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George
L’auto di Adam è silenziosa ed elegante. Il sedile è morbido, l’aria profuma di qualcosa di costoso e discreto, e io sono un disastro. Ho perso il controllo prima alla festa, ho quasi detto qualcosa di troppo, più volte, rischiando di spaventarlo e farlo scappare a gambe levate. Deve aver intuito, però, che qualcosa non va. È un uomo intelligente ma discreto. Non mi direbbe mai in faccia che vede il mio bluff, perché è quello che sono, un enorme bluff. Lui sembra intrigato dalla mia versione seducente, non dal vero me, quello che si sente triste e solo anche in mezzo a tante persone.
Che cosa ci faccio qui con lui? Forse si aspetta una notte di fuoco con me, forse potrei volerlo anch’io. Adam Nigel è di una bellezza rara, capelli corti scuri con del sale che sta facendo la sua apparizione sulle tempie e occhi grigi tenebrosi. Sì, mi farei sbattere da lui su ogni superficie possibile e immaginabile, ma la sola idea di poter rovinare tutto con lui mi manda nel pallone.
Tengo le mani intrecciate sulle ginocchia, rigide. Guardo fuori dal finestrino per la maggior parte del tempo, in un silenzio che non è affatto dal George che tutti conoscono. Poi lo sguardo mi scappa verso Adam: seduto accanto a me, sembra rilassato. È talmente bello che non riesco a distogliere lo sguardo per un lungo momento. Vengo anche beccato e mi sento le guance in fiamme quando mi sorride con una dolcezza che non avevo mai scorto nei suoi lineamenti. È questa la versione di Adam Nigel che non mostra mai?
Mi manca persino il respiro da quanto è intenso il suo sguardo. Mi ritrovo ad avvicinarmi a lui, a desiderare di sentire il suo calore, di avvolgermi nel suo profumo. Finisco per appoggiare la tempia sulla sua spalla e un sospiro sfugge dalle mie labbra senza il mio consenso.
«Tutto bene?» mi chiede con voce calma e gentile. Non sta giudicando il mio gesto, si sta solo sincerando come sto ed è davvero dolce da parte sua.
Mi ritrovo a chiudere gli occhi, beandomi di questa vicinanza di cui non credevo di avere così bisogno. Spero tanto che non mi ritenga appiccicoso e fuori luogo.
«Sì, ora va tutto bene.»
Appoggia la guancia sul mio capo, come se anche lui avesse bisogno di contatto umano, ma avesse avuto paura di osare prima che lo facessi io. Ho passato mesi a fantasticare su di lui, abbiamo parlato una manciata di volte, ma non siamo mai andati oltre dei leggeri flirt. Ho sempre pensato che fosse fuori dalla mia portata e ora sono qui, nella sua macchina, diretto a casa sua.
Che idea orribile!
Che idea meravigliosa!
Che idea di merda!
Sto combattendo una battaglia interiore davvero epica. Non ho idea se la mia decisione sia stata buona o dettata solo dal desiderio di andarmene da quella festa. E se lui non mi volesse davvero qui con lui? Forse dovrei offrirgli una via di fuga.
Mi schiarisco la gola. «Sai, se vuoi possiamo anche, non so, tornare indietro. Non è che dobbiamo per forza –»
«George.» Mi ferma prima ancora che possa terminare il mio sproloquio.
Non sono stato molto convincente fin dall’inizio, ne sono consapevole. Da quando mi sento così intimorito accanto a un uomo? Adam però non è un uomo qualsiasi e lo so bene.
«Non dobbiamo fare niente che tu non voglia. Davvero.» Posa la mano sul mio ginocchio in un gesto rassicurante. «Se vuoi solo bere qualcosa e parlare, va bene. Se vuoi solo sederti sul divano e respirare, va bene. Se vuoi restare dieci minuti e poi andare via, va bene anche quello.»
Per qualche assurdo motivo mi ritrovo con un groppo in gola grosso come una pallina da tennis. Sono abituato a uomini che non vedono l’ora di mettermi le mani addosso per poi portarmi a letto, non a questa dolcezza che mi fa venire le lacrime agli occhi. Nessuno mi ha mai trattato con così tanta delicatezza e mi ritrovo con le parole aggrovigliate sulla lingua.
«È solo che…»
Non posso dirgli che ho paura di sembrargli ridicolo, di non essere abbastanza per uno come lui.
«Non sei obbligato a essere perfetto con me, tesoro.» Adam sembra leggermi dentro e questo mi spaventa anche di più. Se poi mi chiama pure tesoro, il danno è del tutto compiuto.
«Non lo sono mai. Perfetto, intendo,» mormoro scostandomi dalla sua spalla per darmi un po’ di contegno, anche se mi sa che è un po’ troppo tardi per quello.
«Nemmeno io,» ammette con una scrollata di spalle e un sorriso storto sulle labbra. «Nessuno lo è, George, stanne certo.»
Perché ho come la sensazione che quest’uomo mi veda davvero, con tutte le mie imperfezioni e fragilità? Vede oltre la corazza che indosso ogni giorno per affrontare il mondo, oltre la maschera di sicurezza che ho fatto mia per diventare ciò che sono.
Adam Nigel vede il vero me.
Allunga una mano per sfiorarmi il viso, le sue dita sfiorano la mia pelle, incendiandola al loro passaggio. Mi sta fissando le labbra in modo svergognato e mi ritrovo a sperare che mi baci proprio qui, sui sedili di questa macchina elegante.
L’incantesimo si spezza quando l’autista svolta e si ferma davanti a un palazzo che sembra di recente costruzione. L’uomo sta per scendere per aprire la portiera, ma Adam gli fa un cenno gentile. «Ci pensiamo noi.»
Noi.
Non so perché quella semplice parola pronunciata da lui mi provoca dei brividi lungo tutto il corpo.
Forse perché un noi è proprio quello che ho sempre desiderato, anche se non ho mai pensato che potesse esserci con Adam. Non che adesso ci sia, ma una parte di me si sta illudendo che possa accedere qualcosa di bello tra noi, nonostante la mia attuale reticenza.
Scendo dall’auto e l’aria della sera mi accarezza la pelle accaldata, dandomi il sollievo di cui ho bisogno.
«Vieni.» Mi offre di nuovo la mano, ma stavolta non esito prima di afferrarla. Le nostre dita si intrecciano all’istante, come se avessero compiuto questo gesto tantissime altre volte. Nulla mi è mai sembrato così naturale, per niente forzato. Anche se dentro di me sto tremando per la paura di espormi troppo, mi sento al sicuro accanto ad Adam. Anche se ci conosciamo poco, so che non mi farebbe mai del male.
Una volta nell’androne, che è elegante, moderno, ma non ostentato, proprio come lui, saluta il portinaio che ricambia educato. L’ascensore arriva con un ding morbido. Quando le porte si chiudono alle nostre spalle, il mio nervosismo diventa quasi tangibile. Mi passo una mano sul collo, poi tra i capelli, cercando di cacciare questa stupida sensazione che mi fa sembrare patetico.
Adam mi guarda attraverso il riflesso dello specchio, le nostre mani sono ancora unite.
«Se vuoi davvero tornare a casa, non fa niente. Non sei obbligato a salire con me.» Non noto delusione nel suo sguardo attento, solo premura. Non so cosa sia peggio delle due.
Non sono mai stato così in difficoltà prima di stasera.
Mi mordo l’interno della guancia. «Non è che non voglio venire. È che…» Le parole si inceppano e odio quando succede. «È che tu mi metti un po’ in soggezione.»
Adam inclina la testa, sorpreso ma non divertito. «Io?»
«Sì, tu.» Butto fuori un po’ per volta l’aria incamerata nelle guance. «Sono sempre troppo sopra le righe, mentre tu sei composto e solido. Non so come comportarmi con te.»
Per una volta voglio essere davvero sincero e dirgli come mi sento in sua presenza.
Le porte si aprono, ma Adam non scende.
«Tesoro, voglio che tu sia te stesso con me. Tutto il resto sono stronzate.»
Quelle semplici parole hanno il potere di prendere una decisione al posto mio: sono dove voglio essere, con chi voglio essere.
La sensazione di sentirmi inadeguato svanisce, torna il sorriso sulle mie labbra, ma stavolta non è quello studiato per l’obiettivo, è uno vero. Mi sento più leggero, mi sento bene ed è tutto merito di quest’uomo che non mi ha mai giudicato. Forse posso persino meritarmi uno come lui, se non combino un casino di proporzioni epiche.
«Cosa ci facciamo ancora qui dentro?» chiedo trascinandolo fuori senza troppe cerimonie.
Adam ride alle mie spalle e a un certo punto mi strattona per obbligarmi a fermarmi.
«Che c’è? Sei tu ad aver cambiato idea?» gli chiedo inarcando un sopracciglio.
«Affatto, ma il mio appartamento è dall’altra parte.» Indica il corridoio dietro di noi.
«Ops.» Gli mostro un sorriso stupido che lo fa ridere di nuovo.
«Sei stupendo anche quando fai l’idiota,» mi dice, facendomi arrossire ancora una volta.
Lo seguo lungo il corridoio, il suo appartamento è proprio l’ultimo in fondo. Apre la porta con un gesto naturale, facendomi cenno con la mano di entrare per primo.
«Benvenuto nella mia umile dimora,» dice con orgoglio.
«Wow,» mormoro guardandomi attorno affascinato.
Questo posto è spettacolare, caldo e accogliente, vissuto. In confronto al mio loft, questo è tutto un altro mondo. Amo casa mia, ma ci passo così poco tempo che manca di familiarità. Ci sono molte foto, ma sono miei ritratti fatti da fotografi professionisti, non in pose naturali durante una vacanza. Non c’è niente di simile e mi rendo conto di quanto la mia vita perfetta non lo sia per niente. Quando è stata l’ultima volta che sono stato da qualche parte solo per la gioia di partire e rilassarmi? Non lo ricordo nemmeno. Gli unici viaggi che faccio sono di lavoro e riesco a ritagliarmi un po’ di tempo per me stesso tra un servizio e l’altro.
Muovo qualche altro passo lento, come se stessi camminando in un museo dove non voglio toccare nulla per paura di rovinarlo. Adam chiude la porta dietro di noi, ma resta in disparte.
«Puoi guardarti intorno, se vuoi. Non ho niente da nascondere… okay, forse non guardare dentro l’armadio, non vorrei che ci trovassi qualche scheletro,» scherza.
«Come siamo spiritosi stasera, signor Nigel,» lo prendo in giro sollevando un angolo della bocca.
«Ho anch’io i miei momenti.» Si stringe nelle spalle con gli occhi che sorridono.
Può essere più affascinante di così? Vorrei arrampicarmi su quel corpo possente e stringermi a lui per il resto della serata.
O anche per tutta la notte se fosse possibile.
«Buono a sapersi.»
Torno a vagare per la grande sala e la prima cosa che noto è la libreria. È enorme, piena, disordinata nel modo giusto. Ci sono romanzi, saggi, qualche volume fotografico.
Mi avvicino e sfioro una copertina con le dita. «Leggi molto,» constato notando quanto sia rovinata. Ci sono alcuni volumi più stropicciati di altri, dandomi la sensazione che quelli siano i suoi romanzi preferiti e che ogni tanto ama rileggere.
«Quando posso,» afferma lui dalla cucina. Sento il tintinnio di due bicchieri. «Mi aiuta a non pensare troppo.»
«Io non ricordo quale sia stato l’ultimo libro che ho letto. Non sono mai stato un grande lettore,» ammetto contraendo poi le labbra in una piccola smorfia.
Vorrei avere più tempo per fare ciò che mi appassiona, anche se la lettura non è mai stato uno dei miei passatempi preferiti. Quando ero più giovane mi piaceva molto disegnare, ma saranno almeno dieci anni che non prendo in mano una matita. Non so se sarei ancora in grado di creare qualcosa di decente. Un giorno mi piacerebbe riprovarci.
Mi giro verso il resto della stanza e noto un divano grande, morbido, con una coperta buttata sopra in modo casuale. Sembra comodo e la tentazione di lasciarmi andare tra quei cuscini è grande. Mi sento a casa e questo pensiero mi provoca una strana sensazione all’altezza del petto perché è la prima volta che metto piede qui dentro.
Adam appare con due bicchieri di acqua in mano e me ne porge uno. Lo ringrazio con un sorriso e ne bevo un lungo sorso. Non mi ero reso conto di quanto ne avessi bisogno.
«Vuoi sederti un po’ sul divano?» domanda con dolcezza.
Appoggio il bicchiere sullo scaffale e alzo lo sguardo per incontrare il suo. Quegli occhi di ghiaccio prima o poi mi faranno cadere ai suoi piedi se non sto attento. Sono emotivamente scombussolato e ho bisogno solo di una cosa in questo momento, ma ho paura di chiederglielo.
«Che succede?» chiede posandomi una mano sul viso. Mi lascio andare contro il suo palmo e sospiro.
«Vorrei qualcosa da te, ma non so come la prenderesti.»
Inarca entrambe le sopracciglia, sorpreso, e mi rendo conto di quanto potesse sembrare una proposta oscena.
«Oddio, che idiota!» sbotto coprendomi gli occhi con la mano. «Un abbraccio! Volevo solo un abbraccio!»
Non ho il coraggio di guardarlo di nuovo in faccia, ma non ce n’è bisogno visto che un istante dopo vengo avvolto da forti braccia che mi spingono contro un petto solido. Dovrei vergognarmi per il sospiro osceno sfuggito dalle mie labbra? Forse, ma non lo faccio.
Questo momento rasenta la perfezione e voglio godermelo finché ne avrò la possibilità.
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