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Laura
«Sei sicura che non vuoi nemmeno sapere quali piante ti porterò? Potrei prenderle avvelenate, cannibali o altro».
«Scema.» Sorrido dando una spinta ad Aria che ride insieme a me. «Per la rassegnazione della nonna, la mia conoscenza delle piante è pari a zero, quindi mi fido completamente di te. Sicuramente renderai questo posto più allegro con delle piante vere in giro per il negozio».
«A che punto siamo?» chiede Aria seguendo il mio sguardo. I lavori stanno procedendo a un ritmo piuttosto veloce ed è magnifico vedere come i miei progetti stiano diventando realtà minuto dopo minuto. Sono passati soltanto quattro giorni da quando abbiamo iniziato e quasi non ci credo che presto apriremo al pubblico e vedrò il mio sogno vedere la luce.
«Molto buono»
«Sbaglio o ci sono più operai dall'ultima volta?».
«Sono arrivati dicendo che non dovevo preoccuparmi perché era stato tutto deciso» rispondo con la sua stessa espressione assorta. «Pensi che stia approfittando troppo della disponibilità di Thomas vero? Lo credo anch'io, infatti...»
«Infatti, niente» m'interrompe subito Aria. «Hai la fortuna di avere un ragazzo ricco e sexy, approfitta e basta».
«Questo non mi fa sentire meglio»
«Agosto sta per finire, la libreria deve aprire prima che tutti i turisti vadano via così da avere un bel ricordo prima di partire» riflette Aria. «Stavo pensando che potrei aiutarti a mandare inviti, conosco qualcuno che si occupa di volantinaggio e hai bisogno di tanta pubblicità».
«Ti occupi già delle piante che non vuoi che ti paghi».
«Smettila di preoccuparti e approfitta» mi strizza l'occhio Aria. «Piuttosto quando tornerà il tuo padre sexy e ricco?».
«Finiscila di chiamarlo così» l'ammonisco, ma sto sorridendo. «E tornerà di certo prima dell'apertura»
«Certo che proprio adesso doveva sparire, se n'è andato sul più bello. Non è che voleva risparmiarsi il lavoro pesante?» scherza Aria. Sorrido senza rispondere perché a parte io e sua madre, nessuno sa il vero motivo del viaggio di Thomas. Doveva stare soltanto un giorno a Boston e invece ne sono passati quattro, l'ho sentito al telefono e mi sembrava tranquillo, ma vorrei tanto averlo qui e stargli vicino in quello che deve essere un momento importante della sua vita.
«Laura!» esclama John correndo verso di me. «Nonna mi ha detto che avevi bisogno del mio aiuto è vero?».
«Ciao John» sorrido carezzandogli una guancia. Il suo viso vispo e gli occhi così simili a quelli del padre me lo fanno sentire più vicino. «Certo, mi chiedevo se potevi aiutarmi con questi».
Lo porto verso una pila di libri in lingua inglese ancora in uno scatolone aperto.
«Sai che il mio inglese è pessimo, ma volevo creare un angolo soltanto di libri in lingua e mi servirebbe il tuo aiuto per metterli in ordine di genere. Te la senti?»
«Certo, lascia fare a me» risponde con aria sicura John mettendosi subito al lavoro. Sorrido lasciandolo fare e incrocio gli occhi riconoscenti di Rita.
«Sei stata davvero gentile a invitarlo qui, non è facile distrarlo adesso che suo padre non c'è».
«È un piacere. E poi l'aiuto di John mi serve davvero»
«Allora prima che metti a lavorare anche me, vado a organizzare la pubblicità e decido quali piante portare» decreta Aria dirigendosi verso la porta aperta. Fa un cenno di saluto verso Rita e poi agita la mano uscendo in fretta. «Ci sentiamo più tardi»
«Grazie» le urlo dietro prima che sparisca di fretta. Scuoto la testa divertita perché ultimamente Aria ha il terrore che la metta a lavorare duro ed è sempre di corsa, ma il suo aiuto con la pubblicità mi farebbe davvero comodo.
«Ti dispiace se ti lascio John mentre vado a fare un po’ di spesa?» mi chiede Rita quando Aria è ormai già lontana. «Se lo porto con me, finisce col farmi comprare metà supermercato».
«Tranquilla va pure, non preoccuparti»
«Grazie»
«Figurati per così poco»
«Non parlo solo di questo» spiega Rita. «Grazie per quello che stai facendo per mio figlio, senza la tua presenza non avrebbe mai deciso di farsi visitare. Non so come ringraziarti»
I suoi occhi diventano lucidi e posso comprenderne il motivo. Thomas era così convinto di non farsi curare e sua madre deve aver insistito tanto soprattutto dopo quello che è successo a suo marito, è così cocciuto che non si rende conto di quanto il suo comportamento duro abbia influenzato la vita di chi gli sta attorno.
Avvolgo Rita in un breve abbraccio che lei ricambia con forza. Sono l'unica con cui può parlare della malattia di Thomas e deve essere parecchio dura per lei. Vorrei poterle dire che andrà tutto bene, ma non prevedo il futuro e so che certe frasi di circostanza non aiuterebbero a niente quindi l'abbraccio e basta.
Poi Rita si stacca per prima, mi rivolge un sorriso riconoscente ed esce proprio mentre suona il mio telefono. Non posso farne a meno, il mio sorriso è istantaneo quando leggo il nome di Thomas che illumina il display.
Mi sposto verso l'angolo più tranquillo del negozio dove il rumore non crea troppo disturbo.
«Ciao straniero. Come stai?»
«Mi manca il mare, cosa darei per farmi un bel bagno in questo momento».
La sua voce calda con quell'accento particolare mi procura lo stesso brivido della prima volta e mi chiedo se quest'effetto cambierà mai.
«Non appena torni, ne faremo tanti» lo rassicuro fiduciosa. «Come sta andando?»
«Il dottore dice che queste analisi sono necessarie quindi anche se è molto noioso tutto quest,o mi sto comportando bene. Tu come stai?»
«Indaffarata» rispondo guardando gli operai che stanno costruendo su consiglio del designer e con la mia approvazione uno spazio dedicato a un piccolo bar. Chi entrerà nella mia libreria avrà quindi un posto dove rifocillarsi mentre legge o sceglie una lettura da comprare.
«Non vedo l'ora di guardarlo con i miei occhi quando sarà finito, sono sicuro che sarà bellissimo».
«Torni presto vero?» Non sopporto il tono supplichevole della mia voce, ma è come se una parte di me temesse che più stiamo lontani, meno ci sono possibilità di stringerlo di nuovo. È una considerazione assurda lo so, ma non riesco a scacciare questa brutta sensazione che mi assale da quando mi ha detto che doveva trattenersi a Boston qualche giorno in più.
«Dipende, sono abituato alla confusione però qui c'è solo caos e non si capisce dove comincia, ma nemmeno s'intravede la fine».
«In che senso scusa?» chiedo confusa.
«Invece che confusione ovunque credevo di trovare più ordine nella gestione, persino il tuo vestito bianco mi sembra impolverato com'è possibile?».
«Il mio vestito?» ripeto e poi non riesco a dire oltre, perché lo vedo. È sulla soglia di quella porta aperta che ancora dobbiamo montare e mi sta sorridendo col telefono ancora all'orecchio in mezzo al caos che c'è oggi. Faccio scivolare il telefono in tasca e scavalco uno scatolone per raggiungerlo.
Il chiacchiericcio degli operai si confonde col rumore degli strumenti che stanno utilizzando, ma in questo momento non sento né vedo altro perché la mia attenzione è tutta su di lui. Anche Thomas muove due passi verso di me ignorando tutto il resto. I nostri sorrisi sembrano parlare insieme, ma spariscono quando ci baciamo e in quel momento capisco quanto mi sia mancato averlo vicino.
Thomas
Baciarla mi porta ancora una volta in quel posto meraviglioso che ho scoperto di esistere solo quando sto con lei. È incredibile dopo ventotto anni di vita che scopra una realtà così nuova e magnifica. Mi sembra passato un secolo da quando l'ho baciata l'ultima volta, quattro giorni non mi sono mai sembrati così lunghi e non mi era mai successo prima.
L'unico motivo per cui non ho preso il primo aereo è stato soltanto per rispettare una promessa che mi ha strappato contro il mio volere, ma che sono contento di aver esaudito. Mentre la stringo tra le braccia e la bacio senza voler smettere più, mi rendo conto che non sto più pensando alla mia vita che deve finire, ma soltanto al mio futuro con lei. È questo che mi ha dato la forza di resistere a tutti quegli accertamenti e le analisi a cui mi hanno sottoposto, è solo per questo che mi auguro un futuro: per lei.
«Non te l'ho mai detto, ma adoro le sorprese.». Laura sorride e io mi sento bene perché quel sorriso mi arriva dritto al cuore, un organo che ha cominciato a vivere davvero da quando lei ne occupa un posto speciale.
«Papà!»
La voce di John m'impedisce di baciarla di nuovo perché averla così vicino è una tentazione così forte, che resistere è davvero impossibile. Mi separo da lei per una giusta ragione e abbraccio mio figlio col suo stesso trasporto.
«Stai lavorando anche tu? Peccato perché volevo portarti a fare una passeggiata in bici, cosa ne dici la tua datrice di lavoro ti farà avere un permesso?».
Prima di rispondermi, John guarda prima Laura.
«Ho quasi finito, non posso andarmene ora o Laura farà pasticci con quei nomi. Aspetti cinque minuti papà?»
«Aspetto» prometto scompigliandogli i capelli mentre lui corre verso uno scatolone aperto che deve contenere libri. «A quanto pare ha preso sul serio il suo lavoro, cosa sta facendo?».
«Sistema dei libri, ma dimmi di te. Come stai?»
«Benissimo non si vede?» sorrido attirandola a me per baciarla di nuovo, ma stavolta Laura si scosta e mi scruta con sospetto.
«Thomas, voglio la verità come mai sei qui? Non fraintendermi, adoro averti qui con me, ma va tutto bene?».
«Ci sono delle novità» rispondo guardando John che sistema con molta cura i libri sullo scaffale. «Ma te ne parlerò quando saremo soli»
«Mi devo preoccupare?» chiede Laura e quando mi giro a guardarla, i suoi occhi sono pieni di quella paura che vorrei non avesse mai conosciuto. Invece portandola nel mio mondo so che è parte integrante e di questo mi dispiace, ma ormai è troppo tardi per ripensarci. Non la voglio lontana da me, lei mi fa venire voglia di essere migliore e so che averla al mio fianco renderà tutto più facile.
«Niente che non sapessimo già»
Laura è sul punto di farmi altre domande, me ne accorgo da come mi guarda, ma il grido di John la interrompe.
«Papà, se vieni ad aiutarmi facciamo prima e oggi di sicuro ti batto».
«Questo lo vedremo» sorrido io baciando una guancia di Laura. «Ne parliamo dopo, tu hai una libreria da costruire e mi sembra che sia in alto mare».
«Abbiamo fatto passi da gigante in questi quattro giorni!» esclama Laura offesa. «E c'è confusione perché siamo in piena fase lavorativa».
«Allora ti lascio al tuo lavoro, io porto John a fare un giro e ci vediamo più tardi». La bacio senza darle il tempo di rispondere e poi corro da mio figlio che ha ripreso a chiamarmi. So che Laura vorrebbe conoscere tutte le risposte adesso, ma non è il momento e ancora per un po’ voglio godermi questa pace prima che sia spezzata via da argomenti meno piacevoli.
«Laura era tristissima da quando sei partito sai?» mi dice John appena lo raggiungo. «Anche se non lo diceva, ma l'ho capito. Ero triste anch'io, ma le ho detto che mi avevi promesso di passare l'estate insieme e sapevo che saresti tornato presto».
«Avevi ragione, non possiamo lasciare un'estate a metà soprattutto perché ci siamo persi delle cose importanti» rifletto mentre lo aiuto a svuotare lo scatolone. «Stavo pensando che forse potresti aiutarmi a organizzare una sorpresa, ti va di essere mio complice?».
Gli occhi blu di John, identici ai miei brillano di viva curiosità mentre sorride allegro.
«Assolutamente sì, cosa dobbiamo fare?»
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