THE PERFECT GAME
Capitolo 17 di 34

Scritto il 05/08/2026
da FRANCESCA REDEGHIERI


Dillon accolse il bacio umido che Rafe le schioccò a fior di labbra. Lo vide sollevarsi dal letto e spogliarsi, togliendosi la maglietta che ancora aveva aggrovigliata sulla parte alta del busto.

Sollevò le mani dietro la testa e se la sfilò con un unico movimento fluido. Dillon rimase imbambolata a fissare quella perfezione.

Tutti i suoi muscoli erano definiti, come se fossero stati cesellati dalla mano di uno scultore; ogni linea, ogni curva era disegnata come se fosse l’incarnazione della mascolinità. Poi in un batter d’occhio Rafe fece cadere i pantaloni a terra e Dillon, deglutendo vistosamente, si accorse che sotto non indossava nulla. Il suo uccello spuntò libero, lungo, duro e grosso.

«Se non entro subito dentro di te, Crispy, potrei morire.»

Lei gli sorrise e, spostando i piedi sul materasso, allargò appena le gambe, facendosi guardare.

Vide Rafe fissarla ammaliato.

Lui raccolse da terra i jeans, prese un profilattico dal portafoglio e lo lanciò sul letto accanto a lei.

Le si sdraiò addosso, avvicinando la bocca alla sua, incontrandola a metà strada di un bacio disperato e famelico.

Dillon non poteva negare quanto bene baciasse, il buon sapore che aveva e quanto giusta sembrasse la sensazione dei loro corpi che si toccavano.

Lui l’accarezzò ovunque, e quell’energia che si creò tra di loro si agitò al pari di un temporale in avvicinamento.

Le fece passare la maglietta sopra la testa, e lei rabbrividì quando l’aria toccò la sua pelle, o forse fu semplicemente il modo in cui la stava divorando con gli occhi a farle venire la pelle d’oca dappertutto.

«Il tuo corpo si sta accendendo per me» le bisbigliò Rafe disegnandole sul fianco nudo dei cerchi con il pollice, appena sopra l’elastico della sua biancheria intima.

Dillon lo guardò percependo lo sguardo di un uomo desideroso di possederla, e quella consapevolezza le arrivò dritta al cuore, facendolo prigioniero.

Si lasciò sfuggire un sospiro dalle labbra; aveva aspettato così a lungo quel tocco che in quell’istante fu tutto simile a una magia.

Si sentì spaesata, ma il suo corpo ricordò quello che si provava a stare tra le sue braccia.

Il suo battito impazzì, e il ventre le si contrasse in maniera piacevole. Lui scostò appena le sue mutandine e infilò un dito dentro di lei, accarezzandola; lei gli piantò le unghie nella schiena. Fu quando iniziò a picchiettare sul suo clitoride che lei gli morse una spalla, smorzando quell’urlo di piacere che le stava montando dentro.

Rafe le prese in bocca la punta turgida del capezzolo, e una scarica bollente attraversò la sua schiena quando lui glielo graffiò con i denti.

Dillon si lasciò travolgere dalla tempesta non riuscendo più a capire dove si trovasse, finché le ondate di piacere che l’avevano attraversata si placarono.

L’urgenza famelica delle loro lingue aggrovigliate le fece avere un capogiro e, nel momento in cui i loro sguardi si agganciarono ai loro respiri, lui si sistemò tra le sue gambe aperte.

Le scostò appena da un lato le mutandine, allineandosi alla sua fessura, e nonostante il bisogno impellente di Dillon le dilatasse lo stomaco, un senso d’inquietudine grosso come un macigno le si appoggiò sopra.

«Ti prego, non così» bisbigliò lei con il viso nascosto nell’incavo del suo collo. «Non come quella notte.»

Rafe si bloccò all’istante e alzò la testa di scatto.

Dillon vide uno sguardo di fuoco, ma anche un’ombra di indecisione. Vi lesse un non so che di malinconico, e lei ebbe paura di affogarci dentro.

Si guardarono a lungo senza parlare, e lei si lasciò avvolgere da un’ondata del suo profumo speziato, primitivo e maschile.

Era ovunque e le stava ricordando il periodo che avevano condiviso all’università. Quell’unica volta in cui avevano fatto sesso era ancora impressa nella sua mente, e sentire le sue mani che commettevano lo stesso identico errore dettato dalla foga del momento la stava massacrando.

«Non sarà mai come allora, Crispy.»

Quella fu l’unica cosa che Rafe sussurrò prima di accarezzarle il viso con dolcezza, poi lentamente seguì le linee del suo corpo con la punta di un dito, un attimo prima di passarci sopra la lingua.

«Posso baciarti?» le chiese lui alzando lo sguardo mentre stava banchettando con il suo ombelico.

«Mi pare tu l’abbia già fatto anche senza permesso.» La sua stessa voce le arrivò roca persino alle sue orecchie. «Ho le labbra che formicolano da quanto le hai maltrattate.»

Rafe sbuffò sorridendo, con le dita fece scivolare le sue mutandine lungo le cosce e la baciò sul pube.

«È qui che desidero baciarti» disse intanto che con un colpo di lingua abbatteva in un solo istante tutte le sue barriere.

L’urgenza con cui iniziò ad assaggiarla andò via via scemando, rimpiazzata da un ritmo lento e malinconico, tale e quale a una canzone d’amore carica di sofferenza.

Rafe affondò la lingua tra le sue pieghe gonfie, intervallando lente pennellate ad altre più vigorose e al contempo le infilò un dito dentro muovendolo come se dovesse disegnare un cerchio perfetto, grande quanto una moneta.

Poi lui si chinò su di lei e un senso di pace mai provata la pervase.

Le spalle di Dillon si rilassarono, il suo respiro rallentò, e in quello stesso istante carico di piacere il passato astioso non importò più.

C’era solamente il presente, il qui e ora.

 

 

Quando Rafe aveva cercato di entrare dentro di lei guidato solo dal desiderio e dalla foga, e lei aveva parlato con quel tono sconvolto, si era sentito morire.

Aveva avuto una piccola esitazione, nascosta tra due battiti di cuore, e in quell’attimo lui non sapeva cosa avrebbe potuto fare per sciogliersi da quel groviglio.

Le allargò le ginocchia, dopo averle deposto una scia di baci impercettibili lungo l’interno delle cosce, e, quando raggiunse il suo centro pulsante, Dillon aveva le gambe tremanti.

Le avrebbe sradicato a mani nude quel ricordo blasfemo dalla mente, sostituendolo con uno più piacevole.

La sentì gemere e quel suono gli saettò nel corpo con forza. Avrebbe voluto dissolversi in fumo, insinuandosi dentro di lei e restandoci per sempre. Il suo cuore era pesante e pieno di strazio per tutto quello che le aveva fatto passare, ma ora non voleva sovraccaricarsi di tutti quei pensieri; ci avrebbe pensato in un secondo momento.

Ora voleva solo perdersi dentro la sua Crispy.

Rafe alzò la testa, guardandola e, quello che vide nei suoi occhi socchiusi e adombrati dalla lussuria, gli fece venire la bocca secca.

A Dillon sfuggì un gemito dalle labbra dischiuse e, quando la vide portarsi una mano alla bocca come a voler far tornare indietro il suono che si era appena lasciata sfuggire, una scarica di desiderio gli infiammò i lombi, attraversandogli la schiena come una scarica elettrica.

Si sollevò appena e, piegandole le ginocchia, le allargò le gambe, aprendola come una bellissima farfalla.

Sotto di lui, Dillon inarcò la schiena e, boccheggiando, gli artigliò la schiena nello stesso istante in cui lui lentamente scivolò dentro di lei.

L’accarezzò in viso e i loro respiri affannati si mescolarono. La sensazione che lo colse assomigliò alla forza di un fulmine, imbrigliato dopo una tempesta.

Sentì il suo stesso desiderio montargli dentro, vivo e pulsante.

Con spinte lente, iniziò a pompare dentro di lei fino a quando i gemiti di Dillon lo fecero impazzire e, se fino a un attimo prima era riuscito a controllarsi, ora la stava penetrando con stoccate veloci e potenti.

Un mugolio di puro piacere sgorgò dalle labbra dischiuse della sua Crispy, e il cuore di Rafe accelerò i suoi battiti dinanzi a quel suono; fu talmente forte che Rafe credette gli potesse squarciare il petto, ruzzolando a terra.

«Rafe…» sussurrò Dillon mentre lui continuava a muoversi dentro di lei con spinte sempre più vigorose.

Si sentì intontito nel momento in cui Dillon pronunciò il suo nome come fosse stata una lode.

Aprì gli occhi e vide nelle sue iridi di smeraldo una miscela di fuoco e innocenza, allo stesso tempo lei prese un brusco respiro e quel rumore perforò sia l’aria che il cuore di Rafe.

Stavano correndo a tutta velocità e senza freni, diritti verso un pericoloso precipizio fatto di passione e amore. In quel momento, seppe che la sua Crispy non sarebbe mai stata come le donne di cui si circondava a Boston.

Lei era la sua giornata di sole e non avrebbe più commesso l’errore di un tempo.

Avrebbe fatto tutto quello che era in suo potere per tenersela accanto, con quella convinzione sentì un pizzicore coglierlo alla base della schiena e un attimo dopo si svuotò completamente dentro di lei.

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