NOTE D'AMORE
Capitolo 3 di 29

Scritto il 18/06/2026
da SUSY TOMASIELLO


⏱ ~12 min · 2371 parole

Thomas

 

Gli unici rumori che sento intorno a me sono solo il rumore del mare e quello di qualche commerciante mattiniero che sta aprendo le saracinesche del proprio negozio. Non mi giro per vedere chi sia, mi concentro invece sul rumore delle onde e sul magico oscillare dell'acqua. Ho scoperto di recente, che quel movimento lento e ritmico, ha il potere di rilassarmi ed è ciò di cui ho bisogno in questo momento.

Il telefono che ho in tasca emette un piccolo segnale, mi è arrivata una nuova e- mail ma non la leggo perché non ho nessuna intenzione di interrompere questo momento di pace. So che se lo faccio, il barlume di tranquillità che ho conquistato sarà spazzato via e quindi preferisco pensarci dopo. Rimandare i problemi non è sempre saggio, ma in questo momento è la cosa migliore che possa fare.

Il sole non si vede ancora e l'aria è fresca ma il leggero venticello che arriva dal mare non mi disturba sebbene non abbia indossato qualcosa di più pesante quando sono uscito di casa.

«Ciao»
E poi quel silenzio così avvolgente si spegne quando capisco di non essere più solo. Mi giro a guardare un paio di gambe nude messe in mostra da cortissimi pantaloncini bianchi, il mio sguardo risale verso una pancia piatta che il top corto mette in evidenza e poi su occhi marroni e il sorriso dolce di Laura. Si sta togliendo le cuffie dalle orecchie senza badare al mio chiaro sguardo di apprezzamento e ne sono lieto, spegne il telefono da cui stava sentendo la musica e torna a guardarmi.

«Credevo di essere la sola a girare in giro a quest'ora, anche tu mattiniero?».

«Negli ultimi tempi sì» rispondo guardandola posare le braccia sulla ringhiera accanto a me dove il panorama del mare con quel cielo ancora poco chiaro è davvero splendido. Le montagne ai lati regalano un panorama ancora più completo che diventerà bellissimo quando il sole si alzerà in cielo e creerà i suoi giochi di luce da far invidia a chiunque.

«Io mi sono sempre alzata presto e allora ho deciso di sfruttare questi momenti per tenermi in forma».

«Una volta lo facevo anch'io» confesso pentendomene un attimo dopo. Perché adesso mi aspetto la domanda successiva, che non tarda ad arrivare.

«Come mai hai smesso?»

«Mia madre mi ha sempre detto che qui a Maiori si respira aria pulita e aveva ragione, mette però molto appetito» rispondo spostandomi dalla ringhiera e guardando i pochi negozi che stanno aprendo. «Indicazioni su dove comprare dei cornetti caldi?».

«Penso che al porticciolo ci sarà già qualche bar aperto» risponde Laura. So che non le è sfuggito il mio tentativo di cambiare discorso e le sono grato per non insistere sull'argomento. Fin dalla prima volta che l'ho vista, mi ha dato l'impressione di essere una ragazza dolce e gentile, l'ho vista quando si è rapportata con John e ne ho avuto la conferma proprio adesso.

In un primo momento quando mi ha fissato con un'espressione sorpresa, convinta che non la notassi, ho pensato che mi avesse riconosciuto davvero ma dopo poche parole è apparso evidente che la mia faccia non deve avergli rivelato nulla di me e ne sono contento.

Ho accettato di venire qui da mia madre proprio perché in questo posto ero certo di non essere riconosciuto, l'ultima cosa che voglio in questo momento è che la mia vecchia vita torni ad assorbirmi, non è proprio il momento adatto.

«Ho corso abbastanza da avere bisogno di un rifornimento di zuccheri, ti accompagno» decide Laura incamminandosi con me. Quando vede che la fisso, però assume un'espressione imbarazzata. «Sempre se non ti dà fastidio naturalmente».
La solitudine non mi dispiace soprattutto per fare chiarezza dentro di me, è anche vero però che pensare sempre allo stesso argomento senza trovare risposta è logorante e quindi anche se non dovrei, accetto la sua compagnia più che volentieri.

«Dipende se mi permetti di offrirti la colazione, sono ancora in debito con te col gelato che hai offerto a John».

Laura sorride più rilassata quando le rispondo. S'infila una felpa rossa, che aveva legata in vita e che non avevo notato, alzandosi per metà la zip. Le gambe però sono ancora scoperte e non posso dire che mi dispiaccia, perché ho sempre avuto un debole per le gambe di una donna e quelle di Laura sono tutte da ammirare.

«Ti sei sdebitato quando hai pagato i biglietti per il teatro di Pulcinella» mi ricorda. «Quindi adesso tocca a me»
«Non credo di poter lasciare che una donna mi paghi la colazione».

«Siamo nel ventesimo secolo se non te ne fossi accorto e le donne possono offrire pagando di tasca loro».

«Ho pieno rispetto sui diritti delle donne, ma su alcune cose ragiono un po’ vecchio stampo» alzo le spalle. «Quindi o ti lasci offrire la colazione o finiremo a discutere per tutto il giorno e non credo di avere molto tempo prima che John si svegli».

«D’accordo» cede con una risata Laura. «Allora un caffè e un cornetto alla crema»

«Due caffè» ordino al ragazzo dietro il bancone del bar quando entriamo. «Un cornetto alla crema da mangiare e due cornetti al cioccolato da portare».

Insieme a un uomo che sta leggendo il giornale a un tavolo, siamo gli unici clienti e non mi sorprende perché la gente qui preferisce dormire e rilassarsi la mattina e forse se riuscissi a dormire di più lo farei anch'io.

«Tu non mangi niente?» chiede Laura quando arriva il suo cornetto e dà il suo primo morso.

«La mattina presto mi va solo il caffè» rispondo mettendo la busta dei cornetti accanto a me e bevendo l'acqua che il barista mi porge.

«Io non riuscirei a carburare senza mangiare qualcosa» mi confessa invece Laura. «È per questo che ho sempre fatto abbondanti colazioni prima di andare al lavoro, così non arrivo a fine giornata stravolta».

«E ora che sei in ferie dal lavoro, hai deciso di non perdere il ritmo» deduco. Rompo la bustina dello zucchero per metterlo nel caffè che è appena arrivato. Quando mescolo lo zucchero con il cucchiaino, osservo l'espressione di Laura cambiare e farsi più assorta e un po’ malinconica.

«In realtà non sono qui in ferie, ma per prendermi una pausa di riflessione prima di tornare alla vita vera. Non so ancora cosa farò quando tornerò a casa, ma sicuramente il mio lavoro dovrà cambiare».

«Di cosa si tratta esattamente?» chiedo curioso mio malgrado. Non dovrebbe interessarmi, mantenere un distacco giusto è la cosa giusta da fare ma la domanda è partita dalle mie labbra senza che potessi frenarmi.

«Avevo una libreria» confessa Laura dopo un istante di riflessione. «Amo leggere e avere una libreria tutta mia è stato il sogno della mia vita diventato realtà, ma adesso del mio sogno non è rimasto più niente».

«Sembri abbastanza convinta, eppure se ami leggere dovresti saperlo che nella vita non bisogna mai dire mai».
«Per me è diverso» scuote la testa con un'espressione risoluta Laura. «I miei sogni resteranno tali purtroppo perché ho sprecato l'unica occasione che avevo e ora è tempo di andare avanti».

«Rinnegare i propri sogni non è mai una cosa buona, dovresti inseguirli e ricostruirli ancora una volta perché solo quelli ti daranno la felicità» rispondo convinto e il mio tono accalorato sembra colpire anche lei perché mi guarda con una nuova espressione.

«Non stai parlando solo di me vero? È successa anche a te una cosa del genere».

«Diciamo che ne so qualcosa di sogni infranti».

«Cosa ti è successo?» chiede Laura e nel suo sguardo leggo non solo curiosità, ma la stessa empatia che ho sentito io poco fa. So cosa vuol dire vedere il proprio sogno distruggersi davanti ai propri occhi e da come si è illuminato il suo sguardo quando ha nominato la libreria, ho capito che anche lei come me ha dovuto rinunciare a qualcosa d'importante. Mi è dispiaciuto vedere la sua espressione risoluta e rammaricata soprattutto perché a differenza mia, lei potrebbe andare avanti e mi rattrista sapere che non ci proverà nemmeno.

«Mi piace esserci quando John si sveglia, quindi è meglio che vada» rispondo alzandomi. Poso delle banconote sul banco e prendo la busta con i cornetti lasciando il mio caffè a metà.

«Grazie per la compagnia»

«Non volevo essere invadente» mi guarda dispiaciuta Laura, ma io scuoto la testa.

«Non lo sei stata, anzi mi hai regalato momenti di pura distrazione e ti ringrazio perché ne avevo bisogno».

Laura accenna a un sorriso, ma non la vedo convinta e prima di andarmene mi giro nuovamente a guardarla.

«Più tardi siamo in spiaggia, John e io, e sicuramente a mio figlio farebbe piacere averti con noi».

«E a te?» chiede diretta Laura. Non rispondere adducendo il ritardo sarebbe la cosa migliore, un discreto distacco è ancora la soluzione migliore da adottare ma cuore e mente non vanno mai d’accordo quando servono.

«Anche a me» rispondo lasciando che la parte razionale non vinca questa battaglia interiore. Quando Laura mi regala un sorriso dolce, mi rendo conto di essermi cacciato in un grosso guaio e temo di non essere in grado di uscirne se non ferendo qualcuno.

 

 

Laura

«Stai uscendo?»

«Sì» rispondo infilando il telefono in borsa e guardando la nonna. «Hai bisogno di qualcosa?»

«No, no anzi salutami Aria, sono contenta che siete diventate amiche».
«Aria è una bravissima ragazza» ammetto con un sorriso perché la prima volta che l'ho vista, non l'avrei mai pensato e invece la sua compagnia mi piace molto. «Oggi è impegnata con i suoi quindi credo che la vedrò in serata».

«Oh» risponde la nonna senza aggiungere altro, so che muore dalla voglia di chiedermi dove vado e apprezzo che sia io a dover decidere se parlarle senza che lei mi faccia domande dirette.

«Sto andando ai gonfiabili che hanno aperto al porto. Thomas e suo figlio John mi hanno invitato a raggiungerli e poi credo che mangeremo qualcosa insieme».
«Oh» risponde nuovamente la nonna e stavolta la guardo inarcando un sopracciglio. È strano che la nonna non commenti perché ha sempre una parola per ogni cosa e stavolta il suo silenzio mi preoccupa.

«C'è qualcosa che vuoi dirmi nonna?»

«Un uomo con un figlio è un impegno gravoso» risponde dopo un attimo e stavolta vedo la preoccupazione aleggiare nel suo sguardo. «Non fraintendermi tesoro, sono felice che tu esca a divertirti ma sei sicura che vuoi cominciare una storia con un uomo che ha già un figlio?».

Dopo il nostro incontro quella mattina sono passati due giorni e sto trascorrendo molto tempo insieme a John e Thomas, alcune volte si è aggiunta anche Aria che non fa altro che spingermi verso di lui ma secondo me è ancora presto. Siamo amici, mi piace stare in loro compagnia e anche se mi sento attratta da Thomas non vuol dire che per lui sia la stessa cosa. Lui è sempre gentile, ma quello che prova per me è solo amicizia, è abbastanza evidente. Non ha mai oltrepassato il limite e io ho paura di perderla per fare un primo passo. Non nego che mi piaccia, in fondo Aria non ha per niente torto quando dice che è un bel vedere in tutti i sensi, ma non mi faccio nessuna illusione e mi sta bene quello che stiamo costruendo, o almeno è quello che ripeto ogni volta che mi sorride.

«Siamo amici» rispondo dopo questa lunga riflessione. «Solo amici» confermo l'attimo dopo e poi mi domando se sto tentando di convincere me stessa oppure la nonna.

«Stai attenta lo stesso» si raccomanda la nonna. Non voglio che si preoccupi per me e quindi le rivolgo un sorriso rassicurante.

«Non farò tardi e tu non preoccuparti» le assicuro baciandole una guancia per poi salutare il nonno nello stesso modo. «A dopo nonno» mormoro baciandogli una guancia prima di uscire.

Mi ripeto che la nonna si preoccupa inutilmente, che l'amicizia può esistere tra due persone adulte e che posso tranquillamente gestire la situazione senza restarne scottata. Sono fiduciosa che andrà tutto bene, quando scendo la passerella che porta ai gonfiabili sono tranquilla e con lo sguardo cerco le familiari capigliature bionde di padre e figlio tra la folla. Pensavo che a quest'ora fossero tutti al mare, invece sembra che molte persone abbiano avuto la nostra stessa idea di divertirci in un altro modo.

«Laura!»

La voce di Thomas mi fa girare verso la mia destra e quando vedo la sua mano alzata per attirare la mia attenzione, ricambio il saluto. Lui mi sorride e la sicurezza che provavo fino a pochi istanti prima sparisce. Vorrei che quel sorriso non mi sconvolgesse a tal punto perché è davvero assurdo e non sono una ragazzina alla prima cotta.

«Tutto bene?» chiede Thomas quando lo raggiungo. La sua voce è bassa, carezzevole e anche preoccupata e io sento il mio povero cuore perdere un battito per la sua improvvisa vicinanza. Indossa dei pantaloncini corti come tutti i giorni in cui ci incontriamo, sono bianchi e fanno risaltare di più la sua abbronzatura. La sua maglietta è verde e abbastanza stretta da mettere in mostra il suo fisico che non passa inosservato.

È solo un amico ripeto al mio cuore e quindi sfodero un sorriso di circostanza.

«Benissimo» rispondo a voce alta guardandomi intorno. «Dov'è John?»

«È su quello scivolo lassù» me lo indica Thomas. «All'inizio non voleva andarci, poi ha visto due bambini più piccoli di lui e si è lanciato».
«L'unione fa la forza» sorrido. «Non è pericoloso? Mi sembra alto»

«Non dirmi che John è più coraggioso di te» mi prende in giro Thomas.

«Non si tratta di coraggio, quanto di prudenza. È davvero alto, potrebbe cadere e farsi male» lo rimprovero. «Forse dovremmo andare più vicino nel caso succeda qualcosa».
«Non succederà niente e siamo già abbastanza vicini» mi ammonisce Thomas. «Rilassati Laura perché John si sta divertendo».

Osservo Thomas salutare con la mano il figlio che alza il pugno in giro con un gran sorriso e mi chiedo come faccia a essere così tranquillo. Non mi reputo una persona ansiosa e questa nuova versione di me non mi piace, quindi m'impongo di restare calma. In fondo se suo padre è tranquillo, devo esserlo anch'io.

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