Scritto il 13/09/2026
da VIVIANA LEO


⏱ ~4 min · 799 parole

Jason

 

Sono appena arrivato a scuola, quando sento un rumore allucinante provenire dal fondo del corridoio.

Scorgo una piccola folla eccitata e comprendo che sta succedendo qualcosa di grosso, ma non mi rendo conto di quanto sia grave finché non mi avvicino, facendomi spazio tra le orde di studenti urlanti.

Ed è lì che resto impietrito per qualche secondo.

Nel bel mezzo del vortice studentesco ci sono Jasmine e Regina che si accapigliano senza ritegno. A quanto pare, la famosa delicatezza femminile in questo caso è scomparsa del tutto, perché sembrano due giocatori di football, mentre i loro compagni le incitano con i pugni e i cellulari alzati.

Maledizione!

«Ora basta!» urlo avanzando a spallate verso le wrestler in erba. Queste sembrano non sentirmi e devo tirarle via l’una dall’altra per farmi dare finalmente retta.

«Ma insomma, siete impazzite?» chiedo stralunato, osservando le loro facce sconvolte.

«Ha iniziato lei!» ruggisce Regina puntando verso Jasmine un’unghia laccata alla perfezione.

Mi trattengo dal roteare gli occhi, scocciato. Queste scaramucce tra ragazzine sono l’ultima cosa a cui vorrei assistere, anche se so che in questo mestiere sono inevitabili.

Indirizzo un’occhiata di rimprovero verso Jasmine e lei ha almeno la decenza di mostrarsi mortificata. Come Regina, ha i capelli arruffati e il fiato corto.

«Non è vero» dice solo, ma noto che ha gli occhi lucidi di lacrime, forse dovuti alla rabbia o forse ai colpi inferti dalla compagna.

«Non c’è più niente da vedere. Andate in classe» dico allora ai ragazzi rimasti ad assistere. La folla si dilegua, delusa, ma l’amica di Jasmine, Ally, non si muove di un passo. La faccia corrucciata, mentre chiedo alle ragazze di seguirmi nello studio del preside.

«Professore, non è colpa di Jasmine» mi supplica allora. «Non la punisca, per favore». Sembra sincera e ammiro questa lealtà verso l’amica, ma in troppi hanno assistito all’accaduto e non posso far finta di nulla.

«Non sarò io a decidere la punizione, ma il preside».

«No!» Stavolta è la voce di Jasmine. «Mi espellerà!»

«Te lo meriti, strega!» Regina sprizza odio da tutti i pori.

«Modera i toni, signorina Smith» la riprendo immediatamente. Questa ragazza è velenosa e non ho dubbi che sia stata lei ad accendere la miccia. Jasmine ha ragione, il preside incolperà solo lei di tutto, anche se farò in modo che questo non avvenga.

Ma non posso evitare di portarle da lui.

«Avreste dovuto pensarci prima» dico a entrambe, ma sono convinto che Jasmine sappia che mi rivolgo soprattutto a lei.

Quando bussiamo all’ufficio del preside, Regina e Jasmine sono alle mie spalle, un silenzio tombale ci avvolge in modo pesante e mi sembra quasi che gravi tutto su di me.

Avrei preferito non trovarmi in questa situazione, ora.

Come previsto, dopo aver raccontato tutto al preside, lui indirizza uno sguardo di rimprovero esclusivamente verso Jasmine.

«Quindi è colpa della signorina Sullivan» afferma.

Aggrotto la fronte. «Da cosa lo deduce?» mi viene spontaneo chiedere. Ora il suo sguardo di rimprovero è rivolto a me.

«La signorina Smith dice…»

«Con tutto rispetto, signor preside, credo sia irrilevante chi abbia iniziato. Penso che vadano punite entrambe». Ecco, l’ho detto, e so che questa me la farà pagare, ma non posso tacere. Non davanti all’espressione trionfante di Regina, perché tanto sa di essere intoccabile.

Adesso mi guarda carica d’odio, ma la ignoro, continuando a fissare il preside. Anche lui è visibilmente contrariato. Jasmine, invece, se ne sta a testa bassa nel suo angolino e non proferisce parola. Probabilmente sa che qualunque cosa dica, in questo momento, non le sarà d’aiuto.

«E sentiamo, a quale punizione ha pensato, professore?»

«Lavori socialmente utili. Potrebbero pulire il giardino della scuola dalle erbacce oppure potrebbero aiutarmi a catalogare i libri in biblioteca. Ho notato che il catalogo non è mai stato aggiornato dal 1992».

«Non trascorrerò le mie ore libere in biblioteca» ulula Regina.

Le sorrido mellifluo. «Oh, bene, allora la signorina Smith raccoglierà le erbacce. Jasmine, a te va bene trascorrere le tue ore libere in biblioteca?»

Lei annuisce immediatamente, forse sollevata.

Se un’occhiata potesse uccidere, ora sarei morto stecchito. Regina mi sta fulminando con lo sguardo, mentre il preside sospira esausto.

«Va bene» dice solo e io esulto dentro di me, facendo di tutto per non darlo a vedere.

«Cosa?!» Regina sembra una principessa a cui hanno sfilato la corona. «Ma io…»

«È una punizione leggera» la interrompe il preside. «Non vi farà male».

«Avrete notizie da mio padre» risponde lei piccata, prima di uscire a passo di marcia dall’ufficio.

Jasmine la segue dopo un minuto, borbottando un saluto cortese.

«Hai sollevato un vespaio. Lo sai questo, vero?» mi chiede il preside quando restiamo soli.

Sì, certo che lo so, ma dare una piccola lezione a quella ragazzina bisbetica sarà una grossa soddisfazione, per me.

Fosse l’ultima cosa che faccio.

⏱ ~4 min

 





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