Scritto il 15/08/2026
da VIVIANA LEO


⏱ ~7 min · 1445 parole

Jasmine

 

Non ci posso credere. Se non avessi questa carnagione come scudo, di certo adesso sarei rossa come un incendio su un mucchio di paglia.

Chi diavolo è questo tizio?

Okay, che è un professore l’ho capito, anche se lo si intuisce solo dalla sua ventiquattrore e dallo stare dall’altra parte dei banchi, altrimenti non lo avrei mai detto. Ha un’aria sbarazzina, con quei capelli un po’ in disordine, a zazzera sul capo e rasati ai lati, l’abbigliamento casual e quel tatuaggio che si intravede sul bicipite.

Quindi è lui il prof nuovo di cui si vocifera tanto nei corridoi.

Ovviamente mi sono fatta conoscere. Ho impiegato un mucchio di tempo a togliere la chewing gum di Regina dai capelli, tanto che alla fine ho dovuto tagliare una buona porzione di ciocca, e ovviamente ho fatto tardi a lezione.

Per di più quello stronzo di Peter, mentre mi stavo sedendo, non ha perso tempo a insultarmi con uno dei suoi epiteti preferiti, mostro, accompagnato da un ghigno malefico che lo contraddistingue sempre. Ho avuto però l’impressione che il professore nuovo non abbia gradito quella piccola interruzione. Forse è per questo che si è accanito prima su di lui e di conseguenza su di me.

Io amo la letteratura inglese, anche se non sono un genio come Finn, ma più di tutto amo la letteratura femminile. Confesso di essere un po’ di parte, forse perché riesco a rispecchiarmi meglio, soprattutto in Jane Austin e la sua voglia di rivalsa.

Quando pronuncio ad alta voce il nome della mia autrice preferita, il sorriso che il professore mi concede come premio per poco non mi abbaglia.

Caspita, è… Non lo so neppure io, so solo che i suoi denti sono bianchissimi. Non è il classico modello tutto muscoli e perfezione, ma ha qualcosa di attraente. Probabilmente è questo il motivo per cui si parla tanto di lui da quando è arrivato. Be’, resta comunque un professore più grande di noi e, di sicuro, noioso quanto gli altri.

Mi rimane solo un’altra tappa da superare, prima di fuggire via da questo postaccio.

Devo pensare solo a questo.

«Quindi è un figo?» mi chiede Ally per la quinta volta e io alzo gli occhi al cielo, esasperata. Mi sta dando il tormento da quando ha saputo che ho partecipato alla lezione del professor Parks, mentre insieme a Finn ci dirigiamo verso la fermata dell’autobus.

«Non lo definirei figo…»

«Tu non definiresti nessuno figo, anche quando qualcuno lo è, e credo sia questo il caso».

«Ma insomma, tanto domani hai una lezione con lui, giusto? Lo vedrai con i tuoi stessi occhi».

Ally sbuffa. «Dovrò aspettare fino a domani!» si lamenta e Finn scuote la testa con un sorriso.

«Sei melodrammatica».

«E tu maschio, quindi non puoi capire». Ally lo fulmina con lo sguardo e lui continua a scuotere il capo.

Mentre continuano a battibeccare per qualche minuto, mi soffermo a pensare un secondo di troppo al sorriso del professore e subito provo a scacciare quell’immagine dalla mente.

Saluto Ally e Finn, che attendono l’autobus dopo il mio, e salgo sul mezzo affollato per tornare, finalmente, a casa. Ma, proprio mentre sta per partire, mi sembra di intravedere il professore, che ci passa di fianco con la sua auto.

Non si accorge della sottoscritta, intento com’è a guardare la strada, e non so perché ma ho come l’impressione che il mio cuore salti un battito.

No, impossibile.

Devo smetterla di dar credito alle ciarle di Ally.

Il giorno dopo a scuola è la solita solfa.

Non amo il caldo estivo, ma devo dire che lo preferisco al rientro scolastico. Come al solito la bolgia mi investe caotica, mentre cerco Ally con gli occhi. La trovo vicino al suo armadietto, con un sorriso smagliante.

«Dormito bene?» le chiedo con ironia.

«Ho beccato il prof nuovo in sala professori» annuncia trionfante, strappandomi un sospiro.

«Ti sei svegliata con questo pensiero?» Sono stralunata. Okay, Ally è sempre molto più entusiasta di me davanti ai cambiamenti ma così mi sembra troppo.

«È uno schianto» continua lei come se non avessi parlato.

E in quel momento lo “schianto” in persona ci passa di fianco. Ally assume un’aria trasognata, come l’intera popolazione femminile del liceo, e io resto allibita da tanta esagerazione. Non che il professore non sia bello, questo è abbastanza evidente, ma sembra quasi che non abbiano mai visto essere maschile in vita loro.

Oggi indossa una t-shirt verde oliva e jeans grigi, con i soliti anfibi neri. Okay, sì, lo ammetto, ha qualcosa che catalizza l’attenzione su di sé, e non credo sia solo la bellezza. Saranno gli occhi scuri, sarà quel tatuaggio che si intravede, sarà anche il fatto che potrebbe benissimo essere scambiato per uno di noi, se non fosse per quella ventiquattr’ore, che stona con tutto il resto, e il professore di matematica, che gli cammina di fianco.

Per un attimo, il suo sguardo incrocia il mio e mi sento mancare la terra sotto i piedi. È una strana sensazione, mai provata prima, e non so se è una mia impressione ma mi sembra quasi che mi rivolga un cenno di saluto. Dura mezzo secondo, così breve che mi convinco di averlo immaginato, ma la mano di Ally che si posa sulla mia spalla mi riporta con i piedi per terra.

«Sbaglio o ti ha guardata?» mi chiede la mia amica e io ho la certezza che sia successo davvero.

«Come tutti» borbotto issandomi lo zaino su una spalla. In fondo non riuscirei a passare inosservata nemmeno se lo volessi.

Ally non sembra convinta. Pare che voglia replicare, ma in quel momento arriva Finn che ci distrae. E io ne sono lieta.

A terza ora avrò di nuovo letteratura inglese e, non so perché, non vedo l’ora.

Quando finalmente arriva il momento di letteratura, sento una strana impazienza. Sono riuscita a schivare i miei compagni per due ore di fila e spero di riuscirci anche ora, mentre varco la soglia dell’aula di letteratura e prendo posto a uno dei banchi solitari, in attesa del professore.

Mi guardo attorno e noto che alcune ragazze sono intente a ritoccarsi il trucco, probabilmente proprio per via del professor Parks, e mi sfugge un sorriso. Insomma, è ovvio che Ally non sia la sola a considerarlo uno schianto, come lo definisce la mia amica.

Qualche minuto dopo, il professore fa il suo ingresso in aula, con la sua solita ventiquattrore. Sarebbe quasi comico, se non fosse che indossa un paio di occhiali da sole e, cavolo, è davvero figo. Non pensavo di dover dare ragione a Ally, ma i miei occhi sono catturati dalla sua figura e non riesco a staccarli. Dall’improvviso silenzio che cala in aula capisco che non sono la sola.

«Ciao, ragazzi». Il professore sorride e sfila gli occhiali da sole, mostrando i suoi occhi grandi, simili a quelli di un ragazzino. Quanti anni avrà di preciso? Mi piacerebbe saperlo. Forse dovrei chiederlo a Ally, lei riesce a scoprire sempre tutto.

Lo sento esporre la lezione odierna e mi rendo conto che è incredibilmente differente dal vecchio professore che avevamo gli anni passati. Sta parlando di Shakespeare e lo fa quasi come fosse un suo amico di vecchia data, destando l’interesse della maggior parte della classe, anche di chi, solitamente, sonnecchia di noia.

A fine lezione, lo ammetto, sono esterrefatta. Resto per qualche secondo imbambolata sulla sedia, a riflettere sulle sue parole, e non mi rendo conto che l’aula si è quasi svuotata e io sono ancora ferma sul mio banco, intenta a pensare e a guardare il prof con occhi nuovi.

Quindi non è solo un bel vedere, ma ha anche un talento inaspettato per l’insegnamento. Nonostante la sua giovane età, è molto più bravo di tanti vecchi bacucchi che lavorano qui da anni.

«Qualche problema?» La sua voce mi desta dai pensieri e mi fa balzare immediatamente in piedi, come se fossi stata colta con le mani nella marmellata. Accidenti, non c’è più nessuno!

«Ehm, no, tutto bene» mi affretto a rispondere raccogliendo i miei fogli di appunti sparsi per il banco.

Lui mi fissa perplesso.

«Non ti è piaciuta la lezione?»

Mi sposto i capelli di fronte al viso, come faccio sempre quando son in preda all’imbarazzo, e scuoto il capo. «No, assolutamente no, anzi… Mi è piaciuta molto».

Il professore butta un occhio interessato verso i miei appunti, come per sincerarsi che dica la verità, poi sorride. «Ne sono felice, signorina Sullivan. Mantieni il tuo interesse per tutta la durata dell’anno». E così, dopo un veloce occhiolino, prende la sua ventiquattrore e se ne va, lasciandomi più imbambolata di prima.

Un momento… mi ha davvero fatto l’occhiolino?

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