Scritto il 08/07/2026
da JULIA LEE


Lucien notò uno strano luccichio sul bordo dell’occhio destro della fanciulla e le sopracciglia gli scattarono verso l’alto, a ben pensarci anche la sua voce non aveva la stessa forza e lo stesso tono indisponente del giorno prima, nonostante stesse parlando con veemenza e lo stesse accusando.

Doveva esserle accaduto qualcosa di spiacevole, era evidente. Scrutandola con più attenzione notò anche non indossasse i guanti e la gonna fosse strappata, per non parlare del fatto che quell’abito non era fatto per una passeggiata nel bosco e dell’acconciatura in parte disfatta.

Le si avvicinò di più e sollevò una ciocca sfuggitale dalle forcine. Era setosa e morbida e profumava di iris e sapone, un mix delizioso ed eccitante. Lei era conturbante, gli aveva stuzzicato la fantasia e rovinato la serata appena trascorsa, dato che non era riuscito a togliersela dalla mente e se l’era pure sognata.

«Che vi è accaduto? Qualcuno ha cercato di approfittarsi di voi?»

«Come, prego?»

«Dovete essere uscita di casa in fretta, quest’abito non è l’ideale per una passeggiata in un bosco ed è pure strappato in un paio di punti. La vostra acconciatura è quasi del tutto disfatta e vi mancano anche i guanti e nessuna nobildonna di buon senso e che si rispetti uscirebbe mai senza guanti; avete anche gli occhi ancora umidi di lacrime. Chi vi ha fatto questo?»

Selene fece un mezzo passo avanti e si sottrasse alle sue attenzioni. «Chi siete voi per chiedermi queste spiegazioni?»

«Il padrone del terreno dove vi trovate e se qualcuno ha osato importunarvi qui, sulla mia proprietà, ho il diritto di saperlo e di prendere quel farabutto e dargli la lezione che si merita!» replicò con troppa foga.

«L’unico che mi ha importunato, qui, sulla vostra proprietà siete voi, milord.»

«E allora cosa vi è accaduto? Perché è innegabile che qualcosa vi sia successo e vi turbi ancora.»

Lei si morse il labbro inferiore. «A breve mi sposerò, con un duca dal retaggio antico e una rendita ben più che discreta, e non so nemmeno che volto abbia.»

«Tutto qui? Vi angustiate per un matrimonio che vi porterà agio e lustro?»

«No, mi angustio perché quest’uomo per me è uno sconosciuto e gli dovrò ubbidienza cieca. Mi angustio perché sono stata venduta al miglior partito possibile senza nemmeno la possibilità di aver voce in capitolo. Mi angustio perché non ho la libertà di decidere per il mio futuro e debbo invece subire quel che i miei genitori ritengono sia meglio per me» mormorò intrecciando le iridi con quelle dello sconosciuto. «Voi ubbidireste ciecamente a un estraneo senza mai nemmeno averlo potuto vedere in volto? Voi non provereste ribrezzo nel dovervi donare anima e corpo a una donna scelta da altri?»

 



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