AL PROFUMO DI CANNELLA
Capitolo 3 di 14

Scritto il 13/09/2026
da RACHELE VESTRI


⏱ ~10 min · 1904 parole

CLAUDIA

 

Tommaso è appena andato via, e sono ancora qui a guardare la porta da cui è uscito. Non riesco a togliermi dalla testa la sua voce così gentile, il modo di fare così sicuro… devo ammettere che per un istante mi sono sentita smarrita. Diciamo che si è fatto perdonare per il disastro che ha combinato.

Mi spoglio velocemente, sono tutta bagnata e sto morendo di freddo, mi avvolgo in una coperta e sistemo quello che rimane della spesa che va in frigo. Dopodiché vado a immergermi nella vasca da bagno con l’acqua bollente.

Sono stata una testarda, ho voluto fare la figa e portare jeans con il risvoltino, sneakers e un giubbino che a malapena mi copre l’ombelico.

Insomma, tutti si lamentano del surriscaldamento del pianeta. Qui mi pare non sia arrivato!

Dopo essermi scaldata a sufficienza, ritorno al piano di sotto, rim piangendo di non aver portato il televisore. Questo della nonna non funziona più.

Mi siedo accanto al fuoco e il silenzio mi sembra più assordante del solito. Le parole di mia madre arrivano schiette, ma una in particolare fa centro: fuga.

Forse sto mentendo a me stessa. Sono scappata da una cocente delusione sentimentale e lavorativa. Non ho affrontato Leonardo per paura e per vergogna. Essere rimpiazzata così velocemente è stato un brutto colpo per il mio ego già messo a dura prova dal mancato rinnovo del contratto. Tutto questo ha reso più profonde le mie fragilità. Così mi sono rifugiata qui prima di perdermi. Completamente. Non penso che ci sia qualcosa di sbagliato. Ma, quindi, equivale a una fuga?

Ho sentito la necessità di ricominciare la mia vita in un posto dove non mi conosce nessuno, o quasi. Per questo sono sicura che il cambiamento porterà qualcosa di nuovo. Vivere qui è totalmente diverso. Appartenere a una piccola comunità mi fa sentire protetta e sono certa che presto troverò un buon lavoro e potrò finalmente realizzarmi.

Per sollevarmi ancora di più il morale, oltre al sorriso di Tommaso, che di tanto in tanto si palesa nella mia mente a sorpresa, mi preparo una buona cioccolata calda al profumo di cannella. Mia nonna sosteneva sempre scacciasse via i brutti pensieri.

Metto sul fuoco un po’ di latte, lascio sciogliere il cioccolato fondente, aggiungo un cucchiaino di zucchero e, quando tutto è ben amalgamato, caldo e il profumo inebria i sensi, è giunto il momento di aggiungere una spolverata di cannella.

Mi siedo sul divano e inizio a spulciare gli annunci di lavoro affissi sulla bacheca virtuale del portale del Comune di Bosco e su quelle dei paesi vicini, vado avanti grazie all’indennità di disoccupazione, ma presto anche quella finirà.

Da quello che leggo cercano commessa con esperienza, impiegata per commercialista e assistenza alla poltrona per un dentista, tutte professioni che non sono capace di svolgere. Ma non mi arrendo. Continuerò a controllare gli avvisi, e magari passerò di persona davanti a negozi, pizzerie e imprese di pulizie.

E se non dovessi trovare nulla?

Sono stanca di restare ferma ad aspettare che accada qualcosa. Devo rimboccarmi le maniche.

Sto per bere un altro sorso quando il mio cellulare squilla. È una videochiamata della mia migliore amica Vittoria. Lei lavora in un’agenzia di viaggi a Parigi.

Parigi!

La differenza abissale che ci lega mi fa sorridere, e molto.

«Bonsoir, ma chère!», il sorriso le muore sulle labbra appena mi vede.

Corrugo la fronte, confusa dalla sua reazione.

«Mi sa che ho sbagliato numero. Cercavo Claudia, invece ho trovato nonna Abelarda», ragiona come se non fossi presente.

«Vitto, ma sei ubriaca?».

«Io? Io sarei quella ubriaca? Ti sei vista? Non sono neanche le otto di sera e sei già impigiamata , con la vestaglia dell’anteguerra e una mug in mano. Ti prego, dimmi che dentro c’è del prosecco, uno Spritz, qualsiasi cosa alcolica… ma non una tisana. Ti prego. Ti prego. Ti prego», chiede implorando e vedo che poggia il telefonino sul tavolo.

«Non c’è una tisana, ma la cioccolata calda al profumo di cannella».

«Cla’, hai ventidue anni. Ventidue. Non settantadue. Ti dai una svegliata? Dovresti andare in giro a rimorchiare, a scopare, conoscere gente. Non startene a bere la cioccolata calda… per favore», mi rimprovera.

«Oh, Vitto! Sono qui da ventiquattro ore, forse. Sta nevicando da quando sono arrivata, non mi va di mettere il naso fuori dalla porta con questo freddo e tu mi parli di uscire e altre cazzate!».

«Non sono cazzate, si chiama vivere. E tu non lo fai da un po’, da quando…».

«Ferma, non dire quel nome», la blocco.

Alza le mani in segno di scusa.

«Non ti è ancora passata?», sbuffa anche se lo fa per spronarmi.

Lei ha contato tutte le lacrime che ho versato per il coglione.

«A quello stronzo non penso più. Non mi va giù quanto mi ha fatto stare male. Due anni di relazione meritavano più sincerità, e non una vagonata di bugie solo per non riconoscere apertamente che si è innamorato di un’altra».

«Su questo hai ragione. Ma cerca di voltare pagina».

«Ci sto provando. Mi sono trasferita qui a Bosco Chiesanuova e al momento ho altri progetti».

«Brava! Non dimenticare l’amore… magari trovi un bel montanaro che ti monta!», scoppia a ridere.

«Non ti fissare troppo su questo pensiero, Vitto. Ora ho voglia di tranquillità», sentenzio.

La mia amica mi guarda e il suo viso si stropiccia in una smorfia non del tutto convinta.

Sicuramente spera che io trovi la persona giusta ma, non avendo altre risposte da me, non insiste e cambia discorso.

Prima di chiudere, mi chiede di fare il tour della casa. Non la ricorda più, è passato tanto tempo dall’ultima volta che è venuta.

«Ma sai che questa villetta, una volta sistemata, potrebbe diventare un grazioso e accogliente B&B?», sostiene convinta.

«Dici?».

«Certo, e poi con l’agenzia viaggi dove lavoro potremmo organizzare dei tour della zona e mandarti tanti turisti, Verona è una delle mete preferite dei nostri clienti. Tu non sei tanto distante».

«Mmm… ma lo sai che non è niente male come idea? Anche se non so ancora come realizzarla, visto che a parte i soldi della NASPI non ho altre entrate, ma potrei comunque informarmi, magari l’investimento iniziale non sarà altissimo… forse andrò al Comune per capire come muovermi con i permessi e tutto il resto…».

Può darsi che questo programma non andrà in porto, ma la prospettiva di occuparmi di qualcosa mi fa sentire elettrizzata. A un tratto un raggio di sole arriva a fendere la coltre di oscurità che mi stava seguendo ostinatamente.

Restiamo a parlare ancora del progetto B&B, mi spiega a grandi linee come sono organizzate queste attività a Parigi.

Mi dà mille dritte su come potrei sistemare i mobili e tutto il resto, anche perché lei ha frequentato il liceo artistico e ha il diploma di arredatore d’interni. Prima di salutarmi, promette di inviarmi delle riviste specializzate, giusto per avere un’indicazione su come utilizzare i suppellettili datati dei nonni.

Lo schermo del cellulare diventa nero e anche se il silenzio non è una buona compagnia, il mio buon umore non scema. Neanche un po’.

Penso subito a come fare per aprire un’attività di questo tipo, sicuramente non costerà poco, ma potrei chiedere informazioni sui contributi europei. Se non ricordo male, dovrebbero esserci aiuti finanziari per l’imprenditoria femminile.


* * *

Quando guardo la sveglia, sono già le 6:40.

«Ma quando è successo?», mi lagno con la sensazione di essere andata a letto solo cinque minuti prima.

Appena metto il braccio fuori dalle coperte una scossa di freddo mi fa rabbrividire. Molto probabilmente non ho programmato bene i termosifoni e quindi non si sono accesi.

Mi do una botta in testa, come a voler memorizzare l’ennesimo compito della giornata. Tremando per il gelo, frettolosamente infilo la pe sante vestaglia azzurra con decori antichi che apparteneva a mia nonna, e vado al piano di sotto.

Accendo subito il fuoco, mi godo il tepore non appena il ceppo comincia ad ardere.

Alzo la persiana e un riverbero fastidioso colpisce i miei occhi. La neve è ancora più alta di ieri sera.

Spero di poter uscire , penso mentre mi avvio in cucina.

Faccio colazione con latte e quei pochi biscotti che sono riuscita a salvare ieri a seguito della rottura del sacchetto. E subito arriva il ricordo di Tommaso di come viene in mio soccorso, un gesto che, devo ammettere, mi ha colpita molto.

Ancora non riesco capire chi è, e come fa a essere ovunque. Bosco Chiesanuova è un paese piccolo, ma lui ha la capacità di apparire ovunque io sia.

Mi preparo, anche se sono un po’ combattuta, per andare in Comune. Non ho esperienze di come si gestisca un’attività, e se poi mi rendo conto che non fa per me?

Prima di decidere, in ogni caso, devo capire come muovermi e informarmi sull’iter burocratico necessario all’apertura del B&B.

Indosso un completo con giacca e pantalone, tiro fuori la décolleté, mi sistemo meglio i capelli corti e mi trucco.

Voglio fare una bella impressione, o farmi bella nel caso in cui incontrassi lui?

Appena varco la soglia, vengo accolta da una folata talmente gelida da mozzarmi il respiro.

Non sono ancora abituata a queste temperature.

Anche se gli uffici comunali non sono distanti, decido di andare in macchina, così potrò togliere gli stivaletti e indossare le scarpe eleganti.

Parcheggio poco lontano, ma tanto basta a bagnarmi completamente i piedi. I tacchi sono zuppi e i piedi due ghiaccioli.

Non demordo, a testa alta vado al primo sportello che trovo aperto. Al di là del vetro c’è una donna bionda con i capelli sciolti che arrivano quasi fino ai gomiti.

«Buongiorno, dica».

«Salve… io, ehm… avrei bisogno di informazioni…», inciampo nelle parole.

«Che genere di informazioni?».

«Sì, ecco, come le dicevo avrei bisogno di sapere cosa dovrei fare per aprire un B&B. Qui, a Bosco», riesco a dire senza balbettare.

Lascio andare un grande un sospiro, solo ora le mie spalle tesissime riescono a rilassarsi.

«Bella idea!».

«Grazie, mi piacerebbe che i turisti venissero a conoscere questo meraviglioso paese, a pattinare sulla pista ghiacciata, a gustare i piatti tipici», spiego speranzosa.

L’impiegata digita sulla tastiera e io aspetto in silenzio che termini il suo lavoro.

Pochi secondi dopo, senza aggiungere una parola, mi consegna un foglio ancora caldo di stampa.

Lo scorro diverse volte e l’elenco dei documenti da fornire sembra diventare più lungo a ogni sguardo.

«Scusi, ma dove posso trovare la planimetria della casa? E qui c’è scritto che devo aprire partita iva, quindi mi devo rivolgere anche a un commercialista?», domando sperando che mi aiuti.

Sta per dire qualcosa, ma viene interrotta da una voce maschile che proviene dalle mie spalle.

«Ciao, Angelica», saluta l’uomo.

La voce è molto famigliare, la riconosco subito. Mi basta alzare lo sguardo e vederlo attraverso il riflesso del vetro separatore dello sportello.

Ancora lui! Inizio a pensare che abbia qualche potere magico.

«Ciao, Tommy», risponde l’impiegata con un tono che oserei definire fin troppo entusiasta.

Sembra che penda dalle labbra del tipo. Secondo me sta trattenendo il respiro in attesa che prosegua il discorso.

Soffoco una risata, l’espressione della donna è veramente buffa.

«Claudia, buongiorno», mi saluta Tommaso.

Mi volto di lato e me lo ritrovo accanto.

«Salve».

Cala un silenzio strano. A un tratto lui mi sorride affabile, e con la coda dell’occhio intravedo la sua collega che mi sta fucilando con lo sguardo.

Cosa sta succedendo?

 

FINE CAPITOLO
LA LETTURA CONTINUA SEGUENDO LA FRECCIA
SE IL LINK NON È ATTIVO IL CAPITOLO È IN ARRIVO

 




 

 

 


Lascia un like o un commento, ma sii gentile, qui tutto è un dono.

i commenti sono soggetti a moderazione

Tutti i diritti riservati. I contenuti presenti su questa pagina sono di proprietà esclusiva dell'autrice/autore e non possono essere riprodotti, diffusi o copiati.