci sia qualcuno all’interno.

Ma noi ci siamo… e a differenza di lei la vediamo.

E molto bene.

Greg e Clark smettono di parlare all’istante e insieme a me osservano la scena che si sta consumando davanti ai nostri occhi esterrefatti.

La donna che abbiamo di fronte è di una bellezza quasi imbarazzante: labbra carnose, naso sottile e viso di un ovale perfetto, con due profondi occhi scuri e caldi. Ha i capelli castani, raccolti in modo morbido, che sotto la luce dei lampioni brillano in riflessi d’ambra.

Si china ad armeggiare con la piccola borsetta, estrae un rossetto rosso e se lo passa sulle labbra, serrandole subito dopo per uniformare il colore. Lo ripone di nuovo al suo interno e sfodera denti bianchissimi, osservandoli riflessi.

Poi, vi passa sopra la lingua.

Con lentezza.

E quel gesto mi rifila una stilettata diretta in mezzo alle gambe.

«Cazzo.» La voce di Greg interrompe il silenzio ovattato che regna tra di noi.

«Zitto.» Clark lo ammonisce, sottovoce. «Lasciala fare.»

Io non capisco più nulla, sono completamente rapito dalla sua bellezza.

La vedo aggiustarsi una ciocca di capelli sfuggita all’acconciatura, specchiarsi di nuovo girando il viso da una parte e dall’altra.

Ma quando si infila una mano nella scollatura per sistemarsi il seno dentro il vestito, smetto di respirare.

«Oh, merda.» Greg sussulta. «Clark, sgancia cinquanta dollari, che glieli infilo in quelle magnifiche tette. Uno spettacolo così non l’ho mai visto in vita mia, giuro.» Si sporge in avanti, togliendomi di colpo la visuale.

Senza esitare, gli pianto una mano sul petto e lo costringo ad appoggiarsi al sedile, lui si volta a guardarmi stupito: sono sempre stato poco incline a fare commenti sulle donne. Dopo quello che ho passato a causa di Roxy sono un argomento chiuso da tempo, per me.

«Boss.» La voce di Greg attira la mia attenzione, riportandomi alla realtà. «Se continui così dovremo iniziare a cercare la tua mascella tra i tappetini dell’auto.»

Chiudo la bocca di riflesso e in quel preciso istante la donna si allontana da noi, inconsapevole di essere stata vista. Si dirige verso la villa ed entra subito, noto che gli uomini all’ingresso la salutano con un gesto della mano.

Inarco un sopracciglio, incuriosito.

Deve per forza conoscerli o quantomeno far parte dello staff.

«Avanti.» Mi volto verso i miei due collaboratori, che mi fissavano divertiti. «Che aspettiamo a entrare? Il party ci aspetta.»

 

 
MIKAELA
 

Entro trafelata nella grande casa di Nicholas Walsh, il mio capo. Mi guardo intorno, studio l’ambiente che mi circonda con attenzione professionale.

Con sollievo noto che è tutto come ho disposto: i fiori che addobbano l’ambiente sono rose bianche e arancio, abbinate a molto verde.

Mi era sembrata una scelta di buon gusto, mentre riflettevo sulla storia tra Nick e Michelle. Volevo riuscire a fondere l’amore che si vedeva nei loro occhi, la passione che si percepiva tra di loro e il verde dell’Irlanda, che lui tanto ama.

Sorrido soddisfatta appurando che si è trattata di un’ottima scelta: i bouquet che io stessa ho preparato sono posizionati a regola d’arte, creano un effetto che sembra quello di un romantico e sensuale abbraccio.

Saluto con un cenno un paio di camerieri che portano vassoi ricolmi di pietanze e dopo aver fatto un profondo respiro faccio infine il mio ingresso nel grande salone.

Mi fermo per studiare tutto l’insieme: è perfetto.

Sul fondo, noto subito gli strumenti dell’orchestra, già posizionati.

Lungo i lati dell’immensa sala ho disposto che ci fossero delle “isole del gusto”, formate da grandi tavoli rotondi su ognuno dei quali si possono trovare pietanze di un solo tipo: insalate piuttosto che pesce, carne e anche formaggi. Ce n’è persino una per i vegetariani e una per i vegani.

Due isole sono invece dedicate alle bevande.

Sospiro, pensando che mi sono spaccata in quattro per fare una bella impressione a Nick.

Una mano maschile sul braccio mi fa sussultare, mi volto e incontro un paio di magnifici occhi blu che mi fissano.

E capelli rossi.

E un sorriso smagliante.

«Miky… rilassati.» Nick mi prende per il gomito, si sposta dall'ingresso e insieme ci dirigiamo verso Michelle, che ci osserva impenetrabile. Non conosco il motivo, ma ho come l’impressione di non starle molto simpatica, anche se sto facendo di tutto per farle cambiare idea.

«Hai organizzato tutto alla perfezione, hai un gusto magnifico. Io e Michelle siamo davvero orgogliosi del tuo lavoro.»

«Oh, grazie…» Mi sento avvampare, sorpresa da quel complimento.

«Non è vero, tesoro?» Nick si volta verso la sua compagna, lascia il mio gomito e le circonda la vita con un braccio, in maniera possessiva.

«Verissimo.» Mi guarda con un’espressione enigmatica, ma dura una frazione di secondo. Attratta da qualcuno alle mie spalle, il suo volto viene illuminato all’improvviso da un sorriso splendido. «Capitano! Grazie per essere venuto.»

Mi volto e vedo che ci ha raggiunto il capitano Mitchell, che si sporge per salutarla. Si volta poi verso di me, mi mette una mano dietro la schiena. «Come va, Mikaela?»

Annuisco, compiaciuta. «Molto bene, grazie.» Lui si preoccupa sempre per me, segue il mio operato ogni giorno. Gli sono molto grata.

Per tutto.

«Allora, avete deciso di celebrare il ritorno in grande stile, vedo.» Noto che si guarda intorno, soddisfatto, poi si gira verso di me, compiaciuto. «E scommetto che questa è tutta opera tua.»

«Già» confermo con un sorriso.

«È molto brava, non potevo trovare una collaboratrice migliore» sentenzia Nick, concordando con il capitano. «Ha ottime idee e credo che il nostro rapporto proseguirà a lungo.»

«Lo penso anch’io» interviene Michelle a sorpresa, guardandomi con un ampio sorriso. «Il vostro rapporto di lavoro proseguirà sicuramente a lungo.»

Intuisco in quell’istante quale sia il problema di Michelle: la gelosia, e me ne rammarico.

Se solo sapesse quanto si sbaglia!

Io non sono certo una donna pericolosa, da quel punto di vista.

Anzi.

«Oh, eccolo qui.» Il capitano Mitchell si volta all’improvviso e fa un cenno di saluto a qualcuno che è appena entrato. «Finalmente posso presentarvi il nuovo procuratore distrettuale in carica: Stephen Marshall.»

Mi volto curiosa e quello che vedo mi ferma il cuore.

Un uomo bellissimo, vestito con un abito scuro elegante e cravatta argento si sta avvicinando a noi. Ha corti capelli brizzolati e ben curati, un pizzetto che gli accarezza il mento.

Il suo sguardo magnetico, che non accenna a distogliere dal mio, mi imbarazza.

Mi fa arrossire.

Nervosa, mi schiarisco la voce e mi volto, riportando l’attenzione sui miei interlocutori.

«Finalmente, Steve!» esclama Michelle. Si avvicina a lui e si abbracciano, restano stretti per qualche istante. Osservo Nick, che guarda la scena con un sorriso. «Non vedevo l’ora di vederti, appena siamo arrivati a Washington abbiamo avuto tante cose da fare e non sono riuscita a trovare un attimo per passare da te. Ma non appena Nick ha deciso di fare questo party gli ho chiesto subito di invitarti. Quale occasione migliore per rivedersi?»

«Hai perfettamente ragione, e non preoccuparti, immaginavo che fossi impegnata e ho preferito aspettare, sapevo che ci sarebbe stata l’occasione. Dio, come sono felice di vederti, Michelle!» esclama lui e le posa un bacio sulla guancia, abbracciandola di nuovo. «E sapere che sei felice è una gioia immensa, per me.» Si sciolgono dall’abbraccio, sembrano entrambi commossi. Poi lui si volta verso Nick e gli porge la mano. «E lei dev’essere Nicholas Walsh, molto piacere.»

«Il piacere è mio, signor Marshall. Michelle mi ha parlato a lungo di lei e sono davvero contento di conoscerla, finalmente.» Nick ricambia la sua stretta, con un largo sorriso.

«Grazie. Vi presento i miei collaboratori: Gregory Carter, sostituto procuratore, e Clark Kent, assistente procuratore. Capitano Mitchell, è un piacere rivederla» dice poi con un sorriso smagliante, entrambi si stringono la mano in maniera frettolosa.

Mi volto e noto in quel momento i due uomini che sono entrati con lui.

Affascinanti ed eleganti quanto lui, avanzano verso di noi e si presentano, io li fisso allibita. Ma che diavolo sta succedendo, in Procura? Forse avrebbero dovuto assumermi là, non al Dipartimento di Stato. Seppur senza secondi fini, almeno avrei avuto qualcosa di molto bello da guardare, durante il giorno.

Mi sfugge un sorriso, se avessi saputo così lo avrei proposto al capitano, a suo tempo.

«Lieto di divertirla, signorina…» Stephen Marshall si avvicina a me, porgendomi la mano.

«Oh, mi scusi. Ero soprappensiero. Mi chiamo Mikaela Moore, sono la responsabile eventi per il signor Nicholas Walsh.» Gli prendo la mano e rispondo alla sua stretta, il contatto con la sua pelle è dannatamente piacevole, ma cerco subito di allontanare la sensazione.

Ormai sono emozioni che considero lontane da me.

Lui mi guarda sorpreso. «Quindi tutto questo è esclusivamente opera sua?»

«Sì», gli confermo, e il suo tono mi infastidisce. «Perché? Non le sembra possibile che una donna abbia organizzato da sola un evento simile?»

«No, non mi fraintenda.» Lui mi sorride e scuote la testa. «Sono sorpreso, certo, ma piacevolmente sorpreso. Le faccio i miei più sinceri complimenti. Davvero di buon gusto, delicato e non troppo eccessivo. Mi piace moltissimo.»

«Be’, in questo caso, allora, grazie.»

«Grazie lo dico io a lei.»

Lo guardo incuriosita. «Per cosa?»

«Uhm...» Si guarda intorno e nota che le persone vicino a noi stanno parlando tra di loro, ignorandoci debitamente. Mi sorride accattivante, si china verso di me e abbassa la voce, in modo da non essere comunque sentito. «Le dico solo questo, signorina Moore: controlli bene, in futuro. Le auto con i vetri oscurati possono nascondere dei segreti.»

Aspetta. Cosa?

Faccio mente locale e all’improvviso mi manca il respiro.

Oh, mio Dio.

Quindi, poco prima… Lui era all’interno di quell’auto.

Un momento. Lui o tutti e tre?

Alzo lo sguardo e osservo i suoi due collaboratori, che stanno conversando con Nick e il capitano Mitchell. Mi sento avvampare e mi maledico per la mia leggerezza.

Dannazione!

Lo guardo negli occhi e vedo un lampo divertito, le labbra gli si piegano in un sorriso carico di sottintesi.

Oh, forse il nostro procuratore pensa di mettermi in imbarazzo?

Illuso.

Alzo il mento in segno di sfida e rispondo al suo sorriso facendogliene un altro, fintamente innocente.

«Beh, signor Marshall, ho reso la sua serata frizzante, quantomeno. Giusto?»

«Certo che sì.»

«Ottimo. Lieta di averla conosciuta, si goda la serata.» Detto questo, gli volto le spalle e mi allontano, senza nemmeno attendere il suo saluto.

 

 

STEVE
 

Ha snocciolato un’insipida frase di circostanza, poi mi ha lasciato qui su due piedi senza lasciar trapelare nulla, nessuna emozione. A parte il finto sorriso che mi ha rivolto, era una maschera di ghiaccio.

E dopo il modo in cui l’ho provocata, be’... tutto mi aspettavo, tranne indifferenza.

Interessante.

Mi infilo le mani in tasca e la osservo allontanarsi, Greg mi si affianca furtivo.

«Avrai il tuo bel da fare, con lei, boss. Lo sai, vero?» mi dice beffardo, a bassa voce.

«Me ne sono accorto. Ha un bel caratterino, la ragazza.»

«E le assicuro che è anche molto in gamba» interviene Nicholas Walsh con un tono secco e deciso.

Mi volto e noto lo sguardo serio del capitano Mitchell, che mi studia con attenzione.

È evidente che hanno tutti seguito la scena e sentito il mio commento, le loro espressioni mi fanno sentire come se fossi sotto esame.

Come se mi stessero accusando di qualcosa.

Che strano.

«Ah, me ne sono accorto!» ironizzo, e tento di scrollarmi di dosso la fastidiosa sensazione che mi hanno lasciato i loro sguardi. Osservo con cura la sala, cercando di sdrammatizzare. «Sono certo che un’organizzazione di questo tipo richieda molta cura a ogni minimo particolare e mi creda, visto il mio lavoro… ne so qualcosa in merito allo scrupolo e all’attenzione per i dettagli.»

Walsh mi sorride. «Immagino, infatti a proposito di questo vorrei cogliere l’occasione per farle i miei più sinceri complimenti. Credo che noi due potremmo avere più o meno la stessa età, circa quarant’anni.»

Annuisco, dandogli conferma.

«Diventare procuratore così giovane denota una grande professionalità e competenza da parte sua e ho la sensazione che con lei saremo tutti in buone mani.»

«Grazie.»

«Benissimo.» Mi sorride compiaciuto, prima a me e poi al mio staff. «Ma ora scusatemi, devo dedicarmi anche agli altri ospiti. Se volete approfittare del buffet, è a vostra disposizione. Per qualsiasi altra cosa necessitiate, siamo qui.»

«La ringrazio molto.» Saluto lui e Michelle e faccio un cenno con la testa al capitano Mitchell, imitato subito da Greg e Clark. Ci allontaniamo, ci dirigiamo al centro della sala e ci immergiamo nel pieno del party.

La serata per fortuna prosegue tranquilla, faccio conoscenza con diversi politici e persone influenti, per un certo verso mi sembra quasi di essere tornato al passato.

Ma le cene a cui avevo partecipato con Nathalie erano ben diverse.

Le persone che sono qui questa sera sono tutte amiche di Walsh e sono qui in veste informale, l’atmosfera è rilassata e la compagnia è buona. Non ci sono persone che fanno manovre per arrampicarsi e raggiungere chissà quali risultati, nessuno che cerca di convincere qualcuno a passare da una parte o dall’altra.

Niente giochi strani, solo chiacchiere leggere, per fortuna.

Ma per sfortuna, invece, nessuna traccia della bella e misteriosa organizzatrice dell’evento.

È come se si fosse volatilizzata, come se fosse sparita all’improvviso.

Mi guardo intorno, impaziente.

Non riesco a capire dove diavolo si sia cacciata.

Ed è proprio per questo motivo che, nonostante prima di venire qui avessi deciso a priori che me ne sarei andato presto, non l’ho ancora fatto.

Voglio rivederla.

Mi avvicino a un tavolo e prendo un calice di champagne, mentre lo sorseggio esamino la stanza.

Greg e Clark si sono fermati a conversare con alcuni dipendenti del Dipartimento di Stato, Walsh e Michelle chiacchierano con alcuni amici. I musicisti stanno prendendo posizione, con ogni probabilità a breve si inizierà a ballare.

Chissà se anche la musica l’ha scelta lei.

Finalmente la mia costanza viene premiata, dopo ore, perché è in quel preciso istante che la vedo.

Sta parlando con il cantante, sorridono entrambi. Lui le fa un cenno con la testa, poi sale sul palco e prova il microfono, accertandosi che funzioni.

L’uomo inizia a parlare ringraziando coloro che sono intervenuti, ma io non lo ascolto affatto.

Senza attendere oltre ho abbandonato il bicchiere sul tavolo e mi sto dirigendo a passo spedito verso di lei, perché questa volta non ho alcuna intenzione di farmela sfuggire.

Arrivo proprio al suo fianco quando le note sensuali di un tango iniziano ad accarezzare l’aria.

Sorrido soddisfatto, perché so cosa fare.

Mi avvicino a lei silenzioso, le mie labbra sfiorano la pelle del suo collo, il mio alito le solletica l’orecchio. «Balliamo?» la invito, attirando la sua attenzione. Lei si volta di colpo, i suoi occhi scuri mi scrutano sorpresi.

Fremo dalla voglia di sentire il suo corpo contro il mio, questa attesa mi ha logorato. L’ho appena conosciuta, ma il magnetismo che sento tra di noi non mi lascia indifferente.

Anzi.

«Oh, no… io…»

«Non puoi rifiutarti, Mikaela.» Le faccio un sorriso compiaciuto e con un cenno la invito a guardare gli ospiti in sala. Alcuni di loro ci stanno osservando incuriositi. «Andiamo.» Le porgo la mano e resto in attesa della sua, immobile.

La vedo alzare gli occhi al cielo, poi si lascia sfuggire un sospiro frustrato.

Tutta questa perfezione che ci circonda, tutta la cura che ha avuto nel preparare questa sala e nell'organizzare questo party mi hanno fatto intuire che lei è una persona che tiene particolarmente alla perfezione, e di conseguenza, in casi come questi, anche all’etichetta. Se è come credo, non rifiuterà l’invito a ballare da parte del procuratore di Washington di fronte a tutti questi invitati.

Il suo cenno d’assenso mi fa intuire che non mi sono affatto sbagliato, e, inevitabile, un leggero sorriso di trionfo mi curva le labbra.

Posa la mano sulla mia e insieme raggiungiamo il centro della sala, prendiamo posizione e con morbidezza faccio scivolare l’altra mano sulla sua schiena.

Lei alza il mento e mi guarda in viso, tesa.

Iniziamo a ballare, seguendo il ritmo sensuale della musica.

La faccio volteggiare con maestria, la tengo stretta in una presa salda, contro il mio corpo. La faccio girare di spalle e me la appoggio contro il torace, muovendomi con lentezza.

Sento che si lascia trascinare da me, dalla musica e dalla danza. Il suo corpo si abbandona al mio, sfrega le sue natiche contro il mio inguine, che risponde immediatamente a quel contatto.

La sento irrigidirsi, ovvio che ha sentito la mia erezione, e con un movimento rapido allontana il bacino dal mio. Con un gesto secco la faccio roteare e la porto di fronte a me. La stringo al mio corpo, avvicinando le labbra al suo orecchio.

Il suo profumo è inebriante, la sua pelle mi fa quasi girare la testa.

«Ma chi sei, tu? Dimmi…» le chiedo con voce roca. Sento che sto perdendo il controllo, e non me l’aspettavo. «Stai riaccendendo qualcosa, dentro di me, io…»

Mi allontano appena e la guardo in viso, avvicino il mio volto al suo. Le nostre labbra si sfiorano, i respiri si mischiano. È un momento che ha del magico e non so spiegarmi come in poche ore, dal nulla che regnava nel mio cuore e nel mio corpo, io sia riuscito ad arrivare a una tale tempesta.

Ma l’istante surreale a cui mi stavo aggrappando si interrompe bruscamente, così come fa la musica, e la voce del padrone di casa mi riporta alla realtà.

Ci scostiamo l’uno dall’altra come se fossimo stati attraversati da una scossa elettrica e con finta indifferenza ci voltiamo verso il palco, dove un Walsh sorridente al fianco di Michelle sta guardando gli invitati.

«Buonasera a tutti, vi ringrazio di essere intervenuti stasera e di aver preso parte a questa festa insieme a noi. Una festa, certo. Perché celebra il nostro ritorno e perché sarà testimone di un annuncio importante.» Si volta verso di lei e la guarda con dolcezza. «Amore mio. Abbiamo già parlato di matrimonio, ti ho già chiesto di sposarmi, anche se in un modo un po’ inusuale… ma non abbiamo ancora fissato una data. Che ne dici di fissarla… ora?»

«Come? Adesso?» Lei spalanca gli occhi, mi giro verso Mikaela che li sta guardando felice e commossa, sorpresa come tutti i commensali.

«Sì, adesso. Dimmi quando vorrai celebrare il matrimonio e così sarà deciso. Domani? Tra un mese o un anno? Decidi tu.»

«Oh, be’… io… non saprei. Qualche mese?» La sua frase viene accolta da un brusio, gli invitati non accettano la sua scelta. Qualcuno fischia, per protestare.

Lui ride compiaciuto. «Direi che è troppo, non credi?» Le sorride di nuovo, accarezzandole il volto. «Che ne dici, tra un paio di settimane? Miky!» Si volta verso Mikaela, entusiasta. «Riuscirai a organizzare un matrimonio in sole due settimane?»

Lei li fissa a bocca aperta, poi si scuote subito. «Certo che sì!»

«Perfetto, allora.» Lui annuisce, compiaciuto. «Quindi appuntamento tra due sabati, per il nostro matrimonio. Vi aspettiamo!»

Vengono accolti da un grande applauso, mentre io mi sporgo verso di lei. «Complimenti, avrai il tuo bel da fare nei prossimi giorni.»

«Già, sembra proprio di sì» annuisce entusiasta, voltandosi verso di me.

«E il tuo capo non baderà certo a spese, credo che vorrà organizzare qualcosa di molto sontuoso, tipo l’evento dell’anno. Preparati a finire su tutti i giornali, mia cara.»

A quelle parole la vedo irrigidirsi e impallidire. «Oh, mio Dio…»

«Ehi, che succede?» le chiedo preoccupato, mi avvicino e leggo il terrore puro, sul suo volto. «Ti senti bene?»

«No.» Alza lo sguardo, smarrita. «Scusami.»

Mi volta le spalle e si allontana da me, senza darmi spiegazioni.

E per il resto della sera, scompare.

FINE CAPITOLO
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