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Tenendo il prigioniero stretto tra loro, gli uomini raggiunsero la carrozza nera. Brian Rice si dimenava disperatamente, urlando e agitando le braccia come per spezzare le pesanti manette che gli inchiodavano i polsi. Mentre lo spingevano verso lo sportello, si girò e tentò di tuffarsi all'indietro in un patetico tentativo di fuga. I soldati lo agguantarono per le braccia e, senza troppo riguardo, lo scaraventarono all'interno della carrozza.
A quel punto Susan si ritrasse dalla finestra. Aveva visto abbastanza. «Che ne sarà di lui?» chiese.
Dalla sua espressione non sembrava che stesse parlando di un corteggiatore costantemente rifiutato. Forse non aveva sempre provato avversione per Brian Rice. Forse rammentava un tempo in cui lui era diverso, un ragazzo semplice in cui una semplice ragazza poteva investire i suoi sogni.
Il volto di Thomas, invece, non lasciava supporre che alcun sentimento di pietà albergasse nel suo animo.
«Non lo so e non ci riguarda.» Ed era proprio quello che intendeva. La vendetta non lo interessava. Neppure Brian Rice ormai lo interessava più. Era uscito da un lungo incubo, ma non era certo di trovare più piacevole la realtà in cui era piombato. Per anni aveva vissuto circondato da menzogne. Le persone che aveva amato, di cui si era fidato, lo avevano tradito. Non era stato capace di comprendere fino in fondo l'infelicità di sua moglie e aveva permesso che questa crescesse fino a trascinarla a quella disperata conclusione.
Che razza d'uomo era?
Non lo preoccupavano troppo le chiacchiere che inevitabilmente si sarebbero fatte su quella storia: ce n'erano già state parecchie e, almeno, adesso suo figlio era libero dall'onta di avere un padre assassino. Quello che lo preoccupava era il proprio giudizio… e quello di Annabelle.
Dopo la cosiddetta seduta, la ragazza si era ritirata in camera sua per riposare. Benché non fosse un'autentica medium, gli era apparsa stremata. Quel che faceva doveva richiederle un grande sforzo.
«Credi che Mary starà bene?» proseguì esitante la sorella. «Adesso che tutto è uscito allo scoperto… credi che le cose si sistemeranno? In fondo Quentin…» esitò, prima di continuare, «…ebbene, Quentin non l'ha tradita.» Aveva solo sognato di farlo e come donna non sapeva se questa fosse poi una colpa minore.
Thomas si allungò per attizzare il fuoco del camino. «Non so che dirti» rispose con sincerità. «L'offesa che ha ricevuto è stata grave.»
«E tu, Thomas? Che cosa farai tu?»
Lui ripose lo strumento e strofinò le mani tra loro, non per pulirle, ma per prendere tempo. «Non so neanche questo» si decise a dire, alla fine. «Naturalmente resterò qui. Almeno per un po’, finché sarà necessario per il processo. Dopo, potrebbe essere una buona idea fare un viaggio con il ragazzo. Nel Continente, magari.»
Sì, un viaggio molto lungo.
Susan sospirò. «Nel Continente. Che cosa affascinante!»
Le sue labbra si torsero in uno spasmo e a Thomas parve che si trattenesse dal piangere. Non avrebbe avuto il suo debutto neppure l'anno prossimo. Con il peso di quello scandalo sulle spalle, ogni occasione mondana si sarebbe trasformata in un tormento per lei. E a che scopo, poi? Quale partito si sarebbe fatto tentare da una ragazza la cui famiglia era al centro di tanta clamorosa pubblicità?
«Naturalmente tu verrai con noi» si ritrovò a dire Thomas. La luce di gioia che si accese sul volto della sorella gli impedì di pentirsi della sua impulsiva proposta.
«Oh Thomas… Davvero?» La ragazza si alzò in piedi con uno scatto da monella e gli corse incontro a braccia tese. «Oh mio Dio… mio Dio… Sarebbe troppo bello…»
Lui l'abbracciò, rendendosi conto dal disagio che lo colse che era passato molto tempo dall'ultima volta.
«E la mamma? Verrà anche lei?»
«Ecco, quanto alla mamma… Forse sarà meglio che resti a badare alla proprietà.»
Ammiccò e lei gli restituì il cenno, ridendo. Nessuno dei due nominò Charles, o quel che sarebbe stato di lui. Il fratello aveva lasciato Farleigh Hall subito dopo la fine della seduta, diretto chissà dove. Un giorno anche quella questione sarebbe stata risolta, ma non adesso: era troppo presto. La ferita nell'animo di Thomas era troppo recente e doleva come l'inferno.
«E… Annabelle?» sussurrò Susan, senza guardarlo.
Quella era un'altra domanda di cui Thomas al momento non possedeva la risposta. «Tornerà alla sua vita, presumo.»
*
La valigia era quasi pronta. Mancava appena qualche oggetto e, non appena si fosse ricordata di cosa si trattasse, tutto sarebbe stato a posto. Annabelle puntò le mani contro gli indumenti, ammassati in una pila disordinata. Sembravano aumentati, dal giorno del suo arrivo.
Con un cenno d'insofferenza, rinunciò al tentativo e si lasciò cadere sul letto. Aveva spedito via Bitty che avrebbe dovuto aiutarla perché, da quando la sua vera identità era stata resa nota, la cameriera sembrava essere stata colta da uno stupore troppo profondo per fare qualsiasi cosa.
Il giorno dopo avrebbe lasciato Farleigh Hall. Dubitava che ci avrebbe mai rimesso piede. La sua presenza era associata a eventi troppo dolorosi. Tra breve, gli abitanti della dimora avrebbero iniziato a ritenere che ne fosse in qualche modo coinvolta e responsabile…
Succedeva ogni volta.
Non avrebbe mai rivisto Thomas. Mai più. Questo era più difficile da sopportare. Per lui, lei avrebbe sempre rappresentato il ricordo di un momento umiliante e penoso. E anche se non fosse stato così, cosa poteva mai esserci tra una guaritrice di Clapham cresciuta in orfanotrofio e un Pari del regno? Era come se avesse imboccato una strada luminosa per scoprire che era franata e il passaggio impedito dalle macerie.
Per calmare la tempesta che si sentiva nel petto, si lasciò cadere sul letto e chiuse gli occhi. In fondo aveva fatto un buon lavoro, il cattivo era stato consegnato alla giustizia e Lord Fairleigh era salvo. Nessuna popolazione infuriata sarebbe più entrata nella sua casa lanciando minacce. Ma lui non era felice e ne aveva buoni motivi.
Con un gesto rabbioso, Annabelle cancellò la lacrima che le stava scivolando sul dorso del naso. Era così irritante, piangere stando sdraiata. Non sapeva proprio come avrebbe fatto ad affrontare la cena, quella sera. Ognuna delle persone sedute alla tavola l'avrebbe guardata, vedendo la propria vergogna riflessa su di lei. I segreti svelati, la verità dolorosamente messa a nudo. E avrebbe pensato che Annabelle Trenton era un fenomeno da baraccone, un mostro della natura.
Anche Thomas.
Sapeva che sarebbe successo, ma non che sarebbe stato così doloroso. Non poteva guardarlo in faccia e leggere quei pensieri sul suo volto. Su chiunque altro, forse, ma non su di lui.
Un modo per superare la serata c'era, in realtà: restarsene a letto fino alla mattina dopo. Allungò una mano per afferrare lo scialle di lana e se lo tirò sul mento, poi si girò su un fianco e serrò gli occhi con decisione.