ETERNAL MATES
Capitolo 13 di 20

IRENE PISTOLATO


⏱ ~9 min · 1.755 parole

Adam

George e io ci stiamo frequentando da due mesi interi ormai. So che non è molto, ma è abbastanza per capire che lui è l’uomo giusto per me e che farei qualsiasi cosa per tenerlo per sempre al mio fianco. Non gli ho ancora confessato di amarlo, avrei voluto dirlo in almeno un centinaio di occasioni, ma non è mai sembrato il momento giusto. Ho come la sensazione che aspettandolo, rischio di rovinare tutto. 

Oggi l’ho seguito durante uno shooting, è per una famosa marca di intimo e quegli slip sono indecenti su di lui. Ammetto di essere un po’ geloso: non mi piace l’idea che un sacco di gente posi gli occhi sul suo culo tondo e perfetto o sbavi sui suoi addominali. 

O su altre parti anatomiche che non nominerò in questa sede. 

È bellissimo come sempre, ma mentre il fotografo lo sistema per la posa che cerca, gli manca la luce che di solito lo fa brillare. Il suo sguardo è spento, il sorriso è tirato e sembra voler essere da tutt’altra parte in questo momento. All’ennesimo rimprovero da parte del fotografo, i lineamenti del suo volto si fanno tesi e ho come la sensazione che stia per esplodere.

Ed è proprio quando credo che abbia superato il limite, che indossa la solita maschera e finge che vada tutto bene.

Solo un occhio esperto come il mio può notare quanto quel sorriso sia falso, quanto stia odiando tutto questo e quanto vorrebbe prendere a pugni quell’uomo arrogante e maleducato. Non so come riesca a lavorare con una persona del genere. Ne ho incontrate di pessime persone negli anni, nel mio lavoro non è poi così raro, ma nessuno si è mai comportato come sta facendo lui. Vorrei andare lì e dirgli di smetterla di maltrattare il mio ragazzo, ma non so se sia giusto intromettermi in questo caso.

«Puoi rilassare le spalle? O almeno provarci. Non è difficile.» Il tono che usa urta il mio sistema nervoso e tra poco vado io a prenderlo a calci in quel culo flaccido.

Stringo le mani a pugno e digrigno i denti all’ultimo attacco da parte sua verso George.

«Se vuoi fare questo lavoro, devi imparare a stare meglio in posa. Così sembri rigido come un manichino da vetrina.»

Lo dice come se fosse un novellino che non ha mai posato davanti a una macchina fotografica.

Poi arriva la goccia che fa traboccare il vaso.

«Io posso fare miracoli in post-produzione, ma non posso inventarmi un modello nuovo.»

«Adesso basta!» ringhio furibondo, avvicinandomi a lui.

«Scusa? E tu chi cazzo sei?» Mi squadra dall’alto in basso come se fossi una nullità e poi si rende conto di chi sono. «Oh, Adam Nigel in persona, che onore.»

Non sembra affatto colpito dalla mia presenza su questo set fotografico e mi tratta con la stessa supponenza usata fino a questo momento con George. Può trattarmi come meglio crede, non mi interessa, ma non sopporto che si comporti in modo passivo-aggressivo con l’uomo che amo.

«Adam va tutto bene.» George mi posa una mano sul braccio, cercando di rassicurarmi, ma non riuscendoci per niente.

Mi giro verso di lui e lo fisso furibondo. Non sono arrabbiato con lui, ma non riesco a smetterla di lanciare dardi infuocati dagli occhi.

«No, non va tutto bene, tesoro. Ti sta trattando come uno stupido e tu sei tutto tranne che stupido.»

Una risatina sarcastica arriva come una pugnalata nello stomaco.

«Se avessi voluto un modello brillante, avrei chiamato qualcun altro.»

«Basta, cazzo!» sbotto afferrandolo per il colletto della polo firmata. «Si può sapere che problemi hai?»

Mi scrolla di dosso con facilità. «Che problemi ho? È lui il mio problema!» Indica George con il braccio teso. «Penso che la luce capisca più di lui, non so se sono stato chiaro.»

«Non ce la faccio.» La voce di George al mio fianco è debole e tremolante.

«Non è colpa tua, eh. Non tutti nascono per capire al volo.» Gli rivolge un sorrisetto sardonico che vorrei cancellare con un pugno.

O più di uno.

Vedo il momento in cui George crolla, abbandona ogni difesa, ogni barriera, ogni maschera e mostra la sua parte più fragile che tiene sigillata fuori dalle mura domestiche. Ci volta le spalle e corre via, senza guardarsi indietro.

«Con te faccio i conti più tardi,» sibilo guardando in tralice quest’omuncolo senza palle.

Ora devo pensare a George, è lui la mia priorità.

Lo seguo prima di perderlo di vista e quando entra in una stanza, sono già dietro di lui.

«Tesoro.»

È fermo di spalle, sta tremando. Mi sfilo la giacca e lo copro come meglio posso.

«Non ne posso più, Adam.» Sta piangendo, anche se non posso vederlo in volto, percepisco le sue lacrime.

«Si è comportato da stronzo con te,» affermo ancora furioso per la scena orribile alla quale ho appena assistito.

«Non è la prima volta, è sempre così e io non ce la faccio più.» Finalmente si gira per guardarmi negli occhi e mostrarmi le sue fragilità. Poso la mano sul suo viso e lui si lascia andare contro il mio palmo.

«Come fai a sopportare tutto questo? Ti crede un imbecille e proprio non lo sopporto.»

«Forse lo sono, Adam.» Una nuova lacrima scivola sul suo viso e io la cancello con le dita.

«Non dire una cosa simile,» lo redarguisco serio.

«Sono anni che continuo a sopportare, mi trattano sempre di merda e io non mi sono mai ribellato. Se fossi stato intelligente, mi sarei fatto valere molto tempo fa,» mi fa notare, stringendosi un po’ nelle spalle. «Sai quante volte ho pensato di mollare tutto?»

«Perché non lo fai? Se non sei felice, non devi continuare a fare questo lavoro.»

«So fare solo questo, Adam. Mostrare il mio corpo è la mia sola dote e a quanto pare ho persino smesso di farlo bene.» Una smorfia gli piega le labbra.

«Non sei solo un corpo da mostrare,» gli ricordo accalorato. «Puoi fare tutto quello che vuoi nella vita, qualsiasi cosa ti renda felice.»

«Non so nemmeno se esiste qualcosa del genere per me.»

«Non devi capirlo ora, lo scoprirai con il tempo, ma ti prego, non farti più trattare così da persone come lui. Non meriti tutta questa cattiveria gratuita.»

Mi prende la mano libera e intreccia le dita alle mie. «Grazie per avermi difeso prima.»

«Lo farò sempre,» lo rassicuro.

«Nessuno si è mai preso la briga di farlo prima. Sono sempre stato solo.»

«Ora non lo sei più, tesoro. Ci sono io con te e ti proteggerò da tutto e tutti, se sarà necessario.»

«Perché lo faresti?» chiede accigliato, come se non riuscisse davvero a capire il motivo per cui farei qualsiasi cosa per lui.

E capisco che è questo il momento che stavo aspettando, è adesso che George ha bisogno di sentirselo dire, che ha bisogno di sapere di essere amato.

«Perché ti amo, George.» Sgrana gli occhi sorpreso. «Ti amo così tanto che farei qualsiasi cosa per saperti sempre felice.»

Le lacrime riprendono a scendere copiose sul suo viso, ma stavolta non le asciugo, lascio che scorrano libere.

«Tu mi ami?» chiede conferma ancora incredulo che qualcuno possa essersi innamorato di lui.

Annuisco. «Tantissimo, tesoro.»

«Oh merda!» Si asciuga le lacrime con il dorso della mano per poi tornare a guardarmi negli occhi. «Ti amo anch’io, Adam. Non immagini nemmeno quanto.»

Si getta tra le mie braccia. Lo tengo stretto contro di me mentre trema e singhiozza in egual misura. Ha bisogno di sfogarsi, di crollare senza essere giudicato, e io sono qui per rimettere poi insieme tutti i suoi pezzi. Quando si sente un po’ meglio, si stacca da me e cerca di nuovo il mio sguardo.

«Portami a casa, ti prego.»

«Sarà un piacere per me,» gli dico senza esitazione. «Prima però devo fare una cosa.»

Inarca un sopracciglio. «Hai intenzione di farlo fuori, non è vero?»

Sollevo una sola spalla. «Forse.»

Non mi spingerei così tanto, ma ho intenzione di dargli una lezione. Non me ne starò zitto mentre continuerà a trattare di merda i ragazzi e le ragazze che passano davanti al suo obiettivo. Sono persone, non oggetti che puoi manipolare come ti pare e piace. E se hai una vita di merda, non puoi proiettarla sugli altri in questo modo.

Prendo George per mano e torniamo nello stanzone dov’è allestito il set.

«Oh, guarda chi ha avuto la decenza di tornare.» Ha persino la faccia tosta di farci un occhiolino, come se tutto questo fosse solo un gioco per lui.

Non ha idea di chi ha davanti.

«Impara a trattare le persone meglio di così. Ti servirà, se vuoi durare.»

Ride senza umorismo, buttando persino la testa all’indietro. «Lavoro da vent’anni in questo settore, non mi lascio minacciare.»

«Non era una minaccia la mia, era un consiglio spassionato,» gli faccio notare con una tranquillità degna di un monaco tibetano. «La tua fotografia è buona. La tua leadership no. E si vede.»

Sono un attore, ho imparato a gestire le mie emozioni e so come irritare le persone se necessario. Dal colorito rossastro del suo viso credo che sto facendo un ottimo lavoro.

«Chi cazzo ti credi di essere per giudicare il mio lavoro?» urla facendo girare le teste di tutti i suoi collaboratori.

«Un giorno capirai che il talento non giustifica il carattere, ma non è questo il giorno.» Il volto dell’uomo ora è rubicondo, sta per esplodere, ma non gli lascio il tempo. «Da questo momento, George non è più sotto la tua supervisione. Rescinderà il contratto con l’azienda e dirà cos’è successo. Preparati a ricevere notizie dal nostro avvocato.»

Gli volto le spalle e mi allontano con George al mio fianco, lasciando che il tizio inveisca contro di noi. Le cattiverie che escono dalla sua bocca non mi toccano minimamente. Controllo come sta George e il suo enorme sorriso la dice lunga su quanto abbia apprezzato la lezione che ho appena impartito a quello stronzo borioso.

Non c’è di che, amore mio.

D’ora in poi non dovrà più sopportare certi soprusi. Se vorrà tornare a posare, lo farà, ma alle sue condizioni. Di sicuro non lavorerà mai più con quell’omuncolo, che non ha idea di cosa sia la professionalità. Ho come la sensazione che dopo il reclamo di George, otterrà meno lavoro. Alla gente non piace essere trattata in malo modo, ma a volte manda giù bocconi fin troppo amari per il quieto vivere o per paura di perdere l’ingaggio. Qualcosa deve cambiare e questo è solo l’inizio.

 

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