Sono intrappolata in una stanza buia. Non riesco a trovare la porta per uscire dall’oscurità e da questo silenzio che mi annienta tutti i sensi e che azzera le emozioni. Nessuno riesce a entrare per darmi una mano, so che devo farcela da sola, ma non ho la forza di alzarmi e di cercare l’uscita.
Vorrei sussurrare il tuo nome per essere accolta ancora fra le tue braccia ma, se lo facessi, tu, Mikael, nemmeno mi risponderesti.
«Quando vi ho visti la prima volta, due anni fa, avevo notato quel non so che di particolare che c'era fra di voi. Di solito è qualcosa che si costruisce negli anni, che viene con la maturità, ma anche attraverso le esperienze che la vita porta a fare.» Francesco si appoggia al muro, incrocia le braccia e alza il volto al cielo. «Sai, in Italia c'è il detto amor di fratello, amor di coltello e racchiude quello che, alle volte, c'è tra fratelli. Proverbio che con voi non ha mai avuto nulla a che fare.»
Resto in silenzio ad ascoltarlo, scrutando a mia volta il cielo. Siamo nel giardino di nonna, avvolti dal profumo del rosmarino, della menta e della lavanda. Sopra di noi una meravigliosa volta stellata senza luna.
Trascorrono alcuni minuti, almeno credo, fin quando non lascio fluire le parole.
«Da piccola, non mi rendevo conto del rapporto speciale che avevamo, lo davo per scontato. Durante il periodo del college e dell'università in Europa, pensavo fosse normale sentirci così spesso e vederci alla prima occasione. Solo durante l'anno vissuto a Parigi ho compreso che non tutti hanno un rapporto stretto con i propri fratelli. La mia compagna di stanza, anche lei americana, telefonava ai genitori, ma mai ai due fratelli. Mi diceva che le bastava vederli in estate, quando tornava a casa durante il periodo fra un anno accademico e l'altro.»
Sorrido ricordando come alcune amiche volevano assistere alle video-chiamate e, nel caso, intervenire per parlare con quel bonazzo di tuo fratello, come veniva apostrofato. Senza parlare di come aumentavano i gridolini se nell'inquadratura appariva Logan.
Scaccio subito quella sensazione che mi permetto di provare quando resto sola, dopo averlo sentito al telefono, e in cui mi cullo per avere l'illusione di essere ancora insieme a lui.
«È sorprendente vederti sorridere, pensavo che non ne fossi più capace» commenta Francesco. Butta lì la battuta, anche se lo so bene che in realtà non lo è. «Sei anche leggermente abbronzata e il viso non è più scarno come quando sei arrivata qui, lo scorso inverno. Si inizia a intravedere di nuovo la ragazza con gli occhi verdi più belli che abbia mai visto, dopo quelli di tua nonna ovviamente.»
Abbasso il viso, imbarazzata. Mi piace stare in compagnia di Francesco, è rilassante parlare con lui e si vede che ha trascorso tanto tempo con i giovani. Forse è per questo motivo che sa come approcciarsi con me e sa come prendermi senza forzare la mano.
«Mentre tu porti sempre questo pizzetto con le punte dei baffi arrotondate» provo a ribattere, per mantenere l'allegria di questo momento.
«È grazie a loro se ho fatto colpo su tua nonna» afferma scherzoso. «Oltre a saper ballare meglio di tutti gli altri uomini del centro anziani.»
Il suono del cellulare ci interrompe. Rifiuto la chiamata, ma pochi secondi dopo arriva la notifica di un messaggio.
«Puoi rispondere, tanto lo sai che non riferirò nulla ad Anja.»
«È Ada, mi avvisa che passerà a prendermi fra due orette. Stasera andiamo in discoteca con altre ragazze. Voglio ancora godere della tua compagnia.»
Scende di nuovo il silenzio e nulla è mai stato così quieto e rilassante.
Per quanto l'oscurità lo permetta, osservo ciò che ci circonda, seguo l'ombra degli alberi, la linea dei cespugli e il colore scuro che hanno assunto i fiori.
«Guarda là» dice, indicandomi i vasi delle erbe officinali. «Le lucciole non dormono nella siepe del rosmarino, fanno i fuochi d'artificio.»
«Ti rendi conto che ogni tanto parli come la nonna? Avete un modo tutto vostro d'esprimervi.»
«Perché leggiamo molte poesie e ci piace comporne di nostre, facendo a gara a chi scrive quelle più mielose o irriverenti.» Alza le sopracciglia più volte facendomi sfuggire una risata.
«Che bello vederti così» dichiara, abbassando il tono di voce, «…felice. Hai dato così tanti pensieri ad Anja da toglierle il sonno. Non sapevo come aiutarla poiché soffriva a sua volta e l'unica cosa che potevo fare era ricordarle che i pensieri nascono sulle spine delle rose e muoiono come lacrime di rugiada al sole.»
«Mi dispiace tanto. Non era mia intenzione farla stare così in pensiero. Tutti voi, a dire il vero. Credo di essermi accorta dello stato in cui mi trovavo mentre stavo leggendo un libro di filosofia orientale. Un passaggio, in particolare, ha attirato la mia attenzione e mi ha fatto riflettere sulla mia vita e sul mio dolore. L'ho scritto su un foglietto per tenerlo sempre con me e leggerlo quando ne sento il bisogno. Vuoi sapere cosa dice?»
Compie un leggero cenno con la testa e cambia posizione, accomodandosi meglio sulla panchina dove ci troviamo.
«Il dolore ti accompagnerà sempre, tu continua a camminare finché non sarai stanco. Siediti a terra, respira e lascia che il dolore ti colpisca, entri dentro di te, occupi ogni più nascosto angolo del tuo cuore e poi, quando sarai pronto, rialzati e torna a camminare su gambe più forti, capaci di percorrere lunghi sentieri, attraversare fiumi o scalare alte montagne» concludo con un filo di voce.
«È proprio così» dice. «È tutta una questione di tempo e di forza di proseguire, di trovare il modo per continuare a vivere. Prendi ad esempio me e tua nonna Anja: la vita ci ha donato la possibilità di amare nuovamente qualcuno e, posso parlare per entrambi, non ce la siamo fatta scappare. Anche tu devi cogliere quello che di bello la vita ti offre, perché i brevi istanti di serenità sono quelli che ti permettono di affrontare e superare i periodi no.»
«Da piccola, mamma mi diceva che la vita è come una rosa dai tanti petali vellutati e, anche se sul suo lungo stelo ci sono delle spine, deve essere raccolta per poterne odorare il suo particolare profumo.»
«Anche tua nonna lo dice.» Poggia una mano sulla mia, che tengo in grembo, e me la stringe piano. «Credo che sia giunto il momento che tu raccolga la tua, di rosa, magari iniziando a trascorrere più tempo al telefono con Logan e, chissà, forse potresti invitarlo in vacanza qui da noi.» Lascia in sospeso il pensiero successivo, si alza, quasi a disagio per aver detto qualcosa che non doveva e controlla l'ora sul suo orologio, come se cercasse una via di fuga. «Si è fatto tardi per me e tu devi andare a prepararti per uscire. Divertiti con Ada e libera la mente da tutti i pensieri, almeno per stasera.»
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