⏱ ~7 min · 1406 parole
Lasciamo mia sorella davanti al portone di quello che era il mio appartamento. Disdire il contratto di affitto mi avrebbe portato a dover pagare delle penali, così lei ha colto la palla al balzo e vi si è trasferita al posto mio. Forse proprio per cercare di vivere questa fantomatica storia senza interferenze.
«Sei stranamente silenziosa, come se volessi dirmi qualcosa.» È un po’ che la osservo e non riesco a decifrare la sua espressione da quando abbiamo lasciato Federica.
«No, è solo che Fede mi sembra così triste ultimamente.» Mi afferra la mano sopra al cambio e la stringe. «Vorrei solo che fosse felice anche lei.»
«Lo vorrei anche io, Lavi. Di Luca non vuoi dirmi niente, invece?»
«Cosa dovrei dirti?»
«Non lo so. Tra qualche settimana compirà 18 anni e dovrà lasciare l’istituto. Non subito magari, ma sai che succederà.»
«Sono sicura che non ci lascerà.»
«Noi? Che non lascerà loro, semmai.»
«Sì, certo, loro» si riprende subito accennando un sorriso, poi torna al suo mutismo.
Lasciamo la macchina lungo la strada, proprio davanti al cancello. Lavinia si sofferma a recuperare la posta dalla cassetta, poi mi raggiunge in giardino.
«Oggi ho sentito Adam in ufficio.» Alzo gli occhi al cielo. Non è che il mio rapporto con lui sia proprio dei migliori, ma devo riconoscere che per lei è stata una figura fondamentale in questi anni, così mi limito a far finta di nulla.
«Eh, ma se non vai avanti, non so cosa mi vuoi dire…» Fingere indifferenza non mi viene benissimo, lo ammetto.
«Verrà in Italia per qualche settimana a febbraio.»
«Fantastico» sibilo a denti stretti. «Non vedo l’ora.»
«Albe, per favore.» Tentativo fallito subito.
«Comunque mi ha chiesto di partire con lui a marzo, per un progetto che stanno seguendo lì.»
Mi ammutolisco mentre apro la porta di casa e pulisco i piedi sullo zerbino. Sono così rigido dalla tensione che non mi voltò neanche a guardarla.
«Quanto starai via?» trovo infine il coraggio di chiederle sfilando il giaccone e osservandola chiudere il portone di casa dietro di sé.
«Gli ho detto che non andrò» esclama categorica, e mentalmente tiro un sospiro di sollievo. Forse lo faccio davvero. «Non voglio lasciare quello che abbiamo ricostruito con tanta fatica.» Anche lei sfila il cappotto, poi mi viene incontro buttandolo a terra insieme alle lettere, di certo bollette da pagare. Mi getta le braccia al collo e mi fissa negli occhi. «Non voglio lasciare i ragazzi e non voglio lasciare te per troppo tempo.»
«Ti meriti decisamente un premio per questa risposta.» Mi avvento sulle sue labbra, che si aprono senza esitazione. La sua lingua è delicata sulla mia che invece vorrebbe mangiarla per farle capire quanto sono felice che abbia rinunciato a partire.
Alberto 1 – Adam 0
Questo pensa il mio cervello, almeno finché non sento le sue mani andare a sbottonarmi i jeans.
«Anche intraprendente oltre che assennata» le sussurro tra le labbra. «Ma ti devi fermare, piccola impertinente.»
Le scacciò via le mani e la allontano dalla mia bocca.
«Ho proprio bisogno di un bel bagno rilassante, in quella vasca idromassaggio che non usiamo mai e che mi hai costretto a installare nel bagno, anni fa…»
«E nel frattempo dovrei aspettare che la vasca si riempia?»
«Ingorda.»
«Tiranno.»
Le do una pacca sul sedere e vado di sopra, nel bagno della nostra camera da letto. Faccio scorrere l’acqua finché non è calda e poi chiudo il tappo della vasca che inizia a riempirsi. Non è una Jacuzzi, non potevamo permettercela ai tempi, ma è comunque un idromassaggio. Mi spoglio e getto gli indumenti nella cesta dei panni sporchi, prima che lei si lamenti del disordine. Torno in camera per chiamarla, ma mi blocco di colpo. Lavinia è nuda, seduta sul letto, con indosso solo dei tacchi vertiginosi e una maschera nera che le copre gli occhi.
Tiene le mani poggiate sul materasso e le gambe leggermente divaricate a mostrare quello che si nasconde lì.
L’uccello mi tira all’istante, come potrebbe essere diversamente?
Le vado incontro, fermandomi a pochi centimetri da lei e il mio pube è perfettamente allineato con le sue labbra, che solo ora noto essere colorate di rosso.
Lavinia tira fuori la lingua e va a saggiare ciò che ha davanti.
La sua lingua è come velluto che scorre sul mio cazzo, dalla base alla punta.
Le accarezzo i capelli e le faccio alzare la testa verso me, voglio guardarla, voglio che mi baci, e che la sua bocca abbia attenzioni solo per la mia: nient’altro. Mi piego e raggiungo ciò che ho agognato per anni: la donna che avevo perso. Quella disinibita, che non ha mai avuto problemi con il sesso.
Il rumore delle nostre lingue che si intrecciano riempie la stanza. Non mi stacco mai da lei, neppure mentre cerco
di spingerla indietro con il corpo. Voglio che si stenda sul letto e che sia mia, completamente. Lei capisce e asseconda i miei movimenti. Riconosco il rumore dei tacchi che cadono a terra quando se li sfila per poggiare i piedi sul materasso. Attendo che sia distesa, e solo allora mi stacco dalla sua bocca, rossa e gonfia per i miei baci. Sul viso una scia di rossetto le sporca la pelle.
«Non azzardarti a muovere neanche un muscolo, o te la faccio pagare» le intimo prendendole i polsi con le mani e allargandoli sul letto. Lei mugola la sua insoddisfazione, ma mi lascia fare.
La bacio ancora. Lavinia è avida delle mie attenzioni e solleva la testa per cercare di venirmi incontro.
«Ho detto ferma, principessa» ripeto facendo scorrere l’uccello tra le sue gambe. Un monito di cosa potrebbe perdere se non mi ascolta.
«Stai tirando la corda, Righi, forse un po’ troppo» si lamenta con un filo di voce.
«E io vorrei ricordarti che di là l’acqua sta riempiendo la vasca, e che non ho intenzione di alzarmi finché non avrò avuto quello che voglio. Perciò, se non vuoi che il bagno si allaghi, ti consiglio di lasciarmi fare.» Si blocca all’istante al pensiero dell’acqua che fuoriesce dalla vasca. Non le dico che c’è una valvola che lo impedisce.
Approfitto della sua resa per scendere fino al seno e prendere in bocca il capezzolo. Tiro e succhio fino a sentirlo diventare un bottoncino duro e rosso. Lavinia mugola e muove le gambe cercando sollievo nel contatto con il mio corpo. Sollievo che non intendo concederle, tant’è che mi tiro su con il busto facendo forza sulle braccia e passo all’altro capezzolo.
«Ti prego» sussurra, ma resta ferma.
«Cosa vorresti?»
«Qualunque cosa» ammette sincera e io la accontento. La accarezzo dove vuole essere toccata, sfrego la mano contro le sue carni umide e calde e lei geme. Solo Dio sa
quanto mi è mancato questo suono e questa intimità con lei. Mi viene incontro con il bacino chiedendo di più, sperando in qualcosa che vorrei tanto non darle, ma che non riesco a controllare.
«Ti basta questo, principessa?»
«No!» È una risposta secca, decisa, di chi non ha paura di chiedere ciò che vuole e io la accontento perché, per quanto vorrei stare ore e ore a giocare così con lei, non riesco ad aspettare. Le scivolo di nuovo sopra con i gomiti appoggiati al materasso per sorreggermi e, senza stupide e inutili attese, senza più timori, senza rancori, senza colpe o risentimenti, entro dentro di lei con un unico colpo. La sento tutta. Sento la sua pelle, le gambe che si chiudono intorno al mio culo e le sue spinte verso di me, per cercare più contatto, più attrito: più noi.
«Non togliermelo mai più» la supplico guardandola negli occhi attraverso i fori della maschera.
Sono luminosi, ricolmi dello stesso languore che so che sta provando tra le gambe. Mi stringe dentro di sé e geme cercando di mordermi il braccio sinistro. So cosa vuole, la conosco bene, come se non ci fossimo mai lasciati. Mi rovescio sul materasso, portandola sopra di me.
«Finalmente» miagola puntandomi i palmi sul petto. È Lavinia a dettare il ritmo questa volta. Io mi limito ad accompagnarne i movimenti con le mani sui suoi fianchi. I suoi affondi accelerano, come i nostri respiri.
«Mai più, Albe, mai più…» mugugna e io preso dall’orgasmo imminente non capisco cosa vuol dire. Veniamo insieme, come succedeva prima che tutto ci crollasse addosso.
«Non lasciarmi scappare mai più…»
«Te lo prometto» le rispondo baciandole la testa. «Mai più.»
Lascia un like o un commento, ma sii gentile, qui tutto è un dono.
i commenti sono soggetti a moderazione
Tutti i diritti riservati. I contenuti presenti su questa pagina sono di proprietà esclusiva dell'autrice/autore e non possono essere riprodotti, diffusi o copiati.