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Lavinia è stata elettrica per tutto il giorno. Ha pulito casa come se dovesse venire il Presidente della Repubblica e comprato ogni genere di schifezza da mangiare. È la prima volta che la vedo così tesa e ansiosa.
Ho dovuto passare tutta la mattina a fingere di avere da fare anche io in garage, perché non potevo aprire bocca senza che lei mi sbraitasse contro.
Mi sono offerto di andare a prendere Luca all’istituto, fa troppo freddo per lasciarlo venire a piedi, e sta piovendo da un paio d’ore.
Siamo in macchina, lui mi racconta della ragazza che stava baciando qualche giorno fa, e io ascolto in silenzio. Mi piace avere questo scambio con lui. Non sono suo coetaneo, ma ancora qualche buon consiglio credo di poterglielo dare.
Arriviamo a destinazione e mi avvio al cancello con lui che mi segue, pregando che l’indemoniata si sia calmata. Scopro che non è così quando a metà vialetto apre la porta di casa ed esce, proprio come mia madre qualche sera prima. Con la stessa impazienza, e la stessa aspettativa.
Sorrido tra me e me e appoggio una mano sulla schiena di Luca per incitarlo a entrare in casa.
«Tranquillo, sembra un mastino, ma in realtà è anche peggio.» Lui scoppia a ridere e io mi perdo come un idiota in quella risata. Luca è alto e molto magro. Ha i capelli castani e li porta cortissimi, la barba non ha ancora iniziato a crescere e il suo aspetto sembra proprio quello di un ragazzo che ha visto e sentito troppo per l’età che ha.
È in istituto da tre anni, da quando lui stesso si è rivolto ai carabinieri per essere portato via da casa dei suoi.
Vivevano in una condizione di disagio assoluta, non solo per la mancanza di soldi, ma perché per procurarseli la madre si prostituiva in casa, e lei e il marito ne spendevano buona parte in alcol. Era una situazione tossica, in cui la sola funzione di Luca era garantire loro qualche spiccio di sostentamento dal Comune e dallo Stato.
Lui è stato un leone e da quella casa si è tirato fuori da solo. Quando io e Lavinia abbiamo iniziato a frequentare la casa-famiglia, abbiamo subito instaurato un rapporto incredibile e naturale con lui. In questi mesi ci siamo attaccati a Luca più di quanto dovrebbe essere legittimo. Adesso però sta per compiere diciotto anni e le cose stanno per cambiare ancora una volta, anche se è ancora un ragazzino.
Lavi lo accoglie con un sorriso a trentadue denti. Percepisco quanto sia emozionata all’idea di averlo a casa, ma deve controllarsi, o lo spaventerà.
«Hai fame? Sete? Freddo?» gli domanda a raffica prendendogli il cappotto e sistemandolo sull’appendiabiti.
«Sto bene, grazie» risponde timido dando uno sguardo intorno. «Che bella casa.»
«Vieni, ho preparato qualcosa da mangiare.» Cerca di irretirlo in tutti i modi possibili. Lo prende con delicatezza per un braccio e lo tira verso il soggiorno.
«Abbiamo ordinato le pizze per le otto e mezza, va bene per te?»
«Sì, benissimo.» Si siede sul divano e mi cerca con lo sguardo.
«Senti, perché non vieni con me di sopra a vedere la chitarra di cui ti parlavo? La provi e vedi come ti trovi, poi torniamo di sotto e ci facciamo una partita a Fifa… che ne dici?»
«Mi sembra fantastico!» esclama lui entusiasta, cosa che fa sorridere anche Lavinia.
«Posso unirmi a voi?» ci chiede, molto più rilassata di prima.
«Devi!» risponde lui. «Voglio proprio vederti in versione rock» la prende in giro facendomi ridere.
«Simpatici, entrambi! Suono la chitarra meglio di come suono il piano.»
«Anche di come canti?» continua Luca e lei si alza di scatto e porta le mani ai fianchi.
«Ehi! Sono bravissima nel canto.»
«Assolutamente, no!»
È un’esclamazione naturale, che ci viene in coro, coordinati nello sfottere Lavinia, che non vedevo così felice da moltissimi anni.
Saliamo al piano di sopra e portiamo Luca direttamente nella stanza dove tengo gli strumenti. Me li sono portati dietro quando mi sono trasferito, manca solo il piano, ma quello è più complicato da spostare, e soprattutto non potrei mai portarlo via a mio padre.
«Questa è la camera personale di Alberto, dove si diverte a strimpellare quando è stufo di starmi a sentire» spiega lei accendendo la luce e permettendoci di entrare.
«Bè, immagino che gli serva un posto così.» Luca sorride e anche io lo seguo.
«Neanche poi tanto spesso, dai, in questo ultimo periodo è stata particolarmente brava.» Vado verso la chitarra elettrica riposta nel suo apposito angolo. La sollevo e vado ad attaccare il cavo all’amplificatore.
«Lavi, puoi accendere l’interruttore della presa per favore?»
«Certo» risponde dandoci le spalle e andando verso il punto in questione. Luca si guarda intorno, è spaesato, ma credo che sia normale.
«Avete una bella casa, è molto grande» dichiara infine, guardando prima me e poi Lavinia. «Abitate qui da molto?»
«L’abbiamo acquistata circa sei anni fa» gli spiega lei tornando verso di noi. «Dovevamo venire a viverci appena pronta, poi ci siamo lasciati. Abitiamo qui solo da qualche mese.»
«Vi siete lasciati? Non si direbbe a vedervi.»
«Anche le migliori coppie possono avere dei momenti di profondo “down”» rispondo mentre faccio scorrere il plettro sulle corde tese.
Luca sgrana gli occhi e mi viene incontro: «Wow!» esclama interessato. «Posso provarla?»
«Ma certo!» È Lavinia a rispondere per me e io la guardo male. «Non fare il bambino e fai provare la chitarra a Luca, forza!»
Metto su un finto broncio e mi tolgo la tracolla dal collo, poi passo lo strumento al ragazzo che lo imbraccia con estrema naturalezza.
«Non ho mai pensato che la musica potesse piacermi tanto.» Fa un paio di giri di note, e io e Lavinia restiamo imbambolati ad ascoltarlo suonare. «Cioè, volevo dire fare musica. Ascoltarla mi è sempre piaciuto.»
«Hai talento.» Con le mani lo incoraggio a proseguire e quando gli sento suonare le prime note di “Smells like teen spirit” dei Nirvana, non posso che battere le mani e seguirlo cantando.
Anche Lavi ci segue ballando, battendo le mani e, fortunatamente, fingendo soltanto di cantare.
Luca ha sorpreso tutti noi alla chitarra quando abbiamo iniziato alla casa-famiglia. Sembra che abbia un vero e proprio talento naturale, tanto che vorrei farlo seguire dal bassista del mio gruppo, che è molto più bravo di me con chitarra e basso, e credo potrebbe indirizzarlo meglio di quanto possa fare io.
Terminiamo la canzone con un sonoro applauso da parte della nostra prima e unica groupie.
«Siete stati bravissimi!»
Luca mette via la chitarra e si asciuga le mani sulla felpa che indossa. È calmo, forse imbarazzato, ma lo scintillio che ha negli occhi parla per lui. Non ha bisogno di parole per farci capire quanto si sia emozionato nel suonare quel pezzo.
«È davvero, davvero, davvero bella!» Io sorrido e Lavinia gli appoggia una mano sulla spalla.
«E tu sei stato davvero, davvero, davvero bravo!» esclama ripetendo le stesse parole di Luca. «Ti va di suonare ancora o preferisci fare una partita con la play?»
«Vorrei suonare ancora un po’.»
«Ottima scelta! Allora facciamo che io vi lascio qui, vado a prendere da sgranocchiare e torno.» Poi si avvia alla porta e si ferma quand’è sulla soglia. «Per che ora devi rientrare?»
«Le undici al massimo, non mi è permesso fare più tardi.»
Lavi abbozza un sorriso e scende di sotto, mentre noi continuiamo a suonare per i fatti nostri.
«Costa molto una chitarra così?»
Alzo gli occhi e lo guardo, nemmeno troppo stupito da questa domanda.
«Un po’» gli rispondo e lui arriccia il naso. «Ne vorresti una?»
«Ho trovato un lavoretto che posso fare nel fine settimana e il pomeriggio dopo scuola. Non è molto, ma riuscirò a mettere da parte qualche soldo. Chissà, magari un giorno, potrò comprarmene una.»
Sento i denti serrarsi in una morsa ferrea e il sangue ribollirmi nelle vene; un ragazzo della sua età dovrebbe avere la possibilità di studiare e sognare senza doversi preoccupare di come sopravvivere.
Sono orgoglioso del fatto che abbia trovato un lavoro, ma temo che possa distrarlo dalla scuola.
«Devi pensare a studiare, Luca. Il resto verrà da solo, non temere.» Gli appoggio una mano sulla spalla. «E puoi usare questa chitarra ogni volta che vuoi, ti basta venire qui.»
«Grazie, ma mi piace l’idea di provare a essere indipendente.» È testardo, spero solo sia un beneficio per lui a lungo andare.
«Tu vieni lo stesso, a noi farebbe piacere.»
«Grazie.»
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