Scritto il 23/06/2026
da JULIA A. CARTER


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DEFENSIVE TACKLE

Corro più veloce che posso, tanto che le gambe iniziano a farmi male. Le braccia oscillano velocemente e il respiro mi brucia dentro. Guardo in lontananza McKinley che sta effettuando un passaggio alto a Prescott che mi intercetta e, dal suo cenno, capisco che i punti che ci separano dalla vittoria dipendono da me. Un cenno al tabellone, il tempo sta per scadere, Prescott mi lancia la palla e io mi ci tuffo a capofitto. TOUCHDOWN!

L’ultimo con questa maglia, i miei compagni si buttano su di me. Rimango con il corpo a terra e lo sguardo rivolto agli spalti. Lei non c'è neanche questa volta.

Prima di partire per i nostri rispettivi college abbiamo deciso di organizzare una partita per lasciare il testimone a chi prenderà il nostro posto. Roswell sarà un ottimo quarterback ne sono più che sicuro. Mi aveva già convinto la scorsa stagione quando mi sono infortunato e mi ha sostituito. Saranno tutti in grado di mantenere il prestigio della squadra di questa scuola.

Mi alzo in piedi con le braccia in aria, guardo le cheerleader che sono venute a salutarci e che eseguono le loro figure alla perfezione. Adoro tutto questo e vorrei che lei lo condividesse con me. L'unica ragazza in tutta la scuola che non prova nulla per me, che mi evita come la peste e sembra immune a ogni mio tentativo di approccio.

Mentre sto per tornare negli spogliatoi la capo cheerleader mi si aggrappa al braccio. Provo un fastidio che non riesco a mascherare così, lentamente, la scosto per potermi togliere il casco.

«Sei stato fantastico, Liam» cinguetta

«Grazie» rispondo cercando di oltrepassarla. Non sembra capire che voglio levarmela dai piedi.

«Ti ho lasciato il mio numero la settimana scorsa, pensavo mi chiamassi.»

«Sono stato occupato, lo farò di certo nei prossimi giorni.» Se solo ricordassi come l’ho registrato per cancellarlo dalla rubrica. Dopo quello che è successo con Lucy non voglio avere tra i piedi nessuna ragazza che non sia la mia principessa di ghiaccio.

«Questa sera…»

«Sono già impegnato» la blocco prima che aggiunga altro. Mi spiace per lei, ma ho un obbiettivo da raggiungere e niente e nessuno mi fermerà. Ho intenzione di incontrare la mia Miss Freeze, voglio che sappia ciò che provo e non mi arrenderò.

Finita la doccia ci accordiamo di andare a festeggiare al Murphy Bar. A essere onesto ho insistito parecchio, guadagnandomi qualche occhiataccia per aver scelto un bar “non da bisboccia”. Tuttavia il proprietario ci ha sempre trattato coi guanti di velluto e poi spesso ci ritroviamo lì dopo una partita, quindi non conta che sia anche il suo bar preferito e che stia smaniando nella speranza di avere un’ultima occasione prima della partenza. Non voglio sprecare un attimo delle ultime ore che mi restano.

Ronnie ci fa entrare senza chiedere il documento, sa che non abbiamo l’età per bere, come sa che i padri di molti di noi sono personaggi di spicco della città e possono garantire per noi. Alcuni sono perfino suoi amici di vecchia data.

Dopo il primo brindisi mi ritrovo ostaggio dei miei pensieri. È la mia ultima sera a Philadelphia, dovrei festeggiare con i miei amici, ubriacarmi divertirmi, invece non riesco a smettere di fissare quella porta e chiedermi dove sarà. Starà festeggiando con qualcuno? O starà preparando le ultime cose prima di partire per New York? Matt è riuscito a estorcere a Lucy, la sua migliore amica, i suoi programmi e so per certo che non sapeva cosa avrebbe fatto. Quindi le mie speranze di incontrarla proprio stasera sono appese a un filo. Poco male, il mio piano B è di cercarla a New York e dichiararmi lontano da Lucy e da quello sfigato di Anderson. Di certo sarà tutto più semplice anche se l’attesa mi divora.

«O'Neal!» La voce di Matt mi desta dai miei pensieri. «Cazzo Liam, è un quarto d'ora che ti chiamo, sembravi ipnotizzato. Si può sapere che ti prende oggi, ancora qualche pensiero sconcio?» mi canzona.

«Si può sapere che c'è?» domando scocciato.

«Ce ne andiamo. Vieni anche tu?»

«Ma se siamo appena arrivati!»

«Oh, Cristo, sei proprio fuso. Siamo qui da un’ora ormai e tu non hai quasi spiccicato parola.» Allarga le braccia per sottolineare l’ovvio. Scuoto la testa e mi tocca dargli ragione. «Scusa, dimmi, hai tutta la mia attenzione.»

Si strofina le mani sui jeans e poi si avvicina di più. «Pamela, la capo cheerleader, ha organizzato una festa d'addio per tutti noi, e sai come sono cool le sue feste» sorride in quel modo che mi lascia intendere che ha grandi progetti. Sorrido di rimando cercando di non ridergli in faccia. «Dai! Ti prego, andiamo.» Mi afferra il braccio con entrambe le mani e cerca di scollarmi dalla sedia. Scuoto la testa di nuovo perché somiglia a un bambino capriccioso.

Certo che se Pamela ha organizzato un party in così poche ore deve essere proprio disperata. Evidentemente il mio rifiuto deve averla infastidita, ma sono sicuro che troverà nei miei compagni di squadra dei degni sostituti.

«Andate pure. Finisco il mio drink e poi vi raggiungo» dico nel modo più convincente che posso. Una mezza bugia non ha mai fatto male a nessuno.

«Sei sicuro?» insiste Matt, perché sa che non andrò. Siamo amici dal primo anno ed è l'unico che conosce ogni cosa di me.

«Come sono sicuro che non voglio nessuna cheerleader tra i piedi.»

«Vorrà dire che ce ne saranno di più per noi.» Mi assesta una pacca sulla spalla e se ne va.

Controllo l’ora e decido di ordinare un secondo giro. Prima però devo andare in bagno. Devo rinfrescarmi per smettere di torturarmi pensando a lei.

Quando torno al mio tavolo chiamo il cameriere e, mentre seguo la sua figura raggiungermi, il mio sguardo si posa sulla ragazza dietro di lui. Il mio cuore inizia a battere come un forsennato. È lei, ed è qui. Ancor più bella del solito con quell’abito blu che la fascia alla perfezione.

Cazzo. Il mio corpo reagisce all’istante e l'ho solo guardata.

Liam datti una calmata.

«Desidera ordinare?»

Se potessi fiondarmi sulle sue labbra non esiterei.

«Cosa le porto?»

Se solo mi guardasse con quegli occhi stupendi mi scioglierei.

«Signore, tutto okay?» Una mano si muove davanti al mio viso. Non mi sono reso conto che il cameriere era già arrivato al tavolo.

Sei fottuto Liam.

«Un Gin Tonic, grazie» riesco a rispondere.

Appena resto solo il mio sguardo torna sulla mia dea. È stupenda, da togliere il fiato. Non l'avevo mai vista vestita e truccata così.

Cazzo Reese, sapevo che sotto quelle maglie oversize c'era un corpo mozzafiato e non c’è centimetro di quel corpo che la mia bocca vorrebbe risparmiare.

Calma Liam, sembri un animale in calore.

Santo cielo, il modo in cui ha accavallato le gambe appena si è seduta sullo sgabello mi ha quasi fatto venire nei pantaloni. Quelle scarpe slanciano la sua figura e il pensiero vola al desiderio di stringere tra le mani quelle caviglie, massaggiare le sue belle gambe.

Non riesco a smettere di osservarla mentre si guarda intorno. Che stia aspettando qualcuno?

Stringo i pugni d’istinto e spero con tutto il cuore che non sia quel coglione di Anderson, non potrei sopportarlo.

Guarda il barista che sta flirtando con una bionda, sembra ipnotizzata e io mi rilasso un po’.

A cosa stai pensando Reese?

Se fossi il barista guarderei solo te, l’unica bionda che fa fare gli straordinari al mio cuore. Ti offrirei da bere e parlerei con te per ore senza permetterti di andare via. Ruberei ogni attimo per stare accanto a te, perdermi nei tuoi occhi e ascoltare la tua risata.

Farei di tutto per avere quello sguardo sognante solo per me.

 

 





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