NOTE D'AMORE
Capitolo 8 di 29

Scritto il 07/07/2026
da SUSY TOMASIELLO


⏱ ~20 min · 3951 parole

Thomas

 

«Il dottor Protti fa visite a domicilio te l'avevo detto? L'ospedale come sai non c'è qui a Maiori perciò lui si organizza affinché le persone si sentano al sicuro. È un bravo medico, stavo pensando che forse...».

«No»

«Lasciami almeno finire» mi ammonisce mia madre. «Stavo pensando che potrei invitarlo per un caffè e magari fare due chiacchiere».

«Puoi invitare chi vuoi, ma non ho intenzione di avere a che fare con questo medico né con nessun altro. Credevo di essere stato chiaro»

«Thomas» mi guarda dispiaciuta mia madre. «Non puoi continuare a fare così»

«E tu non puoi continuare a diventare un disco rotto» replico. «Non voglio vedere nessun medico, discorso chiuso».

«Sei ostinato proprio come tuo padre» sbotta mia mamma. Si allunga sulle punte dei piedi per aprire un mobile, la sposto e prendo io il ferro da stiro che si ostina a mettere in alto nonostante la sua altezza non glielo permetta.

«Dovremmo sostituire posto a questo coso non credi?».

«Non cambiare discorso» sbuffa mia mamma mettendo l'acqua nel ferro e guardandomi male.«Almeno tuo padre riuscivo a farlo ragionare, con te invece sembra di parlare a un muro. Dovresti avere accanto una donna che ti sappia gestire, ma il tuo giudizio è sbagliato anche in quel caso: prendi Ashley».

«Mamma»

«John è a casa di Luigi non può sentirmi» minimizza la mamma infilando la spina nella corrente. «Resterà sempre la madre di mio nipote e per questo avrà il mio rispetto, ma non è mai stata una moglie adatta a te l'ho sempre saputo. Avete sempre pensato alle vostre carriere invece del vostro matrimonio, ovvio che poi è naufragato».

Sospiro e mi passo una mano sugli occhi perché questo discorso l'ho sentito un'infinità di volte che mi sembra di conoscerlo a memoria. Non ha mai provato un affetto profondo per Ashley mentre io l'ho sempre vista come la persona perfetta per me perché avevamo in comune gli stessi obiettivi. Avrei dovuto capire che quello non sarebbe bastato per far funzionare un matrimonio soprattutto con l'esempio dei miei che hanno vissuto felicemente sposati fino alla morte di mio padre. Però Ashley mi ha dato John e di questo le sarò eternamente grato.

«Ashley però è una madre attenta» afferma come leggendomi nel pensiero. «Questo glielo concedo, ma con te ha fallito su tutti i fronti. Eri sempre concentrato sul lavoro invece che su di lei, mentre invece con Laura ti ho visto sorridere molto spesso. Come mai sono giorni che non viene più da queste parti? Credevo che ormai foste amici»

Stavolta sono io che guardo male mia madre mentre enfatizza l'ultima parola come a volermi prendere in giro. Stavo aspettando che mi chiedesse dell'assenza di Laura, sono passati solo tre giorni ma mi sembrano molti di più. Dopo l'ultimo disastroso discorso al parco, non l'ho più vista e non posso nemmeno biasimarla se non si è presentata nei posti che John e io frequentiamo. La situazione mi è del tutto sfuggita di mano e quando si è presentata Clara, è davvero degenerata.

Sarebbe stato semplice spiegare a Laura che Clara è soltanto una ragazza che conosco da poco esperta di bambini. Si è offerta di badare a John per un po’ mentre sbrigavo qualche telefonata e questo è tutto il rapporto che ci lega, spiegare queste cose a Laura sarebbe stato semplice invece sono stato zitto. Posso immaginare quello che le è passato per la mente, ha frainteso tutto e in questo momento mi odierà soltanto per uno stupido malinteso. Sono stato sul punto di andare da lei più volte per spiegarle tutto, ma non l'ho fatto perché in fondo è molto meglio saperla arrabbiata con me, piuttosto che piena di angoscia e tristezza e sarebbe successo questo se le avessi permesso di entrare ancora di più nella mia vita. Ho sbagliato fin dall'inizio e solo adesso che l'ho allontanata, sento di aver fatto la cosa giusta.

Allora perché c'è questo senso di oppressione che mi avvolge il cuore?

«Hai combinato un disastro vero?» mi dice mia madre leggendomi di nuovo nel pensiero. Ha cominciato a stirare, ma la sua attenzione è tutta su di me.«Hai la faccia di chi ha fatto un grosso guaio e non sa come rimediare».

«So benissimo cosa fare invece e Laura sta benissimo lontano da me» replico alzandomi. «Sarà meglio che vada a prendere John, oggi restare in casa con te aumenta soltanto il mio malumore».

«Thomas» mi richiama mia madre posando il ferro. «Ti voglio bene amore, però non devi allontanare tutti dalla tua vita. Potresti essere sorpreso dalle persone sai?».

So che la mamma è in buona fede, lei però ha una concezione della vita diversa dalla mia. Lei ha avuto mio padre fino a pochissimo tempo fa e dividere gioie e dolori con un'altra persona per lei è normale, ma io non sono così. Le bacio la fronte ed esco di casa, prendere aria mi farà bene e poi non voglio rischiare di litigare sul serio con lei, farebbe solo male ad entrambi.

La casa di Luigi, l'amico di John, si trova nel parco San Francesco. Ambientarmi a Maiori non è stato difficile, le strade sono poche e facilmente raggiungibili quindi so come arrivare presto nel parco. Tuttavia le mie gambe si spostano altrove, prendendo una deviazione che mi porta a via Nuova Chiunzi. Giudico troppo sfrontato andare proprio a casa dei nonni di Laura, ma magari se raggiungo il negozio di fiori di Aria posso chiedere informazioni e sapere come sta. È questo che m'interessa e che mi tormenta da tre giorni: sapere se sta bene. Oltrepasso vari negozi finché giungo alla familiare strada che ho percorso con John in bicicletta per arrivare al negozio che m'interessa.

Sono fortunato perché Aria esce in quel momento con una grossa pianta che posa a terra poco lontano da me. Si è accorta della mia presenza e l'espressione minacciosa che mi rivolge, mi fa capire anche quanto sia fedele alla sua amica. Mi piacciono le amicizie se testimoniate in questo modo, purtroppo non sono stato molto bravo a collezionarle. Forse ha ragione mia madre, tendo ad allontanare tutti quando la situazione si fa delicata ma la verità è che affrontare da solo le cose mi permette di sentirmi meno egoista.

«Ciao. Posso parlarti un attimo?»

«No, ho molto da fare» risponde Aria girandosi verso il negozio. «Quindi anche se non è stato un piacere, ciao».

«Un attimo per favore» la trattengo. «Voglio soltanto sapere come sta, poi ti prometto che vado via».

Aria si gira a guardarmi e incrocia le braccia al petto assumendo un'aria minacciosa. Sono più grande di lei di otto anni, secondo quello che mi ha raccontato Laura, eppure in questo momento mi sembra di dover passare l'esame con una persona adulta e questo la dice lunga sul mio senso di colpa che aumenta a dismisura.

«Vorrei poterti dire che sta da Dio così porti via il tuo bel culetto e non rompi, ma non sono una bugiarda e perciò ti dirò la verità: sei un grandissimo stronzo».

Aria non si preoccupa di abbassare la voce, né di essere spaventata dal fatto che sono più grande di lei e per certi versi più forte. Il suo affetto verso Laura è così grande che non pensa a niente, se non a difendere la sua amica e questo mi spinge a rispettarla.

«Laura ha bisogno di persone come te nella sua vita, sono felice che non sia sola».

Annuisco in segno di saluto e sono pronto ad andarmene. È stato un grande errore venire, cosa mi aspettavo?

«Ehi Thomas» mi chiama Aria dopo che ho fatto due passi avanti. Mi giro immergendo le mani in tasca e sentendomi come l'ultimo condannato a morte che deve subire una grossa penitenza.

«Hai la faccia da cane bastonato esattamente come lei, non so cosa cavolo state combinando ma se vuoi davvero che torni a sorridere allora vai sul lungo mare. È andata a vedere le anatre con i nonni»

«Anatre?» ripeto confuso e Aria fa un gesto con la mano.

«Ignora i dettagli e vai»

«Come mai mi stai aiutando?»

«Te l'ho detto: avete la stessa aria da cane bastonato quindi è evidente che ci soffrite entrambi e poi non hai battuto ciglio quando ti ho chiamato stronzo quindi vuol dire che ti senti proprio così» mi spiega tranquilla Aria. «Non so ancora dove ho visto la tua faccia, ma non credo sia cattiva».

«Grazie.» Sorrido, forse il primo vero sorriso della giornata. «Lo prendo come un complimento»

«Bada a farla sorridere di nuovo altrimenti te la vedrai con me!» mi urla contro Aria quando la saluto e io maschero a stento una risata.

Forse venire fin qui non è stata una totale perdita di tempo. Adesso resta solo da capire cosa le dirò quando la vedrò perché in tutta onestà non ne ho la più pallida idea.

Oltrepasso casa Nannini e il corso Reginna che come al solito è il più ventilato. La sera ho imparato che la temperatura cambia drasticamente da queste parti, ma adesso è ancora giorno ed è accettabile. Mentre aspetto che il vigile dia il via libera per passare, cerco Laura con lo sguardo e non è difficile individuarla. Non ho mai visto i suoi nonni, ma quando li guardo ridere con lei è facile capire il loro legame e mi fa piacere.

Il vigile blocca il passaggio alle auto per permettere ai pedoni di attraversare e io sono pronto a raggiungerla. Mi confondo nel fiume di persone che si è creato per attraversare la strada, qualcuno posa una mano sul mio braccio e io dimentico la folla e dove stavo andando quando mi giro a guardare l'uomo al mio fianco.

«Ciao Thomas. Contento di vedermi? Sono venuto a ricordarti del nostro patto».

 
 

Laura

Ho sempre pensato che la soffitta fungesse da ripostiglio perché posizionata al di sotto delle falde della copertura dell'edificio dove si trova, è la prima volta che invece vedo con i miei occhi una soffitta trasformata in mansarda. L'elevata pendenza è evidente però lo spazio che ne è stato ricavato è immenso e stranamente non si sente nemmeno l'afa pressante di oggi. Per strada non c'è un alito di vento e con l'umidità elevata che si è raggiunta, uscire è fuori discussione. Il mare è la soluzione ideale, ma ho preferito chiedere ad Aria di venire con me perché non mi andava di stare sola. Una volta a casa sua però, sua madre ci ha chiesto di venire in soffitta e ora sto scoprendo questa mansarda magnifica.

«Questo posto è bellissimo. Sarebbe perfetto per leggere in pace e quanti libri potrebbero entrarci qui dentro! Me li immagino già divisi per categoria e autore».

«Quello che per ora è diviso è solo polvere e confusione» brontola Aria. «Quand'ero piccola mi piaceva venire quassù, ora mi annoia c'è troppo silenzio. Come si vede che sei più vecchia se ami questo posto».

Pungolo Aria con un gomito e lei ride mentre apre uno scatolone chiuso a metà.

«La mamma ha detto che il suo ricettario era qui dentro, ma con il suo disordine potrebbe voler dire ovunque».

«Il ricettario di cosa? Ancora non credo di aver capito»

«Mamma cataloga i fiori con una sorta di elenco che chiama ricettario. Vuole aggiungere questa nuova varietà che ha scoperto» spiega Aria toccandosi la fronte con un dito. «Certe volte è un po’ fissata»

«È bravissima però, la sua passione è da ammirare».

«Qui ci sono solo vecchi quaderni della mia scuola» sbuffa Aria chiudendo lo scatolone. Poi si gira verso di me puntandomi un dito contro. «E prima che ti venga voglia di ficcare il naso, sappi che non abbiamo tempo. Dobbiamo trovare il ricettario e andare al mare, ho troppa voglia di un bagno».

Alzo le mani divertita e la seguo verso lo scatolone successivo.

«Dividiamoci i compiti così faremo prima. Tu guarda qui, io passo all'altro. La copertina è piena di fiori colorati non puoi sbagliarti».

Apro lo scatolone aperto e trovo un album di fotografie ingiallito ma chiuso per bene da una carta trasparente. Sotto noto moltissimi altri album e sono tutti datati.

«Suppongo non ci sia tempo per guardare le foto vero? Mi piacerebbe vederti da piccola, scommetto che eri già una peste da bambina».

Scavo più a fondo e noto un corposo quaderno con la copertina a fiori, lo tiro fuori esultando contenta:

«Trovato!»

Aria non risponde, sembra concentrata sul suo scatolone ed io mi avvicino con il ricettario in mano.

«Ehi hai sentito? Ho trovato il quaderno che vuole tua madre».

«Sì ma guarda qui cosa ho trovato io» si gira a guardarmi eccitata Aria. «Lo sapevo, lo sapevo che avevo già visto quella faccia! Solo che non ricordavo dove e invece adesso ho la conferma».

«La conferma di cosa?» chiedo senza capire. Una veloce occhiata al suo scatolone, mi fa capire che ci sono vecchi cd e la guardo sempre più confusa quando raccoglie dei dischi e li guarda con vivo interesse. «Aria si può sapere che succede?»

«Ho scoperto un segreto grandioso, sei pronta?».

Sto per dirle di sbrigarsi perché questo suspense non mi piace per niente, ma Aria mi mette in mano il disco che ha preso e dimentico ogni cosa. Sulla copertina del disco c'è un gruppo musicale datato 2005, ma non è questo a farmi restare senza parole bensì il cantante al centro del gruppo. Mi sposto verso la piccola finestra dove c'è più luce per essere certa di aver visto bene e non avere le traveggole, ma il ragazzo che mi sorride in quella foto è lui: è Thomas.

«Ti rendi conto di che scoperta mostruosa abbiamo fatto?» urla Aria eccitata. «Altro che padre single e sexy, lui ha una band! Dobbiamo proprio vedere se cantava o suonava».

Sono ancora frastornata da questa novità che non riesco a condividere l'entusiasmo di Aria. Anche se più giovane, è evidente che quello sia Thomas, gli occhi blu non possono mentire.

«Non credo che qui troveremo uno stereo dove sentire i dischi».

«Non abbiamo bisogno di uno stereo» replica Aria tirando fuori il suo cellulare e cercando su youtube. Mette il telefono al centro quando la ricerca su Thomas Hormet produce il suo effetto. Mi sento pervadere da una strana sensazione quando escono fuori tantissimi video che lo riguardano, Aria clicca sul primo e il mio cuore perde un battito quando ascoltiamo la sua voce.

Ricordo la prima volta che l'ho sentito parlare al nostro primo incontro, ho pensato che avesse una voce profonda con quella cadenza straniera ma adesso che lo sento cantare in inglese mi sembra di far fatica a restare in piedi. Non sono molto brava con questa lingua, è una mia enorme mancanza e mai come in questo momento avrei desiderato conoscerlo bene per capire le sue parole. Ne capisco soltanto la metà e già così mi sento mancare perché ha una voce magnifica. È così profonda dentro, i miei occhi sono incollati solo su di lui e non guardo minimamente il resto della band che lo accompagna con la musica.

«Wow!» esclama Aria quando il video termina e io non riesco a proferire parola. La canzone che abbiamo appena sentito s'intitola You devastated me e penso che sia davvero appropriata.

«Penso che il caro cantante in incognito debba darti qualche spiegazione».

«È evidente che non voleva si sapesse»

«È evidente che sia un imbecille» mi corregge Aria. «Ieri è passato da me sai? Voleva sapere come stavi, aveva quell'aria così triste che dopo avergli dato dello stronzo l'ho mandato da te, ma da vero idiota non si è neanche presentato».

«È venuto da te? Perché non me l'hai detto?»

«Perché non volevo farti stare peggio, credimi io quell'uomo non lo capisco».

«Nemmeno io» sospiro frustrata. Thomas continua a essere un enigma ma contrariamente a prima, non ho tutta questa voglia di scoprire le sue carte. Se vuole risultare sfuggente e tenebroso, sono problemi suoi io non posso stare dietro ai suoi cambi d'umore.

«Forse se cerchiamo su Google magari scopriamo qualcosa in più».

«No» decido categorica facendo posare il telefono ad Aria. «Non ho nessuna intenzione di scoprire qualcosa che non vuole condividere. Se vuole tenermi lontano da quei casini che lui stesso ha definito, peggio per lui».

Aria mi guarda come soppesando le mie parole, ma la mia espressione deve essere convincente perché sorride.

«Approvo in pieno. Andiamo a portare il ricettario alla mamma e poi di corsa al mare».

Mi strappa il quaderno di mano e comincia a scendere di corsa le scale, la seguo con un sorriso e mi occupo io di chiudere la porta di questa mansarda. Il mio sguardo si posa sullo scatolone aperto dei cd e sebbene sia convinta di quello che ho appena detto, non posso fare a meno di chiedermi perché la mia vita s'intreccia sempre con la gente sbagliata e per quale ragione sia sempre così cieca dal non capirlo prima.

Mi fido troppo delle persone, è questo il mio problema. Con Carlo è stato così e ne sto pagando ancora le conseguenze, poi conosco Thomas e di colpo la mia voglia di lasciar perdere gli uomini passa e solo perché vedo due occhi blu stupendi che mi annebbiano il cervello. D'ora in poi solo relax, sarà questo il mio piano e intendo seguirlo alla lettera perché di Thomas e dei suoi segreti non m'interessa un bel niente.

Sebbene per me vada benissimo la spiaggia libera, Aria insiste per portarmi nell'ultimo lido dove si affittano canoe e pedalò. Conosce il proprietario da anni e sebbene non abbia affittato sdraio e ombrellone lui ci fa passare tranquillamente.

Non c'è moltissima gente nonostante il caldo e quando guardo il cielo capisco perché. Il tempo sta cambiando a giudicare dai nuvoloni neri che si vedono oltre le montagne, ben presto arriveranno anche qui e probabilmente la gente ha pensato bene di andarsene prima.

«Che sfortuna potevamo uscire prima» sbuffa Aria guardando in alto insieme a me. «Se ci sbrighiamo, possiamo almeno fare un bagno veloce».

«Ehi Aria come va?» grida qualcuno da lontano e la mia amica mi tira per mano ricambiando il saluto con il braccio alzato.

«Ciao ragazzi, vi presento la mia nuova amica Laura».

Non ho nemmeno il tempo di capire cosa sta succedendo che Aria mi porta davanti un ombrellone dove c'è un gruppo di ragazzi e ragazze che salutano la mia amica tra baci e sorrisi. Aria mi dice i nomi di ognuno e cerco di ricordarli nonostante i vari volti, sono tutti giovani e mi sento un po' un pesce fuor d'acqua in mezzo a questa comitiva di ragazzi allegri e vivaci.

«In origine erano amici di Riccardo» mi spiega Aria mentre si spoglia per restare in costume. «Adesso sono anche miei, è qui che vengono sempre e mi appoggio sempre al loro ombrellone quando devo fare un bagno».

«Ecco perché il proprietario ti ha lasciato passare».

«Anche perché conosce i miei e non guardarmi con quella faccia. Non è un agguato, ma hai bisogno di svago giusto? E questa è l'occasione giusta, ci divertiremo» mi assicura allegra Aria. Vorrei arrabbiarmi con lei per avermi tratto con l'inganno a conoscere gente, non sono proprio in vena di fare nuove amicizie soprattutto se tanto più giovani di me ma la sua espressione così allegra mi fa desistere. So che ha agito in buona fede e in fondo non posso privarle di vedere i suoi amici per passare del tempo con me, è giusto che stia insieme ai ragazzi della sua età.

«Non mi hai più detto niente di Riccardo» osservo invece mentre mi decido a spogliarmi anch'io. Non ho messo la crema solare, ma con questo tempo non è il caso, i raggi del sole sono pallidi e ben presto saranno inesistenti.

«Dice che deve tornare tra poco» risponde Aria, ma la sua espressione non sembra molto contenta a quella prospettiva.

«E perché sembri quasi triste a questa notizia?».

«Perché dice sempre tra poco, ma non mi dice mai quando e comincio a seccarmi» sbotta Aria. «Se lo dice solo per farmi stare zitta e poi si diverte con un'altra, mi arrabbio sul serio».

«Credevo che fosse lui quello geloso» replico divertita.

«Che c'entra, io devo pur sempre farmi rispettare ti pare?» ribatte Aria mentre ci avviciniamo al mare. L'aria è diventata di colpo più respirabile e il caldo sembra ormai lontano, le poche persone rimaste si godono l'acqua fresca e sono ansiosa di farlo anch'io. Sto per farle notare che non c'è niente di male ad ammettere la sua gelosia, quando due ragazzi cominciano a schizzarci e reprimo un brivido nonostante l'acqua non sia per niente fredda.

«Guerra ragazzi? Guerra sia!» urla Aria cominciando a schizzare ovunque. Altri ragazzi si uniscono alla guerra con la conseguenza che ben presto la riva sembra un campo di battaglia. Sono coinvolta anch'io ma ben presto me ne tiro fuori perché capisco di non avere speranze e mentre li guardo sorridendo, torno lentamente sul bagnasciuga.

Il sole sembra ormai sparito e mi sfrego le braccia quando capisco di avere freddo, devo salire in spiaggia a prendere il mio telo dalla borsa prima di prendermi un malanno. Faccio appena un passo e poi vedo un pedalò che sta rientrando in quel momento e una voce familiare che mi chiama allegra.

«Ciao Laura»

Il mio cuore ha un sussulto, ma mi costringo a sorridere perché John non centra niente in tutta questa storia.

«Ciao John, come va?»

«Benissimo, ho fatto un sacco di scivoli hai visto che questo pedalò ha lo scivolo? L'ho scelto io»

«Hai fatto benissimo, è quello migliore per divertirsi».

«Ma questo è il tuo lido? Noi stiamo alla Bussola non è lontano te lo ricordi vero? Papà ha detto che sei stata occupata in questi giorni, ma puoi venire se vuoi» mi dice John con il suo faccino allegro, sento il mio cuore stringersi ancora una volta. Mi dispiace tanto deluderlo, questo bambino è un amore e io mi sono allontanata senza pensare ai suoi sentimenti, mi piace passare del tempo con lui e questo indipendentemente da suo padre che pare arrivare in quel momento come attirato dai miei pensieri.

«Andiamo John, il tempo sta cambiando e dobbiamo rientrare».

Preferisco non guardarlo perché quegli occhi blu hanno un potere troppo devastante su di me e preferirei che non mi vedesse con questo costume che indosso adesso, mi fa sentire più vulnerabile che mai. Non è nuovo, è rosso e nero ed è semplice, niente a che vedere con quello che di solito indossano le sue amiche come Clara. Detesto sentirmi così inferiore a qualcuno e odio che lui mi faccia provare queste cose, perché non può semplicemente sparire dalla mia vista? Maiori non è tanto piccola in fondo.

«Ehi Laura, vieni con noi a fare un giro sul pedalò?» grida qualcuno dal mare. Mi accorgo adesso che gli amici di Aria hanno preso in affitto lo stesso pedalò da cui è tornato Thomas con John e molti di loro sono già sopra.

«Non credo che sia saggio andare con questo tempo» osserva Thomas seguendo il mio sguardo. Commetto l'errore di girarmi a guardarlo, quegli occhi blu che sembrano sinceramente preoccupati mi fanno ricordare come mi hanno fatto sentire l'ultima volta che li ho incrociati e la rabbia torna prepotente ad assalirmi.

Razionalmente so che ha ragione, ma non voglio dargli questa soddisfazione e sorrido a John.

«Ci vediamo presto, prometto che verrò a trovarti un giorno di questi. Ora devo andare, buona giornata»

John batte il pugno chiuso col mio per suggellare la mia promessa e io vado verso il pedalò senza salutare Thomas, so di incontrare disapprovazione nel suo sguardo e questo mi spinge a raggiungere quei ragazzi ancora più velocemente.

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