NOTE D'AMORE
Capitolo 15 di 29

Scritto il 30/07/2026
da SUSY TOMASIELLO


⏱ ~28 min · 5517 parole

Laura

 

«Più tardi volevo andare a comprare un nuovo vaso da mettere in soggiorno, ne ho visto uno bellissimo proprio ieri» dice la nonna dopo avermi passato una tazza di latte zuccherato come piace a me.

«Non ci serve un vaso nuovo» ribatte subito il nonno. «Ma se proprio dobbiamo comprarlo allora lo prendiamo fuori Maiori giusto Laura?».

«A Maiori c'è tutto e Laura non conosce negozi di vasi a Salerno vero?».

La nonna è molto fiera di essere maiorese, è venuta a Salerno soltanto in occasioni strettamente necessarie perché dice che odia il caos della mia città. Mia madre ha sempre sentito stretti questi luoghi che invece mia nonna ama e credo che lei non le abbia mai perdonato fino in fondo di aver creato una famiglia a Salerno lontana da Maiori. In realtà non siamo molto distanti, anche se adesso vivo in un appartamento da sola senza i miei genitori basta poco per colmare la distanza, ma per la nonna è uno smacco grandissimo non vivere a Maiori con lei e suo marito. Sono entrambi molto fieri delle loro tradizioni e questo riguarda anche i negozi di vario genere che mia madre ripete sempre sono pochi rispetto a Salerno.

«Sono sicura che troverete qualcosa che piace a entrambi» rispondo diplomatica.

«Forse dovremmo chiedere al tuo amico americano» suggerisce la nonna.«Lui magari conosce qualcosa che noi ignoriamo».

Il latte che ho appena ingerito rischia di andarmi di traverso e il nonno, che fino a questo momento è rimasto in silenzio, mi dà delle leggere pacche sulla schiena.

«Stai bene tesoro?»

«Ieri sera abbiamo visto che ti ha accompagnata a casa» prosegue la nonna come se niente fosse. «È vero che ha un figlio a carico ma sua mamma è una brava persona e lui mi sembra un bravo ragazzo, potremmo organizzare una cena che ne dici?».

«È troppo informale la cena, i giovani di oggi fanno i brunch» la corregge il nonno.

«Soltanto perché vedi qualche programma in tv adesso conosci i giovani» lo guarda male la nonna. «Una cena è meglio»

«Laura non pensi anche tu che sarebbe più d’accordo per un brunch?» chiede il nonno e l'attimo dopo anche la nonna mi guarda in attesa. Non so se ridere di fronte alle loro facce serie o scappare a gambe levate perché non voglio assolutamente prendere posizione.

Sto tentando una via d'uscita con stile, quando il campanello suona in quel momento e mi alzo di scatto facendo quasi ribaltare la sedia.

«Vado io»

Non mi preoccupo di aprire la porta senza chiedere chi sia a quest'ora del mattino, tutto purché i nonni mi lascino fuori dalle loro beghe. Di certo non mi aspettavo di trovarmi di fronte la fonte di tanta animosità.

«Buongiorno» mi sorride Thomas. «Disturbo?»

Sono scesa a fare colazione senza nemmeno guardarmi allo specchio, ma so benissimo di avere un aspetto orrendo a quest'ora del mattino. Non mi ricordo nemmeno se mi sono pulita la bocca dopo aver bevuto il latte con la fretta che avevo di alzarmi dal tavolo. E poi il mio pigiama! È rosa con dei cagnolini dalle orecchie lunghe ed è l'ultimo tipo di abbigliamento con cui volevo farmi vedere da Thomas che invece è perfetto come sempre. Pantaloncini corti e maglietta chiara che evidenzia la sua abbronzatura, mise semplice ma se accompagnata da quel sorriso stratosferico e quegli occhi blu stupendi rischia davvero di farmi venire un colpo.

«Ti ho svegliata io per caso?» chiede Thomas senza perdere quel sorriso che invece mi fa desiderare di fuggire lontano, peccato che sia stata proprio la mia decisione di scappare a crearmi un imbarazzo ancora più grande.

«No io stavo...»

«Laura chi è alla porta?» chiede a voce alta il nonno.

«A quest'ora sarà sicuramente.... ah ma buongiorno. Prego si accomodi» Non mi giro a vederla, ma so che la nonna ha mostrato un gran sorriso nel vedere Thomas. Non mi sorprende che si sia alzata per controllare e sono costretta a spostarmi per lasciar entrare Thomas sperando di cavarmela bene.

«A proposito» mormora Thomas quando chiudo la porta. «Bel pigiama».

Ho sempre detto a chiunque dei avere di nonni straordinari. Mi sono sempre vantata di loro come forse qualcuno loda con affetto i propri genitori, ma in quest'istante vorrei strozzare entrambi.

La colazione è diventata un invito all'ospite più desiderato del momento e non riesco a fermare la nonna né le sue domande continue.

Sono corsa di sopra a cambiarmi perché stare nella stanza di Thomas con indosso il mio pigiama era troppo imbarazzante e quando torno la situazione è peggiorata. Il nonno comincia a parlare di "Caduta libera" alterando frasi sui figli e sulla disapprovazione che nutre verso le famiglie separate mentre la nonna offre caffè e biscotti ascoltando con attenzione ogni sua singola risposta.

A suo vantaggio, c'è da dire che Thomas appare tranquillo e a suo agio mentre io sto per avere una crisi di panico. Mi sento come una ragazzina che presenta il suo ragazzo ai suoi genitori per la prima volta con la sola differenza che ho ventiquattro anni e che i miei nonni quando vogliono sono le persone più invadenti del mondo.

«Forse è il caso che usciamo, è una bella giornata e il mare sarà splendido». Ho interrotto una domanda del nonno e lui mi guarda in tono di rimprovero, ma fingo di non notarlo. Non ho nemmeno indossato il costume sotto i vestiti, ma non importa tutto purché usciamo da questa cucina al più presto.

«In realtà stamattina ero venuto a proporti una cosa diversa» risponde Thomas prendendomi alla sprovvista. «Ho una sorpresa per te e se non avete altri impegni signori Rondelli, mi piacerebbe che veniste anche voi».

«Adoro le sorprese!» esclama la nonna. «Certamente, saremmo molto felici di venire».

«Dista molto questo posto dove dobbiamo andare?» chiede invece il nonno. «Perché devo decidere se mettere delle scarpe comode».

«Tutte le tue scarpe sono uguali Dario» lo rimprovera la nonna. «Vieni te le cerco io, altrimenti ci metti un'ora e perdiamo tempo. Voi finite pure il caffè»

Aspetto che i nonni spariscano dalla cucina prima di guardare Thomas allibita.

«Ti rendi conto di quello che hai appena fatto vero? Perché, non so se hai notato, ma i miei nonni non sono esattamente le persone più tranquille del mondo».

«Ci ho fatto caso» ride divertito Thomas. Si alza dalla sedia e afferra le mie mani tra le sue, come sempre la sua presa è calda e rassicurante. Non so come faccia, ma riesce a calmare i miei nervi all'istante.

«Ti amano ed è evidente, di conseguenza mi piacciono tantissimo perché tu meriti di avere persone che ti vogliono bene davvero. Non riesco a immaginare di avere dei genitori che non ti dimostrano affetto, perciò i tuoi nonni conquistano tutto il mio rispetto e se dovrò rispondere a qualche domanda di troppo, sono pronto».

Qualcosa nel mio cuore trabocca, s'incrina fino a rompersi e poi si ricompone come per magia più forte e più saldo di primo. Mi getto tra le sue braccia e lo stringo forte perché in questo momento quello che voglio dirgli, sembra essere rimasto intrappolato in gola ed è difficile tirarlo fuori.

Thomas però capisce lo stesso, mi stringe forte e le sue mani sulla schiena che mi carezzano dolcemente mi fanno capire che a volte le parole sono davvero superflue.

Anche secondo i nonni quest'agosto sarà ricordato da tutti i bagnanti come il migliore da molti anni, per fortuna sembra che quella tempesta in cui ho rischiato molto sia stato un caso isolato. Mi vengono i brividi a pensarci e sono felice di essermelo lasciato alle spalle, adesso per fortuna possiamo godere di un ottimo sole e uno splendido clima.

«È molto bello che parli bene la nostra lingua giovanotto» si complimenta il nonno. «Ammetto che per la nostra Laura avremmo voluto un maiorese doc soprattutto dopo quell'imbecille di Salerno ma spero che tu sarai all'altezza».

«Nonno!»

«Che c'è? Vuoi dire che questo giovanotto è venuto a casa nostra di mattina senza avere intenzioni serie? Va bene i tempi moderni, ma almeno mi auguro che non abbia nessun secondo fine».

«Nessuno gliel'assicuro» risponde Thomas interrompendo ogni mia replica allibita. Non mi sono mai sentita così in imbarazzo e ho il timore che il peggio debba ancora arrivare.

«Con un figlio a carico devi per forza essere una persona rispettabile» interviene la nonna come ad appoggiare la mia causa. «Altrimenti non illuderesti una povera ragazza da sola giusto?».

Queste conversazioni, per strada per giunta, mi fanno pentire amaramente di aver acconsentito a uscire tutti insieme. Mi sento una ragazzina che deve avere l'approvazione della famiglia per poter uscire con un ragazzo e se non considerassi tutta questa faccenda assurda, penserei di essere in una di quelle sitcome assurde in tv.

«Giustissimo signora Mirella» risponde Thomas per nulla turbato da quei discorsi assurdi. Gli invidio tantissimo la sua nonchalance e mi chiedo se me ne possa prestare un po’, altrimenti tra poco finirò col diventare pazza.

«Ho intenzioni serissime con Laura, la persona migliore che potessi incontrare e stia tranquilla che voglio solo il meglio per lei».

Mi guarda con un caldo sorriso e un po' del mio nervosismo scivola via, almeno finché non ci fermiamo a piazza Mannini di fronte alla cartoleria che conosco bene. Da piccola venivo sempre qui dentro a curiosare e per respirare l'odore di libri nuovi che mettono in vendita, qui, infatti, non si possono comprare soltanto articoli di cancelleria ma anche qualche bel libro.

«La mia sorpresa ci aspetta dentro» risponde Thomas alla mia muta richiesta di domanda. La sua mano è ancora stretta alla mia quando entriamo all'interno e sono un po’ sorpresa dal trovare gli scaffali vuoti e qualche scatolone in giro per il negozio. Da quando sono arrivata non ho trovato il tempo di venire a vedere, ho visitato l'altra libreria quella che funge anche da giornalaio perché più fornita e adesso non capisco perché questo posto risulti più vuoto di quello che ricordavo.

«Buongiorno signor Hormet, lei deve essere la signorina Laura giusto?» chiede un uomo che non ho mai visto prima.

«Sì» rispondo quasi in trance, guardo Thomas cercando di capire cosa succede e il suo sorriso rassicurante non mi aiuta.

«Come vede mancano solo pochi scatolini prima di liberare interamente l'ambiente, ma può comunque cominciare a riempirlo come crede» mi spiega l'uomo tirando dalla sua cartellina un paio di fogli. «Nel ripostiglio qui dietro ci sono i libri consegnati che il vecchio datore di lavoro lascia in suo possesso, può decidere di farne ciò che vuole e qui ci sono elencati i fornitori dove di solito si riforniva. Ovviamente può decidere se cambiarli oppure no, ho pensato fosse più avvantaggiata se avesse avuto già qualche numero a cui chiamare. I pochi libri rimasti sugli scaffali sono ormai di sua proprietà e se vuole apporre delle modifiche è in piena libertà di farlo».

Spinge un foglio verso di me sul bancone liscio e vuoto e mi porge una penna.

«Basta una sua firma e tutto sarà sistemato». Mi sorride incoraggiante, ma io ho ancora la testa confusa da tutte le sue parole e guardo Thomas mentre il mio cuore perde un battito.

«Cosa... cosa vuol dire tutto questo?»

«Vuol dire che il tuo sogno può realizzarsi anche adesso se lo desideri» risponde Thomas tranquillo mentre io lo guardo sempre più incredula.

«Mi hai comprato una libreria?»

«Ho soltanto rilevato l'attività quando ho capito che l'avrebbero chiusa, ho pensato che una persona capacissima come te poteva farla diventare il posto più splendente di Maiori e volevo che il suo sogno si realizzasse».

«Mi hai comprato una libreria» ripeto come in trance e Thomas annuisce senza smettere di sorridere. «Un regalo normale sarebbe un mazzo di fiori, una collanina, un qualcosa di piccolo e tu... tu mi hai comprato una libreria».

«La prossima volta comprerò nell'ordine un mazzo di fiori, una collanina e qualcosa di piccolo» risponde serio Thomas. «Per adesso ho pensato di cominciare in grande perché volevo che questo posto fosse tuo, cosa ne pensi?».

«Io...» rispondo incapace di pronunciare altro. Guardo gli scaffali vuoti, il posto bianco che mi circonda e lo immagino pieno di libri, ricco di ciò che ho sempre voluto creare. Lo immagino pieno di gente che viene accolta come se fosse una sorta di seconda casa dove rilassarsi e leggere in tranquillità. Con gli occhi della mente me lo figuro come un porto sicuro per i bambini, gli adulti e le famiglie che cercano qualcosa di nuovo e di rassicurante e i miei occhi diventano lucidi per l'emozione.

Guardo i nonni e i loro sguardi commossi, solo adesso mi accorgo che in negozio sono entrati anche John, Rita e Aria che mi rivolgono grandi sorrisi. Il mio cuore vacilla ancora un po’ da tutto quell'amore che trabocca e sento di provare.

«So che nel tuo sogno l'ambiente era più grande» prosegue Thomas forse confuso dal mio silenzio. «In effetti, non è enorme, però possiamo fare dei lavori, costruire un piano di sopra, fare in modo che...».

«È bellissimo» lo interrompo gettandogli le braccia al collo. «È un regalo meraviglioso e io non so nemmeno se posso accettarlo».

«Sì che puoi, basta una singola firma ed è fatta».

«È davvero troppo Thomas, davvero». Mi sento girare la testa, non oso nemmeno immaginare quanto gli sarà costato tutto questo e sbrigare la faccenda così in fretta avrà richiesto un supplemento. Come posso accettare?

«Se stai pensando ai soldi» mi sussurra all'orecchio Thomas. «Ti ricordo che non molto tempo fa ne guadagnavo parecchi, non ho problemi a spenderli per una buona causa e tu lo sei. Voglio che realizzi il tuo sogno Laura, fallo per me vuoi?».

«Voglio restituirti i soldi» decido dopo un attimo di riflessione. «Magari a rate o...»

«Non devi restituirmi niente, è tutto a tuo nome. Il negozio è tuo non mio, accettalo così com'è e firma quelle carte».

Non so se i nonni o gli altri stanno sentendo la nostra conversazione a voce bassa, forse si chiedono quanto tempo ci metto ad apporre una semplice firma e molto probabilmente pensano che sia pazza a non accettare al volo un'opportunità del genere ma voglio essere in pace con me stessa prima di farlo.

«Cosa ti frena?» domanda Thomas scrutandomi in volto. «Possiamo strappare tutto se pensi che abbia esagerato, fingiamo che non sia successo niente andiamo avanti, dimmi cosa vuoi e lo faremo d’accordo?».

«Lo faresti davvero dopo tutto questo?».

«Sono solo soldi Laura non m'importa. Voglio che tu sia felice, solo questo»

«Voglio questa libreria» rispondo sicura e lui sorride. «Però a una condizione»

«Sentiamo» sospira Thomas e io mi avvicino di più al suo orecchio.

«Firmo quei documenti e non ti restituirò i soldi, ma tu chiami un medico e fissi una visita oggi stesso. Accetti la terapia qualunque essa sia e ti lasci curare senza obiezioni».

«Mi sembrano tre condizioni contro la mia unica».

«Prendere o lasciare» lo avviso decisa. So di spingere troppo, mi rendo conto che Thomas ha ancora radicato dentro di sé il pensiero di non farcela e che tutto vada male e forse sto insistendo troppo, ma so di essere nel giusto. Non può arrendersi, non può farlo.

«D'accordo» risponde Thomas con un lungo sospiro. Sorrido radiosa e poi lo bacio. Non siamo soli, in mezzo a questa libreria vuota ci sono altre persone che di certo ci stanno guardando ma non m'importa perché oggi ho ricevuto i due più bei regali del mondo e sono felice.

Quando mi separo da Thomas, ho ancora il respiro accelerato ma non smetto di sorridere e finalmente firmo cominciando una nuova fase della mia vita.

«Nemmeno una!»

«Te l'avevo detto. Le stelle comete si vedono la notte di San Lorenzo che è stato dieci giorni fa» gli ricordo divertita. «Non puoi sperare di vederle quando vuoi. Su, andiamo adesso».

«Forse se restiamo ancora un po'»

«Andiamo» ripeto divertita tirandolo per mano. L'aria si sta anche rinfrescando a quest'ora e siamo gli unici affacciati verso il mare che guardano il cielo stasera. Se dicessimo ai passanti che cerchiamo le stelle cadenti, ci prenderebbero per pazzi è sicuro. Non so perché Thomas si sia così fissato stasera, ma per fortuna riesco a convincerlo che è inutile aspettare. Attraversiamo verso il Bar Oriente e guardo il suo viso dispiaciuto, come quello di un bambino a cui è stato negato un grosso regalo.

«Ci tenevi davvero tanto?»

«Ti ho fatto godere poco la festa del 15 agosto, volevo almeno condividere con te una stella cadente» sbuffa Thomas. «Non è che quest'estate ti stia andando bene vero?».

«Disse colui che mi aveva regalato un'intera libreria». Lo pungolo con un gomito al fianco e rido divertita. «Secondo te col mio sogno che si realizza non è un agosto bellissimo?».

«Hai già deciso come procedere per l'apertura della nuova gestione?».

«Ho tantissimi progetti, voglio cambiare un po’ di cose e il designer d'interni che mi hai fatto conoscere è bravissimo. So che lavoreremo stupendamente insieme» rispondo allegra. Oggi è stata una giornata così ricca di avvenimenti che mi sembra quasi sia un sogno, sono così elettrizzata che non sento nemmeno la stanchezza sebbene non abbia fatto altro che stare in piedi tutto il giorno. Quando stasera Thomas mi ha proposto di fare una passeggiata sul lungomare ho accettato ben volentieri, ma sento che l'adrenalina ancora non mi ha abbandonata. È come se temessi di svegliarmi da un momento all'altro da questo bellissimo sogno, sta succedendo davvero?

«Non avresti dovuto comprarmi il negozio e poi offrirmi il designer d'interni compreso nel pacchetto, sai che è davvero troppo vero?».

«Non è troppo» minimizza Thomas. «E avevamo deciso di smetterla di parlare di soldi ricordi?».

Mi mordo la lingua perché in realtà vorrei parlarne eccome. Mi sono fatta un'idea di quanto costa l'intera libreria, comprarla in breve tempo, mettere tutte le cose a posto con un notaio che è venuto apposta da chissà dove. Senza contare il designer d'interni che viene pagato a ore, Thomas ha idea di quanto sta spendendo per me?

«Avevamo deciso» ripete Thomas quando mi vede ancora assorta nei miei pensieri.

«Sì lo so» ammetto controvoglia, ma qualsiasi cosa voglia aggiungere la dimentico quando lo vedo rallentare. «Tutto bene?»

«Solo un mal di testa fastidioso, niente di grave»

La mia euforia di poco prima scema all'improvviso e stringo la sua mano. «Facciamo che ti accompagno io stasera? Così puoi andare a casa a riposare»

Mi aspetto che protesti e sono pronta a dare battaglia, invece annuisce senza dire nulla. La sua reazione tranquilla mi fa preoccupare ancora di più, evidentemente sta più male di quanto voglia farmi credere e mi sento in colpa perché avrei dovuto capirlo prima e non uscire stasera ma lasciarlo riposare.

Arriviamo a casa sua in silenzio, mi passa le chiavi e sono io ad aprire la porta. Dentro c'è buio e silenzio, probabilmente Rita e John stanno già dormendo e io non me la sento di lasciarlo da solo. Lo accompagno di sopra e mi preoccupa che Thomas non obietti nemmeno una volta, ma si appoggi a me camminando lentamente.

Cerco di fare il meno rumore possibile quando entriamo in camera sua e inevitabilmente ricordo l'ultima volta che ci sono stata. Il nostro primo bacio e quello che ne è scaturito. Arrossisco mio malgrado e poi Thomas mi porta verso il bagno dove accende la luce. Con gesti lenti ma sicuri, apre il mobiletto sul lavandino e prende un flacone di pillole. Se ne versa una in mano e la ingoia senz'acqua. Cerco di non notare la quantità del medicinale che occupano quell'armadietto, per la maggior parte del tempo Thomas non sembra malato e a vederlo sembra così sano poi però succedono queste cose e io ricordo con fastidiosa prepotenza che il male che lo affligge è forte e sta per portarmelo via.

Lo seguo in silenzio mentre si lascia cadere sul letto, si toglie le scarpe ed emette un lungo sospiro. Poi allunga una mano verso di me, l'afferro subito e mi sento attirare verso il suo torace lasciandomi cullare dal suo calore. Poso la guancia sul suo cuore, batte regolare ma il suo respiro è affaticato e questo mi preoccupa. Sollevo gli occhi a guardarlo e accarezzo la sua guancia.

«Saremmo potuti restare a casa, non dovevamo uscire per forza».

«Volevo trovare una stella cadente per te» mormora Thomas nell'oscurità della stanza. L'unica luce accesa è quella del bagno che entrambi abbiamo dimenticato accesa, ma in questa sottile penombra non sono spaventata né imbarazzata. Sento soltanto il mio cuore scivolare dal mio corpo e andare direttamente a raggiungere quello di Thomas. In questo momento non sono soltanto i nostri corpi vicini, ma anche i nostri cuori e so che il mio sarà sempre e soltanto di quest'unica persona che mi abbraccia.

«Mi dispiace aver rovinato la tua serata» sussurra Thomas dopo un momento, ma io scuoto la testa.

«È stata una giornata meravigliosa, non hai rovinato niente. Dimmi piuttosto cosa posso fare per te. Hai bisogno di qualcosa?»

«Sì» risponde Thomas stringendomi più forte. «Resta con me stanotte».

Sussulto alla sua proposta. Il suo calore corporeo che si mescola al mio, mi fa già sentire caldo e non perché la temperatura in camera sia alta. Il mio corpo di donna da tempo assopito sembra risvegliarsi dopo un lungo letargo quando Thomas mi è vicino. Ho il timore di quello che potrebbe succedere un'intera notte al suo fianco, sono già pronta a tirare fuori qualche scusa, ma poi incontro i suoi occhi blu sorridenti. Sembrano più splendenti in questa penombra in cui la stanza è sommersa.

«Non sto attentando alla tua virtù se è questo che ti preoccupa, non ne sarei fisicamente in grado in questo momento».

«Forse potrei essere io a farlo» mormoro contro la sua maglietta e l'attimo dopo mi sento avvampare perché mi rendo conto che l'ho detto ad alta voce. Thomas ride sottovoce e la sua risata è un balsamo per i miei nervi tesi, mi ritrovo a sorridere anch'io anche se non può vedermi.

«Sono alla tua mercé angel, fai pure ciò che vuoi, non protesterò».

«Sul serio non posso fare qualcosa per te?» chiedo cercando di cambiar discorso e attenuare il mio imbarazzo. «Una tisana? Un bicchiere di latte? Voglio rendermi utile»

«Quello che desidero adesso è che resti in questa posizione attaccata a me, già mi sento meglio e non sto esagerando. Voglio tenerti stretta un'ultima notte prima di partire».

«Partire?» Alzo così di scatto la testa che quasi gli vado a sbattere contro il mento. Il mio cuore accelera i battiti all'improvviso. «Dove devi andare? Torni in America e quando? Perché non me l'hai detto?»

«Calmati perché la tua agitazione rischia di far svegliare l'intera casa» mi ammonisce Thomas. Non riesco a vederlo bene, ma mi sembra di notare un sorriso nella sua voce e questo mi secca ancora di più.

«Mi vuoi dire cosa succede?»

«Ho mantenuto la promessa» risponde con semplicità Thomas. «Tu hai firmato il contratto ed io ho contattato un medico. Ho appuntamento domani, ma dovrò partire perché non si trova a Maiori. Ha accettato di visitarmi subito e domattina prenderò un aereo per Boston».

«Boston?» ripeto sempre più confusa. «Stai andando a Boston?»

«Sì ma tornerò in serata, non ti accorgerai nemmeno che sono andato via».

«Ne dubito fortemente» sbotto contrariata. «È un bravo medico?»

«Il migliore nel suo campo» mi tranquillizza Thomas. Poi carezza lentamente la mia spalla e solleva il mento affinché possa scorgere il suo sguardo nella penombra. «Vado a incontrarlo solo per te, potrebbe andare male quindi voglio che tu sia preparata anche al peggio».

«Andrà benissimo» obietto fiduciosa. «Non può andare sempre tutto male, a un certo punto la ruota della fortuna gira dalla parte giusta».

«Ruota della fortuna?» ripete Thomas divertito. «Allora la mia temo di averla già sprecata quando ti ho conosciuto, quella è stata la mia fortuna più grande».

«Mi chiamerai subito appena sai qualcosa vero?».

«A patto che ti concentri sulla libreria, quando torno desidero vedere notevoli cambiamenti. Non voglio che passi il tempo a preoccuparti per me d’accordo?».

«D'accordo» cedo dopo un attimo. «Ma tu accetterai la cura quando il medico te la proporrà».

«Te l'ho già promesso» mi ricorda Thomas baciandomi la testa. «Resti con me stanotte vero?»

«Finché non ti addormenti» decido baciandogli una guancia. «Credo che tu abbia davvero bisogno di dormire».

«Sì» mormora stancamente Thomas. «Ma non voglio che tu vada via, mi piace averti vicina».

«Anche a me piace starti vicino» mormoro baciandolo ancora. Thomas posa lievemente le labbra sulle mie e poi chiude gli occhi tenendomi stretta. La sua forza che mi avvolge non mi fa pensare minimamente che un male potente e orribile sta uccidendo il suo corpo, sentire il suo cuore che batte e il suo respiro regolare non preannunciano nulla di grave. È difficile combattere qualcosa che non vedi, che non riesci a sentire eppure il male è lì e sta tentando di portarlo via.

Mi stringo più forte a Thomas desiderando di aver visto anch'io una stella cometa dieci giorni fa, il mio desiderio sarebbe stato uno solo:

Lascialo vivere.

Bacio la sua guancia calda e lo osservo dormire pacificamente, sembra star benissimo mentre dorme ed è bello come la prima volta che l'ho visto. Il mio cuore si riempie d'amore per quest'uomo che in breve tempo è diventato importantissimo per me. Prometto a me stessa che non lo lascerò andare via, anche a costo di lottare insieme a lui ed è quello che farò, ne sono certa.

Un trillo fastidioso e insistente mi penetra nelle orecchie e disturba la mia quiete. Apro lentamente gli occhi per cercare di capire cosa sia quel fracasso infernale e credo di stare ancora sognando quando un braccio che non conosco fa smettere quel rumore assillante e mi ritrovo a fissare due familiari occhi blu.

«Scusa, è la mia sveglia per ricordarmi della pillola del mattino. Torna pure a dormire» mormora Thomas sfiorando la mia fronte con un bacio e andando velocemente in bagno. Peccato che il sonno mi abbandoni in quel medesimo istante, mi metto a sedere in quel letto dove ho passato la notte e capisco che devo andarmene subito. Avevo in programma di restare finché Thomas non si addormentasse e invece ho finito col seguirlo nel mondo di Morfeo e adesso devo subito correre a casa. Cerco le scarpe che ieri devo aver lanciato a terra e intanto controllo l'ora sull'orologio che c'è sul comodino. Sono le sei, sono ancora in tempo per andare a casa e sperare che i nonni non si siano accorti della mia assenza. Come ho potuto restare qui e non pensare di avvisarli? Si saranno preoccupati o peggio spaventati a morte!

«Ti mancano solo le ali ai piedi e sembra quasi che tu stia per spiccare il volo».

Sto infilando la prima scarpa in piedi e perdo l'equilibrio finendo direttamente tra quelle braccia che stanotte mi hanno tenuta stretta e fatta sentire al sicuro come non mi era mai successo prima. Thomas ha un aspetto riposato e se non sapessi la verità, direi anche sano oltre che bellissimo appena sveglio. Non oso immaginare invece io come sia conciata, ho dormito con i vestiti di ieri sera, i miei capelli sono spettinati e devo avere un'aria frastornata. Non ero così che avevo immaginato il nostro primo risveglio insieme, perché mi sono addormentata invece di andare via?

Mi scosto da lui e infilo l'altra scarpa, poi mi guardo in giro cercando la mia borsa. Dove l'ho messa ieri sera?

«Laura?»

«Sì?» rispondo sollevando il lenzuolo che ci ha parzialmente coperti stanotte continuando a cercare. Ieri era buia questa stanza, ma credo di averla messa da qualche parte qui vicino, non può essere sparita.

«Laura» ripete Thomas e stavolta mi solleva il mento affinché lo guardi. «Tutto bene?»

«Devo correre a casa e sperare che ai nonni non sia venuto un colpo se si sono accorti della mia assenza, hai visto la mia borsa?».

Thomas me la porge e mi rendo conto che era proprio a terra accanto a me, faccio un cenno col capo per ringraziarlo, ma Thomas ancora non molla la presa dal mio braccio.

«Ho dormito profondamente come non mi succedeva da anni, grazie di essere rimasta stanotte».

Il mio nervosismo si placa un attimo a quelle parole, poi Thomas si avvicina per baciarmi e io faccio un passo indietro incontrando il suo sguardo confuso.

«La mattina sono un disastro e non ho nemmeno lavato i denti, ho bisogno di una doccia e...»

«Sei bellissima con gli abiti sgualciti e quel pigiama adorabile, sei bellissima sempre» mi interrompe Thomas, senza darmi il tempo di protestare. Stavolta mi bacia davvero e io dimentico i motivi per cui devo scappare. Dimentico anche il mio nome quando quel bacio diventa più intenso, i nostri respiri si fondono diventando uno solo e in quel momento niente ha più importanza se non i nostri corpi che reclamano molto di più. La sua bocca lascia la mia solo per posarsi sul mio collo dove traccia una scia di baci che scende giù verso la scollatura della mia maglietta. Non protesto, anzi m'inarco verso di lui per facilitargli il compito e scendere giù a baciare un seno quando mi scosta appena la maglietta. Bramo dalla voglia di toccarlo, le mie mani agiscono quasi da sole mentre s'infilano sotto la sua maglia e toccano quella pelle calda che sembra reclamarmi a gran voce. Una melodia nuova e stupenda aleggia tra noi, sento che ci muoviamo sulla stessa lunghezza d'onda ed è una sensazione meravigliosa.

È Thomas il primo a mettere fine a quel bacio mozzafiato e vorrei protestare a gran voce per avermi privato di quel calore che ha attraversato ogni singola parte del mio corpo, invece resto a corto di fiato e anche di parole.

Il suo viso è travolto da quella stessa passione che attraversa ogni cellula del mio corpo e sono quasi orgogliosa di constatare che lo stesso effetto devastante che lui mi ha creato, gliel'ho prodotto anch'io.

«Non credevo che il mio corpo riuscisse più a ricordarsi cosa si prova a desiderare tanto una persona e invece mi hai guarito anche in questo» sorride Thomas. Sto per chiedergli a cosa si riferisce, ma è facile intuirlo perché soltanto le nostre labbra sono separate mentre i nostri corpi sono ancora molto vicini e posso sentire la sua erezione premere contro di me.

«Vuoi dire che non...»

«Da tanto tempo non succedeva più» spiega Thomas a bassa voce prima di baciarmi ancora. Un bacio diverso da quello di prima e non solo perché è breve. È dolce, riconoscente e pieno di mille promesse, un bacio che mi sconvolge esattamente come l'altro anche se dura più poco.

«Vorrei che non ti muovessi da qui, ma la nostra prima volta non sarà nulla di frettoloso quindi è meglio che tu vada prima di perdere completamente il controllo della situazione».

Sorrido mentre dentro di me esulto. Adoro il fatto di riuscire a provocargli quelle sensazioni che lui a me suscita solo guardandomi. Gli do un ultimo bacio stampo e non smetto di sorridere.

«Anch'io ho dormito benissimo stanotte»

«Smettila di guardarmi in quel modo o non rispondo più delle mie azioni, ci vediamo più tardi».

«A dopo» rispondo divertita. Non so come lo sto guardando, forse come una donna profondamente innamorata? Non credo di riuscire a fare altrimenti, i miei sentimenti sono vivi e pulsanti, è impossibile che riesca a nasconderli.

Esco di casa il più silenziosamente possibile sentendomi una ladra e percorro veloce le silenziose strade di Maiori per andare a casa. Mi sento una ragazzina alla prima cotta che è costretta a scappare di casa per vedere il suo amore e questa sensazione mi fa ridere sottovoce.

I nonni dopo l'iniziale titubanza circa la situazione familiare di Thomas sembra l'abbiamo preso in simpatia, ma non so se sarebbero tanto aperti di vedute se scoprissero che ho dormito con lui. Non è successo niente è vero, ma ho pur sempre passato la notte fuori casa e i nonni sono piuttosto vecchio stampo su queste cose.

Cammino a passo svelto verso casa e quando oltrepasso quella che è diventata la mia libreria, il mio cuore scoppia di gioia e di fermento. La mia libreria. Com'è bello poterlo dire e come è stato un pazzo Thomas a regalarmela! Di certo i nonni hanno vinto ogni dubbio come quel dono sensazionale e io sono al settimo cielo. Dovrò dirlo ai miei genitori, ma non ho tutta questa fretta, voglio godermi questo momento accanto alle persone che veramente hanno sempre creduto in me e loro purtroppo non rientrano in questa categoria.

Non voglio lasciarmi abbattere dai cattivi pensieri e perciò decido di non pensarci, quello che conta adesso sono soltanto due cose: Thomas e la mia libreria. Se con la seconda so che andrà bene, per la prima ho ancora qualche sprizzo di paura e mi auguro con tutto il cuore che la visita a Boston vada bene, non so come reagirei se così non fosse. Non voglio nemmeno pensarci, perché oggi è una bellissima giornata e nulla può andare storto.

⏱ ~28 min · 5517 parole

FINE CAPITOLO
LA LETTURA CONTINUA SEGUENDO LA FRECCIA
SE IL LINK NON È ATTIVO IL CAPITOLO È IN ARRIVO

 




 


Lascia un like o un commento, ma sii gentile, qui tutto è un dono.

i commenti sono soggetti a moderazione

Tutti i diritti riservati. I contenuti presenti su questa pagina sono di proprietà esclusiva dell'autrice/autore e non possono essere riprodotti, diffusi o copiati.