NOTE D'AMORE
Capitolo 7 di 29

Scritto il 02/07/2026
da SUSY TOMASIELLO


⏱ ~19 min · 3787 parole

Laura

 

Busso piano alla porta prima di entrare e la prima cosa che noto è il letto vuoto. Ormai so che questa stanza ha un bagno, ma dal momento che prima faticava a reggersi in piedi non vorrei che fosse scivolato o peggio.

«Thomas?» chiedo facendo un altro passo avanti. Il silenzio è l'unica risposta che mi accoglie, probabilmente al suo posto sarei infastidito dalla mia insistenza eppure non riesco a frenarmi e avanzo ancora. Si dice che in ogni donna ci sia una parte di crocerossina che lotta per venire fuori nel momento del bisogno e sembra proprio che questo momento per me sia arrivato.

Sto per chiamarlo di nuovo, quando me lo ritrovo davanti. È appena uscito dal bagno e per fortuna è vestito anche se il suo viso è stravolto.

«Sono passata a salutare, sto andando via».

Thomas annuisce, sta per raggiungere il letto ma lo vedo barcollare così poso una mano sul suo fianco e lo aiuto come posso. Ignoro il battito accelerato del mio cuore quando i nostri corpi sono così vicini e faccio un passo indietro, ma la mano di Thomas intrappola la mia con una forza sorprendente per un uomo che non si regge in piedi.

«Sei una brava persona Laura, non cambiare mai».

L'intensità del suo sguardo brucia più del tocco della sua mano, tra poco si faticherà a riconoscere chi dei due abbia la febbre perché mi sembra di scottare allo stesso modo.

Non riesco a dire una parola mentre mi perdo in quello sguardo blu lucido e ricco di bellezza. Quando la sua mano mi attira ancora di più verso di lui, sento il mio cuore battere a un ritmo che non ho mai sentito prima.

Basterebbe un solo passo affinché i nostri visi si toccassero, le nostre labbra si sfiorassero e io resto immobile senza sapere cosa fare. O forse lo so, ma sono troppo spaventata per fare la mossa successiva. Dovrei fare un passo indietro, tornare di sotto e andare a casa perché quello che sto facendo qui è pericoloso, troppo pericoloso. È il motivo per cui mi sono tenuta lontana da lui e da John, devo tenere al sicuro il mio cuore, devo...

E poi ogni pensiero razionale sparisce dalla mia mente come cancellato da una spugna quando le labbra di Thomas toccano le mie. Sono ancora in tempo per allontanarlo da me, posso spingerlo via e accusarlo di essersi approfittato di me, sarebbe semplice ma anche falso. Non è lui che mi sta forzando a fare qualcosa, semmai il contrario perché sono io a rendere questo bacio più intenso.

Non appena le sue labbra calde e morbide toccano le mie, mi sento pervadere da un calore così istantaneo e immediato che ricambio quel bacio con un'intensità che non credevo di avere. Non mi fermo a pensare alla mia reazione impulsiva, lo bacio e basta e tutto mi sembra perfetto. Non so per quanto tempo ci baciamo, minuti, secondi, forse ore. So solo che i nostri respiri si sono fusi, i nostri cuori battono all'unisono e i nostri corpi così vicini sono pronti a un'esplosione di calore da un momento e l'altro.

Ci separiamo nello stesso modo entrambi a corto di ossigeno e mi rendo conto che non mi era successo prima. Baciare qualcuno e restare senza respiro succede solo nei libri, la vita reale è diversa e allora cos'è appena successo?

«Adesso credo di essere in guai seri» mormora Thomas. La sua espressione non è pentita mentre pronuncia quelle parole, è solo stanca e di fatti un istante dopo chiude gli occhi. Non lascia la presa con cui mi tiene stretta almeno non subito, l'attimo dopo si rilassa e sento il suo respiro regolare come di qualcuno che si è addormentato di colpo.

«Addormentato! Si è addormentato dopo che ti ha baciata!».

«Aveva la febbre» sospiro frustrata. «Forse delirava, forse non sapeva nemmeno quello che stava facendo». Comincio a tormentarmi le unghie delle mani, lo faccio sempre quando sono nervosa. Non ho fatto altro che pensare a quel bacio per tutto il tempo, stanotte ho dormito pochissimo perché quando mi azzardavo a chiudere gli occhi sentivo il sapore delle sue labbra sulle mie. Non posso credere di aver permesso che succedesse, come ho potuto essere così sconsiderata? Non solo ho lasciato che mi baciasse, ma ho ricambiato quel bacio come se non aspettassi altro. Mi sono gettata tra le sue braccia senza pudore e io non sono così. Cosa mi è preso?

Stamattina ero così agitata, che ho salutato in fretta i nonni senza fare colazione e sono corsa da Aria. Avevo bisogno di un parere esterno, ma non mi aiuta di certo l'espressione contrariata della mia amica.

«Se si addormenta dopo un bacio, cosa succederà quando farete sesso crollerà stecchito?» ridacchia Aria. «Non mi aspettavo che il tuo padre sexy si comportasse così. Forse perciò la sua faccia mi è familiare, magari proprio perché l'ho visto comportarsi in modo assurdo un'altra volta».

«Punto primo non è il mio padre sexy» sbotto guardandola male. «Punto secondo non faremo sesso perché quello che è successo ieri non ha nessuna importanza chiaro? È stato solo un momento di confusione ed è tutta colpa mia».

«Ci si bacia in due Laura» mi ammonisce la mia amica. «Non è stata colpa tua, febbre o no è un uomo e sapeva benissimo cosa stava facendo».

«Era malato e anziché preoccuparmi per lui, io avevo pensieri tutt'altro che puri. È colpa mia» ripeto agitata

«Sei troppo dura con te stessa» replica Aria afferrandomi la mano e salvando le mie povere unghie dall'agitazione che mi pervade. «Quell'uomo ti piace e anche tanto. Quando ti ha baciato hai agito d'istinto, è normale. Adesso quello che devi chiederti è: vuoi proseguire su questa strada o tornare a fare la finta amica? Perché, scusa se te lo dico, ma secondo me sei già bella preso dal tuo padre sexy».

Sto per ribadire che Thomas non è il mio padre sexy, ma Aria stringe con forza la mia mano.

«Ora rilassati e non comportarti da pazza perché sono qui».

«Sono?» chiedo più agitata di prima. Non faccio nemmeno in tempo a girarmi che sento la voce allegra di John.

«Ciao Laura, ti stavamo cercando»

«Ciao John» rispondo con un sorriso forzato. Avevo pensato di non farmi vedere per tutto il giorno, mi sento troppo in imbarazzo ed è per questo che evito accuratamente di guardare Thomas nonostante sappia che sia proprio lì al suo fianco.

Sono in sella a due biciclette e l'espressione di John è così solare e allegra che riesce subito a strapparmi un sorriso.

«Siamo passate da casa tua, perché volevamo che venissi con noi a fare un giro in bici» mi spiega John. «La tua nonna mi ha detto che eri andata al negozio di Aria, è proprio simpatica sai?».

«Ho spiegato a John che potevi avere altri impegni» interviene Thomas quando io resto in silenzio. «Non devi venire per forza, ma quando questo mezzo uomo si mette una cosa in testa diventa insopportabile».

«Mezzo uomo? Io ho otto anni!» protesta John e io rido sottovoce.

«Siete stati gentili per l'invito, ma purtroppo non posso venire con voi. Non ho la bicicletta»

È la verità e questo mi fa sentire meglio. Mi dispiace deludere John ma sono contenta di prendermi un po’ di tempo per me, ho bisogno di riflettere con calma sul da farsi. Non posso assolutamente passare l'intera mattinata con loro mentre i ricordi dell'altra sera mi...

«Io sì» risponde Aria interrompendo bruscamente i miei pensieri e facendomi reagire con un secondo di troppo. «Non la uso da un po’ ma dovrebbe essere in buone condizioni, se aspettate un attimo vado a prenderla».

«Non c'è bisogno che...» inizio, ma è troppo tardi, Aria è già sparita. Cosa le salta in mente? Sa benissimo che in questo momento l'ultima cosa che voglio è andare in bici con padre e figlio, ho bisogno di stare sola: è così evidente!

«Ecco qui» dice Aria dopo pochi minuti spingendo la bicicletta che a una prima occhiata mi sembra in ottime condizioni. Thomas scende dalla sua bici per controllarla da vicino, mi sembra sia in forma rispetto a ieri. A quanto pare deve aver finalmente preso le medicine giuste perché hanno svolto il loro dovere.

«Si vede che è da femmine però mi piacciono quegli adesivi» afferma John osservando da vicino alcune figure che Aria ha attaccato, sembrano animali grossi e feroci in tipico stile Aria e non sono per niente stupita.

«Le ruote sembrano buone, vuoi prima farti un giro di prova?» chiede Thomas.

«Andrà benissimo» risponde Aria al mio posto. «Oggi non fa troppo caldo, sono certa che vi divertirete. Peccato che non abbia una bici in più altrimenti sarei venuta volentieri con voi».

Lancio un'occhiataccia alla mia amica che si limita a sorridermi e consegnarmi la sua bicicletta.

«Buona pedalata» dice a voce alta per poi sussurrarmi. «Capirai cosa fare stando insieme, non lontano da lui».

Mi strizza l'occhio e poi ci saluta con grosse bracciate come se stessimo andando a correre chissà dove.


* * *

John ride divertito da tanti saluti compresi di fazzoletto e io penso proprio che la mia amica sia completamente pazza.

Non pedalo da un po’ di tempo, ma ritornare in sella a una bici è facile e ben presto acquisto il ritmo giusto.

Decidiamo di andare a pedalare sul lungomare, il posto giusto a quest'ora dove trovare più spazio e meno persone. La gente è a mare e ce n'è poca adesso. Aria ha ragione, oggi non si sente l'afa assurda dei giorni passati, il calore del sole però è ancora forte e pedalare aiuta molto a non sentirlo. Ogni pedalata che mi lascio alle spalle mi sembra di stare meglio e mi chiedo perché non ci ho pensato prima. Da bambina adoravo andare in bicicletta, mi sentivo libera da ogni pensiero ed è la stessa cosa che mi sta succedendo adesso. Più vado avanti e più mi sento leggera, una sensazione bellissima che mi fa completamente dimenticare l'agitazione e il nervosismo di poco prima.

Padre e figlio si rincorrono in un percorso a zig zag che mi fa sorridere. John è molto veloce per la sua età e provoca continuamente suo padre dicendogli che la vittoria è assicurata. Non ho ancora capito quale sia la nostra meta, ma non importa perché più pedaliamo, più mi sento meglio e forse dovrò ringraziare Aria per avermi spinta a venire.

Superiamo il parco giochi e il Bar Oriente e ci dirigiamo a passo spedito ancora più lontano dove avremo spazio a sufficienza solo per noi con le poche persone che girano a quest'ora in questo lato di Maiori. A un certo punto sembra che quei due aumentino la velocità e faccio fatica a star loro dietro, intuisco quindi che stanno arrivando alla loro meta stabilita. Faccio appena in tempo a raggiungerli quando mi accorgo che la Pizzeria era il traguardo e li vedo esultare insieme quando la raggiungono nello stesso esatto momento.

«Ho vinto io!» grida forte John

«Ti sbagli ometto, ho vinto io»

«Non è vero» protesta John. «Ho toccato prima io il punto d'arrivo»

«No, no stavolta ti sbagli. Quello che ha toccato il punto d'arrivo sono stato io» replica subito Thomas. Mi viene da ridere quando li guardo discutere come due ragazzini mentre in realtà sono padre e figlio che stanno mettendo in dubbio la veridicità dell'altro.

«Ho visto tutto, posso fare da giudice e concludere questa faida volete?» mi propongo frenando accanto a loro. Mi guardano immediatamente attenti e sono così carini identici e desiderosi di vincere che devo trattenermi per non ridere ad alta voce.

«Senza alcun margine di errore posso dire che il punto d'arrivo l'avete toccato tutti e due nello stesso momento quindi mi dispiace deludervi ma avete vinto entrambi».

«Non è possibile!» esclama John risentito

«Sei sicura?» chiede perplesso Thomas, annuisco con un sorriso.

«Il giudizio del giudice è insindacabile ed è la verità. Non siete contenti? Avete vinto»

Le occhiate che si lanciano mi dicono che non sono contenti del tutto e mi ricordo che in fondo sono uomini e quindi competitivi negli sport.

«Dal momento che sono l'unica ad aver perso, chiederei ai due vincitori una pausa e una bottiglia d'acqua ghiacciata se possibile».

«Io voglio un gelato» accetta subito John alzando una mano. «Al fiordilatte»

«D’accordo faccio un salto lì dentro, voi aspettate qui con le bici» decide Thomas scendendo dalla sella e mettendo il cavalletto.

«Qui c'è una panchina libera» la indico. «Aspettiamo lì tuo padre che dici?»

John annuisce. Insieme scendiamo dalle nostre bici e poi spingiamo insieme quella di Thomas che è la più alta. Sistemiamo bene le due ruote accanto a noi e ci mettiamo seduti in modo che Thomas possa vederci quando torna.

«Sei sicura vero che non avevo vinto io prima?» chiede John scrutandomi con sospetto.

«Sicura» rido. «Ma sei stato davvero bravissimo, non immaginavo sapessi andarci così bene».

«Papà mi ha insegnato ad andarci quando avevo cinque anni e poi a New York ci vado spesso a volte anche con Bud» mi spiega John. «Bud mi piace ma non è come papà»

Si gira a guardarmi come se si fosse reso conto di aver detto qualcosa di troppo, ma io lo tranquillizzo con un sorriso.

«I genitori sono sempre la compagnia che preferiamo. Bud è un tuo amico?»

«È il fidanzato della mamma» risponde John saltando in piedi quando si accorge di Thomas che ci sta cercando. «Papà, siamo qui!»

Fingo che la confessione di John non mi abbia colta di sorpresa anche se in realtà vorrei fare più domande. John sta quindi con la madre tutto l'anno e come mai quest'estate ha deciso che sarebbe stato solo Thomas a beneficiare della sua presenza?

«Gelato al fiordilatte per il metà vincitore e gelato alla crema per il giudice» dice Thomas strappandomi dai pensieri e porgendomi la coppetta di gelato. «Ti piace prendere il cornetto a crema e questo era l'unico gusto che ricordavo ti piacesse, va bene o preferisci il mio al caffè? Perché possiamo fare cambio»

«No, va benissimo grazie» accetto con un sorriso. So che è da stupidi, ma mi rende felice sapere che ricorda come mi piace il cornetto. Non era neanche obbligato a comprarmi un gelato, mi sarei accontenta dell' acqua fresca.

Mangiamo in silenzio per un attimo godendoci il gelato fresco al momento giusto mentre una leggera brezza ci avvolge. Il panorama di fronte a noi è bellissimo e ci mostra un mare calmo e immenso, guardare questo spettacolo mi rilassa ulteriormente.

«Ciao John, anche tu non sei al mare oggi? Vieni al parco giochi con me?»

Ero così concentrata sul mare che mi accorgo con un secondo di ritardo di avere compagnia. C'è un bambino che mi sembra di aver già visto insieme ai suoi genitori. Thomas si alza stringendo la mano dell'uomo mentre John e il suo amico cominciano a parlare di scivoli e altalene. Non passa molto tempo prima che John esulti contento quando Thomas accetta di farlo andare al parco giochi.

«Io sono Luisa la madre di Luigi» si presenta la donna tendendomi una mano. «Sei la madre di John giusto?»

«No, sono un'amica» preciso subito stringendole la mano. Evito di pensare a come il cuore abbia mancato un battito sentendomi chiamare come madre di qualcuno. Ho sempre pensato che un giorno sarei diventata mamma, ma poi le cose mi sono sfuggite di mano e adesso mi sembra un sogno lontano.

I bambini corrono avanti, i genitori di Luigi li seguono e Thomas prende la bicicletta di John sotto un braccio mentre spinge la sua a piedi.

«Vuoi una mano?» chiedo gettando le coppette vuote e i tovaglioli di carta che abbiamo usato nel cestino dei rifiuti.

«No, tranquilla ce la faccio»

Lo seguo in silenzio spingendo la mia bici adattandomi al suo passo. Parcheggiamo le biciclette in modo che non diano fastidio e poi osservo John e Luigi che corrono verso il ponte a raccogliere foglie secche per poi lanciarle nelle fontane di sotto. Anch'io da piccola mi divertivo molto in quel gioco dove le foglie fungono da barchette, il percorso che svolgono è lento o veloce a seconda del vento della giornata ma è divertente vedere come sbuca dall'altro lato senza eccezioni.

«Sembra che la cosa vada per lunghe, per fortuna qui non c'è sole».

Quando sento la voce di Thomas mi rendo conto che da quando è arrivato è la prima volta che siamo da soli. I genitori di Luigi si sono fermati a parlare con qualcuno, il parco giochi a quest'ora non è affollato come il pomeriggio e improvvisamente rimpiango il caos e l'attività frenetica che di solito caratterizza questo posto.

«Ti abbiamo quasi costretta a venire con noi, se vuoi andare non sei obbligata. Lo spiegherò io a John» mi dice Thomas forse leggendo l'agitazione che sembra essere tornata a farmi visita. È un'ottima scusa per scappare via e rimandare l'inevitabile, ma poi ripenso alle parole di Aria e capisco che ancora una volta la mia giovane amica ha ragione.

Scappare non risolverà i miei problemi, anzi non farà che accrescere le mie ansie e non posso certo andare avanti così.

«Prima credo che dovremmo parlare» rispondo guardandolo. «Di quello che è successo ieri»

«Hai ragione non ti ho ancora ringraziata a sufficienza per quello che hai fatto, sei stata davvero essenziale. Senza di te non so cosa avremmo fatto»

«No... non è quello, e poi esageri ho fatto poco. Mi sono divertita con John, passare del tempo con lui mi piace tanto. Mi fa tornare di nuovo bambina e mi fa sentire...».

«Come se il peso dei problemi non ci fosse perché sparisce tutto in una bolla di sapone che vola lontano» termina al mio posto Thomas, annuisco incredula perché è esattamente quello che volevo dire. Io però conosco il perché di quella sensazione, so cosa mi affligge e perché sono a Maiori, mentre Thomas per me resta ancora un enigma.

«Da quali problemi hai bisogno di evadere?» chiedo rosa dalla curiosità. So che non dovrei, in fondo sono cose personali ma la mia lingua sembra aver agito con volontà propria.

«Se non era di quello che volevi parlarmi, allora cos'era?» chiede invece Thomas e io avrei preferito non aver detto niente per evitare di fissare quegli occhi blu intensi.

Fingere che non sia successo niente mi sembra la cosa più stupida di questo mondo e anche immatura, ho ventiquattro anni e non voglio sembrare un'adolescente alla prima cotta. È per questo che lo affronto diretta sorprendendo me stessa per la mia audacia.

«Del bacio di ieri» rispondo diretta. Lo osservo sussultare, ma proseguo ostinata perché sono davvero arrabbiata. «Forse per voi americani è normale baciare le persone e poi andare avanti come se niente fosse, ma per me non è così. Io non sono così e dal momento che per me un bacio conta tanto, è il caso proprio di parlarne anche se vuoi fingere che non sia successo niente».

Di solito sono meno impulsiva e prima di dire qualcosa rifletto non una, ma dieci volte. Se non sapessi la verità, direi di non conoscere questa persona che ha appena parlato dicendo ciò che prova e sente dal profondo. Non so cosa mi è preso e non mi aiuta che Thomas mi guarda senza dir niente, il suo silenzio non fa altro che aumentare il mio disagio.

«Non sto fingendo che non sia successo niente» risponde Thomas quando ormai cominciavo a pensare che non avrebbe più parlato. «Non ero del tutto sicuro che fosse successo davvero o che me lo fossi immaginato, ma ammetterai che affrontare l'argomento senza apparire pazzo era impossibile. Ricordo tutto e anche benissimo»

Thomas guarda le mie labbra e io mi sento percorrere da un brivido involontario. Sono più che certa che se mi baciasse adesso in mezzo ai bambini, accanto al ponte con le fontane accetterei tutto senza lamentarmi. Non so ancora se è attrazione o semplicemente perdita del buon senso, so solo che è qualcosa di reale e non riesco a controllarmi quando c'è lui nei paraggi.

«Tu mi piaci tanto Laura» mormora Thomas accarezzandomi una guancia. Mi sento scottare la pelle dove la sua mano si posa, l'intero mio corpo sembra infuocato quando Thomas mi stringe a sé in un abbraccio caldo e rassicurante. Chiudo gli occhi e come le eroine dei miei romanzi, aspiro l'odore di quest'uomo di cui, forse ha ragione Aria, mi sono davvero invaghita.

Sarei rimasta ancorata al suo abbraccio ancora a lungo, se Thomas non vi avesse posto fine. Vorrei protestare per quell'improvviso calore che mi è negato, poi però guardo i suoi occhi blu diventare distanti e profondi e vengo colta da un brutto presentimento.

«Sarebbe meglio se d'ora in poi ci vediamo di meno. Ho bisogno di stare del tempo con mio figlio e tu sei troppo una brava ragazza per essere coinvolta nel casino che adesso è la mia vita. Mi dispiace per quel bacio, ma ti assicuro che non succederà più perché l'ultima cosa che voglio è farti del male».

Mi allontano dalle sue braccia come se bruciassero e lo guardo incredula.

«Davvero stai usando la scusa del "non sei tu, ma sono io"? Perché ti credevo alquanto superiore a queste frasi di circostanza».

«Sto solo dicendo la verità Laura» insiste Thomas fissandomi con intensità. «Nella mia vita adesso non c'è spazio per nessuno all'infuori di mio figlio e tu non c'entri niente in questa scelta».

Sono sempre stata convinta che gli occhi sono lo specchio dell'anima, sono fermamente sicura che quelli non mentono mai. Le mie esperienze passate mi hanno insegnato che, quando una persona non ti guarda negli occhi sta tentando di mascherare la verità e Thomas non ha mai smesso di guardarmi mentre mi parlava. È sincero e io sento il mio cuore aggrovigliarsi in una massa indefinita di emozioni che non so descrivere.

Perché dirmi che gli piaccio se poi vuole tenermi lontana?

«Ciao Thomas! Ti stavo chiamando da cinque minuti, ma non mi hai neanche sentito» dice una ragazza avvicinandosi a noi con un gran sorriso. Bacia Thomas su entrambe le guance e poi mi guarda appoggiandosi a lui senza perdere quel sorriso allegro.

«Ciao sono Clara, tu sei?»

È a quel punto, quando la mia mente si schiarisce, che la riconosco come la ragazza con cui l'ho visto il primo giorno. È bella come quel giorno, snella, alta e dal viso perfetto. La stessa ragazza che aveva nominato John il primo giorno che l'ho incontrato, l'evidente ragione perché Thomas sta facendo marcia indietro con me. Adesso mi sembra tutto così evidente che mi sento una stupida.

«Nessuno» rispondo voltando loro le spalle e andando via il più velocemente possibile.

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