Lisa aveva infine accettato di uscire con Andrea. Si sentiva così strana da quando aveva saputo che Damiano amava Donata. Accidenti a quei due, avevano persino la stessa iniziale del nome! Lisa era talmente depressa da essere costretta ad assumere dei tranquillanti per non soccombere al crollo emotivo subentrato in lei a causa della sgradevolissima novità. Era come anestetizzata e il pulsare della ferita interiore era sopportabile. Andrea era l’antidoto: euforico come chi ha toccato il cielo con un dito, la subissava di carinerie e inventava pretesti di ogni genere pur di stare insieme a lei.
Quella sera si erano recati a teatro e a spettacolo finito lui aveva insistito per una cena al Sadler, in zona Navigli. Lisa aveva piluccato di malavoglia l’ottimo cibo ma in compenso ci aveva dato dentro con la bonarda fino a ottundere i sensi. Come da copione, Andrea l’aveva poi invitata a salire per un drink nel suo lussuoso attico a San Siro. In teoria per il bicchiere della staffa, in realtà l’intenzione fin troppo scoperta di lui era trascinarla subito a letto. Non le aveva domandato nulla a riguardo ma perspicace com’era doveva aver intuito che qualcosa doveva essersi incrinato nel suo rapporto con Damiano Ferrero, la cui ombra si frapponeva tra loro due come un ectoplasma. Lei confidava che fare l’amore con un altro uomo servisse a far rimarginare quel crudele strappo inferto alla sua anima.
Andrea si dimostrò un amante abile e le sue mani le accesero i sensi più rapidamente di quanto avesse previsto. Lisa si era abbandonata con passiva rassegnazione alla bocca famelica di lui e alle sue erotiche carezze. Voleva solo blindare nella memoria quei poveri sogni naufragati miseramente e un amante valeva l’altro. Scoprì che era Andrea a dettare le regole: la voleva più reattiva e l’obbligò a essere partecipe possedendola quasi con violenza, saccheggiandole le labbra con baci al limite del brutale mentre affondava in lei per condurla all’orgasmo. Si comportava come se intendesse imprimerle sulla carne il marchio proprietà privata, ma a Lisa tutto sommato non importava alcunché.
«Hai fatto l’amore con me ma hai pensato per tutto il tempo a quell’altro, e non osare negarlo!» le rinfacciò risentito quando la passione defluì dai loro corpi nudi. L’oscurità della camera era addolcita dal diafano chiarore di un quarto di luna che si insinuava oltre i tendaggi che schermavano la finestra. Nell’aria, repentina, ora ristagnava di colpo la tensione.
«Cos’è, ora mi leggi pure nella mente?» Lisa scivolò fuori dal letto con un gesto di insofferenza e iniziò a rivestirsi. «Voglio andare a casa.»
«Resta a dormire con me, ti prego.» Nella penombra il profilo di Andrea si stagliava nitidamente sulla parete di fronte.
Qualcosa, nella voce aspra ma insieme supplichevole di lui, la indusse a fermarsi e a guardarlo. Si rese anche conto, e tale constatazione la colse in contropiede, che l’impulso di assecondare la richiesta era fortissimo.
«Keezheekoni, resta con me» ripeté lui.
«Solo se mi prometti di non recriminare» disse, riavvicinandosi.
Lui l’attirò di nuovo a sé e la imprigionò con le braccia, un gesto esplicito per impedirle di lasciarlo.
«Mi fai male» protestò lei, ma senza molta convinzione.
«Te lo farò scordare» le mormorò rauco in risposta. «Fosse l’ultima cosa che faccio in vita mia, te lo farò scordare.»
«Non vorrai fare ancora l’amore…»
«Ti voglio più di prima e stavolta lo farai con me, non con lui!»
Lei preferì non replicare e con uno slancio che la sorprese ricambiò i suoi baci incalzanti, brucianti, sensuali. Era molto virile e i sensi assecondavano con spontaneità e sollecitazioni erotiche di lui. Le risvegliavano nel sangue calde pulsioni e tremò come se l’avesse percorsa una scarica elettrica mentre lo accoglieva in profondità dentro di sé. Il desiderio le annebbiava la ragione e tuttavia Damiano era ancora annidato in un angolo della sua mente, inamovibile e onnipresente.
Dimenticarlo? Impossibile.