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Thomas
Guardo il pedalò con Laura e quei ragazzi che si allontana e mi sento esattamente come il mare in questo momento: spossato dagli eventi. C'è un leggero vento che soffia forte e le onde cominciano ad alzarsi rendendo pericoloso chiunque le attraversi. Non è sicuro andare adesso con questo tempo instabile, ma ho letto la sfida nel suo sguardo quando ha accettato di farlo solo per dimostrarmi qualcosa, forse che sa benissimo cavarsela da sola?
Non posso dire di averla trattata nel migliore dei modi, ma ci tengo a lei e non vorrei che le succedesse qualcosa solo a causa mia.
«Laura è arrabbiata con te vero?» domanda John spezzando quel silenzio. «Non ti ha salutato e ha detto che sarebbe venuto a trovare me, non noi due quindi vuol dire che l'hai fatta arrabbiare».
«Mi sa che hai ragione piccolo osservatore» rispondo con un sorriso scompigliandogli i capelli umidi. «So che ti piace molto perciò se ha detto che verrà a trovarti, sono sicuro che lo farà».
«Piace anche a te vero papà?» chiede John fissandomi con attenzione. «Allora perché non le chiedi scusa e fate pace? Secondo me ti perdona perché anche a lei piaci. Tu credi che non sappia queste cose, ma ho otto anni e capisco molto più di quello che pensi».
Non so se ridere o arrabbiarmi perché mio figlio mi dà consigli sentimentali, scelgo di abbracciarlo e posargli un bacio sulla testa.
«Cresci il più lentamente possibile John, la tua età è meravigliosa».
«Le chiederai scusa allora?» insiste John. Sto per dirgli che le scuse non basteranno quando noto alcune gocce di pioggia che preannunciano qualcosa di grosso. Presto pioverà più forte e non è prudente restare sullo stabilimento. I pochi bagnanti rimasti stanno raccogliendo le loro cose in fretta probabilmente spinti dal mio stesso pensiero.
Abbiamo lasciato le nostre cose sotto l'ombrellone del lido e ci conviene avviarci per prenderle in tempo e poi scappare a casa prima che piova, ma non riesco a smettere di fissare il mare e sperare che Laura torni presto.
Tornano le ultime due canoe con due ragazzi che scappano sulla spiaggia ridendo e vedo l'uomo che si occupa di sistemarle, metterle a posto. Anche lui sta guardando il mare forse aspettando l'ultimo pedalò che manca.
«Incoscienti, gli ho detto che avrebbero dovuto fare un giro breve perché tra poco chiudevo tutto, ma ancora non tornano».
Mi astengo dal fargli notare che doveva proibire a chiunque di salire là sopra con questo tempo e invece gli chiedo preoccupato:
«Non sarebbe il caso di andarli a recuperare? Se si alza l'alta marea sarà complicato tornare a riva con il pedalò».
«Sto aspettando qualcuno che mi accompagni e poi ci vado, stupidi ragazzini» sbotta lui. È un uomo di mezz'età che prima mi ha confessato di sostituire il responsabile, è evidente che questo sia l'ultimo posto dove vuole stare soprattutto perché ora non sa come gestire l'emergenza.
«Sono preoccupato per Laura» dice John dando libero sfogo ai miei pensieri. Scorgo Clara che sta radunando le sue cose in fretta e alzo una mano per attirare la sua attenzione. Mi sorprende che sia ancora qui perché i bambini oggi sono quasi decimati a causa del maltempo, ma adesso la sua presenza è essenziale.
Clara è a pochi passi da noi, quando guardo John e prendo la mia decisione.
«Ti dispiace se Clara ti accompagna dalla nonna? Io ti raggiungo tra poco»
John guarda gli schizzi di pioggia che stanno aumentando e poi guarda il mare.
«Devi andare ad aiutare Laura vero? Va bene, ma torna presto papà, altrimenti sarò io a essere arrabbiato con te».
Sorrido e poi lo stringo in un breve abbraccio. Non è per la prima volta che penso a quanto mi mancherà mio figlio dopo quest'estate e mi auguro che in futuro non cambi mai, perché anche se sono di parte è un bambino splendido e sono orgoglioso di lui.
Clara ha accettato senza problemi di farmi un favore, ha afferrato la mano di John e ha cominciato a correre con lui sotto la pioggia. Ho salutato mio figlio con la mano prima di salire sul gommone a motore con Francesco, è questo il nome dell'uomo che sostituisce il proprietario, e cercare di raggiungere il pedalò.
«Sei straniero vero? Dalle tue parti si vedrà spesso il mare agitato, di certo sei abituato e non ti fa paura, ma qui a Maiori è pericoloso».
«Lo vedo» rispondo spostandomi i capelli bagnati dalla fronte. Non ho avuto tempo di prendere i vestiti che ho lasciato al lido, Francesco mi ha prestato un giubbotto salvagente che indosso sopra il costume nero e nonostante la pioggia mi bagni il viso cerco di scrutare qualcosa che non sia acqua e vento.
La pioggia sta aumentando pericolosamente e la vista è particolarmente difficile con questo tempo, per fortuna il gommone è veloce e Francesco si rivela un vero esperto a manovrarlo. Sulla sua testa è calato un capello che forse lo protegge dalla pioggia perché riesce a vedere qualcosa prima di me.
«Reggiti, dobbiamo girare perché ho visto qualcosa».
Non me lo faccio ripetere due volte e mi reggo più forte che posso mentre lui gira veloce e dando gas raggiungiamo la grotta dopo il porto.
Quando sono andato in canoa ho attraversato questo posto ma la marea non era alta come adesso, il mare non era così agitato e il tempo era splendido. Perché è voluta andare per forza su quello stupido pedalò?
Man mano che ci avviciniamo e riesco a combattere contro la pioggia negli occhi, scorgo il colore giallo del pedalò e capisco che Francesco ha visto giusto. I ragazzi urlano per richiamare la nostra attenzione, le loro voci si disperdono tra i tuoni e il mare agitato, ma quando siamo ormai vicini è evidente il sollievo che traspare dai loro toni di voce.
«Non riusciamo a far muovere questo coso» si lamenta il ragazzo ai pedali.
«Siamo bloccati qui da più di dieci minuti e non sapevamo come tornare» spiega qualcun altro a voce alta.
Francesco mi fa segno di prendere il suo posto mentre lui si occupa di sciogliere una corda e lanciarla verso il pedalò. I suoi gesti sono veloci e precisi, di chi l'ha fatto molte volte forse è un marinaio o qualcosa del genere ma adesso sembra meno preoccupato di prima mentre si dà da fare. Io però lo guardo appena perché cerco di scorgere quel viso familiare che non riesco a vedere. Dov'è Laura?
Francesco ha finito in fretta e adesso sta aiutando i ragazzi a salire sul gommone che per fortuna può ospitarli tutti. Continuo a fissare tra quei ragazzi e il mio cuore si attorciglia di una brutta sensazione quando non la vedo. Non riesco a muovermi e non perché debba controllare che questo gommone non si muova di nuovo, ma perché Laura sembra sparita.
«Thomas!» esclama Aria correndomi incontro. Riconosco la sua voce ma a causa della pioggia incessante, mi accorgo di lei soltanto quando mi è vicina. Il suo viso è ansioso, preoccupato e non so dire se stia piangendo oppure quella è solo acqua del mare.
«Dov'è Laura?» chiedo alzando la voce per farmi sentire. Il movimento del mare e dei ragazzi che salgono sul gommone ci fa muovere, ma riesco a tenere l'equilibrio per guardarla con la preoccupazione che sale minuto dopo minuto.
«È caduta in acqua dopo che è arrivata un'onda altissima. Non riesco a trovarla, ho provato anche a tuffarmi ma sono salita poco dopo, non vedo niente» racconta Aria tra quelle che adesso riconosco essere lacrime. «Non è più risalita, non so dov'è e sono spaventata a morte».
«Dov'è caduta esattamente?»
«Accanto alla grotta, non lo so è stato così improvviso che non ho visto bene io...»
«Prendi il mio posto»
«Cosa? No, non posso. Io non so tenere fermo questo coso» protesta Aria quando la spingo verso di me.
«Nemmeno io, ma non è difficile basta poggiare la mano qui. Adesso arriva Francesco e penserà a tutto lui».
«Ma perché dove stai andando?»
«A cercare Laura» rispondo senza la minima esitazione. Supero quei ragazzi che hanno messo in pericolo la ragazza più buona che conosco e anche se vorrei dare una lezioni ad ognuno di loro per la sconsideratezza dimostrata, lascio perdere perché non è il momento. Mi avvicino a Francesco che sta facendo un altro nodo alla fune in modo da tenere ancorati pedalò e gommone.
«Francesco c'è una ragazza in acqua, è caduta e non è più risalita. Dobbiamo andarla a prendere»
«Non possiamo, l'alta marea tra poco renderà questo posto impraticabile» urla Francesco sovrastando il vento che soffia forte. «Dobbiamo andare via presto o rischiamo di essere travolti».
«Non possiamo lasciarla in acqua!» protesto con veemenza. «Potrebbe morire!»
«Mi dispiace ragazzo, ti ringrazio molto per l'aiuto ma ho le mani legate capisci? Non posso rischiare di mettere a repentaglio la vita di tutti per una sola persona, sono solo il sostituto e non so nemmeno se...».
«D'accordo» lo interrompo non avendo il tempo né la voglia di sentire altro. «Appena torni a riva, manda qualcuno che ci possa aiutare, qualcuno che ha la competenza giusta e non sia il sostituto di nessuno d'accordo?».
«Aspetta, cosa stai facendo? Non puoi andare da solo a cercarla!» esclama Francesco quando capisce le mie intenzioni.
«Lo sto facendo» rispondo prima di buttarmi nell'acqua fredda senza la minima esitazione.
La mia temperatura corporea non era calda, ma l'impatto con l'acqua fredda è comunque forte.
Il giubbotto mi aiuta a stare a galla nonostante la corrente mi trascini altrove, lontanamente mi sembra di sentire il motore del gommone che va via ma non mi giro a controllare, non ho tempo. Con la vista pessima a causa dell'acqua nuoto verso il punto che mi ha detto Aria e poi m'immergo cercando di tenere gli occhi aperti per vedere. Se è caduta poco fa, deve essere ancora qui a meno che la corrente non l'abbia portata lontana. Nuoto più velocemente che posso cercando ovunque, ma dopo un po’ sono costretto a risalire per riprendere fiato.
I miei polmoni mi urlano di fermarmi e le mie braccia fanno fatica a muoversi, sono l'ultima persona al mondo che dovrebbe fare imprese del genere lo so benissimo, ma non posso lasciare Laura qui sotto per nessuna ragione al mondo.
Prendo fiato e m'immergo ancora una volta, in un altro momento avrei ammirato il fondo marino contemplando quello che la natura ci offre, ma adesso non riesco a trovare nulla di positivo in tutto ciò che mi circonda. Sono stanco, affaticato e desideroso di riposo. Non resisterò ancora a lungo perché l'adrenalina che mi ha accompagnato in questa folle avventura sta scemando, tra poco mi ritroverò colmo di dolori insopportabili con la possibilità di aiutare qualcuno pari a zero.
Cosa cazzo mi è saltato in mente di tuffarmi a cercarla se nemmeno io riesco a reggermi in piedi?
Pazzia. Pazzia è la parola chiave perché è come mi sento adesso: pazzo da legare.
Volevo diventare l'eroe della situazione, dimostrare soprattutto a me stesso che posso farcela nonostante tutto, ma la verità è ben diversa perché è chiaro che ho fallito su tutta la linea. Non solo ho spinto Laura a venire qui, perché è chiaro che le sue azioni sono state spinte dal mio comportamento, ma non ho nemmeno salutato John come volevo e adesso è troppo tardi.
Sto recuperando fiato quando un'onda più violenta delle precedenti mi spinge dove non vorrei andare. Sono travolto senza che possa fare niente per evitarlo, mi sento troppo debole per opporre resistenza e la mia spalla urta una roccia con una forza che fa tremare tutto il mio corpo. Sto per imprecare ad alta voce e poi credo di avere le traveggole.
«Laura» mormoro più a me stesso quando vedo le sue gambe dietro una roccia. Non sono sicuro, la pioggia e l'acqua mi rendono difficile vedere e questa stanchezza che mi assale è forte, ma deve essere per forza lei.
«Laura!» urlo più forte e facendo appello a tutta la forza che mi resta, nuoto verso di lei non senza fatica. La raggiungo e la tiro su, ha il viso completamente nell'acqua e gli occhi chiusi. Con l'angoscia che mi attanaglia, controllo il suo battito e sono sollevato e pieno di riconoscenza quando sento il suo battito regolare, ma affaticato.
La tiro delicatamente verso di me e poi spingo entrambi nell'unico posto dove saremo al sicuro per un po’: l'interno della grotta.
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