IRENE PISTOLATO


⏱ ~9 min · 1.813 parole

Adam

Sono nell’attico di George e lo sto osservando mentre prepara la valigia. Starà via una settimana per lavoro e non ho idea di cosa farò sette giorni interi senza di lui. Nell’ultimo mese ci siamo visti ogni giorno, è diventato parte fondamentale della mia vita e l’idea di essere a miglia e miglia di distanza mi provoca una brutta sensazione alla bocca dello stomaco.

«Sarò a New York, non dall’altra parte del mondo,» mi fa notare con una punta di divertimento nella voce.

I suoi occhi però non mostrano nessun segno di ilarità. Nemmeno lui è pronto per questa separazione, ma aveva firmato da tempo questo contratto e deve per forza partire. In fondo è soltanto una settimana, giusto?

Saranno sette giorni d’inferno!

«Lo so,» gli dico cercando di sorridergli.

«Adam.» Abbandona quello che sta facendo per raggiungermi. Mi prende entrambe le mani nelle sue e cerca il mio sguardo. «Se ti preoccupa che possa andare con qualcun altro, non accadrà. Nemmeno tra un milione di anni starei con un uomo che non sia tu.»

Scuoto la testa. «No, mi fido di te, tesoro. Non ho paura che tu mi tradisca.»

Si acciglia. «Allora cosa ti preoccupa?»

«Di non riuscire a stare così a lungo senza di te,» ammetto stringendomi nelle spalle.

Mi sono innamorato di lui come uno sciocco, è stato inevitabile ed è sembrato pure giusto. Non avrei potuto scegliere un uomo migliore a cui donare il mio cuore. Spero solo che anche lui provi lo stesso per me. Dovremmo anche fare un punto sulla nostra relazione. Non abbiamo mai dato un nome a quello che abbiamo e credo che sia arrivato il momento di fare chiarezza. Ne ho bisogno e penso che sia lo stesso per lui.

«Mi mancherai da morire anche tu. È proprio un peccato che la mia partenza coincida con l’inizio delle riprese.» Un piccolo broncio si forma sulle sue labbra e glielo bacio, non riuscendo a evitarlo. 

Tra tre giorni inizieremo a girare la seconda stagione di Soul Mates e sarò impegnato sul set per i prossimi mesi. Sarei partito con lui altrimenti, non avrei sprecato l’opportunità di trascorrere una settimana con lui nella Grande Mela e seguirlo durante il suo lavoro.

«Pessimo tempismo,» commento contraendo poi le labbra in una smorfia. «Dovremo parlare di noi prima che tu parta.»

La confusione si fa strada sul suo viso. «Cosa intendi?» Poi la confusione si trasforma in una sorta di panico. «Non avrai mica intenzione di lasc–»

Gli tappo la bocca con il palmo della mano. «Non provare nemmeno a terminare la domanda o giuro che ti sculaccio anche solo per aver pensato a una sciocchezza simile.»

Sgrana gli occhi in modo quasi comico.

«Anche perché noi non stiamo insieme in modo ufficiale, o mi sbaglio?»

Si libera dal mio bavaglio improvvisato, le sue guance sono arrossate. «No, non ti sbagli.» Si è intristito all’improvviso, forse pensando al peggio come al solito.

Amo la sua insicurezza, ma a volte vorrei soltanto scuoterlo e dirgli: “Non vedi che sono pazzo di te, stupido? Ti amo da impazzire!”

«Ehi, guardami.» Gli sollevo il mento con due dita in modo tale da perdermi di nuovo in quegli occhi blu come l’oceano. «Non credi che sia ora di smetterla di rimandare l’inevitabile?»

«Cosa intendi?» L’incertezza nella sua voce non mi piace nemmeno un po’.

«George Farrigton, sei un uomo meraviglioso e credo di non avertelo detto abbastanza se non hai ancora capito che sono pazzo di te. Sto per farti una domanda da ragazzino, ma è inevitabile.»

La sua espressione confusa è davvero adorabile e non vedo l’ora di cancellargliela a suon di baci.

«Vuoi metterti con me? Vuoi essere il mio ragazzo?»

A quarantacinque anni non credevo che avrei mai più detto una cosa simile, ma a quanto pare è stato inesorabile perché George ha bisogno di certezze e di chiarezza.

«Sono due domande,» commenta e piano piano le sue labbra si sollevano in un sorriso timido. I suoi occhi si sono inumiditi, come se le mie parole lo avessero emozionato più del necessario.

«Rispondi a entrambe allora,» gli dico senza alcuna esitazione.

«La risposta può essere una sola: sì.» Una lacrima scende a rigargli la guancia, ma il suo sorriso non è mai stato tanto luminoso.

Lo attiro contro il mio corpo, incollando subito la bocca alla sua. Ci baciamo languidi, fino a quando la situazione non si fa più bollente e non finiamo nudi a letto. Io dentro di lui. Fare l’amore con George è la sensazione più bella e giusta mai provata in tutta la mia vita. Credo che stessi aspettando lui per assaporare cosa significa amare davvero qualcuno. Se credessi davvero nel destino e nelle anime gemelle, penserei che lui sia la mia.

Dopo esserci ripuliti, torniamo a letto, e si accoccola contro di me in cerca di calore. Copro entrambi con il lenzuolo e sospiro felice mentre mi inebrio del suo profumo divenuto in poco tempo così familiare.

«Dobbiamo mantenere segreta la nostra storia?» chiede con un filo di voce contro il mio collo.

Non ho intenzione di nascondere George al mondo intero per paura di domande indiscrete. Non mi vergogno di lui, non l’ho mai fatto e mai lo farò. È un onore per me essere la sua persona speciale e voglio che tutti sappiano che sono suo.

«Tu lo vuoi?» Vorrei capire se siamo sulla stessa lunghezza d’onda prima di esprimere la mia opinione.

«Vuoi la verità?»

«Voglio che tu sia sempre sincero con me,» rispondo senza esitare un istante. Gli accarezzo i capelli con dolcezza, amo scorrere le dita tra le sue morbide ciocche, mi tranquillizza.

«Vorrei poter vivere la nostra storia alla luce del sole, ma se per te è un problema, non fa niente. So che ami la tua privacy, essendo sempre sotto i riflettori. Sono già felice perché vuoi stare con me.»

Può essere più dolce di così?

«Tesoro, puoi dirlo a chiunque tu voglia. Puoi persino scriverlo su uno dei cartelloni pubblicitari dove spesso appari. Non mi importa se il mondo sa di noi, anzi, ne sarei solo felice.»

Solleva di scatto il capo per potermi guardare in viso, non riesce a mascherare la sua sorpresa. Non si aspettava che fossi sereno nel dire a tutti di noi. È vero, amo la mia privacy, ma amo lui di più. Farei qualsiasi cosa per renderlo felice. Gli accarezzo la guancia con la punta delle dita, in modo delicato e gli sorrido.

«Dici davvero?» chiede conferma ancora un po’ meravigliato.

Annuisco. «Certo e sai cosa ti dico? Facciamolo insieme.»

Si acciglia confuso. «Cosa?»

«Diciamo al mondo che stiamo insieme.»

Con una mossa decisa lo faccio sdraiare al mio fianco, cogliendolo di sorpresa, e dopo aver recuperato il cellulare sul comodino, scatto un selfie. Fissiamo la foto sullo schermo e George si porta una mano alla testa, ridacchiando in modo un po’ isterico.

«Sei sicuro di voler postare questa foto sui social? Si vede chiaramente che abbiamo appena fatto sesso.»

Ruoto il capo per osservarlo e le sue guance sono di un bel rosso acceso. Quando incontra di nuovo il mio sguardo, preme la fronte contro la mia.

«Cazzo, vuoi farlo sul serio.» La sua non è una domanda, credo abbia letto nei miei occhi quanto sono determinato in questo momento. «Vai, fallo.»

Mi dà il permesso di postarla ed è quello che faccio, taggandolo nella foto.

«Fatto.»

Me ne pento? Nemmeno un po’.

Me ne pentirò? Non ne ho idea. Dipende tutto da come andrà la nostra relazione, anche se sono molto ottimista al riguardo.

«Sei pazzo,» commenta con un angolo della bocca sollevato.

«Pazzo di te sicuramente.» Gli prendo il mento tra le dita e gli stampo un bacio sulle labbra.

«Come ho fatto a essere così fortunato?» domanda con aria sognante e ancora gli occhi chiusi.

Mi stavo chiedendo la stessa cosa…

Non riesco nemmeno a terminare il pensiero che il cellulare, che tengo ancora in mano, inizia a squillare. Avrei dovuto immaginare che Eloise mi avrebbe beccato trenta secondi dopo aver pubblicato qualcosa di tanto eclatante. Non so se sono pronto per questa conversazione, ma dubito che mi lascerebbe in pace se fingessi di non essere disponibile a una conversazione telefonica.

«È la mia agente,» spiego a George.

«Non le rispondi?»

«Sarei tentato di distruggere il telefono, ma mi troverebbe comunque, in un modo o nell’altro.»

George ride mentre accetto la chiamata.

«Ciao Eloise!» la saluto con più entusiasmo del necessario.

«Cos’hai combinato, Adamino del mio cuore?»

Si diverte a chiamarmi ogni volta con nomignoli assurdi, ma la cosa non mi infastidisce perché lo so che mi vuole bene e che lo fa con affetto. Adoro la mia agente, poco ma sicuro. Se un giorno dovesse stancarsi di rappresentarmi, non so cosa farei.

«Cos’ho combinato?» chiedo fingendo di cadere dalle nuvole.

So bene a cosa si sta riferendo, ma sono proprio curioso di vedere cosa mi dice. George continua a ridacchiare in modo sommesso, premuto contro di me. Sono felice che non si sia allontanato e che, anzi, abbia diminuito ancora di più la distanza tra di noi.

Eloise sbuffa dall’altra parte della linea. «Sai cos’hai fatto e a quanto pare ne vai anche molto fiero.»

«Se mi dici di cosa stai parlando, potrei confermare o no,» affermo trattenendo a stento il sorriso che vuole farsi strada sul mio volto.

«Sei fastidioso a volte, lo sai? No, non rispondere, perché so che lo sai. Come so che lo stai facendo apposta per prendermi in giro, ma non te lo permetterò, Adamuccio bello.» Sembra contrita, ma so bene che non lo è, ormai riconosco tutte le sfumature delle sue ramanzine.

«Sai che non lo farei mai,» asserisco ridacchiando.

«Dio, ti prenderei a schiaffi su quel sedere sodo, se fossi certa che non ti piacesse.»

Stavolta non resisto e scoppio a ridere di gusto.

«Ti rendi conto di cosa hai scatenato pubblicando quella foto? Ma vi siete visti? Ditemi che non avevate appena fatto le capriole cinesi a letto.»

«Non avevamo fatto le capriole cinesi a letto, avevamo scop–»

«Giuro che se finisci quella frase esco dal tuo cellulare e ti prendo a testate sui denti.»

Non posso restare serio se continua a dire stupidaggini simili, di certo non ci riesce George che ora ha persino le lacrime agli occhi.

«È ancora lì, non è vero?» chiede Eloise cambiando tono e rendendolo più zuccheroso. Non mi frega, la conosco troppo bene.

«Ah-ah, non te lo passo, te lo scordi. Non spaventerai o sgriderai il mio ragazzo.»

«Mi farai morire di crepacuore uno di questi giorni.»

Riattacca con un lungo sospiro e senza nemmeno salutare.

«L’abbiamo fatta arrabbiare?» chiede George con una punta di preoccupazione nella voce.

«Anche se fosse, le passerà,» lo rassicuro.

Getto di lato il cellulare e prendo tra le braccia l’uomo straordinario che ha rubato il mio cuore.

Sono felice, tutto il resto non conta.

 



Lascia un like o un commento, ma sii gentile, qui tutto è un dono.

i commenti sono soggetti a moderazione

Tutti i diritti riservati. I contenuti presenti su questa pagina sono di proprietà esclusiva dell'autrice/autore e non possono essere riprodotti, diffusi o copiati.