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Adam
Quando varco la soglia di casa, vengo accolto da un profumo delizioso che mi fa venire subito l’acquolina in bocca. Sono affamato dopo un’intera giornata sul set, ma soprattutto non vedo l’ora di riabbracciare George. Sono stato impegnato tutto il giorno, ma non sono riuscito a smettere del tutto di pensare a lui. Amo averlo nei miei spazi, saperlo tra le mie cose e vorrei che un giorno – non troppo lontano – potessimo condividere una vita insieme. È troppo presto per parlare di convivenza? Non lo so, non mi è mai capitato prima di voler trascorrere ogni momento della mia vita con qualcuno, ma è quello che desidero con George. Non sono più un ragazzino, voglio sistemarmi e vorrei tanto farlo con lui.
Con la speranza che sia sulla stessa lunghezza d’onda.
«Tesoro, sono a casa,» urlo dall’ingresso, mentre mi sfilo le scarpe prima di riporle nell’armadio.
Non ottengo risposta, ma non appena metto piede in salotto, lo trovo vestito elegante, accanto al tavolo apparecchiato per due. Ci sono delle rose rosse in un vaso e una candela accesa per rendere l’atmosfera ancora più romantica. Le sue guance sono già di un bel rosa e il suo sorriso è così luminoso da scaldarmi subito il cuore.
È stupendo e io sono innamorato perso di lui.
«Festeggiamo qualcosa?» chiedo avvicinandomi piano.
«Più cose a dire il vero, ma la mia idea originale era quella di farti trovare una cena fatta in casa dopo una dura giornata di lavoro,» risponde passandosi una mano tra i capelli in modo nervoso.
Sgrano gli occhi per la sorpresa. «Hai cucinato per me?»
Si stringe nelle spalle. «Ci ho provato grazie a un aiuto esterno.»
«Un aiuto esterno?» ripeto confuso.
«Rosa, la governante di Dylan, è venuta in mio soccorso. Se stasera mangerai qualcosa di delizioso è più merito suo che mio,» mi spiega. «Almeno in questo modo non rischieremo un’intossicazione alimentare.»
Solleva un angolo della bocca con quel pizzico di insolenza che lo rende irresistibile. Lo afferro per un fianco e lo attiro contro il mio petto. Le mie labbra trovano subito le sue e lo bacio con tenerezza.
«È la cosa più dolce che qualcuno abbia mai fatto per me.» Un altro bacio. «Potrei abituarmi a queste accoglienze.»
Mi allaccia le braccia al collo e posa la fronte sulla mia. «Vorrei poterti viziare ogni giorno, come tu fai con me.»
«Lo stai già facendo, tesoro. Amo averti qui.»
«E io amo essere qui con te,» afferma cercando il mio sguardo. «Ma soprattutto amo te.»
«Dolce come il miele,» mormoro prima di baciarlo ancora una volta.
Quando ci separiamo, stiamo entrambi sorridendo come degli sciocchi.
«Che ne dici di cenare e poi spostarci sul divano per una sessione di coccole.» Ammicca con entrambe le sopracciglia.
«Coccole spinte?» domando con una punta di divertimento nella voce.
«Spinte o no, l’importante è che siano coccole,» risponde allegro.
«Mi piace il programma,» affermo sincero. «Cos’ha preparato il mio chef preferito?»
«Chiamarmi chef è una parola grossa, ma ammetto di essermi divertito a cucinare con Rosa oggi. Sai, stavo pensando di iscrivermi a un corso di cucina.»
«Se è qualcosa che ti piace, dovresti.»
Sono dell’idea che ognuno sia libero di fare qualsiasi cosa lo faccia stare bene.
«Lo pensi davvero?» Sembra quasi sorpreso che io assecondi il suo desiderio di provare qualcosa di nuovo che non ha nulla a che vedere con il suo essere un modello.
Annuisco. «Certo, tesoro.»
Mi guarda a lungo negli occhi, i suoi sembrano un mare in tempesta in questo momento. Un susseguirsi di emozioni diverse percorrono le sue iridi, schiarendosi in un limpido azzurro un istante prima di sussurrare un timido “grazie”.
Una volta a tavola, con un piatto di lasagna fumante davanti a me, mi rendo conto che voglio questa quotidianità ogni giorno, per molto, moltissimo tempo. Se spettasse a me la decisione, direi che la vorrei per sempre.
«Trasferisciti qui,» gli dico a bruciapelo, ancora prima di affondare la forchetta nella morbida pasta dall’aspetto davvero invitante.
George mi fissa con gli occhi sgranati. Di certo non si aspettava una proposta simile in questo momento, ma non mi pento di averla fatta.
«Mi stai chiedendo di…»
«Di venire a vivere con me, sì. Non siamo però obbligati a restare qui, possiamo cercare un posto nostro, una villa, un bungalow, una catapecchia. Non mi importa dove saremo, basta che tu sarai con me.»
I suoi occhi si riempiono subito di lacrime e si ritrova presto a singhiozzare. Lo attiro sulle mie gambe, tenendolo stretto a me.
«Mio dolce tesoro,» mormoro al suo orecchio accarezzandogli i capelli. «Non devi darmi una risposta adesso, puoi prenderti tutto il tempo di cui hai bisogno. Puoi dirmi anche di no, se è troppo per te.»
Solleva il capo per incontrare di nuovo il mio sguardo. «Non è troppo, è tutto. Certo che voglio venire a vivere con te, amore.»
«Sì?» chiedo conferma con il cuore che batte a mille per l’emozione.
Annuisce. «Sì.»
Ci scambiamo un altro lungo bacio carico di promesse e mi sento così leggero e felice come non lo sono stato da tantissimo tempo. Da quando George è entrato nella mia vita sento di aver finalmente trovato il mio posto ed è accanto a lui.
«Sai cosa ho capito oggi?»
«Cosa, tesoro?»
«Che sarebbe stato bello avere una madre come Rosa, generosa e gentile. Ha avuto la pazienza di insegnarmi a cucinare senza urlarmi contro. Ho amato anche la sua irriverenza, a dire il vero.» Sorride, ripensando alla giornata di oggi, ma poi si intristisce all’improvviso. «Non credevo che mi sarebbe mancato avere una famiglia. Ero così furioso quando mi hanno cacciato di casa, che ho iniziato a odiarli con tutto me stesso. Ci sono dei momenti in cui sento la mancanza di qualcuno che mi ami incondizionatamente.»
«È una reazione normale.»
Si stringe nelle spalle. «Forse sì, ma non mi piace sentire la loro mancanza. Non mi hanno accettato per come sono e non è piacevole. Mi sono sentito abbandonato. Sono stato solo per troppo tempo, ma ora non lo sono più.»
«No, non lo sei più.» Gli poso una mano sulla guancia. «Io ci sarò sempre per te.»
«Lo so. Lo sento qui.» Si batte il petto all’altezza del cuore. «Sei tu la mia famiglia ora, non ho bisogno di loro.»
«Hai ragione, non hai bisogno di gente tossica nella tua vita, solo di tanto amore.»
E io ho intenzione di dargliene per tutto il tempo che mi sarà concesso.
In qualche modo riusciamo a cenare senza più lacrime e proposte improvvise. La lasagna è deliziosa, l’arrosto era tenerissimo e le patate al forno una squisitezza. Ho mangiato meglio che in un ristorante stellato e la cosa migliore è che George ha contribuito a rendere il tutto ancora più speciale.
Una volta rassettata la cucina, ci mettiamo comodi sul divano.
«Eloise mi ha trovato un ingaggio,» mi dice a un tratto.
Non mi stupisce che la mia agente, ora diventata anche la sua, sia stata tanto efficiente. Ho sempre potuto contare su di lei in questi anni e non mi ha mai proposto lavori dei quali poi mi sono pentito.
«Qualcosa che ti piacerebbe fare?» chiedo girandoci un po’ attorno. Dopo l’ultima disavventura sembrava restio a ricevere nuovi contratti, ma sono certo che Eloise è stata attenta ai suoi bisogni.
Annuisce. «Abiti da cerimonia, Adam. Non più intimo striminzito.»
«È una bellissima notizia, tesoro!» esclamo felice per lui.
Aveva proprio bisogno di un cambiamento e questo lavoro gli è capitato proprio al momento giusto. Dovrò mandare un grosso regalo a Eloise per aver reso felice il mio uomo.
«Mi vestirò di tutto punto, non metterò in mostra parti di me che d’ora in poi voglio mostrare solo a te e ho il buon presentimento che non avrò a che fare con fotografi maleducati e arroganti.»
«Eloise non lo permetterebbe mai, lo prenderebbe a calci in culo di persona se trattasse male un suo cliente,» affermo senza esitazione.
So che lo farebbe perché l’ha già fatto con un giornalista all’inizio della mia carriera. È stato pessimo con me, cercava in ogni modo di carpirmi informazioni personali che non volevo dargli e quando Eloise l’ha saputo, l’ha allontanato in malo modo. Non so che fine abbia fatto, ma di certo non ha più avuto la possibilità di farmi domande scomode. Per quanto ne so potrebbe anche averlo fatto radiare dall’ordine dei giornalisti, la cosa non mi stupirebbe.
«Lo credo anch’io. La conosco da poco, ma è davvero una forza della natura. Non mi avrebbe mai permesso di posare nudo a diciotto anni per fare un po’ di soldi.»
«No, non ti avrebbe mai proposto nulla di tanto sconveniente.»
Solleva un angolo della bocca. «Ho come la sensazione che vorresti vedere quelle foto, vero?»
Beccato!
«L’idea non mi dispiace, ma sapere a cosa hanno condotto me le fa odiare,» ammetto sincero.
«Non riesco a credere a quanto sono stato fortunato a incontrarti.» I suoi occhi sono di nuovo lucidi, ma stavolta nessuna lacrima scende.
«Quello fortunato sono io, credimi.»
E lo penso davvero.
Non potrei esserlo più di così.
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