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Laura
Sembra che tutti oggi siano arrivati al supermercato al mio stesso orario, è complicato anche girare con il carrello della spesa forse perché lo spazio non è tanto. Destreggiarsi tra le corsie senza conoscere il posto dei prodotti mi sta facendo perdere un mucchio di tempo, ho fatto il giro due volte per trovare un pacco di pasta e mi chiedo perché non mettano cartelli o roba del genere per chi non conosce bene il posto. La lista che mi ha dato la nonna è lunga, ma non sono pentita di essermi offerta di andare a fare la spesa al suo posto. È già stato abbastanza imbarazzante accettare i soldi che mi ha dato per comprare queste cose, il minimo che possa fare è non farla stancare con questa roba fino a casa. I nonni sono meravigliosi, ma non voglio continuare a pesare sulle loro spalle di pensionati molto a lungo. Le mie finanze sono ridotte all'osso, ma spero che questa situazione cambi quanto prima perché detesto essere così poco indipendente nella mia vita. I nonni mi hanno suggerito di prendermi tutto il tempo che mi serve prima di affrontare le cose ed è quello che intendo fare, a mente lucida e senza pressioni sulle spalle spero di riuscire a trovare una soluzione ai miei problemi. O almeno è quello che spero.
Infilo due bottiglie di latte nel carrello e poi guardo il successivo prodotto sulla lista chiedendo cosa debba fare la nonna con tutta questa roba. Gocciole al cioccolato insieme a tovaglioli di carta sono gli ultimi oggetti non spuntati quindi per fortuna ho finito. Mi ricordo di aver visto il reparto biscotti di fronte a quello del caffè, quindi torno indietro e m'infilo nella corsia giusta questa volta sollevando gli occhi a guardare i vari tipi di biscotti. Ce ne sono tantissimi, ma il nonno ama solo le gocciole e non mi sorprende che la nonna, per quanto brontoli sempre che lui sia viziato, gliele compri ogni volta. Sollevo una mano a prendere l'ultimo pacco rimasto nello stesso momento in cui un'altra mano sta compiendo il mio identico gesto. Ci fermiamo nello stesso momento incerti su come proseguire e mi viene da sorridere. Quando però mi giro a guardare il proprietario di quella mano, incontro un paio di occhi blu che mi lasciano senza fiato.
«Ultimo pacco di biscotti a quanto pare. Prendilo pure» decide lui ritirando in fretta la mano.
«No, non importa. Posso comprarli da un'altra parte»
«Prendili pure, è il minimo che possa fare dopo che hai offerto un gelato a questo distrattone di mio figlio» risponde lui scompigliando i capelli di John che sta appoggiato al carrello con aria annoiata. Quando mi vede però, il suo viso si allarga in un dolce sorriso.
«Ciao. Hai visto che folla che c'è oggi? Papà dice che non possiamo correre con il carrello e mi sto annoiando a fare la spesa così».
«Corsa con i carrelli?» chiedo confusa e divertita nello stesso momento.
«Un modo per passare il tempo» si stringe nelle spalle il padre del bambino. Prende il pacco di gocciole e lo mette nel mio carrello, poi afferra uno di pan di stelle e guarda suo figlio.
«Prendiamo questo?»
«Ok, ma ricordati di comprare le pile per il joystick».
«Giusto» si guarda intorno lui posando i biscotti nel suo carrello. «Se riusciamo a trovarle»
«Sono vicino alla cassa» intervengo. «Lo so perché sto girando da un po’ qui dentro per ambientarmi».
«Perfetto, allora andiamo alla cassa»
«Vengo anch'io, devo prendere un pacco di tovaglioli e mi hanno detto che ci sono da quella parte».
«C'è quella bella discesa per fare una corsa, guarda papà» si rallegra John.
«No» risponde suo padre senza nemmeno guardarlo e io sorrido mio malgrado. «Si annoia ogni due minuti quindi ignoralo e scusa per la maleducazione. Sono Thomas»
«Laura» rispondo con un sorriso mentre li seguo alla cassa. Non mi sorprende che entrambi abbiano un nome straniero, molto probabilmente non sono italiani. Il loro aspetto, i loro capelli e il loro accento lo confermano, ma è bello vedere come parlino la mia lingua alla perfezione.
La fila alle casse a un certo punto si divide e le nostre strade si separano. Infilo tutto in due buste ed esco lentamente dal supermercato. L'aria calda m'investe con un getto potente dopo la frescura dell'aria condizionata che si respirava all'interno e mi lascia un attimo immobile. Poso le buste a terra e mi preparo mentalmente a camminare sotto il sole cocente per raggiungere la casa dei nonni.
«Vuoi una mano?» chiede Thomas quando mi vede ferma. Lui ha riempito una sola busta e mentre mi pone la domanda, sta dando al figlio un pacchetto di gomme che deve aver comprato ora.
«No, grazie. È solo che c'è un caldo odioso oggi, come al solito direi».
«Sì, è vero. Non dovrebbero tenere la temperatura così alta lì dentro» afferma Thomas e poi indica le mie buste. «Abiti lontano?»
«Non proprio»
«Allora lascia che ti aiuti per un po'» dice Thomas prendendo una busta da terra prima che possa fermarlo.
«No, davvero. Grazie non c'è bisogno»
«La mia è leggera, non mi costa niente» minimizza. «John offri una gomma invece di mangiarne due insieme».
«Due insieme mi faranno creare palloni più grandi» spiega tranquillo il bambino. «Vuoi una gomma Laura?» chiede con la bocca piena.
«Solo se è a fragola»
«Le Big Babol sono sempre alla fragola» replica subito John porgendomi una gomma mentre mastica rumorosamente. «Papà, te l'ho detto che un solo pacco di gomme finiva subito».
«Tua madre non vuole che mangi troppe gomme, vediamo di non esagerare a fare il contrario di quello che dice».
«Non voglio diventare un modello come la mamma, posso ingrassare» risponde John facendomi ridere. I bambini sono adorabili perché sono il ritratto dell'innocenza, ma sono anche senza filtri ed è sempre uno spasso ascoltarli.
«Non c'entra niente il lavoro di tua madre, quanto la salute dei tuoi denti» risponde Thomas. Noto che anche lui sta trattenendo un sorriso e l'attimo dopo mi chiedo se la ragazza in bikini che ho visto l'altro giorno, non sia la madre di John e la modella di cui parlano.
«Guarda il pallone che riesco a fare» dice John masticando con cura le due gomme che ha messo in bocca. Thomas scuote la testa e indica l'incrocio cui ci siamo fermati.
«Da che parte?»
«A destra. Grazie pure posso proseguire da sola adesso. Sei stato molto gentile» rispondo prendendo la busta dalle sue mani mentre John fa scoppiare un pallone enorme.
«Era grandissimo! Hai visto papà?»
«Ho visto la tua faccia diventare rosa, mi chiedo come potremmo farti tornare a un colorito normale».
«Non sono rosa!» protesta subito John toccandosi il viso.
«Persino la fronte, dovrò tenerti sott'acqua molto tempo» dice Thomas con aria seria e John fa un passo indietro preoccupato.
«No tanto tempo no, basta non mangiare più due gomme insieme vero?».
«Controlleremo come va» risponde Thomas e John subito getta nel cestino dell'immondizia le gomme che ha in bocca, poi si tasta la faccia.
«Non sono rosa guarda. Adesso andiamo al mare, ma senza farmi stare sott'acqua tanto tempo».
Reprimo una risata, per quella scena. Thomas è riuscito nel suo intento di farsi ascoltare senza essere severo o imporre il suo volere e questo mi fa pensare che sia un bravo genitore.
«Buon bagno allora» li saluto facendo un passo avanti per la mia strada.
«Perché non vieni con noi?» m'invita John. «Noi andiamo al lido "La Bussola", tu a quale vai?».
«Devo tornare a casa a posare queste buste» rispondo un po' a disagio da quell'invito inaspettato.
«Noi restiamo a mangiare sulla spiaggia oggi, quindi ci puoi raggiungere dopo» prosegue John ignaro del mio turbamento. «Vero papà?»
«Se ti va, siamo lì» asserisce Thomas, sorrido a entrambi prima di girarmi e andare a casa. Non ho intenzione di raggiungerli, anche se sono stati entrambi gentili. Non ho voglia di fare il terzo incomodo e succederà se mi presento mentre loro passano una tranquilla giornata al mare in famiglia. Di certo la madre modella li starà aspettando in spiaggia e potrebbe essere infastidita dalla mia presenza quindi sicuramente, no grazie.
Non c'è il minimo rumore intorno a me, è quasi strano ma è anche confortante. I nonni stanno riposando, anche se non capisco come facciano, in casa c'è troppo caldo e il condizionatore non serve a molto posizionato su quella temperatura troppo alta. Loro temono di ammalarsi se la abbassano un po’ e la conseguenza è che qui dentro è un forno a quest'ora del giorno. In realtà di solito è una casa dove il caldo si sopporta bene, anche in inverno non c'è quel freddo pungente che magari si respira per strada, è colpa del clima torrido di quest'estate e io non sono riuscita a leggere nemmeno due righe stesa sul letto. È per questo che sono uscita sul balcone e comoda in sdraio sto divorando pagina dopo pagina, una storia intensa e bellissima che mi sta appassionando sempre di più.
Logan lo strozzerei e poi lo abbraccerei con forza e provo un'empatia così forte per Alyssa che riesco a capire perfettamente le sue scelte, giuste o sbagliate che possano sembrare. L'amore così totale e completo che provano i due protagonisti mi fa sognare insieme a loro, sperare e commuovere e questo è uno dei motivi per cui amo leggere. Per un po’ dimentico ogni cosa e vivo la vita di qualcun altro lasciandomi coinvolgere lentamente.
«Laura»
Mi giro alla voce della nonna che è uscita fuori sul bancone e stacco a fatica gli occhi dal libro.
«Laura ti sto chiamando da cinque minuti» mi rimprovera bonariamente la nonna. «Volevo sapere se ti andava un po’ di caffè, l'ho appena fatto».
«Scusa nonna stavo leggendo, ma perché che ore sono?».
«Te ne porto una tazza» mi sorride la nonna posando una mano sulla mia spalla. Guardo il cielo fuori e mi accorgo che il sole non è più forte come prima, adesso non c'è nemmeno più bisogno della tenda perché finalmente la temperatura è diventata sopportabile. Mi accorgo che non manca molto alla fine del libro, ho letto davvero tanto ed è per questo che non mi sono accorta del tempo che passava.
«Ecco» dice la nonna tornando con una tazza fumante. Metto il segnalibro in mezzo alle pagine e poi poso il libro sulle gambe, prima di accettare il caffè con un sorriso.
«Grazie nonna. Da quanto tempo sei sveglia?»
«Mi sono portata avanti con la cena di stasera» risponde sedendosi al mio fianco sulla seconda sedia a sdraio che c'è qui fuori. «Ti ho visto così concentrata e ho pensato di non disturbarti, è una bella lettura?».
«Sì, molto. Nonna, però potevi chiamarmi ti avrei aiutato».
«Sei qui per riposare quindi non preoccuparti» minimizza la nonna sorseggiando il suo caffè. «È una bella serata fresca vero?»
«Sì, stavo pensando la stessa cosa» rispondo bevendo un sorso di caffè. «Il nonno?»
«Sta sistemando la tv che oggi fa i capricci, tra poco inizia il suo quiz preferito quindi spero che ci riesca o resterà di cattivo umore per tutta la serata» alza gli occhi al cielo la nonna facendomi sorridere. Poi mi guarda e mi chiede a bruciapelo. «Hai sentito tua madre?»
«Tua figlia non ama perdersi in chiacchiere al telefono lo sai» sospiro. «Ci siamo già dette tutto quando sono partita, non è contenta della mia scelta di venire qui e mi aspetta pronta a rifarmi di nuovo la predica quando tornerò».
«Sai com'è fatta tua mamma, prima o poi se ne farà una ragione» minimizza la nonna. «Sai che puoi stare tutto il tempo che vuoi».
«Certe volte mi domando come faccia la mamma a essere tua figlia».
«Me lo chiedo anch'io» confessa la nonna strappandomi una risata. «Per fortuna che ci ho guadagnato con una nipote».
«L'ho sistemata, ma solo se non la sposti da come l'ho messa» avvisa il nonno arrivando trafelato dalla cucina. «Non capisco cos'abbia, forse è lo spinotto dietro, da quando l'abbiamo cambiato, non funziona più niente bene e quello stupido tecnico dovrebbe restituirci i soldi».
«Molto comodo per te fare in modo che funzioni per Caduta libera e poi non assicurarmi che funzioni domani per la mia serie preferita» lo rimprovera la nonna. «Non posso perdermi la prossima puntata de "I Medici", danno in replica la prima stagione e poi comincia la seconda. Hai visto Laura com'è bello il personaggio che interpreta Cosimo?».
Il nonno emette un grugnito ritornando in casa e io rido nuovamente.
«Povero nonno dai»
«Non preoccuparti dopo che avrà assaggiato la spigola che gli ho cucinato, dimenticherà tutto» mi strizza l'occhio la nonna. «In fondo non c'è niente di male a fantasticare sugli attori, ho pur sempre sposato lui e nonostante i suoi difetti non lo cambierei».
«Forse queste cose al nonno dovresti dirgliele».
«Lo faccio, ma a lui non basta mai» confessa la nonna, scoppio a ridere di nuovo. Ecco perché adoro stare a casa dei nonni, mi fanno sempre sentire meglio.
«La porta» grida il nonno sovrastando la sigla in tv quando sentiamo il campanello suonare. Poso una mano sulla gamba della nonna che sta per protestare e mi alzo.
«Vado io» dico aprendo la porta.
Una ragazza che non ho mai visto mi sorride con un'espressione curiosa. Ha i capelli neri cortissimi con un ciuffo che le ricopre quasi un occhio. Indossa dei jeans neri attillati e una maglietta nera con simboli strani decorati di bianco. Il nero è presente anche sullo smalto alle unghie e sul trucco degli occhi. Un piercing spunta sul suo labbro inferiore e un tatuaggio a forma di orso è visibile sul braccio scoperto. Tra le mani regge una piccola pianta verde che emana un delicato profumo.
«Ciao, tu devi essere la nipote di Mirella e Dario. Io sono Aria»
«Ciao» rispondo un po’ confusa. L'aspetto di questa ragazza, che non deve avere più di vent'anni, non ha niente in comune con i nonni, ma il suo sorriso è genuino e mi ritrovo a ricambiarlo mio malgrado.
«Io sono Laura»
«È davvero un piacere conoscerti. Mirella mi ha parlato tantissimo di te» mi confessa Aria senza smettere di sorridere. «È in casa tua nonna? Le ho promesso che le avrei portato la pianta appena potevo».
«Sì, certo» rispondo facendole strada anche se a giudicare da come mi segue, sembra che conosca la casa meglio di me. Si affaccia al salotto, dove il nonno sta guardando la televisione e si ferma un momento.
«Ciao Dario, come va?»
«Ciao Aria» risponde il nonno alzando una mano, ma senza staccare gli occhi dal televisore. Lei non se la prende, anzi sorride e viene in cucina con me.
«Ciao Mirella, ecco la pianta di basilico che ti avevo promesso».
«Grazie per essere passata» s'illumina la nonna prendendo la pianta e annusandola con attenzione. «Amo questo profumo, la metto subito sul balcone, domattina la travaso con calma in giardino».
«Ricordati di innaffiarla stasera» si raccomanda Aria quando la nonna esce. Poi si gira verso di me spiegandomi. «Di solito tua nonna preferisce piantare il basilico da sola, ma le ho detto che una pianta sarebbe durata di più così adesso vedremo chi ha ragione».
«La nonna ha un pollice verde invidiabile».
«Lo so» mi sorride con aria complice Aria. «Io però lavoro nel negozio di fiori dei miei da anni e conosco un po’ di trucchetti, quindi la guerra è ad armi pari».
Decido che la genuinità di questa ragazza mi piace molto e allora le sorrido stavolta più rilassata.
«Ti va un po’ di caffè? La nonna l'ha fatto da poco»
«Accetto con molto piacere» risponde allegra Aria. Occupa una sedia mentre io verso il caffè in una tazzina. «Tua nonna mi aveva detto che saresti stata ospite ad agosto qui e ci tenevo molto a conoscerti. Ho visto alcune tue foto da bambina e posso dirti che i tuoi nonni ti adorano».
«L'affetto è reciproco» rispondo porgendole la tazzina. «Da quanto tempo conosci i nonni?»
«Praticamente da sempre si può dire. Sono nata e cresciuta qui a Maiori come i miei genitori e quel negozio è stato per me un po’ una seconda casa. I tuoi nonni sono sempre stati gentili con me quindi io ho ricambiato venendoli a trovare quando se ne presentava l'occasione».
«Sei stata molto gentile» replico sorpresa. Non è da tutti andare a fare visita a persone anziane e fare due chiacchiere soprattutto alla sua età. Ricordo vagamente che la nonna mi aveva parlato di una figlia di amici, ma non pensavo fosse così giovane. Mi sento un po’ sciocca ad aver giudicato Aria dal tatuaggio e dal piercing, perché è chiaro che nasconde altro e i nonni l'hanno di certo già capito.
Non passa molto tempo perché la nonna inviti Aria a restare a cena, lei accetta con entusiasmo e io sono felice di passare del tempo insieme. È una ragazza piena di gioia di vivere. Ama i fiori, le piante e conosce cose che io nemmeno immagino. Se la nonna ha un pollice verde invidiabile, io invece sono proprio negata in materia quindi ascoltarla decantare le lodi di una pianta o di un fiore è molto istruttivo. Lei è a suo agio con i nonni e anche loro la trattano come una di casa.
«Sono davvero felice di averti conosciuta» ammette Aria quando è ora di andare a casa sua. «Di giorno lavoro al negozio, magari possiamo vederci più tardi o puoi venire quando vuoi, mi piacerebbe molto».
«Piacerebbe tantissimo anche a me» confesso sincera e Aria sorride contenta. Capisco di essermi fatta una nuova amica, quando mi saluta con un abbraccio prima di uscire e sorrido alla nonna che mi guarda come capendo tutto.
«È una bravissima ragazza»
«Lo so. Sapevo che sareste andate d’accordo, infatti aspettavo l'occasione giusta per farvi conoscere, ma Aria mi ha battuto sul tempo. Insieme a lei potrai svagarti ancora di più» mi suggerisce la nonna. «Non è giusto che tu debba stare sempre in casa per colpa di due vecchietti».
«Nonna» l'ammonisco passandole un braccio sulle spalle. «Forse dimentichi che io adoro passare il tempo con i miei nonni per niente vecchietti».
«Ben detto» si compiace il nonno e io abbraccio entrambi sentendomi davvero a casa in loro compagnia.
* * *
«Le piante grasse piacciono a tutti perché non hanno bisogno di essere annaffiate tutti i giorni quindi spostale pure da quel lato».
«Mamma» si lamenta Aria. «Laura non è venuta qui per lavorare»
«Non importa» minimizzo mettendo una pianta come vuole la signora DeRossi. Ho sempre pensato che la nonna fosse la persona con più pollice verde esistente, ma questo prima di conoscere i genitori di Aria. Loro non solo amano il proprio lavoro, ma sono delle vere e proprie enciclopedie viventi perché conoscono praticamente tutto quello che riguarda piante e fiori e non finiscono mai di sorprendermi. Potrei elencare il nome di un bocciolo a caso, e loro senza battere ciglio mi spiegherebbero tutto a partire del seme. Sono impressionanti e trovo bellissimo che abbiano inculcato quest'amore alla loro unica figlia.
«Adesso vado in pausa» annuncia ad alta voce Aria afferrando la mia mano. «Vieni o ti metteranno sotto senza alcun rimorso».
Ridacchio divertita per la preoccupazione di Aria, ma la verità è che non mi dispiace rendermi utile. Fare qualcosa mi tiene occupata dai brutti pensieri e quest'odore bellissimo che si respira nel negozio è un balsamo per i miei sensi.
«I tuoi genitori sono fantastici»
«Vuoi dire i due tipi pazzi per i fiori? Possono tranquillamente passare per degli hippy in pensione, in fondo mi hanno chiamata Aria perché amano la libertà».
Stavolta la mia risata è più alta e Aria scuote la testa.
«Lascia stare, mi fa piacere che vieni a trovarmi ma seriamente, devi smetterla di non rifiutarti mai quando la mamma ti chiede qualcosa, altrimenti finirai col lavorare senza nemmeno essere pagata».
«Dai» minimizzo. «Adesso non esagerare. A me non dispiace dare una mano se serve»
«Abbassa la voce» mi ammonisce Aria. «Oppure ti sente e ti assume senza stipendio».
Rido nuovamente mentre Aria mi tira per mano.
«Andiamo a prendere qualcosa di fresco da bere, ho una sete mostruosa. Hai mai assaggiato la limonata ghiacciata di Maiori? È squisita e …»
«Non mi piace il limone»
Aria si ferma di colpo e io per un pelo non vado a sbattere contro un uomo che sta camminando. Sto per rimproverarla, ma lei è più veloce.
«Come sarebbe a dire che non ti piace il limone? Il limone qui è importantissimo, c'è anche una festa in suo onore, non puoi non mangiare il limone è un'eresia».
«Questo non cambia il mio gusto» rispondo divertita dal suo tono oltraggiato. «Non mi piace il limone da quand'ero piccola e questo non è mai cambiato».
«Non so se potremmo essere amiche a questo punto» si lamenta Aria. «Io amo il limone, lo metto anche nell'acqua gassata perché mi rinfresca e tu odi il limone. Come possiamo farci scorpacciate di gelato al limone se tu lo odi?».
«Dovevamo fare scorpacciate di gelato al limone?» chiedo confusa.
«Ma naturalmente!» esclama Aria guardandomi male. «E adesso addio a tutto, sono davvero molto triste per questo».
Aria è così melodrammatica e nello stesso tempo irradia quella simpatia istantanea che con lei non c'è giorno che non rida di gusto. Le passo un braccio sulle spalle e le sorrido affettuosa.
«Dai, per farmi perdonare ti offro io la limonata d’accordo?».
«Bicchiere grande però»
«Bicchiere grande» confermo con un sorriso e Aria mi lancia una breve occhiata.
«Vorrà dire che dovrò tenerti come amica per questa volta».
«Meno male» rispondo divertita.
Le strade a Maiori si stanno affollando come aveva preannunciato il nonno, ma sotto la guida esperta di Aria che conosce ogni scorciatoia, arriviamo in fretta al ristorante all'El Dorado, dove secondo lei si beve la migliore limonata.
«Non è solo la bibita che è straordinaria, ma anche la vista. Non trovi sia bellissima?» chiede una volta entrata. Non aspetta la mia risposta, subito fa liberare un tavolo per due e poi mi strizza l'occhio.
«Conosco il cameriere, un gioco da ragazzi».
Maschero una risata e mi siedo dopo di lei. Mentre Aria ordina il suo bicchiere gigante di limonata, io scelgo un succo di frutta all'arancia ignorando le occhiate di rammarico di Aria. Adoro la sua compagnia e sono felice di passare del tempo con lei, i nostri quattro anni di differenza non mi pesano nemmeno un po’ perché Aria con quella sua esuberanza e gioia di vivere è davvero contagiosa. Due giorni passati con lei, hanno fatto miracoli per il mio umore anche i nonni se ne sono accorti spronandomi a uscire più spesso in sua compagnia.
Il telefono di Aria suona due volte mentre chiacchieriamo con le nostre bibite e dei piccoli stuzzichini che il cameriere ci ha portato, ma lei lo ignora puntualmente e fa finta di niente.
«Puoi rispondere, non mi disturba sai»
«Preferisco di no, non ho alcuna voglia di parlarci adesso» risponde Aria e per la prima volta da quando la conosco, assume un tono arrabbiato. La scruto curiosa.
«Di chi parli?»
«Di Riccardo, il mio ragazzo» risponde con una smorfia Aria. «È un cretino geloso e io non lo sopporto più».
«Cos'è successo?» chiedo tra il divertito e il curioso perché immagino che avere a che fare con lo spirito ribelle ed esuberante di Aria non sia facile.
«Ha visto una foto su Instagram di me e un ragazzo e ha dato di matto. Siamo solo amici ma lui pensa chissà cosa, detesto la sua gelosia!» sbotta furiosa Aria. «Solo perché è dovuto partire, vorrebbe che restassi in casa ogni sera, ma non mi faccio comandare da lui neanche morta. Semmai lo mollo»
«Se è geloso, vuol dire che tiene a te» le faccio notare. «Dov'è esattamente adesso?»
«Torino» risponde Aria portandosi una manciata di patatine in bocca e parlando con la bocca piena. «Sta facendo uno stage in uno studio fotografico e adesso stipuleranno un contratto fisso una volta tornato a casa».
«La lontananza non aiuta» osservo. «Scommetto che è molto bravo»
Il viso di Aria s'illumina dimenticandosi di colpo l'arrabbiatura di poco prima.
«Le sue foto sono spettacolari e non parlo solo di quelle di persone, ma anche di paesaggi. Era ora che quello studio lo assumesse perché lì dentro è il migliore».
Sorrido perché è chiaro che Aria tiene parecchio a questo ragazzo, anche se due secondi prima, era furiosa e minacciava quasi di lasciarlo. Non mi sorprende il suo atteggiamento, Aria è proprio così un fuoco vivente e sono curiosa di vedere se Riccardo riesca a domarla.
«Tornerà presto? Perché mi piacerebbe conoscerlo» ammetto sincera.
«Gli ho già parlato di te, prima che facesse la sua sfuriata ovviamente, e anche lui vuole conoscerti. Sicuramente vuole vedere con i suoi occhi se è vero che sei una donna o se mi sto inventando tutto. È paranoico delle volte» alza gli occhi al cielo Aria e io sorrido lasciando alla mia amica il compito di finire le ultime patatine rimaste nella ciotola.
Il locale non è pieno a quest'ora, ma ho visto più volte come si riempie di sera. La vista è davvero bellissima, ma diventa ancora più mozzafiato la sera quando c'è solo la luce della luna che illumina il mare. Alcune persone si stanno alzando per andare e i camerieri si apprestano a pulire i tavoli in attesa di nuovi ospiti. Tra poco andremo via anche noi, così sto per prendere la mia borsa perché voglio mantenere la promessa e pagare io, quando incontro un paio di occhi che non ho dimenticato. Anche il piccolo proprietario di quegli occhi mi riconosce e il suo bel visetto si apre in un dolce sorriso.
«Ciao Laura» mi saluta a voce alta agitando la mano e tirando nello stesso momento il padre per mano. Noto che lui sta leggendo qualcosa sul telefono quando viene tirato bruscamente da suo figlio e non posso fare a meno di sorridere per come un uomo grande e grosso come lui si lasci tirare da un bambino che non può avere la sua stessa forza.
«John cosa …»
«C'è Laura» spiega John con la massima tranquillità. «Papà dimentica i nomi non farci caso»
«Non dimentico un bel niente» replica il diretto interessato girandosi a guardarlo e posando il telefono in tasca. «Scusaci non volevamo interrompervi, a volte questo discolo dimentica le buone maniere».
«Sono stato educato papà, ho salutato» gli fa presente John ed io non posso fare a meno di sorridere per quello scambio di battute. Mi chiedo se Thomas sia come lui o se abbia ereditato questo carattere esuberante da sua madre.
«Io sono Aria, un'amica di Laura» s'intromette a quel punto Aria e John la guarda incuriosito.
«Che bello il tuo tatuaggio. Posso toccarlo?»
«John» l'ammonisce suo padre mentre Aria sorride incoraggiante.
«Certo»
John sfiora l'orso che è tatuato sulla spalla di Aria con grande attenzione e poi dà il suo consenso con un grande sorriso.
«Mi piace molto l'orso. È forte e grosso, io diventerò alto come l'orso anche più del mio papà».
«Ne sono sicura» risponde Aria chiudendo la mano. John fa lo stesso e poi battono i pugni insieme in un tacito consenso di accordo. L'attimo dopo John mi guarda con un'espressione di rimprovero che mi coglie di sorpresa.
«Non sei più venuta al mare. Hai dimenticato il nome del lido per caso? Anche papà dimentica le cose»
«Non dimentico un bel niente» ripete Thomas strappandomi un nuovo sorriso. «Evidentemente Laura aveva da fare, come adesso, quindi andiamo».
«Noi stiamo andando a vedere lo spettacolo di Pulcinella» ci informa John per niente intimorito dall'intervento del padre. «Venite con noi?»
Sono pronta a rifiutare come l'altra volta per i medesimi motivi, ma Aria è più veloce di me.
«Adoro Pulcinella, è da un sacco che non lo vedo, mi piacerebbe moltissimo».
John esulta contento e poi batte di nuovo il pugno chiuso con quello di Aria sotto lo sguardo divertito e perplesso mio e di Thomas che, dopo tale esibizione di simpatia reciproca, non possiamo fare altro che assecondarli.
I fratelli Ferraiolo sono bravissimi a interpretare Pulcinella e i suoi compagni. Con battute semplici e dirette fanno ridere grandi e piccini riuscendo anche a lanciare anche un messaggio finale forte e importante. Avevo dimenticato quanto fossero interessanti certi spettacoli, da bambina i nonni mi portavano spesso ma era da tantissimo tempo che non assistevo a questi burattini simpatici e divertenti. Per quanto in un primo momento, avessi voluto strangolare Aria per aver scelto al posto mio, adesso sono contenta che l'abbia fatto.
Lo spettacolo finisce tra applausi e risate generali alle quali mi unisco anch'io.
«Papà posso prendere dei pop corn?» chiede John quando tutti ci stiamo alzando.
«Hai mangiato prima al ristorante patatine e pizzette ricordi?».
«Sì, ma il dolce non l'ho ancora assaggiato quindi posso prendere lo zucchero filato» suggerisce John con un sorriso furbo.
«Se non la smetti di essere spiritoso, ti faccio filare io» lo rimprovera Thomas e lui sospira lungamente.
«E va bene allora vado un po’ sullo scivolo». Fa un passo avanti e poi si gira a guardare suo padre. «Posso vero?»
Thomas fa un leggero cenno col capo e John schizza via facendomi sorridere.
«Tuo figlio è fantastico» affermo con sincerità. Mi è capitato di fare da baby sitter per guadagnarmi qualche soldo extra, ma non ho molta esperienza con i bambini. Eppure John in brevissimo tempo è riuscito a conquistarmi, forse perché possiede quella gioia di vivere che ha anche Aria e mi piace esserne travolta ogni tanto.
«Sì, anche se mi succhia ogni energia lo è» asserisce Thomas con un sorriso orgoglioso. Non riesco a smettere di guardarlo, ma Thomas, per fortuna non se ne accorge, perché è troppo preso a controllare suo figlio sullo scivolo e io ne approfitto per cercare Aria. Quando la vedo bere a una fontanella, capisco che è arrivato il momento di separarci.
«Grazie per lo spettacolo» dico riferendomi a quando Thomas ha insistito per pagare il biglietto per tutti. «Sei stato davvero gentile»
«Grazie a te per essere rimasta, John diventa piuttosto invadente quando vuole qualcosa e a quanto pare tu e la tua amica gli siete simpatiche».
«Penso che Aria abbia trovato un amico del cuore» osservo divertita. Aria sta, infatti, raggiungendo John e dargli la loro stretta di mano particolare, col pugno chiuso per salutarlo. Anche Thomas li sta guardando e sembra divertito quanto me. Mi guardo intorno aspettandomi arrivare sua moglie da un momento all'altro, l'ho aspettata per tutta la durata dello spettacolo ma non è venuto nessuno. Forse le modelle hanno orari particolari o forse sta ancora lavorando, ma sono sicura che non sarebbe contenta di sapere che suo marito e suo figlio passano del tempo con delle estranee. O almeno, io non mi sentirei tranquilla.
«Cerchi qualcuno?» domanda Thomas cogliendomi sul fatto.
«No, cioè … Sì …» mormoro a disagio. «Credo che sia meglio andare adesso. I miei nonni mi stanno aspettando e suppongo che anche voi dobbiate andare a casa per una cena in famiglia».
Mi sento un po’ sciocca ad aver usato i nonni come pretesto perché in realtà so benissimo che i nonni non badano ai miei orari, inoltre mi chiedo cosa penserà Thomas della mia inesistente vita sociale se gli parlo dei nonni e di cene in famiglia. Perché di colpo mi sento così in imbarazzo? È andato tutto benissimo finora e ora sto rovinando tutto.
«Mia madre ci aspetta con calma, non abbiamo fretta» risponde Thomas.
«E la madre di John invece? Tua moglie voglio dire» chiedo curiosa e nell'attimo stesso in cui pronuncio questa domanda, me ne pento perché in realtà non sono per niente affari miei. «Scusa non volevo essere invadente, è solo che immagino che vi starà aspettando».
«Ashley è a Parigi in questo momento» risponde Thomas per nulla turbato dal mio eccesso di panico e dal mio parlare a vanvera. «Per lavoro»
«Capisco» rispondo anche se invece penso che una madre debba stare con suo figlio anziché preoccuparsi di altro, soprattutto in un periodo dell'anno in cui si dovrebbe passare più tempo con la propria famiglia.
Vedo Aria arrivare da noi e sono lieta che la mia magra figura stia per terminare. Non oso immaginare cosa penserà di me in questo momento e non voglio nemmeno analizzare perché mi sento così strana in sua compagnia.
«Non credo» prosegue Thomas lanciandomi un veloce sguardo prima di controllare suo figlio. «Ashley è la mia ex moglie e quest'estate John è tutto per me».
Apro la bocca sorpresa per quella rivelazione che non mi aspettavo e poi Aria arriva con aria allegra e si mette sotto il mio braccio.
«Andiamo Laura?»
«Sì» rispondo con un secondo di ritardo. Lascio ad Aria il compito di salutare per entrambe e ascolto appena le parole di Thomas prima di andare via con la mia amica. Dietro di noi si allontana il gridare confuso dei bambini che si stanno divertendo, ma io continuo a sentire poco perché la mia mente sta ancora analizzando le ultime parole di Thomas.
«Allora?» m'incita Aria
«Allora cosa?» chiedo mentre aspettiamo che la vigilessa ci segnali che possiamo attraversare. A Maiori si rispettano molto le strisce pedonali e principalmente in questo posto, ci sono sempre vigili che guidano il traffico e i pedoni. Ricordo che molte volte da bambina li salutavo ogni volta che attraversavo con la nonna.
«Non fare la finta tonta, ho notato come guardavi Thomas e posso anche capirti è davvero sexy per essere un papà» mi pungola un fianco Aria. «O forse è proprio essere padre che lo rende sexy. Sua moglie ha avuto gusto»
«È divorziato» rispondo più a me stessa che Aria.
«Davvero?» fa schioccare la lingua Aria. «Allora vuol dire che è libero e che puoi provarci».
«Aria»
«È la verità» alza le spalle Aria. Mi tira quando la vigilessa ci dice che possiamo attraversare. Pedoni e bambini in bicicletta attraversano nello stesso momento e si crea una folla momentanea in cui ci mischiamo.
«Non ci vedo niente di male sai? E poi John è un portento, mai visto un ragazzino più simpatico» prosegue Aria guardandomi con un sorriso d'intesa. «Figlio simpatico più padre sexy uguale fantastica avventura, è una formula matematica davvero impossibile da ignorare».
«Non sono la persona adatta per un'avventura» protesto subito. «Quindi non giocare a fare Cupido con me per favore».
«Ammetterai che Thomas è davvero sexy» mi punzecchia Aria. «E ti consiglio di sbrigarti perché uomini così, non resteranno single a lungo. Senza contare che mi ricorda qualcuno che ho già visto».
Il telefono di Aria sceglie quel momento per suonare e io ne approfitto subito per spostare l'attenzione su un altro argomento.
«Credo che adesso tu debba rispondere a Riccardo, ormai ha capito che ha sbagliato ed è ingiusto farlo aspettare ancora».
Aria non esita nemmeno un secondo a prendere il telefono e io capisco che in fondo lo voleva anche lei, stava solo aspettando il momento giusto. Mentre lei parla, io ne approfitto per mettere ordine tra i miei pensieri. Sapere che Thomas non ha una moglie, in effetti, mi fa sentire molto meglio e sono onesta con me stessa da ammettere che Aria ha ragione, quell'uomo non mi è per niente indifferente ma devo ancora capire se questo è un problema.
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