Scritto il 08/07/2026
da BARBARA RIBONI


Era in piedi. Le gambe lo stavano reggendo.

Appena ne ebbe consapevolezza, percepì il dolore di cui aveva ignorato la presenza fino a quel momento e si lasciò cadere adagio sul letto con una smorfia.

«Fa male» disse mentre Glenna lo aiutava a rimettersi sdraiato.

«Fa male perché siete stato disteso per molte settimane. Le ossa si sono appena rinsaldate e i muscoli sono deboli, è normale.»

Sembrava di colpo stanco e lei gli si sedette un attimo vicino preoccupata che stesse bene.

Voltando il viso verso di lei Aidan vide il suo sguardo attento e le belle sopracciglia nere aggrottate.

«Come mai sai tutte queste cose?» le chiese allungando una mano a sfiorarle una guancia.

«Mia madre era una “aggiustaossa”. Aiutava le donne a partorire e preparava rimedi per il mal di denti. Mi ha insegnato tutto quello che sapeva prima di morire.»

«E tuo padre?» chiese con dolcezza, cogliendo il dolore che il ricordo della madre aveva risvegliato in lei.

«Non l’ho mai conosciuto» rispose alzando le spalle un po’ in imbarazzo. Prese a stropicciarsi un lembo del vestito come se fosse indecisa se proseguire o meno. «Mia madre mi ha raccontato che una fata, dopo le nozze, lo trasformò in una distesa di erba lucciola… e che per quello io sono nata con gli occhi di questo colore. In realtà, penso che mi abbia mentito e che lui non l’abbia mai sposata.»

Con un dito l’uomo le sollevò il mento e la fissò un lungo istante.

«Dovremmo ringraziare quella fata allora,» disse in tono serio «perché questi occhi sono i più belli che io abbia mai visto in tutta la mia vita.»

Le depose un bacio sulla punta del naso e poi si sistemò di nuovo sui cuscini ma le prese una delle mani e la tenne tra le sue.

«Così quando è morta tua madre sei venuta a Glenrock?»

Lei annuì.

«Quando mia madre morì, al villaggio non avevo più nessuno e fui obbligata a mantenere il patto di matrimonio che lei aveva stretto molti anni prima con i Boyle.»

Questa volta Aidan trasalì in modo evidente alzando di scatto lo sguardo su di lei.

«Ho sposato Angus Boyle, e poi lui è morto.»

«Angus Boyle non era una brava persona» sentenziò tornando con la memoria a quell’uomo violento che aveva conosciuto. Si dispiacque per Glenna che aveva dovuto sposarlo e pensò che non avesse avuto un destino fortunato, fino a quel momento.

Immaginò la vita dura che era stata costretta a sopportare da figlia illegittima di una donna sola e poi da moglie di un uomo come Boyle.

«No,» confermò lei con un sospiro ripensando a quei mesi duri «non lo era.»

Di colpo Glenna sentì sfuggire via tutta la spensierata allegria che aveva vissuto in quei giorni e che solo in quel momento, si rendeva conto di aver sperimentato per la prima volta da quando si ricordava.

Quella favola, quel sogno, non erano la realtà e, anche se lei per il momento poteva indossare qualche bell’abito, restava la sguattera che aveva servito ai tavoli sino a qualche giorno prima e ora era, agli occhi di Aidan, anche la vedova non più illibata di un uomo disprezzato dalla comunità.

Si alzò dal letto liberando la mano che lui ancora stringeva e alzò il mento facendosi forza.

«Vado ad avvisare vostro padre che vi siete alzato sulle vostre gambe. Ne sarà felice.»

Con una affrettata riverenza fuggì verso la porta mentre Aidan perso nei suoi cupi pensieri, non tentò neppure di fermarla.

Si stava ancora chiedendo cosa avesse dovuto subire sua moglie dal precedente marito violento quando un discreto bussare lo riportò alla realtà della sua camera e della sua condizione di infermo.

«Avanti» ringhiò pensando di veder spuntare suo padre o Craig dalla massiccia porta di legno.

La persona che fece capolino dall’uscio si rivelò essere invece Robert MacDouglas, il suo uomo più fidato e amico ormai da lungo tempo.

Di un paio d’anni più vecchio di lui, era comparso un giorno a Glenrock malconcio e senza averi.

All’inizio Aidan aveva creduto fosse uno dei tanti mendicanti che vagavano per le terre di Scozia e cercavano di sopravvivere offrendo le loro braccia per qualsiasi lavoro si presentasse.

Non ci aveva messo molto però a capire che non si trattava di un rozzo contadino senza una famiglia, ma di qualcuno che nascondeva le proprie origini dietro un aspetto dimesso e modesto.

Robert parlava in modo elegante e forbito, conosceva le regole di galateo e capiva il latino anche se non ostentava queste capacità, e nonostante i numerosi tentativi da parte sua, non aveva mai raccontato da dove venisse e quale fosse il clan a cui apparteneva.

Diceva che era troppo doloroso per lui parlarne e giurava di voler solo trovare un posto dove vivere in pace e costruirsi una vita onesta con il proprio lavoro.

Suo padre gli aveva dato fiducia e l’aveva messo a lavorare nelle stalle poiché aveva dimostrato una grande capacità con i cavalli.

Ma fu presto evidente, in occasione di scorrerie da parte di predoni, che fosse anche molto abile con la spada e con le tecniche di difesa, tant’è che molto presto entrò a far parte della cerchia dei suoi uomini più fidati, fino a diventare il suo secondo.

Si allenavano insieme ogni giorno scambiandosi consigli e bastonate, e Aidan a poco a poco aveva imparato ad apprezzare la sua silenziosa compagnia.

Non l’aveva mai visto ubriaco, non perdeva mai il controllo e rispondeva alle provocazioni solo se obbligato a difendersi.

In quel momento lo osservava dalla porta, con i caldi occhi ambrati velati di sincera preoccupazione.

«Mio Signore,» disse varcando la soglia e chinando appena il capo in segno di saluto, prima di avanzare fino al letto. «Disperavo ormai di rivederti, se non nel sudario.»

Allungò una mano e afferrò il suo avambraccio, quasi commosso dal fatto di vederlo vivo.

Aidan ricambiò la stretta e tentò di mettersi il più dritto possibile, per quanto le gambe ancora sofferenti gli consentirono.

La smorfia di sofferenza che attraversò il suo viso non sfuggì a un osservatore attento quanto Robert.

«Deve essere molto doloroso» constatò osservando il figlio del Laird che tentava di trovare una posizione confortevole.

«Lo è stato» sospirò Aidan, «così doloroso che ho sperato di morire in alcuni momenti.»

«Ma non sei morto» rispose l’altro mentre un largo sorriso si disegnava sulle sue labbra. «Pare però che tu sia un uomo sposato, ora.»

«Intendi dire che sono “condannato” comunque?» si trovò a domandargli con ironia, sorridendo a sua volta.

«Guardando la cerbiatta indaffarata che fa su e giù per le scale tutto il giorno al solo scopo di raggiungere la tua camera, non parrebbe una situazione così spiacevole.»

«È più una puledra nervosa che una cerbiatta, amico mio. Ma non è lei che rende la mia situazione spiacevole» concluse lanciando uno sguardo eloquente alle sue gambe immobili.

«Sei vivo, questo è ciò che conta, e hai entrambe le gambe ancora attaccate al corpo.»

«Oggi, per la prima volta da settimane, mi sono alzato in piedi» bisbigliò quasi avesse paura di dirlo a voce alta.

«Aidan, è una notizia strabiliante» l’eccitazione nella sua voce si spense a un cenno del suo Signore.

«Per qualche secondo. Sono riuscito a resistere solo qualche secondo, prima di crollare di nuovo sul letto.»

«Migliorerai. Ci vorrà del tempo ma tornerai a essere quello di prima, ne sono sicuro.»

«Me lo auguro. Non posso pensare di passare il resto della mia vita in questo letto. Mi sembra di impazzire. E quella giovane donna che è diventata mia moglie è peggio di un carceriere.»

Le eleganti sopracciglia di Robert McDouglas si arcuarono in un’espressione perplessa.

«È cocciuta come un mulo» assicurò Aidan. «Non mi permette di muovermi, non mi permette di alzarmi. Non mi permette nemmeno di lavarmi da solo. Stabilisce quando devo mangiare, quando devo dormire, è insopportabile e ostinata. Imposta ogni cosa come ritiene meglio. Si nasconde dietro il tartan di mio padre che la asseconda in tutte le decisioni che prende e che mi riguardano.»

«Insomma, fa la moglie» scoppiò a ridergli in faccia il suo secondo.

«Già» rispose laconico.

«Incolpi il Laird per aver organizzato il matrimonio sul tuo letto di morte?»

«Mio padre ha fatto solo quello che riteneva giusto per proteggere Glenrock. Non ho dubbi che gli sia costato molto infrangere la parola data ai MacBain. Era suo dovere tutelare il futuro della sua gente e aveva poche ore per farlo. Non posso accusarlo di nulla.»

Rimasero entrambi in silenzio per qualche istante sufficiente a far sì che un pensiero prendesse forma simultaneamente nelle loro menti.

«I MacBain non prenderanno bene la decisione di tuo padre» disse Robert andando subito al sodo. «Infrangere la promessa di matrimonio con la giovane Morna genererà di certo delle conseguenze. Potrebbe arrivare a far nascere una faida che vedrebbe coinvolti i due clan per anni.»

«Stavo pensando la stessa cosa» considerò Aidan passandosi una mano sulla corta barba bionda della mascella.

«Appena sarai in grado di cavalcare, manderemo un messaggio a William MacBain, chiederemo udienza, e spiegheremo quanto è accaduto. Sono sicuro che comprenderà il gesto del Laird, ma pretenderà anche un risarcimento principesco per questo affronto.»

«Con un po’ di fortuna passeranno settimane prima che gli giunga notizia del mio matrimonio. Per quel momento spero di essere in grado di affrontare il viaggio e abbastanza in forze da arginare la loro ira. Fino ad allora, e fino a quando non sarò in perfetta salute, è importante che Glenrock abbia un erede.»

«Stai pensando di ripudiare la tua nuova sposa una volta rimesso?»

La domanda era legittima e il tono con cui Robert l’aveva posta non nascondeva nessuna malizia.

Il fugace ricordo di un paio di occhi verdi attraversò la mente di Aidan e fece salire alle sue labbra una risposta istintiva.

«No.»

«Anche se era la tua sguattera? Anche se sarebbe di gran lunga più semplice rabbonire i MacBain con un annullamento?»

«Una sguattera che ha dimostrato coraggio e determinazione. Non si è tirata indietro quando le hanno chiesto di prendere in sposo un moribondo e ha pensato a tutelare la sua gente. Ha curato le mie ferite e mi ha salvato la vita. Il minimo che possa fare è avere rispetto, nonostante le sue origini.»

«Potresti essere obbligato a ripudiarla» lo avvisò Robert lanciando uno sguardo significativo al giaciglio ben visibile contro la parete della stanza.

«Non possono obbligarmi ad annullare il matrimonio. Glenna era una vedova quando ha accettato di diventare mia moglie pertanto non c’è modo di provare che sia stato consumato o meno, e quella ragazza ha già subito abbastanza umiliazioni dalla sua precedente unione con Angus Boyle.»

Robert piegò le labbra in una smorfia di disprezzo nel sentire nominare quell’uomo.

«In questa faccenda già troppo è stato stabilito al posto mio,» continuò Aidan «da qui in avanti nessuno mi obbligherà a fare nulla che non decida io stesso.»

L’altro annuì comprendendo appieno la frustrazione del suo Signore.

«Qualsiasi strada prenderai, sai che io appoggerò le tue decisioni e ti seguirò.»

«Lo so» rispose in tono di apprezzamento. «Se sarà necessario pagheremo quello che dovremo come risarcimento, ma di certo non mi abbasserò a ubbidire agli ordini dei MacBain.»

 





Lascia un like o un commento, ma sii gentile, qui tutto è un dono.

i commenti sono soggetti a moderazione