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Il giorno successivo Annabelle non riuscì mai a incontrare Thomas, ma ebbe molto tempo per rievocare quello che era successo la sera precedente nel corridoio del primo piano.
La Viscontessa Vedova aveva deciso, per alleggerire l’atmosfera, una visita improvvisa a Parnell House, la casa di sua figlia Mary, e a nessuno dei residenti a Farleigh Hall fu consentito declinare l’invito. Nessuno a parte il Visconte Farleigh, naturalmente, che se ne restò rinchiuso nelle sue stanze.
Le carrozze furono riempite di persone e cesti di cibarie da parte della cuoca, che non aveva una grande opinione di quella di Mrs. Mary, e per le undici del mattino si misero in viaggio per l’ora di percorso sui tratturi di campagna che dividevano le due residenze. Abbastanza sconnessi perché Annabelle accogliesse l’arrivo con sollievo, i nervi scossi e la schiena irrigidita.
A una prima occhiata si rese conto che Parnell House doveva essere stata in origine una semplice casa di campagna, poco più di una grande fattoria, poi ampliata e decorata man mano che le ambizioni dei suoi abitanti si accrescevano. Era tuttavia un’abitazione accogliente, ben arredata e dotata di numerosa servitù e Annabelle considerò spietatamente che l’esibita infelicità di Mrs. Parnell doveva essere di un tipo piuttosto confortevole.
Fu organizzato un pic–nic nel giardino sul retro della casa, apparecchiato come per una cena elegante con tovaglie di Fiandra e argenteria, mentre la padrona di casa si affannava a correre dietro a una cameriera o all’altra per indicare cosa fare o non fare. Intanto i giovani Parnell erano lasciati liberi di scorrazzare, rovesciare sgabelli, rubacchiare cibi dai tavoli e rotolare tra la polvere. Annabelle considerò quanti pomeriggi rinchiusi nella carbonaia sarebbe costato loro quel comportamento, all’orfanotrofio. A parte qualche occhiata incendiaria da parte di Lady Farleigh, però, nessuno si prendeva la briga di rimproverarli.
Annabelle trovò la giornata piuttosto rilassante. Era piacevole per una volta stare lontana dall’atmosfera luttuosa e soffocante di Farleigh Hall, nonostante questo la privasse della possibilità di incontrare Thomas.
Nel primo pomeriggio iniziarono ad arrivare persone del vicinato desiderose di conoscere di prima mano la terribile avventura corsa dagli abitanti di Farleigh Hall. Nessuno si interessò a una giovane estranea che in quegli avvenimenti non aveva avuto alcun coinvolgimento e pertanto non aveva niente da raccontare. Annabelle fu lasciata libera di vagare per il giardino e il boschetto confinante.
«Totalmente sicuro» le disse Quentin Parnell, gonfiando il petto d’orgoglio. «Nessun pericolo di essere aggrediti, da queste parti.»
Tuttavia c’era il pericolo di essere bloccata da Lord Wadelton, ansioso di conoscere i progressi della sua missione… anche se non poteva immaginare fino a che punto si fossero spinti. Per evitarlo, si assunse l’impegno di accompagnarsi all’anziana madre di Parnell, che aveva il merito di non aprire mai bocca e lasciarla ai propri pensieri.
Qua e là incrociavano altre coppie, da cui lei si separava in fretta con un cenno del capo. Intravide anche Susan e Brian Rice, immersi in un’animata discussione. Lei sembrava irritata, lui incalzante. Decise che non fossero affari suoi. Erano a portata di voce da tutti gli altri ospiti e, fosse stato necessario, chiunque poteva intervenire. Lei aveva altro cui pensare.
Cosa fosse accaduto la sera prima le era perfettamente chiaro. Desiderio. Passione. Lascivia, l’avrebbe definita il pastore che si occupava del benessere spirituale delle assistite dell’orfanotrofio. E Annabelle non poteva negarlo ma era qualcosa di talmente nuovo, per lei, da non riuscire a darne una descrizione corretta. Se non fosse stato per l’arrivo inopportuno – o forse fin troppo opportuno – di Saunders, cosa sarebbe successo? Gli avrebbe permesso di continuare, spingerla nella sua camera e…
Scosse la testa. Thomas. I suoi capelli neri, gli occhi tormentati. Le spalle larghe, la tensione dei muscoli nel corpo asciutto. La… la mascolinità. Un uomo virile, per quanto ne sapeva lei. Appassionato. Ma anche tenero. Non la persona che le avevano descritto Lord Wadelton e Lady Lydia e quasi chiunque altro, dal suo arrivo nel Devonshire.
Lei era riuscita a percepire come una frattura dentro di lui. Sotto l'inquietudine, persisteva un carattere forte e coerente. La sua personalità, un tempo, doveva essere stata monolitica. Quella di un uomo per il quale ogni cosa era bianca o nera, bene o male. Adesso non era più così, gli eventi l'avevano modificato. E tuttavia, in tanta confusione di emozioni non c’era niente nell’animo di Thomas Seldon che facesse pensare a una violenza selvaggia o alla ferocia con cui era stata aggredita la moglie di John Lloyd.
«Non sai mai come sono davvero gli uomini, mia cara.»
Per una frazione di secondo pensò che la voce di Mabel fosse riuscita a intrufolarsi nella sua mente. Poi si rese conto che era stata l’anziana signora al suo braccio a parlare. Arrossendo, pensò che doveva aver pronunciato qualche parola di troppo a voce alta.
«Sì, avete ragione, Mrs. Parnell.»
Ma lei avrebbe dovuto saperlo.
*
Anche Thomas trascorse la giornata rievocando gli avvenimenti della sera precedente. Non sapeva cosa lo avesse spinto a uscire dalla sua torretta mentre era sul punto di prepararsi per una notte – sperava – di sonno.
«Ho sentito un rumore» aveva detto, incrociando Palmer che arrivava con la sua detestabile tisana.
Non aveva sentito nessun rumore, da quella altezza sarebbe stato impossibile, ma una vaga inquietudine lo aveva portato a scendere le scale e percorrere i corridoi del primo piano della sua casa. Stava per scendere a quello inferiore quando una figura femminile era inciampata contro di lui, lasciando cadere candela e candeliere. Annabelle. Sorrise. Perfino il suo nome era bello e comunicava una sensazione di serenità e pace. Poi sogghignò. Be’, non si trattava solo di questo.
E se Saunders non fosse arrivato per il suo giro serale di ricognizione? E lui, come aveva fatto a dimenticarsi di quest’abitudine del suo maggiordomo?
La sua mente e il suo corpo era completamente andati, perduti in lei, in quella ragazza che sapeva di sapone, lavanda e speranza, ecco come. Lei era bella e luminosa, ma oltre quelle qualità ne aveva un’altra che quasi lo spaventava: lo faceva tornare indietro, sentire di nuovo se stesso, il Thomas Seldon che era stato e che ancora avrebbe potuto essere se non si fosse fatto ingannare dai riccioli dorati e la vuota briosità di Julia.
Si sentì sleale. Anche Julia non era stata solo questo. Lei era come lo strapiombo sul mare da cui era precipitata: vertiginosa, mutevole, apparentemente inafferrabile… una tentazione invincibile per un giovanotto agli inizi della sua vita amorosa, incapace di comprendere che tutte quelle pericolose attrattive derivavano da un carattere instabile e infantile.
Julia e Annabelle… La prima gli faceva trattenere il fiato, come se il suo solo nome lo soffocasse. La seconda gli allargava il petto, lo faceva respirare, alleggeriva il peso che gli gravava sulle spalle da troppo tempo.
E di nuovo tornava la domanda. Se Saunders non fosse arrivato… E ogni volta non era in grado di darsi una risposta. Annabelle Tressilian non era il tipo di donna da prendere come amante, quali che fossero le sue reali origini. Un passo verso di lei avrebbe significato un passo importante nella sua vita. Avrebbe richiesto… un matrimonio. Forse era una fortuna che il solerte maggiordomo non mancasse mai al suo dovere.
Thomas era tornato nella sua torretta eccitato, frustrato e momentaneamente felice. La tisana di Palmer si era raffreddata, sul tavolino della notte. Ne aveva bevuto qualche sorso, mentre il resto era finito nel camino. Dopo, aveva dormito un sonno sereno, per la prima volta da molto tempo.
Quella mattina, dalla finestra aveva visto le carrozze prepararsi per la gita, i pacchi essere caricati a bordo, le persone salire. Aveva visto lei e per la prima volta da un anno aveva desiderato di non essere solo. Di sederle accanto tenendola per mano, essere una semplice coppia che si avviava a un divertimento campagnolo. Essere un uomo normale. Poi un’ombra aveva coperto il sole e il suo animo.
Quella sera sarebbe stato l’anniversario della morte di Julia. Era passato un anno. Non era un giorno da commemorare divertendosi.
Bene, perché no? Che senso aveva continuare a tormentarsi? Doveva smetterla di commiserarsi, smetterla di lasciarsi ossessionare da un ricordo. Quel giorno avrebbe segnato lo spartiacque con il suo passato.
Attese la partenza delle carrozze e poi si preparò per andare a cavallo. Avrebbe percorso le sue tenute: non come al solito, per stremarsi e cercare di dimenticare, ma per tornare a interessarsi della sua terra, della sua gente. E pian piano avrebbe riconquistato la sua fiducia e il rispetto.
*
«Temo che questa… missione sia stata solo una perdita di tempo» borbottò Lord Wadelton a sua sorella, aspettando che le carrozze arrivassero dalla rimessa per riportarli a Farleigh Hall. «Abbiamo assistito a un’invasione, perfino un tentativo di linciaggio e mi sembra che Thomas non sia più trattabile di prima. La tua Miss Trenton si è dimostrata un autentico fallimento.»
«Dalle un po' di tempo» sospirò la sorella. «E cerca di goderti la visita e la giornata. Ti ho visto fare il muso lungo tutto il tempo.»
«E come potrei godermela?» si lagnò lui. «Qui non c’è una sola persona normale. Sono tutti angosciati, spaventati. Qualunque cosa facciano o dicano sembra sempre che stiano cercando di tenere a freno un pensiero molesto.»
«Vedi? Stai diventando intuitivo anche tu» rise Lydia. «Adesso smettila di fare quel cipiglio. Perché non sali in carrozza con Susan? Sono sicura che apprezzerebbe la tua compagnia.»
Lui la guardò con sospetto. «Sembra che oggi sia molto impegnata con Rice, il grande eroe.»
«Se vorrà seguirci, lui dovrà andare a cavallo, così come è venuto a Parnell House. E poi, di cosa ti preoccupi? Un po' di competizione non ti ha mai fermato.»
«Questo è vero» replicò il fratello con un leggero sorriso.
Quando arrivarono le carrozze, si fece trovare nei pressi di quella delle signore di Farleigh Hall e riuscì ad anticipare Brian Rice nell’aiutarle a salire. E naturalmente fu invitato ad accompagnarsi a loro e alla cameriera personale, cosa che esaurì tutti i posti disponibili. Brian Rice restò a girellare sul posto finché le vetture non si misero in movimento, il volto scuro per il cattivo umore. Poi, non avendo ricevuto l’invito a cena che probabilmente si aspettava, andò a recuperare il suo cavallo per battere in ritirata con il resto dei visitatori che faceva ritorno a casa.
«Mi spiace di averti privato della compagnia del tuo ammiratore» disse Lord Wadelton, rivolto a Susan, lanciando un’occhiata dal finestrino.
«Il fatto che qualcuno mi ammiri non significa che io ammiri lui» replicò la ragazza, guardandolo con una luce nello sguardo che gli sembrava di non aver mai notato.
Un leggero colpo di ventaglio di Lady Farleigh sul gomito della figlia impresse un rapido mutamento di direzione alla conversazione.
*
Annabelle cercò di non sembrare troppo ansiosa di essere di nuovo a Farleigh Hall e, soprattutto, di informarsi sui movimenti del suo signore e padrone. Approfittò del cambio d’abito per la cena per rivolgere qualche velata domanda a Bitty, quanto bastava per dare il via alle sue chiacchiere su qualunque cosa fosse successa alla magione durante la giornata. Così apprese che il visconte era andato in giro per le tenute in compagnia dell’amministratore e di uno stalliere, una cosa che non succedeva da molti mesi.
«Anzi, più di un anno» si corresse la ragazza, aggrottando la fronte. «Cominciò a disinteressarsene un po' prima della morte della povera Lady Farleigh… quella giovane.»
«Bene. Sono contenta che le cose stiano cambiando» replicò Annabelle, tentando di sembrare indifferente. «Forse stasera deciderà di scendere e partecipare alla cena.»
«Forse» ripeté l’altra, ma con il tono di chi cercava solo di accondiscendere alle parole di qualcuno che riteneva superiore a sé.
La speranza di Annabelle fu infatti delusa. Saunders comunicò alla Viscontessa Vedova che Sua Signoria aveva mandato lo stalliere a informare che sarebbe tornato troppo tardi per la cena e che si scusava dell’inconveniente.
La notizia provocò qualche secondo di sbigottito stupore tra le persone adunate in salotto, in attesa dell’avviso che la cena era pronta. Anche solo che il visconte si fosse preso il disturbo di avvertire del ritardo costituiva un evento eccezionale… almeno da un anno a quella parte.
«Hai visto?» sussurrò eccitata Lady Lydia a suo fratello. «Le cose stanno migliorando.»
«Non certo per merito della tua fattucchiera» replicò acido l’altro.
Lady Lydia lanciò un’occhiata ad Annabelle che, seduta accanto alla finestra, esibiva un lieve rossore sulle guance. Se non era per effetto della giornata all’aperto… «Chi lo sa?» chiese, pensierosa. «È possibile che in qualche modo abbia avuto un influsso positivo.»
Lord Wadelton sbuffò e si girò per proseguire la conversazione con Susan sugli intrattenimenti londinesi che si attendevano per la primavera.
*
Con il passare delle ore, l’umore di Thomas virò al nero. Era qualcosa che gli succedeva di frequente in prossimità della sera, ma quella volta, dopo una proficua giornata passata in giro per le sue terre, arrivò inaspettata. Aveva immaginato di unirsi alla sua famiglia per cenare, sedere a capotavola come faceva un tempo, partecipare alle conversazioni e lanciare di tanto in tanto un’occhiata ad Annabelle, che probabilmente sarebbe stata seduta al lato più lontano della tavola, assieme a Susan. Si rese conto che nelle sue attuali condizioni non sarebbe stato possibile.
L’inquietudine si stava rapidamente trasformando in uno stato d’angoscia che non sarebbe riuscito a reprimere né tanto meno a nascondere. Quella parte malata di sé, che gli altri identificavano con il Visconte Nero, sarebbe emersa, rovinando la serata a tutti e precipitando i suoi cari nella disperazione. Il senso di oppressione, di ansiosa ricerca di qualcosa di indefinito lo spinsero a separarsi dai suoi compagni per una cavalcata solitaria, che però non migliorò il suo umore.
Tornò a Farleigh Hall quando, secondo i suoi calcoli, parenti e ospiti dovevano essere ormai a letto ma anche allora non riuscì a trovare pace. Avvertito del suo arrivo, Palmer arrivò con la sua tisana che, secondo lui, faceva miracoli per calmare i nervi e favorire il sonno.
«Dovete berla, Vostra Signoria» supplicò, mentre Thomas si strappava di dosso gli abiti impolverati e sudati che aveva indossato per tutta la giornata.
«La berrò dopo» replicò, andando al lavello nel camerino per sciacquarsi faccia e torace. Poi tornò nella stanza per infilarsi degli abiti puliti.
«Non avrete intenzione di uscire di nuovo?» si informò il valletto.
Thomas si abbottonò rapidamente la camicia, pensando a incontri notturni nei corridoi, candele che cadevano, braccia femminili che lo cingevano fiduciose. «Non lo so. Non credo di aver voglia di dormire.»
«Ma se non la bevete subito la tisana non avrà il tempo di fare effetto…»
Qualcosa nel tono implorante lo esasperò. Si girò di scatto e con un gesto mulinante del braccio rovesciò a terra tazza e piattino. Il liquido si versò sul tappeto, ma la porcellana restò intatta. «Ne ho abbastanza delle tue tisane» sbottò. «Non sono un invalido né una vecchia cariatide bisognosa di questi sciacquabudella. Da oggi in poi puoi fare a meno di prepararla.»
«Ma… ma…»
«Basta così.» Thomas si infilò la giacca. «Sai che giorno è oggi, Palmer?»
Il valletto lasciò ricadere le braccia, sconfitto. «Sì, mio signore.»
«Quindi sai che devo uscire.»
«Per favore, non fatelo. Non vi porterà alcun bene.»
«Lo so perfettamente. Ma è necessario. Questa notte dovrà segnare il confine tra il passato e il futuro. Devo andare là. Devo dirle addio.»
Palmer fissò con occhi rassegnati la figura del suo signore che usciva dalla porta della torretta, poi rimase ad ascoltare i passi degli stivali che scendevano le scalette. Sospirò e si chinò a raccogliere tazza e piattino e li rimise nel vassoio. Poteva capire che il visconte non volesse bere quella tisana dal sapore nauseabondo, ma almeno lo avrebbe calmato, lo avrebbe tenuto a casa… forse. Non sempre aveva funzionato.