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Laura
Le grida di felicità si sentono anche qui sopra nonostante non siamo vicini. John ha avuto il permesso di invitare il suo amico Luigi a casa e ora sono impegnati in una partita alla playstation, in un altro momento andrei a curiosare su chi sta vincendo perché anche Luigi mi sembra un patito come John, ma adesso la mia attenzione è catturata da altro.
Thomas mi ha portato in camera sua per parlarmi in privato. La porta è lasciata aperta nel caso John abbia bisogno di qualcosa e noi non lo sentiamo. Rita è uscita a fare delle commissioni e per quanto mi sforzi, tutta quest'attesa mi sta facendo pensare al peggio. Lavorare in questi giorni alla libreria mi ha distratto da pensieri cupi, ma stamattina sono riuscita a fare poco perché continuavo a pensare al suo ritorno improvviso. Sono sempre stata una persona positiva, invece ora mi ritrovo a dover fare i conti con degli scenari orribili che non vogliono abbandonare la mia mente.
«Scusa è che Alan quando ci si mette, è davvero una macchina infinita di parole» dice Thomas sedendosi sul letto accanto a me e gettando il telefono sul materasso. Ha parlato col suo agente in inglese e non ho capito cosa diceva, ma anche se avessero discusso nella mia lingua non avrei capito niente tanta è la mia agitazione.
Thomas prende le mie mani e le stringe, deve notare quanto siano fredde, anche se comincio a pensare che le nostre temperature corporee non saranno mai uguali. Non so se è la malattia, ma lui emana sempre tanto calore che di solito mi avvolge come una coperta calda da cui non voglio mai separarmi. Non adesso però, ora sono troppo agitata per riscaldarmi e quest'ansia deve percepirla anche lui perché mi sorride cercando di tranquillizzarmi.
«Non devo darti una brutta notizia te l'ho detto, invece la tua faccia sembra esprimere solo paura».
«Colpa tua. Troppa attesa e molti pensieri per niente belli. Mi vuoi dire che succede?»
«Quando mi hanno diagnosticato il tumore è stato dopo aver avuto un collasso alla fine di un concerto» comincia a raccontare Thomas. «È successo nove anni fa, pensavo fosse qualcosa legato allo stress perché in quel periodo eravamo spesso in tournée. Avevo già avuto segni di debolezza, ma non ero mai svenuto così. Alan m'impose di sottopormi a un controllo medico. Mi diagnosticarono un tumore all'ipofisi quello stesso giorno e feci giurare ad Alan di non dirlo ad anima viva».
«Hai lasciato la tua band un anno dopo quell'incidente» rifletto ad alta voce. «Perché hai proseguito a lavorare sebbene conoscessi l'entità del tuo problema?».
«Non volevo stare rinchiuso in un ospedale quando la band aveva bisogno di me, ho cominciato a prendere molte pillole per stare meglio e per un po’ ha funzionato poi il mio corpo non ha più retto».
«Sei stato un incosciente» sbotto. Stacco il contatto con le sue mani e lo guardo malissimo. «Hai messo a rischio la tua vita con troppa leggerezza te ne rendi conto?».
«Diciamo che non pensavo molto in quel periodo» ammette Thomas assumendo un'aria pentita, ma questo non basta a placare la mia collera. Se si fosse curato prima forse ora non sarebbe in queste condizioni, perché ha voluto sfidare così la sorte?
«Sarà difficile per te capirlo» sembra leggermi nel pensiero Thomas. «Ma volevo soltanto fingere che tutto andasse bene e per un po’ ci sono riuscito. Poi Ashley mi ha detto di essere incinta e ho capito che dovevo fermarmi. La versione ufficiale è che ho lasciato la band per dedicarmi alla mia famiglia, solo Alan conosceva la verità. Ha cercato di placare gli animi della band quando i miei vecchi compagni si sono infuriati, non capivano perché li mollassi da un momento all'altro e credo che mi abbiano davvero odiato».
«Se avessi raccontato loro la verità, forse ti avrebbero compreso».
«O mi avrebbero compatito, non volevo la pena di nessuno» ribatte Thomas. «Ho tenuto nascosta ad Ashley la mia malattia più che ho potuto, credo che il nostro traballante rapporto di coppia abbia cominciato a subire una crisi proprio a causa delle mie bugie. Ci stavamo allontanando e la colpa era mia».
«L'amavi molto?» chiedo col cuore in gola. Non vorrei porgli questa domanda, mi fa male pensarlo insieme a una modella bellissima che gli ha dato un figlio, ma voglio saperlo. Ho promesso a me stessa che non mi sarei accontentata delle mezze verità, anche se mi fanno male.
Thomas mi guarda come se non sapesse bene cosa dire, ma io sostengo il suo sguardo con fermezza.
«Parlami di lei, sono pronta».
Ho sempre pensato che parlare di ex ragazze con l'attuale compagna sia una stupidaggine, si creano soltanto paragoni inutili ma quando Laura mi guarda in quel modo so che devo farlo. Voglio che si fidi di me ciecamente e per farlo devo essere sincero.
Dopo un lungo sospiro cerco di trovare le parole giuste per spiegarle ciò che provavo, anche se non è facile.
«Ashley e io eravamo molto simili, ci piaceva vivere sotto i riflettori, essere al centro dell'attenzione e condividevamo le stesse aspirazioni: successo e gloria. Ci siamo sposati a Las Vegas senza dirlo a nessuno ed ebbri di quell'euforia eravamo convinti di amarci, adesso non ne sono tanto sicuro. John non era programmato, ma ha cambiato entrambi. L'abbiamo amato dal primo momento, ma le cose tra noi non erano più le stesse. Ashley voleva riprendere subito il lavoro di modella, io volevo fermarmi e questo creava molte discussioni. Per la prima volta da quando ci conoscevamo non vedevamo il futuro allo stesso modo, John era l'unico motivo per cui ci sforzavamo di andare d’accordo, ma nessuno dei due ha impiegato tante energie per salvare quel matrimonio che forse non ci sarebbe mai dovuto essere».
«Le hai detto di essere malato?» mi chiede Laura con occhi attenti. Forse un'altra al suo posto sarebbe scappata via nel sentire il mio disastroso matrimonio e la mia attuale condizione, ma lei no. Laura non vacilla davanti a nulla e questo mi fa sorridere perché la sua forza è qualcosa su cui posso sempre aggrapparmi.
Afferro nuovamente la sua mano e la carezzo con dolcezza.
«Dopo il divorzio, sono stato costretto a dirle la verità perché mi era venuta una crisi molto forte e non potevo occuparmi di John come le avevo promesso. Non ha reagito bene.»
Sorrido perché ricordo come fosse ieri la sfuriata di Ashley quando le confessai la verità. Mi accusò di essere un egoista senza cuore, che lei aveva tutto il diritto di saperlo perché poteva aiutarmi poi scoppiò a piangere tra le mie braccia. Fu in quel momento che capì che nonostante il nostro disastroso matrimonio, Ashley sarebbe stata una persona sulla quale potevo contare.
«Può sembrare assurdo, ma dopo il divorzio abbiamo cominciato ad andare più d’accordo e il nostro rapporto è migliorato. Siamo stati due pessimi coniugi, ma non abbiamo mai litigato per John e siamo riusciti a costruire una buona intesa. Adesso lei è fidanzata con Bud, un uomo che a quanto pare riesce a renderla felice più di me e sono contento per lei».
«Da come la descrivi deve essere una persona davvero speciale» osserva Laura. Noto che il tono della sua voce è cambiato, sembra riflettere su qualcosa di poco bello, perché il suo bel viso si incupisce.
«Ehi» mormoro sollevandole il mento con due dita. «Quando ho detto che eravamo convinti di amarci era quello che intendevo. Tra noi non c'è mai stato amore, ma solo lussuria e complicità e un matrimonio non può funzionare soltanto con questo. Con o senza la mia malattia, la nostra storia non sarebbe proseguita lo stesso ne sono sicuro».
«Non puoi saperlo con certezza» scuote la testa Laura. «E comunque adesso non ha importanza, dimmi invece cosa c'entra questo con la tua visita a Boston?».
«Ti ho spiegato questo per farti capire che dopo la prima diagnosi di quel medico nove anni fa, ho solo fatto in modo di avere sempre le medicine che mi servivano per tirare avanti. Senza di te non sarei mai andato a Boston».
Il sorriso di Laura stavolta fa sparire quella sua aria cupa e mi fa piacere. Non dovrebbe mai essere triste, è così bella quando sorride. Il suo viso e i suoi occhi sono illuminati da una luce così splendente che sono certo abbaglierebbero chiunque.
«Sono felice di aver insistito, cosa ti ha detto precisamente il medico?».
«Devo essere operato».
Laura
Ero preparata a quest'eventualità, ma sentirmelo dire non evita al mio cuore di battere più forte.
«È una cosa buona giusto?» chiedo nel tentativo di mostrarmi ottimista, sebbene la possibilità che quell'operazione vada male mi sfiora la mente.
«Il medico ha deciso di farmi restare più giorni del dovuto a Boston perché attraverso varie analisi ha riscontrato qualcosa a cui non ero preparato. Il mio tumore non è come quello di mio padre, il mio tumore è benigno».
Gli occhi blu di Thomas sorridono felici a quelle parole e sono certa che anche i miei stiano brillando per lo stesso motivo. Lo abbraccio di slancio con forza e lascio che i cattivi pensieri scivolino via come sabbia indesiderata.
«Il dottore mi ha spiegato che i tumori benigni sono caratterizzati dalla crescita di alcune cellule che si sviluppano più del dovuto ma molto lentamente. Non possono diffondersi in altre parti del corpo come invece succede a quelli maligni».
«Quindi vuol dire che una volta asportato questo tumore non potrà ripresentarsi» traduco senza smettere di sorridere. «Significa che dopo l'operazione starai bene».
«Teoricamente sì, ma dovrò comunque sottopormi a dei controlli per verificare che vada tutto bene. La malattia potrebbe ripresentarsi, ma nella migliore delle ipotesi funzionerà senza rischi».
«Nella migliore delle ipotesi?» ripeto preoccupata. «Vuol dire che c'è il rischio che vada male?».
«Ogni operazione è pericolosa, la mia in particolar modo ma il medico mi ha assicurato che le complicanze sono rare e che ci sono ottime probabilità che vada tutto bene».
Cerco di scorgere nello sguardo di Thomas qualche perplessità in quello che ha detto, ma non trovo niente che mi allarmi. Questo dovrebbe tranquillizzarmi, ma non riesco a placare del tutto l'ansia che provo.
«Ti fidi di questo dottore? Dopotutto l'hai detto tu, è il primo che consulti dopo tanti anni, forse dovresti parlare con un altro e vedere cosa dice. Magari...»
«Il dottor Flaving è il migliore nel suo campo» m'interrompe tranquillo Thomas. «Intendo affidarmi a lui per l'operazione, so che farà un buon lavoro».
«Ero sicura che voi americani avreste consultato prima altri medici per poi decidere»
«Forse vedi troppi film» sorride Thomas. «E poi io non ho tutto questo tempo per consultare medici. Prima mi sbrigo, meglio sarà»
«Quando sarebbe esattamente?»
«Alla fine dell'estate. Ho promesso a John che avrei passato tutta l'estate con lui e non intendo rompere quel patto».
«Ma...»
«Il medico è d’accordo con me che aspettare ancora pochi giorni non cambierà le cose» mi tranquillizza Thomas. «Mi ha prescritto delle medicine più forti se dovesse capitarmi una nuova crisi, ma andrà bene. Voglio che quest'estate a Maiori sia la più bella per lui e anche per te».
«Sei la persona più cocciuta che conosca» sbotto. «La mia estate a Maiori sarà fantastica se tu starai bene lo capisci?».
«Quando sono con te, io sto sempre bene» mi bacia una mano Thomas. Apro la bocca per protestare, ma Thomas blocca ogni mia replica con un bacio che mi coglie di sorpresa, ma scatena tutti i miei sensi.
«Ho preso la mia decisione angel, lascia che renda quest'estate la più bella possibile».
«Lo è già» mormoro sulle sue labbra e lo penso davvero. Da quando l'ho conosciuto, ho scoperto che il mio cuore è capace di amare davvero qualcuno e che non c'è niente di più bello.
Thomas reclama un nuovo bacio a cui non voglio, né posso sottrarmi e per un attimo dimentico ogni cattivo pensiero lasciandomi avvolgere da quella calda e potente sensazione di abbandono che provo sempre tra le sue braccia.
Prima di Thomas, ho soltanto immaginato come potesse significare l'espressione "perdersi in un bacio". Nei miei amati libri la trovo spesso, ma non l'ho mai sperimentata e adesso mi accorgo che non solo esiste, ma che la realtà supera di gran lunga la fantasia.
«Papà vieni un momento?»
La voce di John frena i miei bollenti spiriti, quando ci separiamo leggo negli occhi di Thomas la mia stessa frustrazione.
«Quando è in compagnia, John è più attivo del solito. Devo andare di sotto o sarebbe capace di distruggere casa».
Annuisco perché capisco benissimo, ma ciò non toglie che una parte di me vorrebbe tenerselo tutto per sé e un po' mi vergogno per questo. È un padre ed è ovvio che suo figlio sia la sua priorità.
«Tieniti libera per stasera» interrompe i miei pensieri Thomas. «Ho una sorpresa per te»
«Una sorpresa?»
«Esatto e saranno abolite altre persone al di fuori di noi due.» Thomas sorride, mi bacia ancora e poi scende di sotto lasciandomi nella beata confusione che questa giornata diventerà ancora più bella.
Dopo aver controllato che il mio viso non sia troppo rosso e il mio abbigliamento in ordine, scendo di sotto sentendomi con il cuore un po’ più leggero. Thomas è alle prese con la console che a quanto pare non funziona, lo schermo della tv è nero e i due bambini sembrano scocciati.
«Cosa ne dite di una merenda?» chiedo attirando subito i loro sguardi. «Mi sembra di aver capito che Rita vi ha lasciato qualcosa di buono da mangiare».
«Ho una fame da lupi» accetta subito Luigi, John lo segue a ruota e io strizzo l'occhio a Thomas che mi guarda riconoscente. Per fortuna ho ascoltato Rita prima che uscisse e adesso prendo dal frigo due confezioni di yogurt di Super Mario che i bambini sembrano gradire molto. Si versano gli smarties direttamente nello yogurt mentre cerco dei cucchiaini da dargli. Cominciano subito a parlare di Super Mario e dei livelli che hanno superato nell'ultimo videogioco che hanno uguale, decido che posso lasciarli da soli e torno da Thomas che sembra avere tutto sotto controllo perché la tv è tornata ad accendersi.
«Non sapevo riuscissi a cavartela anche con queste cose».
«Ho sistemato molte volte la console» minimizza Thomas. Il suo tono è diventato distante e sembra anche assente, mi avvicino cercando il suo sguardo.
«Tutto bene?»
«Sì» risponde guardandomi. «È solo che stavo ripensando a quando con gli altri della band ci rilassavamo giocando a questi sciocchi giochi. Non ci pensavo da un po’, ma quando poco fa te ne ho parlato... ».
«Devono mancarti molto»
«Alan mi ha assicurato che stanno bene ed è quello che conta» mi sorride Thomas. Non gli faccio presente che ha eluso la mia domanda, evidentemente gli mancano e anche tanto.
«Non li hai più visti dopo...»
«No, ma non importa. Adesso ho altre priorità» minimizza Thomas. Sorride, ma riesco a percepire che sta tentando di mostrarsi indifferente. Sono sicura che i suoi vecchi amici gli mancano molto e vorrei poter fare qualcosa per sistemare le cose.
«Secondo me i capelli dovresti lasciarli sciolti sulle spalle, ti valorizzano di più».
Lascio andare i capelli che avevo raccolto in alto e mi giro a guardare la nonna che mi sorride con affetto.
«Dici?»
La nonna annuisce, si avvicina e prende la spazzola dal letto dove l'ho gettata. Senza dirmi niente comincia a spazzolarmi i capelli. Per renderle il compito più facile mi siedo sul letto e mi rilasso al tocco esperto delle sue mani. Ricordo che anche da piccola adoravo che la nonna mi pettinasse i capelli dopo il mare, ha sempre avuto un effetto rilassante ed è così ancora adesso.
«Stai per uscire?»
«Thomas non ha voluto dirmi dove andiamo, ma ho capito che era una sorpresa. Passerà tra poco»
La nonna non risponde, la stanza è silenziosa a parte il rumore della sveglia sul comodino e la televisione accesa nell'altra camera. Il nonno sta sicuramente vedendo uno dei suoi quiz preferiti e mi sorprende che la nonna non sia accanto a lui a disturbarlo come al solito.
«Thomas mi piace molto nonna, non è come Carlo».
«Credo proprio di no tesoro». Non posso vederla, ma sto che sorride. Non ho avuto il tempo di presentarle il mio ex ragazzo, ma sono sicura che lei l'avrebbe capito al mio primo sguardo che mi stavo fidando della persona sbagliata. La sua saggezza unita all'esperienza le hanno sempre permesso di giudicare le persone con una sola occhiata, difficilmente sbaglia. Mi rendo conto a quel punto, che non ha mai espresso una vera e propria opinione su Thomas. A parte averlo bersagliato di domande quando è venuto quella mattina, non ha più detto niente e invece il suo giudizio è per me molto importante.
Mi giro mentre sta con la spazzola a mezz'aria e guardo i suoi dolci occhi familiari che amo tantissimo.
«So cosa pensi. Trovarmi un uomo con figlio a carico non è stato il massimo, ma provo per Thomas qualcosa dal più profondo del mio cuore e so che è vero».
La nonna si siede sul letto accanto a me, posa la spazzola sulle sue gambe e mi carezza con dolcezza una guancia.
«Lo vedo nel tuo sguardo Laura, sei innamorata e i tuoi occhi lo dimostrano ogni volta che parli di lui. L'ho capito dal primo momento che me ne hai parlato e capisco che a volte l'amore renda ciechi, voglio solo che tu stia attenta».
«Non è Carlo» ripeto convinta e la nonna scuote la testa.
«Questo l'ho capito amore, ti ha regalato una libreria intera per dimostrartelo. Voglio solo che tu non soffra ancora»
Penso all'operazione che Thomas dovrà affrontare, alle possibilità che qualcosa possa andare storto e il mio cuore è come ridotto da una morsa strettissima. Sono pienamente sicura dei miei sentimenti, so di amarlo e il pensiero che possa perderlo mi toglie quasi il respiro. Non può succedere, ma io come posso impedirlo?
«C'è qualcosa che ti turba vero?»
Non ho parlato a nessuno della malattia di Thomas, nemmeno ad Aria sebbene l'abbia informata della serata di stasera e lei mi abbia mandato tanti messaggi di incoraggiamento. Considero Aria una vera amica, ma la nonna è un'altra cosa. Sento che non posso tenermi ancora tutto dentro, devo parlarne con qualcuno e lei è la persona giusta.
Le racconto tutto dall'inizio, a partire dalla mia scoperta sul suo passato, della sua malattia, della sua operazione e di come mi sento in proposito. La nonna ascolta come suo solito, con attenzione senza mai interrompermi. I suoi occhi non mi lasciano un momento, mi accarezza la mano per farmi sentire il suo appoggio e la sua vicinanza e poi mi guarda con un lungo sospiro.
«Sei sempre stata una bambina con un cuore tanto generoso. Tutti pensavano che fossi buona e anche fragile, ma io ho sempre saputo che invece c'era tanta forza dentro di te.».
Sono pronta ad obiettare a quest'immagine che la nonna ha di me, non mi sento forte come mi descrive anzi a volte mi sembra che lottare sia diventato estenuante.
«Nessuno incrocia il nostro cammino per caso e noi non entriamo nella vita di qualcuno senza una ragione. Penso che tu e Thomas siete entrati l'una nella vita dell'altro per un motivo e ti sono accanto per qualsiasi scelta prenderai».
Sorrido sollevata e poi abbraccio la mia adorata nonna con tutto l'affetto che provo per lei.
«Non nego che avrei preferito vedere al tuo fianco un uomo libero da impegni familiari e con una salute da invidiare» confessa la nonna guardandomi con un caldo sorriso. «Ma è evidente che Thomas tiene a te e questo è un grosso punto a suo favore. Senza contare che ti ha regalato una libreria a Maiori e adesso dovrai stare qui molto più spesso».
Rido divertita perché ha ragione. Abbagliata dalla possibilità di realizzare il mio sogno, non ho pensato troppo a lungo termine. Ho rincorso così tanto il mio desiderio di una libreria e ho pianificato tante volte come sarebbe stato, che adesso il luogo mi è parso superfluo. Adoro Maiori, l'ho sempre adorata e creare dal nulla una libreria qui, tornare a vivere in questo posto che custodisce i miei ricordi più belli non potrebbe che rendermi più felice.
Vivere per sempre accanto a nonni sarebbe soltanto una gioia e mi rendo conto che quando Thomas mi ha fatto questo regalo lo sapeva. Conosce benissimo il rapporto poco stretto che ho con i miei, sa quanto Maiori significhi per me. Lui non ha solo realizzato il mio sogno, l'ha reso mille volte migliore e capirlo mi rende ancora più pazza d'amore per lui.
Il campanello interrompe le mie sciocche fantasticherie, quasi sobbalzo e incrocio lo sguardo divertito della nonna che mi dà colpi affettuosi sulla mano.
«Vado a trattenerlo di sotto, mentre finisci di prepararti. Lascia i capelli sciolti e non truccarti molto, sei bellissima così e sono certa che cadrà ai tuoi piedi».
«Grazie nonna»
«Non c'è di che tesoro, sei bella te l'ho sempre detto».
«Non per questo, grazie per il tuo appoggio. Ti voglio bene»
«Anch'io ti voglio bene amore» mi avvolge in un breve abbraccio la nonna. Quando sentiamo il campanello suonare di nuovo, alza gli occhi al cielo. «Tuo nonno e quello stupido quiz, non ha nemmeno sentito la porta! Ora mi sente!»
In un altro momento, sarei andata ad avvisare il nonno ma ora non ho tempo. Devo finire di prepararmi e poi il nonno se la caverà benissimo... me lo auguro.
Seguo il consiglio della nonna e lascio i lunghi capelli sciolti sulle spalle. Ho scelto di indossare un vestito azzurro che non ho ancora messo da quando sono arrivata a Maiori. È troppo corto rispetto ai miei standard, l'ho comprato in un momento di vanità e penso che sia la serata giusta per provarlo. Mi arriva al ginocchio, è semplice e morbido e ha una sola spallina, afferro al volo uno scialle bianco per coprirmi e cerco di cogliere qualche conversazione di sotto. Sento però, solo la confusione della televisione perché il nonno deve aver dimenticato di abbassare il volume. Calzo in fretta i sandali e agguantata la mia borsa decido di scendere.
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