NON SMETTE DI PIOVERE
Capitolo 28 di 43

Scritto il 09/09/2026
da EMMA MEI


LUGLIO
 

Chiudo gli occhi e ascolto in silenzio il suono della mia anima. Fa leggermente meno rumore e sta iniziando a fare meno male quando immagino di tenerla fra le mani e coccolarla.

La tua assenza è come una tempesta che non mi ha lasciato scampo; posso tentare di sfuggire, ma mi trova e mi avvolge. Posso cercare di resistere al dolore, opponendomi a esso, ma anche la nonna mi ha suggerito di viverlo, sentirlo, toccarlo e amarlo. Solo amandolo potrò superarlo, andare oltre e tornare a sorridere.

Vorrei un enorme telescopio per vedere Saturno, giocare a mosca cieca con le stelle… e con te.

Di solito le mie giornate iniziano con una colazione tipica italiana e una passeggiata al parco, vicino a casa di nonna, che fiancheggia il fiume Elba. Se il tempo lo permette, mi reco in ufficio a piedi per godermi la città e la sua architettura. La filiale di Amburgo, gestita da mia cugina Ada e dal marito, è situata in un edificio storico pieno di grandi finestre e, quando i pensieri si affollano e diventano cupi, mi rilassa guardare oltre le loro trasparenze e perdermi nell'orizzonte che mostrano. L'atmosfera serena che si respira al lavoro è del tutto differente da quella che c'era a Saint Paul e anche questa è un'ulteriore conferma sull'ottima scelta che ho preso a dicembre. In questi mesi ho trovato una nuova quotidianità. Mi sono imposta di non lavorare più di otto ore al giorno, in modo da riuscire a dedicarmi ad alcune attività creative in cui nonna e Francesco mi hanno coinvolta; inoltre, esco spesso con Ada e con alcune conoscenze con cui ho iniziato a stringere amicizia. Lo stress è così tanto diminuito che l'eczema compare solo se prendo freddo e non uso la crema per le mani con costanza.

Da quando sono qui ho avuto solo undici attacchi di panico. Undici cioccolatini scartati con le mani tremanti, tra le lacrime per il lutto e per quella parte di cuore spezzato per amore. I cioccolatini che mi ha regalato Logan a New York… Ogni volta che sfioro la scatola nello scomparto della borsa è un riavvolgere il nastro di un bel ricordo che ormai ha assunto i toni della malinconia.

Strano come un dolore si affianchi a un altro. Alle volte l'assenza di Mikael è talmente soffocante che basta un'occhiata di nonna per convincermi a uscire per una passeggiata. Per lei, camminare schiarisce le idee, distoglie l'attenzione da un pensiero e rilassa il cuore in subbuglio. E quando chiudo una telefonata con Logan, o rispondo a un suo messaggio, mi prepara una tazza di tè aromatizzato alla mela e cannella.

Non mi pento di averlo lasciato, eppure c'è sempre quella sensazione di malinconia in fondo al cuore che non mi lascia stare.

«Sei un quadro astratto dove i pesciolini di seta inseguono gli strani pensieri di una gazza ladra.»

«Che stai dicendo, nonna?»

«Hai di nuovo lo sguardo perso chissà dove, perché non lo fai raggiungere dal tuo cuore?»

«Scusa, ma proprio non ti seguo.»

«Ho aspettato che accadesse qualcosa, atteso che ti guardassi in giro e che capissi che non solo tu stai male per la morte di Mikael» sospira, incrociando le braccia sotto al petto. «Cosa credi? Pensi che, anche se abito dall'altra parte dell'oceano, non sia stata con il pensiero rivolto a voi ogni giorno? Secondo te non sto provando dolore per la sua perdita? Oppure, non hai considerato che questo nuovo dolore ha risvegliato quello che ho provato in precedenza con altri miei cari? Come quando è morto mio marito?»

Resto in silenzio, perché qualsiasi risposta sarebbe fuori luogo. L'ho sentita piangere al telefono con mamma o spiegare, con voce tremante, il motivo del mio arrivo ad Amburgo alle sue amiche. Come pure mi sono accorta che papà è dimagrito tanto, quando è venuto qui un mesetto fa. Per non parlare di mamma e delle sue occhiaie, visibili sotto l'impeccabile trucco. Rose mi ha raccontato che è stata invitata a pranzo da loro, ma che mostrano una dignità incredibile. E poi, come al solito, mi ha sgridata perché non mi decido a tornare a casa, da loro, da lei e da Logan.

Lo so che stiamo tutti male, ma io penso al mio dolore, egoisticamente, perché non sono capace di essere abbastanza forte per aiutarli a superare il loro. L'unica cosa positiva è che ora siamo più protettivi fra noi, ci sentiamo di più e diciamo ti voglio bene appena ne abbiamo la possibilità, guardandoci negli occhi.

«Quando è venuto a mancare il nonno credevo di impazzire; sono rimasta a letto per non so quanto tempo, chiudendomi in me stessa ed escludendo i miei tre figli. Non ero in grado di condividere quel dolore. Tuo padre e Klaus non sapevano più che fare, se non controllare che mangiassi e non mi trascurassi, finché non sono dovuti tornare in America, da voi. È stato tuo zio Derek che mi ha aiutata a riemergere, chiedendomi di seguire la contabilità dell'azienda. In quelle ore non potevo pensare a nulla perché dovevo stare concentrata sui calcoli, sulle fatture e sui dati contabili. È stato un meccanismo mentale che, pian piano, ha funzionato e, da che mantenevo il pensiero fisso, ventiquattro ore su ventiquattro sulla scomparsa di mio marito, con il tempo ho imparato a lasciar spazio anche ad altro.

Non è facile perdere l'amore della tua vita e sentirsi sola al mondo, anche se ho avuto al mio fianco i miei figli e le loro famiglie. Purtroppo, o per fortuna, la vita prosegue e non ti dirò mai di tornare a vivere la tua vita per onorare Mikael, o di vivere anche per lui. Perché non è così che funziona. Lui ha vissuto appieno la sua vita e credo, se esiste davvero un posto dove ci rivedremo, che sia felice delle esperienze fatte, delle persone che ha incontrato, dei posti che ha visitato, di quello che ha imparato e di come ha amato.

Tu devi vivere per te stessa, devi rifiorire e aprirti al mondo. Questo dolore non passerà mai, ma ti assicuro che si trasformerà, diventerà meno acuto, ti tormenterà sempre meno, fino al punto in cui trascorreranno anche dei giorni senza che lo sentirai.

Non pensare che non veda i bigliettini che scrivi e che appendi fuori dalla finestra della tua camera, lo so che è il tuo modo per continuare a parlare con Mikael. Smetti di farlo, per il tuo bene, inizia a staccarti lentamente da lui e riprendi contatto con me, con i tuoi genitori, con i tuoi amici e con Logan.»

Tengo le mani strette sulla tazza e non riesco a distogliere l'attenzione dalla superficie del tè.

«Voglio usare una metafora per farti comprendere ancora di più come ti stai facendo del male. Hai mai provato a trattenere il respiro? Oppure a testare quanto puoi resistere sott'acqua? Arriva un momento in cui respirare diventa un'esigenza viscerale, una sopravvivenza, una voglia inconscia di non voler morire. Si torna alla vita, sempre, dopo ogni caduta, dopo ogni perdita, dopo tutto quello che ci ha piegato le ginocchia.

Tu no, continui a stare sott'acqua, ti intestardisci a trattenere il respiro, negandoti il bello che hai davanti a te e che non vuoi vedere né vivere. Quando sei venuta qui ho atteso una tua reazione, ho sperato che, superato il primo periodo, iniziassi a reagire, invece sei ancora al punto di partenza e solo in rari momenti ti permetti di sorridere. Di cosa hai paura? Viktoria… guardami. Parla con me, ti prego.»

Finalmente riesco a distogliere lo sguardo dalla tazza e lo intrappolo nel suo. Il suo volto è segnato dall'età, eppure la trasparenza dei suoi sentimenti le dona una bellezza disarmante. È un libro aperto in cui leggo amore, preoccupazione e compassione.

Stringo le dita attorno alla tazza e deglutisco a fatica per attenuare il nodo alla gola che potrebbe impedirmi di parlare.

«Non so cosa dire. Ho come la sensazione che qualsiasi cosa dica non serva a nulla.» Con un cenno del capo mi incoraggia a proseguire. Inspiro. «Ogni sera, quando spengo la luce e mi appoggio al cuscino, penso con sollievo al fatto che sia finita un'altra giornata senza Mik, ma vivo con apprensione la consapevolezza che, al mio risveglio, tutto ricomincerà da capo, che il dolore sarà di nuovo lì ad aspettarmi, che le lacrime continueranno a scendere e che il male al centro del petto non sarà diminuito.

L'altra notte l'ho sognato. Andavamo in bicicletta nella zona verde di Saint Paul, non c'era nessuno in giro. Chiacchieriamo e siamo felici, fino a quando Mik svolta da una parte, si dirige verso un portone e lo trapassa come se fosse un fantasma. In quel momento, realizzo che le ruote della mia bicicletta sono a un metro di altezza da terra. Spaventata, chiamo Mik che intravedo in piedi, con le braccia lungo i fianchi e serio in volto. Mi volta le spalle, entra in una cucina e si siede vicino alla finestra. Scendo dalla bicicletta, provo ad aprire il portone forzandone la maniglia. Lui continua a guardare fuori dalla finestra, ignorandomi. Lo chiamo, e a quel punto, nella mia testa, sento la sua voce che mi dice che quel portone non lo posso attraversare, né posso stare con lui.» Termino il racconto del sogno, piangendo.

«Non va assolutamente bene» borbotta. «Devi sforzarti di uscire da questo circolo vizioso, per il tuo bene. Non ti sto dicendo di fare i salti di gioia o di comportarti come se nulla fosse successo, ma dopo tutti questi mesi avresti già dovuto imparare a convivere con il dolore e, soprattutto, a reagire a esso.

Stamattina ho parlato con i tuoi genitori e abbiamo deciso che potrai restare con me fino alla fine di ottobre, poi tornerai a casa tua, riprenderai a disegnare le tue meravigliose fantasie come hai sempre fatto, uscirai con le tue amiche, starai accanto a tua mamma e a tuo papà e, infine, riallaccerai i rapporti con Logan. Perché, non so se te ne sei accorta, ma sei riuscita ad allontanarlo. Lui che è l'unico che ti può aiutare e amare come meriti.»

Certo che lo so che Logan si sta allontanando, è merito mio se le nostre telefonate ormai si limitano a banali convenevoli e questioni riguardanti il dojo. Rose mi ha raccontato che lui sta uscendo con alcuni suoi colleghi, cosa che ha fatto sempre e solo con Mikael, e spesso si uniscono a loro alcune ragazze, fra cui Liss. Ho paura di perderlo, ma dentro di me c'è quella vocina che mi ricorda la frase che Logan mi ha scritto mesi fa sul palmo della mano e, anche se l'acqua l'ha lavata via, io non me la sono scordata.

FINE CAPITOLO
LA LETTURA CONTINUA SEGUENDO LA FRECCIA
SE IL LINK NON È ATTIVO IL CAPITOLO È IN ARRIVO

 





Lascia un like o un commento, ma sii gentile, qui tutto è un dono.

i commenti sono soggetti a moderazione