ETERNAL MATES
Capitolo 14 di 20

IRENE PISTOLATO


⏱ ~9 min · 1.748 parole

George

Essere difeso in quel modo da Adam è stato spettacolare.

Come lo è stata la sua dichiarazione d’amore. 

Adam Nigel mi ama.

È innamorato di me.

E io cammino a tre metri da terra da una settimana. 

Gli ho confessato anch’io di amarlo, non avrei potuto non ricambiare dopo quello che era successo, nonostante fossi spaventato da morire. Non mi ero mai innamorato prima, non sapevo quanto fosse terrificante e allo stesso tempo meraviglioso. Mi sento davvero fortunato ad aver ottenuto il cuore di quest’uomo che fin da subito ha avuto cura di me. Non avrei potuto chiedere di meglio. 

Quel giorno, dopo essere tornati a casa di Adam, ho chiamato subito il mio agente e l’ho licenziato. Non mi sono mai sentito a mio agio con lui, ma me lo sono fatto andare bene lo stesso, forse un po’ per pigrizia. La mia nuova agente è una bomba! Oh sì, la famigerata Eloise Smith ha accettato di rappresentare anche me quando Adam gliel’ha proposto. 

«George, amorino dolce, avrei un ingaggio per te se ti può interessare.» 

Siamo in videochiamata, lei è seduta alla scrivania della sua villa a Santa Barbara, mentre io sono comodo sul divano di Adam. Sta girando anche oggi, ma presto sarà di ritorno e non vedo l’ora. 

«Di già?» chiedo sorpreso. 

«Non fare quella faccia da pesce lesso. Sai bene che sono molto efficiente,» mi redarguisce in modo bonario. 

«Ne sono consapevole, Adam ne l’ha ricordato più volte. Anche stamattina mi ha detto “Vedrai che la fantasmagorica Eloise ti troverà subito l’ingaggio dei tuoi sogni”.»

«Hai davvero imitato la voce di Adam?» Inarca un sopracciglio e io scrollo le spalle, dipingendomi un sorrisetto stupido sulle labbra. «Lasciatelo dire, non accettare mai un lavoro come attore. Lo dico per il bene dell’umanità.»

La sua espressione è talmente seria che scoppio a ridere di gusto.

Dio, adoro questa donna!

«Torniamo alle cose serie. L’ingaggio.»

«Di cosa si tratta?» 

Non muoio dalla voglia di tornare davanti all’obiettivo, non così presto perlomeno, però sono curioso di sapere cosa mi ha trovato. Non so davvero cosa aspettarmi, è la prima volta che lavoro con lei, ma mi fido quando Adam dice che è la migliore. 

«Prima volevo chiederti una cosa.»

«Vai, spara.»

«Che ne pensi di un servizio fotografico dove la parte più scoperta è la faccia?»

Sbatto ripetutamente le palpebre, cercando di capire il senso della sua domanda. 

«Ed ecco di nuovo l’espressione da pesce lesso,» mi prende in giro senza tanti complimenti. 

«È che sono confuso,» ammetto con sincerità. 

«Non l’avrei mai detto.» Schiocca la lingua. «Patatino amoroso, ascolta la zia Eloise, niente foto di intimo succinto stavolta. È un nuovo brand di abiti di classe e ti vorrebbe per pubblicizzare la loro linea di punta: abiti da cerimonia.»

«Abiti da cerimonia?»

«Per matrimoni, nello specifico. Ti può interessare?»

Muovo su e giù la testa ancora prima di rispondere a parole. «Sì, sarebbe perfetto.»

La sola idea di non dover essere praticamente nudo alla mercé di un fotografo mi entusiasma tantissimo. 

«Ottimo, anche perché avevo già detto di sì!» Mi fa un occhiolino giocoso.

«Sul serio? Come facevi a sapere…»

Mi ferma con un gesto della mano. «Conosco le esigenze dei miei pupilli e sapevo che questo ingaggio sarebbe stato perfetto per te.»

«E se non avessi accettato?» chiedo con un sopracciglio inarcato. 

«L’avresti fatto,» insiste convinta. 

«Ma se…»

Mi parla sopra impedendomi di proseguire. «Mamma mia, ora capisco perché stai con Adam! Siete proprio anime gemelle!»

Termina la videochiamata senza nemmeno salutare e io mi ritrovo a ridere da solo come uno scemo. 

Può la mia vita essere cambiata così tanto in pochissimo tempo? A quanto pare può eccome! Da quando ho conosciuto Adam mi sono successe solo cose belle. La parte migliore è che non mi sento più solo ed è una sensazione difficile da descrivere. Avevo bisogno di qualcuno che mi mostrasse che la vita poteva essere ancora più bella se condivisa. Adam è tutto quello che non ho mai creduto di meritare e ho intenzione di tenermelo stretto perché è diventato un punto di riferimento, la mia persona, quella più importante e che amerò fino a quando mi sarà concesso. 

Non vedo l’ora di raccontargli la novità! Potrei accennarglielo in un vocale, ma ho bisogno di guardarlo negli occhi quando lo farò. Leggere orgoglio in quelle iridi grigie che ho imparato ad amare è troppo importante per me. 

E se gli preparassi una cena speciale mentre aspetto il suo rientro?

L’idea sarebbe anche buona, se solo sapessi cucinare. Sbuffo sbattendo la testa all’indietro contro i cuscini. Volevo fare qualcosa di speciale, non ordinare in uno dei nostri ristoranti preferiti come facciamo ormai ogni giorno. Nessuno dei due è un grande cuoco, ma possiamo permetterci di mangiare cibo sopraffino ogni volta che vogliamo.

Se solo avessi qualcuno disposto a insegnarmi qualche piatto, giusto per viziare il mio uomo dopo una lunga giornata di riprese. Spalanco gli occhi di scatto quando mi rendo conto che forse qualcuno che può aiutarmi c’è. Riprendo di nuovo il cellulare e chiamo Samuel, sperando che non sia sul set anche oggi. Anche se fosse, mi risponde al secondo squillo.

«George, tutto bene?» mi chiede con una punta di preoccupazione nella voce.

In effetti è la prima volta che uso il suo numero e ha pensato che fosse successo qualcosa.

«Va tutto benissimo, grazie. Ti chiamo per chiederti un favore enorme.»

«Dimmi tutto.» Sembra essersi rilassato ora e la sua voce risuona più tranquilla.

«Non è che mi presteresti Rosa? Vorrei cucinare per Adam, ma le mie doti culinarie si fermano al pane tostato.» Una smorfia mi increspa le labbra, anche se non può vedermi.

Gli sfugge una risatina. «Certo, te la passo subito. Magari così riesco a riavere mio figlio.»

Stavolta sono io a ridere. «Sta monopolizzando tutta la sua attenzione?»

«Come sempre. Ben è super coccolato.»

«E amato,» aggiungo con dolcezza.

«Molto amato, conferma.»

Avrei voluto anch’io dei genitori che mi amassero abbastanza da voler rimanere nella mia vita. A quanto pare sono stato un pessimo figlio solo perché non amo in modo tradizionale e perché mi guadagno da vivere con un lavoro per loro peccaminoso. So che il problema è loro e non mio, ma mi sento comunque abbandonato dalle persone che avrebbero dovuto amarmi in modo incondizionato. Adam non ha mai insistito per conoscere la mia storia, ma voglio parlargliene, forse già stasera, perché voglio che sappia tutto di me. Non ne ho mai parlato con nessuno, ma lui è il mio partner, non voglio avere segreti.

Samuel mi fa tornare alla realtà. «Ti passo subito Rosa.»

«Ti ringrazio.»

«Figurati.»

Resto in attesa per qualche secondo, prima che una voce femminile risponda. «Ciao tesoro,» mi saluta in italiano. Non che conosca la lingua, ma ho avuto a che fare con parecchi italiani negli anni con il mio lavoro e riconosco molte parole.

«Samuel mi ha detto che hai bisogno di me.»

«Buonasera Rosa. Sì, avrei bisogno di qualche consiglio culinario.» L’eufemismo del secolo. «Vorrei cucinare per Adam.»

«Ottimo! Che cosa hai in mente?»

Oh, ottima domanda! «Non ne ho idea. Preferibilmente qualcosa di commestibile.»

La donna ride dall’altra parte della linea. «Quello mi sembra il minimo. Cos’hai nel frigo?»

«Aspetta, controllo.» Mi alzo dal divano, vado in cucina e apro il frigorifero. «Mm, credi che riesca a fare qualcosa con acqua, succo di frutta e vino dolce? Ah, ci sono anche un paio di mele rinsecchite.»

Sapevo che Adam non faceva spesso la spesa, ma non credevo che fosse così sfornito.

«Ragazzino, dammi mezz’ora. La tua Rosa sta venendo a salvarti.»

«Dici sul serio?»

«Io non scherzo mai sul cibo,» risponde prima di salutarmi e terminare la chiamata.

Samuel conosce già l’indirizzo, non ho bisogno di dirle dove trovarmi.

Un’ora dopo, puntuale come un orologio svizzero, me la trovo sulla porta. Ha con sé delle borse della spesa e noto che, dietro di lei, c’è anche Carl, l’autista di Dylan, con uno scatolone tra le braccia.

«Hai svaligiato il supermercato?» le chiedo con un angolo della bocca sollevato.

«Sì e mi sono portata anche le pentole da casa. Ho come la sensazione che troverei la cucina vuota, o sbaglio?» Inarca un sopracciglio in modo pericoloso.

Mi gratto la testa. «Ehm, a dire il vero non so cosa ci sia.»

«Vedi che ho fatto bene? Su facci strada, ragazzino.»

Li accompagno nell’immensa e immacolata cucina di Adam. Rosa non sembra impressionata dalle dimensioni della stanza, abituata a lavorare nella villa di Dylan. Si mette subito all’opera, svuotando i sacchetti sopra il tavolo. Io me ne sto con le mani in mano, non sapendo cosa farne di me stesso. Mi sento fuori posto perché non ho idea di cosa potrei fare per aiutarla.

«Hai intenzione di guardare soltanto o vuoi sporcarti anche le mani?» domanda la donna guardandomi con aria divertita.

È irriverente da morire: la adoro!

«Vorrei rendermi utile senza dare fuoco all’intero edificio,» rispondo senza esitazione.

«Non te lo permetterò, tranquillo.» Mi dà una pacca sul braccio nel passarmi accanto e poi, rivolgendosi a Carl, dice: «Tu, intanto rilassati. Ne avremo per un po’.»

«Se vuoi usufruire del divano, è tutto tuo. Puoi guardare la televisione o leggere qualcosa, insomma fai come se fosse casa tua,» gli dico educato.

«La ringrazio, signor Farrington, ma devo sbrigare delle commissioni. Tornerò più tardi a riprendere Rosa.»

Ci saluta e se ne va, lasciandoci da soli.

«Bene, adesso tu e io prepareremo una cenetta che farà perdere la testa al tuo uomo.» Mi fa un occhiolino e io mi ritrovo ad arrossire come il ragazzino che continua a chiamarmi. «Per prima cosa: lasagna! Ho preparato la pasta fresca giusto stamattina, compresa una tonnellata di ragù. Ne ho rubato un po’ per voi senza dire niente a Mike. Se sapesse che gli ho portato via il mangiare, brontolerebbe per sei mesi. Come se non lo facesse già abbastanza per ogni cosa.»

Mike è il migliore amico di Dylan e vive a casa sua da qualche tempo per riprendersi da un brutto incidente. Non l’ho mai conosciuto, ma da come me ne hanno parlato, sembra un gran rompiscatole, nel senso buono del termine.

«Rimarrà un nostro segreto,» le dico con tono complice.

«Bravo ragazzo, così mi piaci.» Mi picchietta la guancia con il palmo della mano, facendomi ridacchiare.

Credo che oggi cucinare sarà davvero uno spasso e mi impegnerò al massimo per regalare ad Adam una cena preparata davvero con il cuore.

*

 

FINE CAPITOLO
LA LETTURA CONTINUA SEGUENDO LA FRECCIA
SE IL LINK NON È ATTIVO IL CAPITOLO È IN ARRIVO


Lascia un like o un commento, ma sii gentile, qui tutto è un dono.

i commenti sono soggetti a moderazione

Tutti i diritti riservati. I contenuti presenti su questa pagina sono di proprietà esclusiva dell'autrice/autore e non possono essere riprodotti, diffusi o copiati.