AL PROFUMO DI CANNELLA
Capitolo 4 di 14

Scritto il 20/09/2026
da RACHELE VESTRI


⏱ ~5 min · 932 parole

TOMMASO

 

Vedo la nuova concittadina, se posso definirla così, che regge in mano un foglio e, nello stesso tempo, fa domande ad Angelica, cosa che lei odia profondamente. Anche se devo dire che si sta mostrando disponibile, rispetto al solito. Lei è molto ruvida con le persone.

Purtroppo c’è carenza di personale a causa dei pochi soldi in cassa, ragion per cui non posso spostarla ad altri incarichi al piano di sopra, dove di fatto ci sono solo io a gestire tutta la burocrazia che arriva sulla scrivania.

«Venga nel mio ufficio, le spiego con calma la prassi e dove reperire tutti i documenti», le indico la porta dietro le sue spalle.

Claudia, spaesata, guarda prima la mia collega e poi me, indecisa se seguirmi.

«Lavora qui?», chiede con un velo di imbarazzo.

Angelica scoppia in una risata sardonica. La conosco fin troppo bene per non capire che è una risata di mero scherno per metterla in difficoltà.

La guardo storto e lei si blocca subito. Si alza di scatto e se ne va. Sicuramente è andata a dare il tormento a Giulio, al reparto tecnico.

È permalosa da morire. Un difetto che l’accompagna fin da quando eravamo bambini.

«Mi perdoni per non averglielo detto prima. Sono il sindaco di Bosco Chiesanuova», rispondo.

I suoi occhi color miele diventano ancora più grandi e le sue guance si imporporano.

«Ehm… non lo sapevo… ».

«Non è un problema, davvero. Anzi, a dire il vero, spesso me ne dimentico anch’io», provo a tranquillizzarla.

È così carina, con questo taglio di capelli corto che fa risaltare il suo viso giovane su cui vedo spuntare un sorriso dolce, quasi infantile.

«Vuole seguirmi al piano di sopra? Le darò volentieri una mano con le scartoffie, certificati e tutto il resto», dico schiarendomi la gola mentre mi avvio.

«Grazie, lei mi sta salvando… per la terza volta?», ironizza.

«Il supereroe è un lavoro che svolgo part-time, ma punto al full-time», sto al gioco.

Le tengo aperta la porta e, appena mi passa vicino, un leggero profumo alla cannella misto a qualcos’altro di dolce mi solletica il naso.

Appena entrati nella mia stanza, le chiedo di darmi il cappotto e le faccio cenno di accomodarsi.

«Prima di iniziare vuole un caffè, tè o altro di caldo?», domando.

«Se non è disturbo, una cioccolata calda per favore», risponde mentre prende posto di fronte alla scrivania.

Chiamo il bar e faccio l’ordine. Il “palazzo” del Comune è troppo piccolo per mettere un distributore, e poi gli abitanti del paese non farebbero mai un torto a Emilio. Il suo bar è un’istituzione.

Mi faccio consegnare il foglio e studio velocemente le varie voci. Devo dire che la burocrazia diventa ogni giorno sempre più farraginosa e difficile da seguire.

«Per favore, sono in riunione, non ci sono per nessuno. Non passarmi neanche le telefonate, prendi nota, richiamerò io appena mi libero. Gli altri impegni sono tutti fissati per il pomeriggio», chiedo all’ennesima intrusione da parte di Angelica.

Ho perso il conto delle volte che ci ha interrotti con delle scuse banali, solo per curiosare su quello che stavamo facendo.

«Sindaco, non sono la tua segretaria. Sono un’impiegata», replica stizzita e sbatte la porta.

Sospiro contrariato e mi pizzico la base del naso per calmarmi.

«Mi dispiace tanto. Sto creando disagi a tutti. Io… chiamerò il commercialista di mio padre, sono certa che saprà aiutarmi», asserisce mortificata Claudia mentre si alza.

«La prego, non lo dica neanche e non badi a lei. È fatta così. Ci conosciamo fin da piccoli, per questo si permette tanta confidenza anche se ogni tanto, come in questo caso, esagera», chiarisco.

«È sicuro che posso rimanere?», chiede titubante.

Annuisco e riprendiamo il nostro colloquio. Spiego ogni singola voce della lista. Le suggerisco le domande da porre al suo ragioniere, anche per quanto riguarda i fondi europei per l’imprenditoria giovanile. Claudia ascolta con interesse e, ogni tanto, quando uso un termine diffi cile, aggrotta la fronte e una piccola ruga appare a stropicciarle il viso.

Mi appunto alcuni documenti che devo produrre presso la conservatoria di Verona. La settimana prossima ho degli appuntamenti in città, ne approfitterò per fare un salto in questi uffici.

«Non so come ringraziarla, senza il suo aiuto non avrei saputo neanche da che parte cominciare».

«Come le dicevo aspiro a fare l’eroe a tempo pieno. E poi, mi piace aiutare i nuovi giovani imprenditori. Aprire un B&B qui vuol dire turismo e, con il turismo, gira l’economia. Quindi, il mio paese ne trarrà giovamento», concludo.

Terminiamo che è quasi ora di pranzo. Se fossimo più in confidenza, la inviterei a mangiare qualcosa insieme, ma non mi sembra il momento.

Ritorniamo al piano di sotto, dove trovo un’Angelica contrariata, sento il suo dito cliccare con forza sul mouse. La conosco talmente bene da poter giurare che stia sfogando la sua rabbia.

Appoggio sul suo bancone il fascicolo per il Bed and Breakfast, chiedendole di finire di integrare i documenti.

Alza un sopracciglio quasi incredula e, senza dire una parola, afferra il faldone e lo sbatte sul tavolo.

Claudia assiste imbarazzata, sta per dire qualcosa ma le faccio cenno di no. Qualsiasi parola peggiorerebbe la situazione.

Sicuramente, a ufficio chiuso, le parlerò. Tollero la confidenza, anche in presenza di altre persone, ma ora sta proprio esagerando. Non ha nessun diritto di farmi scenate di gelosia, lei per me è solo un’amica, oltre a essere una mia sottoposta. Concetto che le ho ripetuto sempre, ma che stenta a comprendere.

Dopo tutti i no che le ho detto, ancora si ostina a illudersi che io possa innamorarmi di lei.

 

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