ETERNAL MATES
Capitolo 16 di 20

IRENE PISTOLATO


⏱ ~8 min · 1.645 parole

George

Non mi sono mai divertito tanto a uno shooting in vita mia!

Eloise ha trovato davvero il lavoro dei miei sogni e non tornerei mai più indietro. I miei colleghi sono stati tutti gentili con me, persone con cui non avevo mai avuto il piacere di lavorare e che non si sono lasciati condizionare dalle voci che sono sempre circolate sul mio conto. E vogliamo parlare di Jessica, la fotografa? Mi sono quasi commosso per la sua cortesia e professionalità. La donna più dolce che abbia mai conosciuto e non è una qualità semplice in questo ambiente. Se fossi finito prima in questo settore, mi sarei risparmiato un sacco di problemi. Avrei dovuto licenziare il mio agente molto tempo fa, poco ma sicuro.

Sto fissando il book con le foto scattare la settimana scorsa e sono davvero orgoglioso di aver preso parte a questo servizio fotografico. C’è solo un piccolo problema… ho fantasticato troppo spesso di ritrovarmi vestito così davanti all’amore della mia vita. Viviamo insieme da soli due mesi, una convivenza meravigliosa, se posso dirlo, ma appunto, sono solo due mesi. Non ha senso parlare di proposte di matrimonio, vero? Nemmeno se si è certi che sia l’uomo giusto accanto al quale invecchiare? Non so davvero se ci sia una tempistica ideale per queste cose, so solo che amo Adam con tutto me stesso e non potrei immaginarmi con nessun altro. È lui che voglio, ogni giorno, per l’eternità. 

Da quando sto con lui sono diventato romantico, non credevo di esserlo, a dire il vero. Forse era una parte di me latente che è uscita solo al momento giusto. Adam ha questo effetto su di me.
Riesce a tirare fuori lati che nemmeno sapevo di possedere, come se mi stesse insegnando piano piano chi sono davvero, oltre tutte le maschere che ho indossato negli anni. Con lui non devo recitare, non devo stare attento a ogni parola o fingere di essere più forte di quanto mi senta. Posso semplicemente esistere e, stranamente, mi basta.

Sfioro con le dita una delle fotografie del book. In questa indosso un completo nero elegante, il colletto leggermente sbottonato e lo sguardo rivolto verso l’obiettivo. Sembro sicuro di me, quasi irraggiungibile. Questa è la versione di me che il mondo ha sempre visto e che ho sempre voluto vedesse. Adam, invece, conosce quella vera.

«Stai sorridendo da dieci minuti davanti alle tue stesse foto. Dovrei essere geloso?»

La sua voce mi coglie di sorpresa e il cuore fa un piccolo salto nel petto. Mi volto verso il soggiorno appena in tempo per vederlo entrare con due tazze fumanti tra le mani e i capelli ancora umidi di doccia. Indossa una semplice felpa grigia e dei pantaloni della tuta, ma ai miei occhi potrebbe tranquillamente sfilare su una passerella accanto a me. È sempre stato bellissimo il mio Adam, ma da quando stiamo insieme sembra esserlo di più. Non lo so, forse ora lo guardo con gli occhi dell’amore. Da quando sono diventato così melenso?

«Dipende,» rispondo, cercando di sembrare serio. «Pensi di poter competere con uno così?» Ammicco anche con entrambe le sopracciglia in modo giocoso.

Adam appoggia una tazza sul tavolino e si piega appena verso il book aperto lì accanto. Osserva la foto per qualche secondo, poi annuisce con aria critica.

«Mh. Bello, sì.» Solleva lo sguardo verso di me. «Ma quello vero è più bello quando ride.»

Ed eccola di nuovo quella sensazione assurda al centro del petto. Quella che mi fa venire voglia di baciarlo, abbracciarlo e, allo stesso tempo, chiedergli di restare con me per il resto della vita.

Adam si siede accanto a me sul divano e io gli passo un braccio attorno alle spalle attirandolo a me. Lui si lascia andare contro il mio fianco con naturalezza e io sospiro felice. Mi sento come se fossimo sempre stati destinati a stare insieme, è lui la mia casa.

«Com’è andata oggi?» mi chiede.

«Benissimo. Jessica mi ha già mandato le anteprime e… non lo so.» Abbasso lo sguardo sul book e un nuovo sorriso appare sulle mie labbra. «Credo sia la prima volta che mi sento davvero fiero di qualcosa che ho fatto.»

Adam mi prende la mano e intreccia le dita alle mie, facendomi sospirare come uno sciocco innamorato.

«Dovresti sentirti fiero più spesso.»

Le sue parole mi colpiscono più del previsto perché sono dette con una naturalezza unica. Non so come riesce sempre a farmi sentire speciale con poche frasi all’apparenza semplici.

Per un momento resto in silenzio a guadare le nostre mani unite, mentre nella testa torna quel pensiero pericoloso, insistente e per niente impossibile da ignorare.

Forse due mesi sono pochi.

Forse è folle.

Quando trovi la persona giusta lo senti, no? E io lo sento in ogni singolo istante passato con lui.

Il mio sguardo cade distrattamente sulla mano sinistra di Adam.

Sta gesticolando mentre parla di qualcosa successo sul set stamattina, una storia che probabilmente dovrei ascoltare con più attenzione, ma il mio cervello si è del tutto bloccato su un dettaglio ben preciso: le sue dita.

L’anulare, per essere precisi.

Cerco di immaginare un anello lì sopra e il cuore mi parte in quarta così all’improvviso che quasi mi manca il respiro.

Oh.

Oh, cazzo!

Non è più una fantasia vaga o uno di quei pensieri romantici che ti attraversano la mente per qualche secondo prima di sparire. No, io voglio davvero chiedergli di sposarmi e questa consapevolezza mi colpisce in pieno petto con una potenza tale da togliermi del tutto il fiato.

Adam continua a parlare tranquillo, ignaro del caos che mi sta esplodendo dentro. Dio, lo amo così tanto che a volte mi sembra assurdo riuscire a contenerlo dentro di me.

«…e quindi Dylan ha quasi fatto cadere l’intera caraffa di caffè sul pavimento.»

Annuisco in automatico, senza sapere davvero di cosa diamine sta parlando. «Mh-mh.»

Adam si interrompe di colpo e socchiude gli occhi.
«Tu non mi stai ascoltando.»

«Ti sto ascoltando,» affermo con voce un po’ stridula. Sono stato beccato in flagrante, ma non saprà mai il corso dei miei pensieri. Non adesso perlomeno.

«No, non lo stavi facendo,» insiste con un piccolo cipiglio a increspargli la fronte.

Mi lascio sfuggire una risata nervosa e lui si gira meglio verso di me sul divano, infilando una gamba sotto l’altra.

«Che succede?» domanda più piano.

Succede che sto realizzando che voglio passare il resto della mia vita con te.

La risposta mi si ferma in gola, non posso farla uscire come se niente fosse.

Abbasso lo sguardo sulle nostre mani intrecciate e sento una strana ondata di calma attraversarmi il petto perché, nonostante il panico, una parte di me è certa al cento percento di quello che voglio.

«Niente,» mormoro alla fine. «Ti stavo solo guardando.»

Lui sorride appena. «Molto inquietante,» commenta non credendomi del tutto.

Scoppio a ridere e gli tiro leggermente il braccio per avvicinarlo. Adam si lascia trascinare senza protestare, finendo sdraiato contro di me.

«Sei fortunato che io sia bellissimo,» continua.

«Il problema è proprio quello.»

«Ah sì?» Inarca un sopracciglio.

«Sì.» Gli sfioro la punta del naso con la mia. «Mi hai completamente rincoglionito.»

Adam ride piano contro le mie labbra e quel suono mi fa sentire subito a casa.

Ed è in questo preciso istante che prendo una decisione.

Inizierò a cercare un anello.

Penserò al modo giusto per fargli la proposta e a come convincerlo che non esiste niente al mondo che desidero più di una vita insieme a lui.

Non riesco nemmeno a ricordare chi dei due si muove per primo, so soltanto che un istante dopo lo sto baciando. Le sue labbra sono morbide, calde, familiari in un modo che mi manda fuori di testa ogni volta. Adam sospira appena contro la mia bocca e mi afferra la camicia all’altezza del petto, tirandomi più vicino come se non fossimo già abbastanza attaccati. Il bacio inizia lento, quasi tenero, ma dura pochissimo perché inclina appena la testa, approfondendo il contatto, e il mio cervello smette subito di funzionare. Le mie dita scivolano lungo il suo fianco fino alla schiena, mentre lui si sistema meglio sopra di me sul divano, una gamba intrecciata alle mie. Riesco a sentire il calore del suo corpo attraverso i vestiti e la cosa mi fa impazzire.

«Tu mi ucciderai,» mormoro tra un bacio e l’altro.

Adam sorride contro la mia bocca. «Drammatico.»

«È colpa tua,» gli faccio notare ancora con gli occhi chiusi e le labbra protese verso le sue.

Lui ride di nuovo, ma il suono si spegne quasi subito quando torno a baciarlo, questa volta più lentamente, più a fondo. Mi passa una mano dietro il collo e rabbrividisco. È assurdo quanto basti poco per farmi perdere del tutto il controllo. Un tocco, uno sguardo, il modo in cui pronuncia il mio nome quando siamo soli: Adam riesce sempre a farmi sentire desiderato in una maniera quasi disarmante.

Le sue dita mi sfiorano la nuca, poi salgono tra i capelli e mi lascio sfuggire un respiro tremante contro le sue labbra.

«Ecco,» sussurra lui con un sorriso soddisfatto. «Quello era il rumore che volevo sentire.»

«Sei insopportabile,» lo prendo in giro con impertinenza.

«Ma mi ami lo stesso.»

Lo guardo per un secondo soltanto, abbastanza da vedere quel misto di dolcezza e provocazione nei suoi occhi, e il petto mi si stringe così forte da farmi male.

Lo amo davvero da morire, ma a volte le parole non bastano per dimostrarlo. Allora lo bacio ancora, affondando una mano nella sua vita per tenerlo vicino, mentre Adam si accoccola del tutto contro di me. Il mondo fuori dal soggiorno sembra sparire. Non esistono i problemi, le aspettative, il passato o la paura di sbagliare.

Esistiamo solo noi due, il rumore dei nostri respiri, le sue labbra sulle mie.

E quella sensazione incredibile di essere finalmente nel posto giusto.

 

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