Parecchio tempo dopo l’arrivo della ragazza nel castello, accadde che una sera, quando il drago la implorò come al solito, la sua voce suonasse più fioca e piena di un dolore che riempì d’angoscia il cuore della giovane.
«Ti scongiuro, fanciulla, salvami» mormorò. «Lascia che mi avvicini a te. Se non lo farai, morirò di dolore.»
La ragazza non poté più ignorare la sofferenza del suo benefattore e finalmente gli consentì di affacciarsi alla finestra. Al principio, il suo aspetto feroce la riempì di terrore, ma a poco a poco, notte dopo notte, si abituò alle mostruose sembianze tanto da lasciare che il mostro entrasse nella stanza per conversare con lei.
Con il passare del tempo, la giovane cominciò a provare per il drago un sincero affetto, conquistata dalla sua gentilezza e dalla bontà che lui non mancava di dimostrarle. Ma ora, ogni notte, lui le rivolgeva una nuova preghiera, domandandole qualcosa che lei, seppur a malincuore, non avrebbe mai potuto dargli.
«Ti scongiuro, fanciulla, salvami» diceva. «Io ti amo più della mia stessa vita, concedimi l’onore di diventare il tuo sposo.»
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