Selene le guardò uscire dal salone poi fissò la fetta di pane mangiata a metà che aveva adagiato sul piattino, ma non la riprese. Si tamponò le labbra con il tovagliolino e poi si alzò. Uscì in giardino dalla portafinestra e raggiunse la stalla.
«Buongiorno, milady» la salutò Nash, il tuttofare. «Se siete venuta a vedere come sta il piccolino, posso rassicurarvi: mangia con voracità e la zampa non è rotta, si riprenderà in fretta.»
Le labbra di Selene si sollevarono in un sorriso. «Oh! Allora sta meglio?»
«Sì, meglio di ieri, probabilmente ha preso una botta, ma se fosse rimasto nel bosco avrebbe fatto una brutta fine» rispose l’uomo.
Il cuore le si riempì di soddisfazione. Era felice di aver contribuito alla salvezza del leprotto, ma mentre raggiungeva la gabbia in cui lo avevano rinchiuso un fremito le scivolò lungo le membra. La notte appena trascorsa aveva sognato lo sconosciuto a cui, per un fortuito caso, era riuscita a sfuggire. E aveva rivissuto il momento del bacio risvegliandosi con il fiato corto e vampate di calore che le risalivano le gambe. E nel ventre, quello lo avvertiva anche in quel preciso momento, le si agitava un fuoco insopportabile. Una fiamma che non sapeva come spegnere. Sbuffò e cercò di scacciare quelle sensazioni strane e fuori luogo, senza però riuscirci.
Sì, è stato il mio primo bacio! E sì, mi è piaciuto, e ora che l’ho ammesso basta pensarci!, si redarguì.
Trasse un brusco respiro. Non era da lei continuare a rimuginare su qualcosa, lei passava oltre, archiviava. Ma questa volta non ci riusciva.
Si chinò davanti alla gabbia e infilò dei fili di fieno tra le sbarre e poi rimase a guardare il leprotto che li mangiava. Lo osservò muoversi, saltellava in modo diverso dal giorno prima, Nash aveva ragione: stava meglio.
«Dovreste liberarlo, milady» disse il tuttofare fermandosi dietro le sue spalle. «Sta bene e la gabbia è troppo piccola per lui.»
Selene annuì. «Aspettiamo qualche giorno, voglio essere certa che tutto vada bene» rispose alzandosi.
«Milady!» Clara la raggiunse a passi veloci. «Milady, vostra zia vi sta cercando.»
«Dov’è, Clara?»
«In cucina, milady.»
Selene raccolse le gonne nel pugno e si incamminò verso la casa. Sarebbero state ore intense, quelle prima dell’arrivo dei suoi genitori.
«Eccomi, zia» disse quando entrò nella grande cucina.
«Oh, mia cara. Ho bisogno del tuo aiuto, sto stilando la lista dei piatti da preparare per la cena, ma vorrei mi dicessi quali sono i manicaretti preferiti dai tuoi genitori» le allungò la lista appena vergata.
Selene lesse con attenzione e poi rilesse di nuovo. «Avete intenzione di far preparare tutte queste pietanze? Buon Dio! Potreste sfamare l’intero villaggio.»
«Non sarebbe una brutta idea invitare tutti, potremmo optare per un pic-nic all’aperto, invece di una cena! Credo tu abbia avuto un’ottima idea, mia cara. Ma ne discuteremo dopo e ora perdonami, debbo andare a parlare con la cameriera, tu nel frattempo comunica alla cuoca quali prelibatezze deve preparare.»
Annabeth uscì dalla stanza sbattendo ritmicamente il bastone a terra mentre borbottava tra sé e sé.
Lei la seguì stringendo la lunga lista tra le dita e solo quando non udì più il suo borbottare trasse un sospiro e si voltò verso la cuoca.
La donna, immobile a qualche passo da lei, aveva gli occhi sgranati, la bocca aperta e il volto terreo. Nemmeno a lei l’idea di preparare un pic-nic per l’intero villaggio doveva sembrare una buona idea.
Lascia un like o un commento, ma sii gentile, qui tutto è un dono.
i commenti sono soggetti a moderazione

