LUCIA CANTONI


⏱ ~2 min · 300 parole

 

Clara

 

Anni prima. Cesenatico

 

Amavo il rumore del mare e il suo infrangersi sugli scogli in delicata spuma. Il profumo della salsedine mi ossigenava i polmoni e la luce del tramonto rendeva la schiena di Lele dorata come una statua di antico splendore. Credevo non esistesse nulla di più bello dei suoi occhi e di quel sorriso da sognatore annoiato, da uomo acerbo con lo scintillio di Peter Pan ancora nello sguardo.

Era la prima volta che mi sentivo così… il primo amore di una donna era come una cicatrice che negli anni non faceva più male, la si guardava con affetto invecchiando, ma era comunque stata causata da una ferita. Per me non era diverso. I miei sedici anni non

difettavano da quelli di una qualsiasi ragazza di pari età e Lele ai miei occhi doveva per forza essere l’amore della mia vita.

Il cuore batteva come un forsennato, mentre si avvicinava a baciarmi a labbra salate, squassandomi i pensieri, accarezzando i miei sogni romantici di bambina appena cresciuta.

Non importava che avessi vissuto con un modello d’amore freddo come un nido vuoto, che ciò di più vicino a una madre per me fosse stata una zia con la fissa per l’amore libero e universale; la mia esistenza sarebbe stata diversa.

Ero pronta perché lui era quello giusto. Mi sarei trasferita dopo la fine della scuola e avrei frequentato l’università in Romagna, cercando un lavoro come barista per mantenermi. Avevo già chiari in mente i miei progetti e il domani non mi era mai parso tanto sfavillante. Vaneggi da ragazzina innamorata, dovuti al mese di villeggiatura che i nostri genitori concedevano a Eloisa e me.

Quella era stata l’estate in cui avevo perso la mia verginità, l’estate in cui la mia visione delle cose era irrimediabilmente cambiata. In meglio si intende!

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